La Commissione di Garanzia fa slittare lo sciopero generale dei Gestori. Chiusura degli impianti l'8 e 9 luglio, in programma altre agitazioni tra agosto e settembre
La Commissione ha quindi chiesto alle tre Associazioni di riformulare la proclamazione delle giornate di sciopero.
Faib, Fegica e Figisc hanno prontamente risposto alla Commissione individuando le nuove date nelle giornate di Mercoledì 8 e Giovedì 9 luglio 2009.
Le tre Federazioni hanno segnalato alla Commissione "che la proclamazione era stata fatta prima che venissero fissate le date del "Referendum", e dunque avendo ritenuto che gli eventuali ballottaggi per le elezioni provinciali e/o comunali, non configurassero la fattispecie prevista dalla franchigia, vista l'esiguità del corpo elettorale chiamato ad esprimersi."
Nella nota di comunicazione alla Commissione di Garanzia le tre Federazioni hanno motivato la decisione di ricorrere allo sciopero generale per "la inesistente volontà di una parte consistente dell'industria petrolifera a procedere, contrattualmente, all'adeguamento del "margine pro-litro" dei Gestori fermo, in alcuni casi, da oltre tre anni a costi notevolmente crescenti...nonché per l'insistenza di richieste tese alla modifica unilaterale dei contratti di affidamento in uso gratuito" e per l'atteggiamento di inconcludenza del Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, sul Protocollo d'intesa tra MSE e Associazioni di categoria, sul promesso intervento finalizzato all'introduzione del bonus fiscale in forma strutturale, sui diritti camerali e sull'obbligo inusitato di comunicazione dei prezzi praticati sulla rete.
Faib, Fegica e Figisc, rassicurando il Presidente della Commissione "che la chiusura degli impianti avverrà nel rispetto del codice di regolamentazione" preavvisano una valutazione politica sull'opportunità di ulteriori chiusure tanto nel mese di agosto quanto nel mese di settembre, qualora la situazione denunciata non trovasse sbocchi positivi.
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SVOLTA L'AUDIZIONE AL SENATO
I GESTORI, RIFORMARE LA RETE E SUPERARE L'OLIGOPOLIO
Si è svolta oggi l'audizione delle Associazioni dei gestori degli impianti di distribuzione carburanti presso la X commissione Industria del Senato della Repubblica presieduta dal sen. Cesare Cursi
Nel corso dell'audizione i rappresentanti di Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc Confcommercio hanno illustrato un corposo documento sull'andamento e sulla formazione dei prezzi dei prodotti petroliferi.
I rispettivi rappresentanti Landi, Di Vincenzo e Moretti hanno sottolineato le peculiarità del sistema italiano, la strutturazione del sistema rete, le incongruenze e le contraddizioni della filiera petrolifera in Italia, evidenziando il potere dominante e condizionante delle compagnie petrolifere che godono della posizione contrattuale che riserva loro sia le forniture in esclusive
che la determinazione sostanziale dei prezzi alla pompa.
Nel suo intervento il Presidente di Faib Martino Landi ha denunciato le forti disparità esistenti tra rete ed extra rete, l'inadeguatezza dei margini dei gestori fermi al momento del passaggio lira/ euro e la distorsione rappresentata dal mercato verticalmente integrato. Landi ha riproposto l'esigenza di arrivare alla separazione della rete vendita e ad un intervento di riequilibrio tra rete ed extrarete oltre alla liberalizzazione del non oil agganciate alla figura del gestore e la riformulazione degli interventi di ammortizzatori finalizzati al sostegno del gestore e non dell'impianto..
AUDIZIONE DEL PRESIDENTE FAIB AL SENATO DELLA REPUBBLICA
COMMISSIONE-INDUSTRIA
ROMA 10 GIUGNO 2009
1 PREMESSA E QUESTIONE PREZZI
La questione dei prezzi dei carburanti è, per le molte implicazioni, un argomento di rilievo primario per il dibattito politico, economico ed istituzionale.
L'attenzione posta sulla questione è dunque pienamente condivisibile per i risvolti economici e sociali.
