Tassazione, burocrazia, shale gas: il settore rischia il collasso. Grido d’allarme dell’UP d’Oltralpe
Roma, 2 febbraio - Quotidiano Energia - Rivedere la tassazione dei carburanti per arginare il crollo dei consumi di benzina, arrestare l’escalation normativa che sta paralizzando il settore, riaprire il dibattito sullo shale gas. Sono le proposte formulate dall’associazione dell’industria petrolifera francese, Ufip, il cui presidente, Jean-Louis Schilansky, ha paventato in mancanza di interventi la prossima sparizione dell’industria nazionale della raffinazione.
Presentando ieri un libro bianco sul settore petrolifero, Schilansky ha lamentato la “marginalizzazione” del comparto, che sarebbe stato praticamente escluso dal dibattito nazionale sull’energia.
A meno di tre mesi dalle elezioni presidenziali, l’Ufip ha illustrato un lungo cahier de doléances. Innanzitutto, restano in Francia solo 10 raffinerie, di cui 2 sull’orlo della chiusura (LyondellBasell a Berre e Petroplus a Petit-Couronne), a causa di margini in caduta libera che nel 2011 hanno toccato il livello minimo da 10 anni: 14 euro per tonnellata (contro i 21 euro/ton del 2010), con perdite complessive per i raffinatori stimate in 800-900 milioni di euro l’anno.
La domanda petrolifera (per il 52% costituita dai carburanti) è ridiscesa per parte sua ai livelli degli anni ’80, con 77,8 milioni di tonnellate registrate nel 2011 (-1,3% rispetto al 2010). Contestualmente, i consumi di gasolio continuano la loro inarrestabile ascesa (+5,7% a 35,5 m.ni ton) costringendo il Paese ad accrescere le importazioni (18,1 m.ni ton nel 2011), mentre quelli di benzina hanno toccato l’anno scorso il minimo storico di 7,8 m.ni ton (-5% sul 2010), imponendo alla raffinerie esportazioni per 4,1 m.ni ton.
Ancora. Gli ipermercati hanno ormai una quota di mercato nella distribuzione carburanti del 62% (1 punto in più del 2010) e la rete ha perso altri 253 punti vendita, arrivando a un totale di 11.798: ennesimo record storico negativo, derivato da 12 aperture della Gdo e da 265 chiusure da parte delle compagnie.
L’Ufip, ricordando che l’industria petrolifera francese dà lavoro a oltre 20.000 persone, chiede dunque di non essere penalizzata rispetto ai concorrenti europei da normative eccessivamente severe e di salvaguardare una rete di distribuzione diversificata e vicina al cittadino. Devono essere poi riequilibrati i consumi di carburanti e rafforzata la logistica petrolifera, in particolare nel sistema portuale. Infine, il Paese non deve rinunciare a una risorsa strategica come quella degli idrocarburi non convenzionali.
Secondo Schilansky, insomma, la Francia ha voltato troppo presto la pagina del petrolio. “Escludere questa fonte a tappe forzate, in controtendenza con il resto del mondo, penalizza sia l’attività economica che il potere d’acquisto dei francesi”, ha stigmatizzato il presidente dell’Ufip.
Il libro bianco dell’Ufip e la presentazione di Schilansky sono disponibili sul sito di QE.
Per gentile concessione di Quotidiano Energia
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Ecco la grande Francia. "Ancora. Gli ipermercati hanno ormai una quota di mercato nella distribuzione carburanti del 62% (1 punto in più del 2010) e la rete ha perso altri 253 punti vendita, arrivando a un totale di 11.798: ennesimo record storico negativo, derivato da 12 aperture della Gdo e da 265 chiusure da parte delle compagnie."