Proprio oggi, a quanto pare, ENI riunisce la sua struttura sul territorio e la sua forza vendita, con all'ordine del giorno l'avvio - del resto già preparato e solo momentaneamente accantonato - della "
campagna" estiva di convocazione dei singoli Gestori per chiedere l'adesione ai "
nuovi" contratti ed alle nuove condizioni normative, che - come è noto -
NON sono state concordate con le Organizzazioni di Categoria.

Di questa vertenza - che, per le sue caratteristiche temporali e per i suoi contenuti non ha precedenti nella storia, assai tormentata, delle relazioni tra Gestori ed
industria petrolifera - si pu solo ricordare che, scaduto l'accordo da oltre trenta me-si, essa dura almeno da un anno, che essa è stata oggetto di una mediazione ministeriale aperta ai primi del dicembre 2008 e che è stata oggetto di confronto
anche in occasione della serrata, appena conclu-sa, della scorsa settimana, nella quale circostanza l'azienda ha non solo snobbato la
moral suasion del Ministro Scajola, ma ha rilanciato la questione della modificazione del contratto, sia pure avvolta in parole che si richiamano solo genericamente alla "
flessibilità" del rapporto con il Gestore.
Di questa vertenza i termini - nonostante le fumosit‚ verbali di ENI - sono ben chia-ri: senza l'impegno "reale" e non pro for-ma al congelamento delle associazioni in partecipazione, senza la previsione nell'accordo di tutte le modalit‚, procedure, pa-rametrazioni per valutare gli obiettivi delle gestioni, senza una sperimentalit‚ temporale condizionata alla vigenza dell'accordo con le Organizzazioni sindacali e monitorata con l'assistenza del Ministero, senza tutto ciò l'azienda sa che non potrà incassare dalle Organizzazioni di categoria alcun "contenuto innovativo" di tipo contrattuale.
Ne, peraltro, senza una definizione accettabile - e questa è comunque una posta che ha una valenza indipendente dal resto del "pacchetto" vertenza - della partita econo-mico-normativa relativa sia al pregresso periodo di vacanza dell'accordo sia all'adeguamento del margine a partire dal 1ˆ gennaio 2009.
L'azienda è a conoscenza che le Organizzazioni di categoria, e, per quanto ci riguarda direttamente, la FIGISC, hanno già "dato tutto", hanno, cioè, messo a disposizione tutto quello che era possibile per favorire un'intesa, nel rispetto irrinunciabile dei diritti e delle garanzie per i Gestori sia pure nell'ottica della flessibilità degli strumenti.
Questi nodi attendevano una definitiva risposta sin dalla metà‚ di maggio (solo per citare gli ultimi contatti con l'azienda). Una risposta che non è mai pervenuta, avendo, invece, scelto l'azienda di allestire la discesa diretta alle singole gestioni.
Un'iniziativa che è stata in parte rintuzzata da FAIB, FEGICA e FIGISC con la diffida stragiudiziale inviata non più tardi del 10 giugno scorso (si veda Figisc Anisa News n. 22 della stessa data), ma che ora sembra essere ripresa in tutto il suo contenuto altamente e scientemente ostile alla Categoria ed alle sue rappresentanze.
Qualsiasi cosa si riproponga l'azienda in tale ostinato atteggiamento - che si è spinto sino all'imbarazzante paradosso di rispondere senza complimenti picche al proprio azionista di riferimento (nientemeno che il Governo !) - è certo che ormai appare evidente che poco riguardi l'ammodernamento o l'efficienza del sistema distributivo, piuttosto che l'interesse reale del consumatore. Qui non si tratta - diciamolo pure a beneficio di qualche irriducibile cinico che ancora credesse nell'idiozia che il "sacrificio del benzinaio" è utile per abbassare i prezzi - di migliorare "il sistema": questo è un film che riguarda tutto e solo i rapporti interni al "sistema".
Ne sembra che l'azienda abbia un qualche interesse per invertire la sensazione che questa ostinazione a "regolare i conti" all'interno del sistema, e proprio con l'anello più debole del medesimo, non abbia nulla a che vedere con ragioni economiche, ma, invece e purtroppo, assai più con ispirazioni semplicisticamente autoritarie, volte, come scopo finale, a sbarazzare "il campo" da ogni forma di relazione commerciale concordata, da ogni forma od istituto di mediazione, insomma, con la voglia di "mano libera" senza se e senza ma.

Il livello di massimo allarme, dunque, è acceso da tempo: da ora qualunque accelerazione dell'azienda significherà, superare il classico "punto di non ritorno". Per essere chiari, spedire sul territorio agenti, promotori, addetti - insomma la "macchina da guerra" -, ad attaccare le singole posizioni delle gestioni, è superare quel punto.
Significa cominciare la guerra: poco importa se condotta con blandizie o con minacce a seconda dei casi e delle condizioni dei Gestori, poco importa se basata su un blitz per conquistare posizioni da cui dettare condizioni più pesanti. Sempre guerra è. Un'offensiva dalla quale il Gestore si difenderà comunque, sia pure con gli scarsi mezzi a disposizione, e, comunque, sino all'ultimo disponibile.
E non sarà‚ - ammesso che mai ce ne possano essere di queste guerre - una "guerra giusta", perchè tutto se ne potrà‚ dire fuorchè che essa si sia dovuta condurre per difendere l'interesse generale, o quello del consumatore o di chicchessia. Per coccolare il consumatore, infatti, sarà complesso spiegare che serve torturare il gestore.
Allora, forse, nel più autentico interesse dei più, quel punto di non ritorno non dovrebbe essere superato. Forse, ci sono ancora delle risposte rimaste, peraltro, in sospeso da un paio di mesi. Solo che questo è l'ultimo appello ad una auspicabile, possibile residua ragionevolezza.
Luca Squeri