In questo contesto apprezziamo il lavoro svolto dalla Commissione di approfondimento delle problematiche inerenti la formazione dei prezzi alla pompa, di valutazione degli andamenti dei trend dei singoli pezzi di filiera, dal petrolio al prodotto raffinato, stoccato e venduto.
Premesso che abbiamo l'esatta consapevolezza del ruolo che rivestono i prezzi dei carburanti per il nostro paese, importanza che non esitiamo a definire cruciale.
E' noto che l'80% delle merci viaggiano su "gomma" e che il fabbisogno energetico dipende per oltre il 43% dal petrolio e dai suoi derivati.
Un dato che ci fa dipendere dalle importazioni in modo rilevante. Infatti, il fabbisogno nazionale energetico dipende da fonti di approvvigionamento estere per l'85%.
In questo rapido scenario è sintetizzata l'esposizione del sistema paese che affida al petrolio e ai suoi derivati la mobilità di uomini, beni e servizi.
Lo scenario internazionale, al di là della contingenza attuale, prospetta lineamenti di peggioramento delle attuali condizioni.
In questo quadro la distribuzione carburanti assume un'importanza strategica per il Paese. Si tratta di un settore che garantisce servizio, capillarità, sicurezza, professionalità a presidio del diritto alla mobilità dei cittadini e dei rifornimenti per la movimentazione delle merci. Un servizio dunque centrale per la corretta circolazione della vita del paese. Svolta da una categoria bistrattata e malpagata.
In questo senso , in riferimento alla recente audizione del Presidente dell'Unione Petrolifera, dr. Pasquale De Vita, davanti a questa Commissione ed alle notizie riportate dalla stampa specializzata, proprio in materia di prezzi dei carburanti, vanno rettificate alcune dichiarazioni fuorvianti e improvvide del Presidente De Vita, che affastella un insieme di dati fuori dalla realtà.
Il prezzo dei prodotti petroliferi praticato sulla rete vendita è nelle mani delle compagnie che, come testimoniano le campagne di marketing, veicolate su tutti i mass media, promozionano i loro marchi con politiche di prezzo mirate. Al gestore, in alcuni casi, rimangono margini risibili di movimento sui prezzi, nell'ordine di pochissimi millesimi, neanche avvertibili dal consumatore in quanto vanno ad interferire sulla quarta cifra. Nell'attuale situazione di mercato, il gestore, costretto ad acquistare i prodotti petroliferi in esclusiva dalla compagnia, al prezzo imposto dalla petrolifera, non può certo discostarsi dal prezzo consigliato. In più le compagnie stesse, scendono direttamente al pubblico con un prezzo imposto in determinate modalità e fasce orarie.
Come si vede l'andamento dei prezzi non dipende in nessun modo dai gestori, che semplicemente praticano i prezzi comunicati dalle compagnie.
Quanto alla libertà di approvvigionamento del cosiddetto non oil siamo nuovamente di fronte ad una affermazione non corrispondente alla realtà.
Premessa l'assoluta marginalità del non oil in Italia, determinata dalla scarsissima propensione agli investimenti delle compagnie, esso è difatti reso in esclusivo a favore delle compagnie dalle diverse formule di affiliazione ai vari market o coffe shop, come Agip Cafè o Festival o altri marchi di diretta emanazione delle compagnie petrolifere che difatti tendono a monopolizzare anche le attività extra oil.
Quanto all'orario di apertura, ricordiamo che esso è stato nuovamente normato da una legge dello Stato che ha demandato alle Regioni la sua regolamentazione. Dunque, non sono i gestori che decidono l'orario di apertura e chiusura degli impianti, ma le Regioni.
