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Il sogno americano svanisce anche per i Gestori

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Joe Davis, Gestore di una stazione di servizio nello stato dell'Ohio negli Stati Uniti, circa sette mesi fa si è trovato costretto a chiudere la propria attività, stretto dalla morsa dei costi e dei ricavi. Con la sua decisione, non certo poco sofferta, si è chiusa soprattutto la storia della sua famiglia che nel business dei carburanti era presente da ben tre generazioni, prima di lui infatti suo padre e suo nonno.
Ma la chiusura dell'area di servizio di Joe significa anche un'altra cosa: lasciare il suo diretto concorrente  come unico punto di riferimento in una posizione indiscutibilmente papabile come l'incrocio principale della sua città, Springboro.

La chiusura di sempre più stazioni di servizio, proprio come quella di Joe Davis, concorre inevitabilmente ad alimentare negli Stati Uniti un vero e proprio trend, ovvero l'aumento inarrestabile dei prezzi dei carburanti alla pompa.

Se guardiamo alle cifre, ad esempio vediamo che nello stato dell'Ohio oggi ci sono 7.600 stazioni di servizio ovvero 1.800 in meno rispetto al 2000 e 1004 in meno rispetto al 2005, questo secondo i dati ufficiali forniti dall'organo statale dell'Ohio.

La tendenza all'aumento dei prezzi del carburante, nascerebbe proprio dalla progressiva diminuzione di aree di servizio che favorisce così l'assenza di concorrenza. Un analista locale, Patrick DeHaan che si occupa del monitoraggio dei prezzi del carburante, afferma infatti che - è possibile tenere i prezzi alti, tanto non c'è alcuna competizione".

La progressiva riduzione delle stazioni di servizio va di pari passo  all'incremento dei cosiddetti "convenience store" ovvero piccoli shop o market dove è possibile trovare un pò di tutto oltre alla benzina.

I distributori di carburante erano 215.000 nel 1970, per ridursi a 150.000 nel 1994. Una decrescita a tutto favore di market, shop e catene della grande distribuzione che vendono ANCHE carburante, del resto i dati parlano chiaro e sono tutti in crescita a favore di questi ultimi. Nel 2009, la vendita di carburante nel supermercato ha rappresentato da solo ben l'80% della vendita totale di benzina.

Inevitabilmente, questo fenomeno ha non poco influenzato il determinarsi del prezzo finale del carburante, che come ben sappiamo porta con sè anche altri fattori. Inoltre va considerato che alcuni analisti prevedono per l'anno prossimo prezzi record alle pompe a causa della domanda globale sempre più crescente e alle esportazioni delle forniture americane. Secondo  un articolo apparso su NACS Notizie infatti "il mercato delle benzine è diventato molto competitivo e assai spietato" e, aggiunge Patrick De Haan "l'era della stazione di servizio a conduzione famigliare che offre anche piccole riparazioni è finita, questo genere di servizio è praticamente scomparso. La maggior parte dei clienti si muove entro un raggio d'azione di pochi kilometri, è improbabile che facciano più strada per cercare un'alternativa."

E' bene sottolineare però che l'assenza di alternative è solo una delle variabili che influiscono sul prezzo finale della benzina, infatti sia le tasse statali che il rapporto di vicinanza tra una stazione e l'altra sono oltremodo determinanti.

Sempre secondo DeHaan, il prezzo del carburante potrebbe essere inferiore se le stazioni potessero approvvigionarsi da un rivenditore regionale al di fuori della contea statale nella quale operano, oppure se i consumatori riducessero la domanda.

- Un calo costante del numero dei distributori non fa altro che incidere negativamente sull'aumento del costo della benzina, perchè la concorrennza mantiene i prezzi più bassi - continua DeHaan.

Le principali Compagnie petrolifere come BP ed Exxon-Mobil hanno ormai abbandonato la via della rivendita tradizionale e Speedway (http://www.speedway.com/ una sorta di autogrill nostrano) ha il campo libero per farla da padrone.

Ma tornando a Joe Davis, il GEstore di cui abbiamo parlato all'inizio di questo articolo, la concorrenza seppur spietata che subiva proprio da una stazione di servizio Speedway, è stato solo uno degli aspetti negativi che lo hanno indotto alla chiusura definitiva della sua attività. - E' cambiata la domanda dei clienti, ormai nessuno cerca più le piccole riparazioni alla propria auto, semplicemente perchè non associa più questo concetto, ed io vivevo principalmente di quello -.

Joe Davis, che come abbiamo detto è figlio e nipote di Gestori, ora lavora per una grande azienda di riparazioni auto in forte espansione perchè, sostiene, - di quello posso vivere, mentre di carburanti no. - Al centro della dolorosa decisione di Joe Davis un problema di tipo strutturale come la scarsa profittabilità di un margine pro-litro troppo in balia delle continue oscillazioni del prezzo del barile e le spese per sostenere i pagamenti con carte di credito, arrivate ormai al 3%.

- Eppure un tempo, quando lavoravo in un distributore a marchio BP, non avevamo il costo delle carte di credito ed ecco perchè ora invece stiamo chiudendo tutti -

Commenti (13)
  • Anonimo

    Ma non c'era la leggenda che in America le carte di credito non costavano nulla??? Noi, il 3% nemmeno lo prendiamo...

  • Franco

    Vedi un po a saperle le cose. Altro che gratis. Mi chiedo se sia possibile comprendere gli effetti prodotti dal mercato per capire di trovare soluzioni differenti al liberismo sfrenato. Sempre che non sia già troppo tardi

  • Anonimo  - garba

    altro aumento delle accise annunciato piu iva al 23 percento...siamo nella mer°a...

  • enrico

    si e anche sapendo nuotare affogheremo tutti aj

  • ANONIMO  - CHE SFORTUNA

    CI SALVA SOLO IL BONUS

  • Sandro  - Carte di credito nel Ohio

    Mia nipote è una ricercatrice e vive a Cincinnate in Ohio , lei afferma che le banche non hanno comissioni sulle transazioni delle carte.

  • Franco

    E una ricercatrice?? Quindi farà parte della categoria dei consumatori. Forse sono solo i consumatori che non hanno commissioni sulle carte.

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