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Taranto, "ladri" di petrolio all'Eni

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TARANTO –  Blitz della Guardia di Finanza a Taranto che ha sequestrato un’area di circa 150.000 mq, adiacente la raffineria dell’Eni, che comprendeva un’articolata rete di tubazioni abusive, attraverso le quali venivano sottratti ingenti quantitativi di carburanti.

Il direttore Eni della raffineria ha ricevuto la notifica da parte del Nucleo di Polizia Tributaria di Taranto. Questi atti di sequestro, fa sapere un comunicato di Eni, «seguono quello già avvenuto nel maggio 2008 relativo ad un deposito carburanti dismesso sito anch’esso in zona limitrofa alla raffineria.

I decreti di sequestro fanno seguito - prosegue la nota – ad un’indagine disposta dalla Procura della Repubblica di Taranto e ad una denuncia presentata da Eni nel giugno 2007. Contestualmente alla denuncia l’Azienda ha avviato verifiche interne che hanno portato nel settembre 2008 ad attivare provvedimenti disciplinari per omessa vigilanza nei confronti di 56 dipendenti della raffineria».

L'azienda sta ora proseguendo nelle verifiche interne e sta operando «in piena collaborazione con le autorità preposte anche provvedendo a demolizioni e sezionamenti delle infrastrutture abusive man mano rinvenute».

«I LADRI USAVANO TUBATURE DISMESSE»
Da anni - secondo l'accusa - dallo stabilimento Eni di Taranto vengono rubati ingenti quantitativi di carburante, soprattutto gasolio per autotrazione: per impedire il compimento di nuovi furti la guardia di finanza ha sequestrato l’area di circa 16 ettari e provvederà a far abbattere un silos che veniva utilizzato dai ladri.

Nell’indagine sono indagate più di venti persone, nei confronti delle quali si ipotizzano i reati di furto aggravato e continuato, sottrazione di prodotto all’accertamento del Fisco e contrabbando. Gli inquirenti ipotizzano anche il coinvolgimento di personale della raffineria.

L'aera, sequestra su disposizione del pm inquirente Daniela Putignano, è in parte di proprietà dell’Eni, in parte del Comune di Taranto, in parte di privati. I furti – secondo la ricostruzione accusatoria – sono avvenuti attraverso una fitta rete di condutture dismesse, esterne alla struttura. Nell’area sequestrata sono state trovate anche manichette e attrezzature che sarebbero state impiegate per sottrarre il gasolio.

 

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

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