Il rispetto delle leggi, e del quadro legislativo nazionale e regionale, è probabilmente fonte di allergia per il Presidente De Vita e per le compagnie petrolifere, che stanno tentando in tutti i modi, nel silenzio complice degli organi dello Stato, e del Ministero dello Sviluppo Economico, di forzare i profili normativi di regolazione del mercato. E' la riprova che piacerebbe a lor signori petrolieri stabilire le norme che, di volta in volta, meglio si attagliano alle esigenze dei capitani d'azienda, lanciati al business sregolato sulla pelle dei gestori, chiamati all'autosfruttamento e a turni di lavoro massacranti, per 3-4 centesimi lordi pro litro, al netto di assicurazioni sulla malattia, su furti e malversazioni, contributi pensionistici, tasse e oneri amministrativi e di gestioni.
Sembra che l'impresa sulla pelle degli altri è la nuova bibbia delle compagnie petrolifere, e il loro Presidente ne è il giusto profeta.
Ci è sembrata doverosa la precisazione, per il rispetto di decine di migliaia di lavoratori che quotidianamente svolgono il loro lavoro esposti al freddo e alle intemperie, lontani dai salotti e dai tavoli imbanditi di grafici e proiezioni di bilanci.La fotografia del settore è in una dinamica crescente alla extracomunitarizzazione della rete, per accelerare i processi di autosfruttamento e di accumulazione selvaggia degli utili da reinvestire in altri paesi o in atri settori.
2 IPOTESI DI INTERVENTO PER LA RIDUZIONE DELLO STACCO ITALIA.
L'obiettivo della proposta di superamento del differenziale è quello di ammodernare la rete della distribuzione carburanti, fornire più servizi ai cittadini consumatori, rafforzare le politiche di concorrenza contenendo i prezzi sulla rete vendita dei prodotti petroliferi e superare in modo strutturale lo stacco Italia verso i paesi dell'UE.
La nostra proposta intende favorire la concorrenza tra operatori superando le distorsioni di mercato attualmente presenti sul mercato dei prodotti petroliferi.
Lo strumento inteso a finalizzare tale scopo è individuato nel meccanismo di superamento del doppio canale rete ed extra rete. Il doppio canale è una delle caratteristiche salienti e peculiari del mercato italiano. Tale strutturazione governa attualmente la complessa articolazione tra impianti di proprietà delle compagnie petrolifere- impianti in rete- e impianti facenti capo a retisti privati- inpianti in extrarete. Gli impianti di proprietà delle compagnie- e perciò in rete- sono ad oggi per circa il 60% della rete distributiva essendo il restante 40% di retisti privati operanti o in regime di convenzionamento con le compagnie petrolifere o attraverso proprie insegne. Questo 40 % di operatori in extrarete riesce, in virtù della libera contrattazione sul libero mercato, a scontare prezzi d'acquisto dei prodotti petroliferi con sconti che si aggirano intorno ai 12- 15 centesimi a litro, che solo in parte vengono riversati al prezzo al consumo finale
Il tratto di riferimento per l'analisi di questo sistema è da ricercarsi - dunque- nel prezzo di cessione del prodotto. Prezzo di cessione che- come abbiamo visto- cambia tra operatori in extrarete e operatori in rete.
Infatti mentre l'operatore extrarete è in grado di attivare meccanismi di contrattazione, l'operatore -gestore delle singole compagnie, essendo legato da un contratto di acquisto in esclusiva, quale diretta conseguenza del contratto di comodato ad uso gratuito dei singoli impianti, non può accedere al libero mercato degli acquisti dei prodotti petroliferi e, dunque, è costretto ad acquistare, e vendere, fuori da una libera contrattazione, dal soggetto-compagnia titolare dell'impianto ad un prezzo più alto, che arriva al consumatore finale gravato mediamente di 3 centesimi litro, corrispondente al cosiddetto stacco Italia.
La motivazione della doppia pratica, rete ed extrarete, trova fondamento nella necessità per le compagnie di acquistare sempre maggiori quote di mercato, di acquisire più canali vendita e presidiare con i propri marchi mercati altrimenti sguarniti, da una parte. Dall'altra vale una considerazione incentrata sulla mancanza di investimenti sulla rete garantita dalla presenza degli operatori privati che realizzano gli impianti a proprie spese. Dunque, il differenziale di prezzo di cessione praticato sulla propria rete a marchio- generalmente più alto di 12-15 centesimi da parte delle compagnie sembrerebbe risiedere nella necessità di ammortizzare gli investimenti fatti sulla rete di proprietà. Motivazione economicamente ineccepibile in presenza di impianti nuovi o semi-nuovi o in corso di ammortamento.
