L'INTERO SETTORE CONVOCATO DOMANI AL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO
CONTRADDIZIONI GOVERNATIVE
In un paese normale, sarebbe sconcertante assistere, di nuovo, al trito dibattito sui prezzi e registrare una pretesa terzietá del Ministro e del Sottosegretario allo Sviluppo Economico che, abdicando al loro ruolo, si limitano a parodiare le posizioni assunte da alcune associazioni dei consumatori. I prezzi nella filiera petrolifera, lo diciamo da anni, sono di una trasparenza disarmante. Questo é l'unico settore del quale si conoscono prezzi e costi, passaggio per passaggio: dall'estrazione, alla distribuzione finale. Al contrario di quasi ogni altro, su cui si spargono fitte cortine di nebbia per celarne l'effettiva dinamica.Come dimenticare ció che é accaduto circa un anno fa' al prezzo dei cereali che, nel silenzio generale, non hai mai avuto il beneficio di una pur minima inversione di tendenza.
Che i "consumeristi" costruiscano teoremi violentando la realtá, tanto per tirare la volata alla GDO, é un fatto le cui ragioni profonde sono sufficientemente comprensibili. Ció che, al contrario, non é né comprensibile, né giustificabile é l'atteggiamento del Governo che mostra atteggiamenti stralunati come quelli raccontati da Lewis Carrol in "Alice nel Paese delle Meraviglie".Quanto costa un barile di petrolio é noto; quanto costa un litro di "prodotto finito" secondo la quotazione Platt's é cosa altrettanto nota; accisa ed iva sono nelle mani del Governo e, quindi, altrettanto note, cosí come, infine, il prezzo al pubblico. Per differenza, quindi, é facile ottenere il ricavo industriale lordo, che la stessa Antitrust ha ripetutamente fotografato e ricompreso in una forbice compresa fra il 9 e l'11% del prezzo al pubblico.
La scorsa settimana -rilevazione al 19.10.2009- tale ricavo era pari a 0,132, con uno "stacco verso il resto d'Europa" di circa 3 eurocent.
Come facciano i consumatori a sostenere nell'indifferenza generale che con gli impianti presso la GDO gli automobilisti potrebbero risparmiare 13 centesimi di euro rimane un mistero. Un mistero che, peró, é acquisito da tutti gli organi di informazione -telegiornali compresi- come un fatto inconfutabile. Tanto, chi mai verrá chiamato a pagare per la diffusione di notizie cosí palesemente prive di qualsiasi riscontro?
Dal coro non ha voluto a distinguersi neppure il nuovo Mr. Prezzi -Roberto Sambuco- (sulle cui note "biografiche" riproduciamo in ultima pagina una ricostruzione pubblicata sull'ultimo numero de L'espresso) che da tre mesi a questa parte sta raccontando a tutti come si potrebbero contenere i prezzi al pubblico dei prodotti petroliferi, incrementando il numero di impianti presso la GDO e quelli ghost, liberi dalla presenza del Gestore.Una posizione che trova conferma nelle dichiarazioni di altri esponenti di Governo e dello stesso Sottosegretario Saglia, secondo i quali tutto potrebbe essere risolto facilmente secondo la vecchia "ricetta della nonna": liberalizzazioni, meno impianti, piú non oil, piú GDO, meno Gestori, tutto self service.
Il problema é, ovviamente, assai piú complesso e le risposte che il Paese, il settore e la categoria richiedono non possono continuare ad essere quelle fino ad ora offerte.
D'altra parte, se veramente il Governo volesse stroncare un ipotetico atteggiamento speculativo messo in atto dai petrolieri, potrebbe far ricorso alla delibera assunta dal CIPE nel 1992 che prevedeva in caso di "turbolenza" il ritorno -anche provvisorio- al metodo della "presentazione dei listini" con controllo da parte della Pubblica Amministrazione.
Per altro verso, sarebbe bene che Ministero e Governo si rendessero finalmente conto -prima di inerpicarsi su strade impraticabili- che la vera stortura che fa' di questo mercato una parodia é la possibilitá concessa al produttore di scendere direttamente al consumo praticando prezzi diversi, seppure all'interno dello stesso bacino di utenza e nello stesso segmento distributivo.
E' proprio questa stortura -che i puristi del mercato non hanno finora trovato il modo di sanare- che droga il prezzo praticato da alcuni soggetti economici (GDO e "pompe bianche") grazie a forniture con sconti che sono di quattro, cinque volte migliori a quelli riservati ai Gestori. I quali continuano ad essere l'unico soggetto obbligato ad acquistare in esclusiva da un fornitore che, a sua discrezione, impone prezzi tanto differenti da mettere fuori gioco i medesimi Gestori.Vietare questa pratica discriminante che impedisce qualsiasi tipo di concorrenza a decine di migliaia di operatori, oltreché l'accesso a prezzi piú contenuti a milioni di consumatori che da loro si riforniscono, rappresenta la vera ed unica manovra liberalizzatrice di cui il nostro settore puó davvero giovarsi.
