di Romina Maurizi
Roma, 9 giugno - Quotidiano Energia - E’ difficile ricordare un periodo tranquillo per la distribuzione carburanti. Solo per fermarsi ad epoche più recenti, tra liberalizzazioni riuscite e tentate, procedure di infrazione Ue, indagini Antitrust, calo dei consumi, attacchi dei consumatori sui prezzi, convocazioni ferragostane al Mse, non c’è stato certo tempo di annoiarsi.
Ma di recente la rete italiana sta vivendo un vero e proprio sconvolgimento. Più che il Protocollo di lavoro avanzato dal Mse il 21 aprile, a incidere profondamente potrebbe essere però la rivoluzione del pricing Eni in vigore dal 1° giugno (QE 27/5). Un’iniziativa lanciata per rispondere alla maggiore concorrenza che si respira in alcune zone del Paese e che, a sua volta, potrebbe alzare il livello di competizione dove c’è. Facile infatti pensare che anche altre compagnie possano seguire l’esempio del market leader.
E’ in questo nuovo clima che Roberto Timpani ha assunto la guida della Fegica, diventandone segretario generale da fine febbraio. E nell’intervista rilasciata a QE non nasconde le preoccupazioni per la strategia Eni, ma anche per l’azione del Governo a cui Timpani rimprovera la mancanza di una visione industriale.
D. Come giudica la nuova politica di pricing Eni? Quali sono i rischi per i gestori? E’ d’accordo con chi dice che potrebbero crearsi divisioni all’interno della categoria?
R. “Questa iniziativa -in combinazione a quella su Iperself- ha in sé potenzialità dirompenti per i gestori Agip, lasciando una discrezionalità illimitata all’azienda nel differenziare i prezzi tra impianti vicini e realizzare discriminazioni inaccettabili. La tesi secondo cui questa sarebbe la risposta all’aggressività di altri competitor, francamente non regge. In realtà Eni intende recuperare risorse ad una divisione i cui conti sono evidentemente in rosso ed il cui destino è quello di essere un mero veicolo del marchio della corporate. Ciò fintanto che la medesima corporate non deciderà di ridimensionarla ulteriormente o cedere. D’altra parte insistere nell’agire sulla leva del prezzo significa offrire il fianco proprio ai competitor più aggressivi. Un fatto reso agevole anche dalla vera giungla disinformativa ed ingannevole -la cui origine può tranquillamente essere ricondotta all’introduzione di Iperself- che consente di segnalare una serie indecifrabile di sconti, spesso inesistenti".
"In definitiva, però, il problema è che Eni stessa è alla testa anche del canale ‘extra rete’, primo responsabile di tale aggressività. Nel contesto in cui Eni sembra far concorrenza a se stessa, l’azienda non trova altra soluzione che spremere i suoi gestori, erodendone margini, diritti contrattuali e capacità commerciali. La categoria corre un gravissimo rischio: veder sacrificato sull’altare di una concorrenza solo apparente -dalla quale viene semplicemente esclusa- il ‘paletto’ che dovrebbe impedire ad un fornitore in esclusiva di discriminare e spingere fuori del mercato il suo dettagliante”.
D. Sui nuovi listini personalizzati avete chiesto, con Faib e Figisc, l’avvio di una fase negoziale, altrimenti minacciate di ricorrere all’Antitrust. Perché il Garante dovrebbe intervenire e quali poteri avrebbe?
R. “L’Antitrust ha la competenza sulle questioni che abbiamo sollevato e una sua valutazione appare fondamentale, anche se non rinunciamo all’idea di rivolgerci in sede comunitaria. D’altro canto, l’esclusiva sulle forniture sommata al cosiddetto ‘modello italiano’, fatto di un mix tra servizio, capillarità delle rete e prezzi diversificati -condizioni che hanno consentito anche a molte compagnie internazionali ancora di rimanere profittevolmente nel nostro mercato- può reggere solo nella misura in cui le distorsioni causate dalla completa permeabilità dei canali rete ed extra rete vengano ricondotte in un sistema di regole certe ed eque. Diversamente, anziché di un libero mercato si potrebbe parlare di libera volpe, in libero pollaio. E i gestori italiani non ci stanno a fare la parte delle galline”.
D. Alla luce della crescente concorrenza, anche Esso sta introducendo un’importante novità con il via al Nord-Est del c.d. modello grossista a cui avete reagito con una grande preoccupazione. Avete avuto nel frattempo un confronto con la compagnia?
R. “Il confronto con la Esso è sempre aperto su questi temi, come sulla scelta caduta su Autogrill quale ‘gestore’ degli impianti prima condotti direttamente. Riteniamo di avere sufficienti ragioni per affermare che quella del ‘modello Esso’ sia una scelta strategica, né sperimentale, né isolata territorialmente. E’ la risposta, peraltro già utilizzata in realtà diverse da quella italiana, che la compagnia intende progressivamente adottare ovunque ritenga non sufficientemente profittevole mantenere la proprietà degli impianti. Le nostre preoccupazioni, che presto sfoceranno anche in iniziative sindacali nei territori via via coinvolti, attengono anche al fatto che i ‘recuperi di efficienza’ che gli ‘acquirenti’ si accingono a fare, si tradurranno in riduzione di diritti contrattuali ed economici per i gestori interessati, come già avvenuto per le sempre più numerose reti ‘private’ e ‘no logo’, determinando un indebito vantaggio competitivo ed una lesione della concorrenza. Il ripristino delle condizioni minime di dignità professionale, oltreché di sopravvivenza per questi lavoratori, per le loro famiglie ed i loro dipendenti, è uno degli obiettivi principali che il sindacato deve sapersi porre”.