La letteratura economica del settore indica in 4-6 anni il tempo necessario all'ammortamento di un nuovo impianto che, pertanto, dopo tale arco di tempo opera senza appesantimenti finanziari e in regime di piena remunerazione dei capitali investiti. Se ne può dedurre che sugli impianti di proprietà delle compagnie -60% della rete- 15 mila impianti- con oltre 6-10 anni di servizio - oltre l'80%- circa 12 mila impianti- la motivazione principale alla base della pratica del doppio canale non è più suffragata da motivazioni di ordine economico quanto meramente di margine di profitto, non essendo concepibile la cessione del prodotto in extrarete sottocosto.
Il superamento del doppio canale, pur in un contesto di riequilibrio delle dinamiche imprenditoriali del settore, produrrebbe un beneficio per i cittadini mediamente di 5-10 centesimi pro litro con effetti benefici per le famiglie e le imprese.
Si tratta in concreto di prevedere un meccanismo virtuoso che a determinate condizioni- ammortamento dei capitali investiti- orienti le compagnie petrolifere a cedere il prodotto sulla propria rete alle migliori condizioni di mercato- presumibilmente quelle realizzate in extrarete, dove funziona il meccanismo della libera contrattazione- favorendo meccanismi di maggior concorrenza a beneficio del sistema economico e a rimozioni di condizioni di disparità sulla rete.
Attualmente invece il doppio canale è l'esatta rappresentazione di un potere oligopolistico che si perpetua e si alimenta nel rapporto di fornitura in esclusiva e nella fissazione del prezzo al di fuori dei canali della libera contrattazione.
Un meccanismo teso al superamento di tale pratica anticoncorrenziale avrebbe un duplice effetto: quello di rendere a prezzi più bassi i prodotti petroliferi, e superare una volta per tutte la polemica intorno al cosiddetto stacco Italia, e indurre le compagnie ad ammodernare la rete italiana di distribuzione carburanti, oggi tra le più arretrate sia come presenza del non oil che come erogazione di prodotti eco-compatibili che dal punto di vista degli erogati.
Un intervento, dunque, finalizzato a produrre benefici per il cittadino consumatore e per le imprese, in grado di stimolare nuova concorrenza, non invasivo della libera contrattazione di mercato che anzi ne sarebbe esaltata e assunta al centro delle politiche di conferimento del prodotto su tutta la rete. Una previsione che opererebbe intaccando quella specie di area riservata, e sottratta alla libera concorrenza, costituita appunto dalla riserva di obbligo di acquisto in esclusiva, garantita alle compagnie che, difatti, così disponendo, operano in un regime di oligopolio verticalmente integrato, dall'estrazione, alla raffinazione, allo stoccaggio, alla movimentazione sino alla distribuzione, stabilendo per ogni singolo passaggio soglie e diritti di profittabilità.
Si tratta, come si vede, di una evidente posizione dominante nel mercato di riferimento da parte di pochi operatori -otto in tutto- che controllano tutte le fasi del percorso economico-commerciale del prodotto, dalle quantità(offerta) alla qualità, alla tempistica alla produzione/lavoro (costi): un insieme di elementi che difatti condizionano tutte le variabili economiche afferenti al prodotto. Con un player, Eni-Agip,che detiene oltre un terzo delle quote di mercato e in virtù del ruolo di market leader detta l'agenda economica del comparto in una logica semi monopolistica, fissando prezzi, modalità operative, logiche politiche.