E ció, indipendentemente dal coraggio -che pure qualcuno, prima o poi, sará costretto a trovare- di mettere mano al regime di esclusiva, aprendo l'approvvigionamento a prezzi competitivi per tutti i soggetti economici interessati alla distribuzione, o di impedire la discesa diretta al consumo da parte del produttore/fornitore in esclusiva, che oggi avviene anche attraverso mille alchimie societarie.
Fatto questo, finalmente il mercato si aprirebbe davvero e davvero diventerebbe competitivo senza dovere artificiosamente costruire la convenienza di un piccolo segmento, a svantaggio di circa 25.000 operatori. Gestori che danno un servizio essenziale non solo dove la densitá abitativa giustificherebbe la speculazione, ma anche a quelle piccole comunitá che la nostra politica evoca in tempo di elezioni e poi fatalmente sacrifica sull'altare di qualche interesse particolare.
Se si vuole affrontare la questione razionalmente, non si puó sfuggire da un confronto proprio su queste problematiche.D'altra parte nel protocollo sottoscritto con il Ministro Scajola circa un anno e mezzo fa', queste cose erano giá scritte e, cosí come le altre, rimaste lettera morta. Tra queste il "bonus fiscale", il cui prolungamento per gli anni 2009 e 2010 era giá contenuto nella Legge finanziaria 2008, ma che rimane ostaggio dell'incomunicabilitá fra Scajola e Tremonti.
La convocazione di domani al MISE, promossa per discutere di "non oil" e di "carte di credito" non é certo quello che ci aspettavamo dal Ministro.
Sul "non oil" -che periodicamente, da almeno 25 anni, rispunta come panacea di tutti i mali- vanno dette due cose: la prima é che la materia é stata trasferita alle Regioni e alle amministrazioni locali depositarie di tabú, come quelli sulle licenze dei tabacchi, che non si possono sfatare; la seconda é che i proprietari degli impianti non sono disponibili né a investire, né a lasciare che a investire sia il Gestore. Senza contare che, nei rari casi in cui si realizzano attivitá diverse, i Gestori vengono gravati di canoni di locazione piú alti di quelli facilmente riscontrabili sul mercato. Quanto alle "carte di credito", il meritorio tentativo di cui si incaricó due legislature fa' il Sottosegretario Dell'Elce, si infranse sul muro innalzato dall'ABI che non intendeva (e non intende) rinunciare alle sue commissioni che, essendo calcolate sul prezzo al pubblico, taglieggiano circa il 40% del margine del Gestore, al netto degli oneri di collegamento al circuito che le banche dirottano su numeri a pagamento. Domani, rispondendo alla convocazione ministeriale, cercheremo di avviare la discussione sugli altri argomenti oggetto del protocollo d'intesa. Perché, fino ad ora, a mantenere i patti é stata solo la nostra Categoria che ha dovuto "ingoiare" orari piú lunghi, azzeramento dei turni e una liberalizzazione che fatalmente -con l'aumento del numero degli impianti- ha ridotto produttivitá ed efficienza della rete esistente. Ed é un dato cosí incontrovertibile che oggi, anche i piú strenui sostenitori della destrutturazione del settore, cominciano ad accorgersene.In fondo noi rivendichiamo il perfezionamento di una liberalizzazione incompiuta, grazie alla quale si sono arricchiti i soliti noti (compagnie, privati, Gdo), mentre i Gestori sono rimasti fermi al palo di rivendicazioni che non hanno prodotto alcun risultato.
Sará forse giunta l'ora di mettere da parte il "senso di responsabilitá" che ha guidato per decenni la nostra Categoria?
Il Ministro si faccia questa domanda e provi a darci una risposta credibile.
A PROPOSITO DELL'ACCORDO ENI-FAIB-FIGISC
SIA DETTO SENZAPrima del merito, una doverosa premessa a scanso di equivoci: la FEGICA non intende firmare e non firmerá alcuna "clausola di recesso" della quale non abbia condiviso stesura, articolazione e ricadute sulla Categoria. Cosí come rimangono fermi i suoi giudizi sui contenuti dell'intesa legati alla clausola di recesso sottoscritta da Eni, Faib e Figisc.
Per tali motivi non ha sottoscritto l'accordo del 28 luglio scorso al quale, intorno al tavolo, ha mosso critiche ed avanzato proposte, inascoltate, di modifica.
