IL TEMPO:IT -Non fa più notizia che i prezzi salgano. Ne sanno qualcosa la massaia che va al mercato e l'automobilista che fa il pieno di benzina [...]
[...] anche se negli ultimi giorni il prezzo internazionale del greggio sta calando per il timore che una possibile «recessione» dell'economia Usa ridimensioni la domanda di prodotti petroliferi. Nel frattempo si è istituito «Mister prezzi» che dovrebbe fare il cane da guardia affinché non si verifichino sfacciate speculazioni al rialzo. Staremo a vedere cosa egli farà o potrà fare.
Non si è fatto, invece, quel che si sarebbe dovuto fare. È risaputa la differenza che passa fra l'impennata del prezzo di pane e pasta e quella del petrolio. Quest'ultima è influenzata dall'instabilità geopolitica nelle aree calde del pianeta, dalla Nigeria al Medio Oriente dove terrorismo, conflitti etnici e tribali sommati a ciniche speculazioni di Borsa non consentono di fare plausibili previsioni.
Per quanto riguarda i prezzi di pane e pasta, invece, occorre fare altro discorso. In agricoltura sta avvenendo una rivoluzione silenziosa della quale spesso non si ha consapevolezza. La domanda di frumento e di altri cereali tenderà a salire perché a gonfiarla sono i paesi emergenti fra cui Cina e India, che li usano sia per sfamare la popolazione indigente, e sia, soprattutto, per produrvi benzina e prodotti energetici non inquinanti. L'agricoltura è alla vigilia di cambiamenti forse epocali che vanno pilotati anziché passivamente subiti.
Se si vuole imbrigliare davvero l'inflazione, occorre tener d'occhio soprattutto il prezzo del petrolio perché esso s'impasta al costo di tanti beni che richiedono energia per essere fabbricati. Specie da noi dove la forte dipendenza petrolifera dall'estero ci fa succubi della volubilità sia delle forniture che dei fornitori. A sbirciare bene dentro il prezzo della benzina, si viene a sapere: che il 65% va al fisco tramite imposte indirette (accise) più Iva: significa che quando un automobilista fa il pieno di carburante, lo Stato fa il pieno di tasse; che il 23,16% va alla produzione da cui si ricava la parte lorda del 9,11% ai petrolieri, tassata pure questa; infine che ai distributori va quasi il 3%.
Morale. Se si decidesse di ridurre le accise al livello più basso consentito dall'Europa, si realizzerebbe un risparmio di 12,3 euro ogni pieno di benzina e di 7,3 euro ogni pieno di gasolio. Significa che con 100 euro si acquisterebbero 91 litri di benzina anziché gli attuali 74 litri, e 97 litri di gasolio anziché gli attuali 87 litri. Le bollette della luce e del gas sarebbero più umane, i costi di produzione delle merci si attenuerebbero, consumi e investimenti tornerebbero finalmente a salire. Sorge più d'un dubbio che «Mister prezzi» riuscirebbe a fare tanto.
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