CONCLUSIONI
La rete italiana a differenza del resto dell'Europa , è caratterizzata da un numero eccessivo di impianti con un erogato mediamente inferiore della metà e con un grado di selfizzazione molto basso rispetto alla media europea. . La particolarità del territorio italiano e la rete distributiva che garantisce questo servizio di pubblica utilità a tutti i consumatori in modo capillare sugli oltre gli 8000 comuni italiani ne fanno un valore aggiunto che non può essere distrutto solo perché in Italia il prezzo risulta mediamente più alto rispetto agli altri paesi di circa 3 / 4 centesimi al litro. Solo la rilevazione dei prezzi se tenesse conto di tutte le variabili presenti nell'attuale mercato italiano , ridurrebbe sensibilmente lo " stacco Italia",dimostrando ancora una volta che nonostante i mancati investimenti delle compagnie petrolifere e la mancata liberalizzazione del non oil dobbiamo difendere questo modello che garantisce ai consumatori con oltre 25000 gestori ( circa 100.000 addetti ) un servizio ed un presidio del territorio che gli altri ci invidiano.
La mancata contrattazione con le compagnie petrolifere ,con i margini dei gestori fermi all'epoca della lira ed il rifiuto di quest'ultime a riconoscere neanche gli aumenti dei costi di gestione ,mettendo in difficoltà economica i gestori , ci impone di rivedere e ripensare tutto il sistema della filiera , per favorire una concorrenza che in un mercato come quello attuale, integrato verticalmente dove i soggetti che estraggono il petrolio sono gli stessi passando dalla raffinazione alla logistica fino alla distribuzione, decidondo anche il prezzo di cessione al gestore, che con i suoi 3,5 cent/litro di margine lordo rimane l'imputato principale del caro benzina, essendogli proibito di ricercare sul mercato il prezzo migliore per favorire una maggiore concorrenza nella fase finale della commercializzazione.
Il superamento dell'esclusiva , ripensando a contratti diversi con i gestori, favorendo la separazione della rete (chi ha il controllo di tutta la filiera non può scendere al dettaglio)riteniamo sia uno degli interventi essenziali per favorire la concorrenza ad abbassare i prezzi alla pompa, insieme all'altro intervento del superamento del doppio canale di vendita "rete de extra rete".
Prima che entrassero altri soggetti sul mercato della distribuzione in Italia, le compagnie petrolifere commercializzavano i carburanti con due prezzi di riferimento;
1) Prezzo rete - Prezzo applicato alla pompa dei carburanti venduti sulla rete distributiva negli impianti di proprietà dove naturalmente si teneva conto di tutti i costi di esercizio,di manutenzione degli impianti ,di trasporto,margine del gestore e tutto quanto di imputabile all'ammortamento dell'investimento iniziale.
2)Prezzo extra rete - Prezzo del carburante venduto dalla stessa compagnia petrolifera ad altri soggetti magari grandi consumatori , di solito franco raffineria dove veniva commercializzato al di fuori dei propri impianti e quindi al netto di tutti i costi di qui sopra.
Il differenziale tra i due prezzi è rimasto costante nel tempo e si aggira ancora oggi intorno ai 15 cent litro.
Questo è lo stesso trattamento che le compagnie riservano oggi alla G.D.O. ed a quei privati che acquistando quel prodotto a quelle condizioni lo immettano sulla propria rete riservando al consumatore finale un prezzo inferiore mediamente intorno ai 5/7 cent./litro pur avendo da sostenere gli stessi costi di esercizio delle compagnie petrolifere con un vantaggio competitivo maggiore a vantaggio di quest'ultime derivato dal fatto che essendo proprietarie della rete per oltre il 60% usufruiscono di sinergie di risparmio maggiori rispetto al semplice privato che è proprietario di uno o pochi impianti.
Da qui la constatazione del superamento del doppio canale di vendita, a parità di costi riteniamo ci sia un approfitto delle compagnie giustificato a dir loro dal recupero degli onori di investimenti che mediamente dopo 5 anni vengono completamente ammortizzati.
Ridurre quel differenziale vuol dire essere più competitivi degli altri paesi Europei mantenendo una rete distributiva più efficiente a vantaggio di tutti i consumatoti italiani salvaguardando quei 100.000 lavoratori che ogni giorno con la loro professionalità rischiano la pelle facendo da esattori allo stato italiano.
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