D. Veniamo al Protocollo carburanti del ministero dello Sviluppo Economico del 21 aprile, non avete fatto mancare fin dall’inizio critiche sostenendo che “il tavolo del petrolio ha partorito il classico topolino”. Cosa servirebbe, secondo Fegica, per riformare davvero la rete carburanti? Da dove bisognerebbe partire?
R. “Innanzitutto dall’evidenza che la distribuzione di carburanti è solo l’ultimo anello di un sistema industriale complesso. Se il Governo assumesse una visione ‘industriale’ e non concentrata solo sul prezzo finale, ci sarebbero le condizioni per affrontare tutti i processi in un modo più efficace e vantaggioso per la collettività. Escludere ogni riferimento alla crisi profonda in cui versa la raffinazione o qualsiasi esame delle distorsioni che ingenera il sistema ‘extra rete’ -utile solo ad alimentare ingenti rendite di posizione parassitarie- significa letteralmente ficcare la testa sotto la sabbia. Per il momento, invece, il nuovo sistema di ‘pubblicizzazione’ dei prezzi immaginato dal Mse accresce la confusione e determina oneri impropri. Non è da provvedimenti come questo che passa ‘la riforma del settore’. Se esistono spazi di reale confronto è il momento di farli emergere. Diversamente dovremo chiedere al Governo e alla Commissione europea perché un tale sistema non dovrebbe essere introdotto almeno per tutti i generi di prima necessità”.
D. Domani l’Unione Petrolifera terrà la sua assemblea annuale. Che cosa vorrebbe ci fosse scritto nella relazione del presidente Pasquale De Vita?
R. “De Vita ha troppa esperienza e conoscenza del settore per non capire che attraverso la presenza dei gestori, anche organizzata, passa la prosperità dell’industria petrolifera. Al presidente dell’UP, in una fase di confusione, frammentarietà e improvvisazione, spetterebbe il compito tanto arduo da far dubitare che persino un uomo rotto a tutte le battaglie, abbia voglia di affrontare: impedire che le compagnie petrolifere -Eni in testa- finiscano di segare il ramo dell’albero ove sono comodamente appollaiate”.
Per gentile concessione di Quotidiano Energia
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2010-06-11 12:49:43 | Benzinaio - come sempre
non ti smentisci mai sei sempre un grande.
verissimo la categoria dei gestori così com'è deve cambiare.
basta leggere il protocollo del mse del 21 aprile alla voce nuove forme contrattuali.
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2010-06-12 15:39:33 | alberto stevanin - Timpani: soft ma non troppo alla fine.
Sembrerebbe una intervista scontata, ma non è così.
Il linguaggio soft è molto politichese, ma in effetti pare dare chiara visione alla strategia Fegica che "non può" isolarsi dal resto di altri sindacati di categoria.
Non di meno ispira semplici punti che se fossero adottati anche da altri tout court con decisione e non mediati attraverso le "solite camera caritatis", allevierebbero in tempi brevi le sofferenze più gravi dei gestori per poi passare al contesto più ampio del "sistema energia petrolifera nazionale".
mai dimenticare che quali controparti abbiamo sempre le "danzatrici turche ammansuensi" che hanno saputo far passare il gas sharing in Nigeria come un antidoto per le zanzare - solo che le zanzare hanno anche coinvolto un morto laggiù -, che attingono petrolio in aree dove ufficialmente dovrebbe esserci l'embargo di altre merci - anche di prima necessità - che usano le scatole cinesi ad incastro per compensarsi l'un l'altra se il "regnum vobiscum" sia intaccato.
A mio modo apprezzo Timpani per quello che mi appare: soft certo, ma con un occhio solo, l'altro aguzza l'uncino.
Daì, Timpani.
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princing concorrenza prezzi???
ma di cosa parliamo?
parliamo di societa' petrolifere che vogliono concorrenziarsi con la G.D.O.
dimenticando in modo maldestro
che i fornitori della G.D.O sono loro stessi!!!dunque non ha senso basterebbe non fornirli! semplice!!
si potrebbero rifornire dai francesi
troppi vincoli e i costi??
dunque il problema e' un problema civetta!! in questo modo si fa entrare nella spirale della concorrenza
il gestore che dal canto suo ragionando in litri e non in euro da vita ad un disastro annunciato
premetto che a Roberto va tutta la mia stima voglio dire che trovo incomprensibile che non sia stata creata ad oggi un unita' di crisi che necessita visto gli sconvolgimenti del mercato ed i continui attacchi da parte di tutti!!! comprese pseudo associazioni dei consumatori le quali per due millesimi fanno il diavolo a quattro ma non sono ancora andate a vedersi le tabelle
che spiegano la costruzione del prezzo .dei carburanti
ora essendo chiaro che l'attacco e'
alla categoria e che di cose serie non se ne sono fatte!! tranne incominciare a dare un po' di precariato(vedi accordo ENI) incomincioa pensare che grosse fette di sindacato siano favorevoli alla dismissione della categoria.
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il resto aggiungetelo voi cari colleghi