''È un anno che trattiamo inutilmente con Scajola''
Insomma, perché i cittadini di tutta Italia sono stati costretti a più di due giorni di chiusura degli impianti, facendo file anche di mezz’ora per un pieno quando sono riusciti a trovare la pompa aperta e sono rimasti a secco, invece, quando non ce l’hanno fatta. Alessandro Zavalloni, segretario nazionale di Fegica Cisl, la Federazione dei gestori di carburante e affini, e una delle tre sigle promotrici della protesta, è dispiaciuto, certo, per i disagi. Ma spiega che la colpa non è dei benzinai.
Segretario, iniziamo dal bonus fiscale, che Scajola alla fine vi ha concesso e che ha convinto i benzinai della Valle d’Aosta ad un’adesione dello sciopero vicina allo zero.
Prima di tutto non è vero che Scajola ci ha concesso il bonus. Ha detto che avrebbe fatto un emendamento ad hoc ma, come tutti gli emendamenti, poteva anche essere bocciato in Parlamento.
Quando noi abbiamo chiesto di mettere tutto per iscritto, ci è stato negato.
Perché?
Il ministro ci ha detto di aver fatto un comunicato stampa in cui si impegnava a garantirlo. Ma, con tutto il rispetto per la stampa, perché allora non firmare l’accordo mettendo tutto nero su bianco?
Quindi non vi siete fidati.
Non è solo questo. Noi volevamo un bonus strutturale, senza ogni anno dover fare il rinnovo. Scajola si era impegnato a farlo, firmando un protocollo d’intesa il 20 giugno del 2008. È passato oltre un anno, e quell’impegno è rimasta lettera morta.
Passiamo all’accordo con Eni. Voi chiedete il rinnovo del contratto, e ieri dopo la trattativa avete detto: “Di fronte allo strapotere dell'Eni, anche le istituzioni si sono dovute fermareâ€. Ci spiega meglio?
Prima di tutto Eni alla trattativa non c’era, e il ministero sì è fatto portavoce delle sue istanze. Dopo l’incontro di martedì con il governo, ci aspettavamo qualcosa in più, qualcosa di diverso, se no che senso ha una nuova convocazione? E invece ci sono state riportate le identiche condizioni.
Quali?
Eni avrebbe rinnovato il contratto, ma noi in cambio avremmo dovuto accettare nuove clausole di recesso, a favore della compagnia e a tutto svantaggio dei distributori. In pratica Eni avrebbe potuto interrompere il contratto con il gestore in qualunque momento, magari se questo non raggiunge un certo margine di fatturato… Qualcuno durante la trattativa ha fatto notare se non fosse Eni in sciopero, invece dei benzinai: perché altrimenti dovremmo fare concessioni di questa portata alla compagnia?
In pratica cosa chiedete a Eni? E cosa avreste voluto dal ministero?
Noi dal ministero non volevamo una trattativa, che tra l’altro Scajola ha avviato da mesi, circa a novembre del 2008, ma il rispetto della legge.
In una trattativa ci si accorda su “quanto†concedere. Noi vorremmo solo la ‘concessione’. Il contratto con Eni è fermo da 3 anni, l’ultimo era relativo al 2005-2006, e l’adeguamento è fermo lì.
I gestori, a prescindere dagli aumenti della benzina, guadagnano sempre la stessa cifra, fissa: tra i 3,5 e i 3,8 centesimi al litro.
Un’altra vostra richiesta è l’adeguamento della rete distributiva, che impedisce una reale concorrenza anche a svantaggio del consumatore. Come funziona attualmente il sistema?
Funziona che un distributore è obbligato a contratti in esclusiva con le compagnie, costretto a vendere in base a prezzi pre-stabiliti. Noi vorremmo eliminare l’esclusività , magari rifornendoci anche parzialmente, mettiamo del 20%, sul libero mercato. Significherebbe maggiore concorrenza, anche tra le compagnie, e si abbasserebbero i prezzi, va da sé, a tutto vantaggio dei consumatori.
Un’ultima domanda: con gli altri due sindacati avete denunciato “pressioni†delle compagnie e annunciato un esposto alla Commissione di garanzia dello sciopero, cos’è successo?
È successo che alcune compagnie hanno ricordato ai benzinai che stava per scadere il contratto, e forse in vista del rinnovo non era il caso di scioperare. È successo che qualcuno ha detto che lo sciopero era solo contro Eni, e chi aveva altre ‘bandiere’ doveva tenere aperto, mentre le motivazioni, come ho spiegato, sono ben più vaste.
Per quanto riguarda la Commissione di garanzia, poi, gli impianti autostradali non sono stati precettati dalle Regioni, come stabilisce la legge, ma l’Unione petrolifera ha fatto diffondere le vecchie liste dell’anno scorso, svolgendo un ruolo che evidentemente non era il suo.
Michela Rossetti
ilsalvagente.it
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Tags: La rottura di ieri spiegata da Zavalloni segretario nazionale della Fegica-Cisl alessandro zavalloni
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