Per gentile concessione di Staffetta Quotidiana
Di Elena Veronelli
L'Eni sta ottenendo a quanto pare quello che voleva: creare nuovi motivi di screzio tra le associazioni dei gestori per dividerle e renderle più deboli. La comunicazione inviata nei giorni scorsi a Faib, Fegica e Figisc (v. Staffetta 20/07) ha tutta l'aria di un'esca: con la promessa aleatoria di un incontro plenario per “ratificare l'accordo (già, ndr) raggiunto”, intanto Eni tenta di incassare incontri individuali con le singole sigle sindacali “allo scopo di ascoltare le proposte definitive di ogni singola associazione”. Un modo implicito per dire che le tre associazioni hanno in materia posizioni diverse.Ma se la comunicazione dell'Eni, per come è scritta, è senza dubbio controversa (anche se in extremis la società cerca di stemperare i malumori con una nuova comunicazione in cui conferma la riunione plenaria, v. notizia a parte) ciò che lascia perplessi è la facilità con la quale il sindacato si divide. Con la Fegica che rimane sulle barricate, la Faib che l'accusa tra le righe di lanciare “segnali di arroccamento o di autocompiacimento” e la Figisc che senza pensarci due volte dà la propria disponibilità a incontrare da sola la controparte.
Figisc in effetti per tutta la vertenza ha tenuto toni molto bassi e di certo la nomina del presidente Squeri ad assessore al bilancio alla provincia di Milano in quota Pdl non aiuta la causa dei gestori. Eni in fondo è una società ancora partecipata dallo Stato e uno sciopero non fa certo piacere al Governo in carica. Del resto un certo malumore per questa doppia carica che Squeri intende mantenere (v. Staffetta 13/07) circola tra i gestori in maniera sempre più evidente. Stupisce invece la posizione della Faib, che in tutta la trattativa ha sempre tenuto una posizione molto dura, a differenza delle vertenze passate, e che fin'ora è rimasta sulla stessa linea della Fegica.
Insomma il fronte dei gestori sta per sgretolarsi completamente, a meno di nuovi colpi di scena. Una situazione di disagio associativo di cui l'Eni, e probabilmente lo stesso ministero, sono bene a conoscenza.
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