Attacco a banche, petrolieri e assicuratori
Ma sono ambulanze corazzate, dotate dell'arma della "corruzione" alla luce del sole che nel sistema democratico americano si chiama pressione lobbistica e connesso finanziamento ai deputati e ai senatori. Il presidente c'è passato per arrivare dov'è, ma dalla Casa Bianca la prospettiva è diversa: è il Congresso che deve far passare le leggi, e lo schieramento di partito è condizione necessaria - ma non sempre sufficiente - per tradurre i programmi in realtà. "Due anni fa abbiamo avviato un viaggio per cambiare Washington", ha esordito Obama. «Puntavamo a un governo che servisse non gli interessi della minoranza dei ricchi, ma la classe media». Ha ricordato gli incontri ai comizi, e le speranze per un'amministrazione attenta^ ai problemi delle famiglie. "È il cambiamento per cui la gente ha votato, ed è il cambiamento rappresentato dal budget che ho mandato al Congresso", ha aggiunto. Richiamando le promesse, il presidente ha rivendicato di averle messe nel bilancio.
Le imposte? Ci sono tagli e crediti per il 95% dei lavoratori, e tasse più alte per chi è sopra i 250 mila dollari annui. L'energia? "Ho promesso un'economia basata su quella pulita che creerà nuovi posti e nuove imprese, e ci libererà dalla stretta del petrolio estero". E rivolto alle lobby: "So che alle aziende del gas e del petrolio non piacerà la fine di 30 miliardi di dollari in esenzioni fiscali", ma serviranno a finanziare le fonti alternative.
E l'istruzione? "Ho garantito un sistema che prepari ogni americano a competere. Ci sono incentivi agli insegnanti e crediti fiscali che faranno le università più accessibili". Chi pagherà? "So che le banche e le finanziarie che prestano soldi agli studenti non gradiranno l'idea della scomparsa degli
enormi sussidi pubblici di cui godono ora, ma ciò farà risparmiare 50 miliardi", da usare per ridurre le rette.
La salute? "Ho detto che abbatterò il costo disastroso dell'assistenza, che fa fallire un americano ogni 30 secondi e costringe alla chiusura tanti piccoli imprenditori. Il mio bilancio ha preso uno storico impegno per una riforma che abbasserà le spese e darà una copertura accessibile e di qualità a tutti", ha scandito Obama. "So che alle assicurazioni non garberà l'idea che dovranno competere tra di loro per continuare a coprire il piano pubblico di assistenza (il Medicare per gli ultra sessantacinquenni), ma è la via per poterlo mantenere in vita e per ridurre i costi alle famiglie". L'assalto del presidente a queste tre lobby è solo la prima battaglia, giocata su un terreno favorevole per delegittimare l'opposizione. Petrolio, finanza e business della salute sono obiettivi vicini ai repubblicani, più facili da mettere nel mirino per una Casa Bianca democratica. Se Obama è serio nella guerra alle lobby, la prossima puntata sarà con protezionisti e sindacati: la crisi di De-troit lo metterà alla prova. Seguirà, poi, la miriade di bracci di ferro con chi sarà toccato dai tanti tagli alle spese che il presidente ha già detto di aver individuato, per 2 mila miliardi di dollari in 10 anni, spulciando voce per voce il budget. Che per il. 2010, grazie anche al suo maxistimolo, presenta un deficit da 1750 miliardi.
GLAUCO MAGGI
Fonte: La Stampa
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