Ad esempio, come non considerare che i rinnovi dei contratti obbediscono ad una precisa logica aziendale? Per il codice civile, infatti, non é possibile inserire alcuna clausola di recesso all'interno di contratti vigenti. Ed a noi, questa sembra una cosa di grande rilevanza.
Ma l'accordo -alla cui definizione avevamo prestato tutto il nostro impegno- immaginiamo che non voglia esaurirsi in tale clausola, ma abbia l'ambizione di affrontare altre e piú complesse problematiche che pure sono presenti in quel testo.
Sarebbe sufficiente questo per convenire -con un pizzico di onestá intellettuale- sulla necessitá che tali problematiche, per i riflessi che hanno e potranno avere sull'intero settore, abbiano necessitá dell'apporto costruttivo di tutte le componenti della Categoria. In questo senso avevamo ricordato come, a parti invertite, la nostra Federazione pose come pregiudiziale la presenza dell'intera rappresentanza per proseguire in trattative sulle quali, diverse sensibilitá, non avevano consentito una sintesi unitaria.
Ma, evidentemente, non siamo riusciti (o almeno cosí facciamo finta che sia) ad essere chiari come volevamo se é vero che c'é stato chi ha utilizzato questa affermazione -positiva dal nostro punto di vista- per liquidarla ricorrendo ad un precetto religioso: "ci siamo sempre stati e sempre ci saremo".Il problema é, semmai, verificare se Eni, Faib e Figisc immaginano di continuare in "splendida solitudine" ovvero sono pronte a misurarsi con idee diverse dalle loro. Noi immaginiamo che la diversitá sia un arricchimento del confronto e delle soluzioni ipotizzabili piuttosto che un freno all'evoluzione di quei contenuti dell'accordo sui quali il dissenso é all'interno di una normalitá dialettica.
Certo l'atteggiamento che emergerá, certamente spingerá la nostra Federazione a tarare le sue iniziative sulla realtá per come si andrá confermando: crediamo, a questo proposito, che nessuno possa pretendere di sapere, prima della riunione, quali saranno gli argomenti che la FEGICA intende utilizzare e con quali obiettivi. Magari in anticipo, prima di decidere se "ammetterla" al tavolo.
Deve essere chiaro che noi rivendichiamo un diritto e non certo una partecipazione come risultato di un atto di "liberalitá". Ciascuno, quindi, in tutta libertá, potrá assumere le sue decisioni. Senza imbarazzo ma facendo i conti -a priori- con questa posizione che non intendiamo annullare.
Ció detto, due altre precisazioni devono essere fatte.
Le assemblee di Napoli, come tutti sanno, sono state due perché, per oltre un mese, é stato posto il veto (dei firmatari?) alla presenza, nella stessa sede, anche della FEGICA: la mattina del 18 alle 08.15' abbiamo ricevuto una telefonata con la quale ci si invitava a far confluire le due assemblea in un'unica sala. Una disponibilitá giunta un po' in ritardo perché potesse essere accolta. Sui numeri, poi, non ci eserciteremmo oltre: chi c'era ha visto e chi ha ricevuto i resoconti dagli agenti Eni sa. A Napoli come a Milano, a Modena, a Firenze, i Gestori -quelli che hanno partecipato- sanno bene come é andata. Perché continuare?Infine qualcuno si scandalizza perché abbiamo dichiarato che "é venuto meno un comune sentire" oppure che "si é scavato un solco profondo nei rapporti interpersonali". E' vero. Non lo abbiamo mai nascosto e lo confermiamo.
D'altra parte l'esercizio della rappresentanza non comporta necessariamente che fra i dirigenti ci sia un comune sentire oppure che i rapporti personali debbano essere ottimi. La rappresentanza si esercita sui contenuti, magari battendosi per affermare il proprio punto di vista.
In questi mesi con Faib e Figisc ci siamo trovati intorno ad altri tavoli aziendali assumendo posizioni a volte simili ed a volte divaricate. Nel merito. Sempre nel merito. Senza che i rapporti personali abbiano condizionato le scelte.
Che poi si pretenda che i rapporti siano improntati al sorriso piuttosto che alle frequentazioni quotidiane o alla cordialitá che ha contraddistinto i nostri rapporti fino al venti di luglio, sembra eccessivo. E, soprattutto, non indispensabile.
Sul resto sorvoleremo perché arnese di propaganda e come tale legittimo per perseguire il proprio scopo.
Un'ultima osservazione. Il latino é, per alcuni, lingua ostica ma, spesso, consente un'efficace sintesi. Una sintesi che avrebbe dovuto far tradurre, in italiano moderno, le parole "conventio ad excludendum", con "intesa per escludere", che é esattamente quello che volevamo dire. Nulla di piú.
Il resto sono libere e fantasiose interpretazioni: sostantivo per il quale, forse, andrebbe scomodata l'etimologia greca. (RDV)Per gentile concessione, riproduciamo integralmente il seguente articolo che compare sul numero del settimanale "L'espresso", attualmente in edicola.
BUROCRATI EMERGENTI / ROBERTO SAMBUCO
Mister PREZZI mostra i pugni
Rampante. Tira di box tre volte la settimana. Ha fatto strada grazie ai partiti e a Mediaset. Ecco chi é l'uomo che deve proteggere la spesa al supermarket.
DI STEFANO LIVADIOTTI
Mister Prezzi non ha davvero perso tempo. Nominato garante per la sorveglianza dei listini il 20 luglio, Roberto Sambuco ha subito approfittato della pausa estiva, quando i quotidiani non hanno granché da scrivere. S'é proposto per un'intervista al "Corriere della Sera", ha scelto un tema popolare come quello del costo degli sms, ed é andato giú duro: 15 centesimi, ha sentenziato, sono troppi. Era il 13 agosto. Gli operatori gli hanno risposto a muso duro. Prima accusandolo di non saper neanche far di conto. E poi ricordandogli che la materia non é di sua competenza. A quel punto, lui ha battuto in ritirata. Tanto il titolone sul giornale l'aveva conquistato.
Quarantenne rampante, appassionato di musica classica e di pugilato (tira di boxe in palestra tre volte alla settimana), Sambuco é fatto cosí. «Sono un manager prestato alla pubblica amministrazione», dice di sé. Ma, piú che le grandi aziende, finora ha bazzicato la politica, che ha usato come taxi. Fin da quando, all'inizio degli anni Novanta, é uscito dalla Federazione giovanile del Psi per fare capolino nel Consiglio nazionale del movimento dei club Pannella. Abile e spregiudicato, s'é subito legato all'accoppiata Peppino Calderisi-Elio Vito, che nel 1994, dopo aver lasciato il vecchio leader radicale, troverá ospitalitá nelle liste di Forza Italia. Cosí il giovane Sambuco, portaborse prima dell'uno e poi dell'altro, é sbarcato in Parlamento. E, siccome il ruolo gli stava stretto, ha cominciato a darsi da fare, macinando chilometri nei corridoi delle commissioni e sbrigando lavoretti per Mediaset. Calcolo azzeccato, se é vero che sará direttamente Gina Nieri, potentissima consigliere di amministrazione del Biscione, ad aiutarlo a salire un ulteriore gradino, con la nomina nel 1998 ad assistente di Antonio Filati, membro in quota Forza Italia della neonata Autoritá per le garanzie nelle comunicazioni. Da lí lesto spiccherá il volo, senza imbarazzo alcuno, verso la Wind, cioé proprio una delle societá vigilate dall'Agcom. Nell'azienda telefonica, che all'epoca fa capo all'Enel, entra nel 2002 come responsabile dei rapporti istituzionali, ma in poco tempo conquista anche la comunicazione e quindi il ricco budget pubblicitario. Una carriera bruciante. Costruita grazie a uno sponsor d'eccezione: il faccendiere Luigi Bisignani («Sono uno dei suoi porta-silenzi», ama vantarsi lui). Per Sambuco é la porta d'accesso a un network di amicizie pesanti. Che si rivelerá molto utile quando Wind finisce nelle grinfie del Faraone Naguib Sawiris e lui viene prima emarginato e poi fatto fuori. L'ormai ex ragazzo non si perde d'animo. Mette su una societá di consulenza, la Rs Consulting. E va a bussare alla porta di Paolo Scaroni. Il numero uno dell'Eni non se lo fa ripetere due volte e gli da senz'altro da lavorare. Ma ormai Sambuco é cresciuto. Tanto da avere un canale diretto con Gianni Letta. Cosí, quando nasce l'attuale governo, qualcuno si ricorda di lui. E Io spedisce al fianco di Paolo Romani, nominato prima sottosegretario e poi vice ministro alle Comunicazioni sotto il titolare dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola (i due si detestano cordialmente). Dura poco. A Sambuco l'incarico di semplice coordinatore non pare consono. E quando si profila una riorganizzazione del ministero, si mette subito sotto l'ala protettiva del ministro, diventando capo di uno dei nuovi dipartimenti, quello appunto delle Comunicazioni. Incarico cui affianca ora quello di Mister Prezzi: il potere reale é poco; la visibilitá basta saperla sfruttare. E lui sí che é uno specialista. Lo ha dimostrato, prima ancora di prendersela con i petrolieri per il caro-benzina, giá nei giorni del terremoto dell'Aquila. Quando ha annunciato, con un comunicato del ministero, di aver chiesto agli operatori di mettere a disposizione una certa quantitá di cellulari per gli sfollati. Poi non se ne é saputo piú niente.- La Moglie del Benzinaio ucciso: adesso voglio giustizia
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