LE RICETTE SULLA COMPETITIVITA' SUI TAVOLI DEL MINISTERO
La ricerca di interventi - meglio se legislativi - sulla distribuzione carburanti italiana é divenuta ormai una vera ossessione che popola gli incubi dei molti "studiosi della materia". Una ossessione che in psichiatria si sarebbe definita compulsiva, considerato che all'indomani di tutti i sudatissimi interventi già realizzati - immancabilmente definiti "storici" o "epocali"- la caccia ricomincia come se niente fosse successo, con le stesse analisi a tinte fosche, i medesimi scenari catastrofici, le identiche pratiche di auto flagellazione.
E così, anche questa volta, "i prezzi sono alti", "gli impianti sono troppi", "i self sono pochi", "i contratti sono rigidi" e via dicendo. Sentenze buttate Iì ormai stancamente, senza nessuna convinzione, ma anche senza nessuna curiosità nel chiedersi se quel che si afferma, abbia ragione di
essere sostenuto.
Eppure i molti "studiosi della materia", sempre con il santino del "mercato" esibito nella destra, qualche domanda avrebbero pur dovuto porsela.
La supremazia del Libero Mercato é compatibile (1) con i tentativi di mettere sotto controllo i prezzi o anche solo con la determinazione di un "prezzo giusto" teorico?; oppure (2) con i tentativi di chiudere (o far aprire agli "amici") forzatamente gli impianti o anche solo con la determinazione di un "numero giusto" teorico?; oppure (3) con i tentativi (inutili) di costringere i consumatori a "scegliere" il self, anche attraverso la forzatura degli automate, magari tra un po', direttamente con il divieto per legge di servire il cliente?
Domande paradossali? Provocazioni?
Questo devono aver pensato, ammiccanti, i numerosi ed autorevoli convitati al tavolo convocato lo scorso venerdì presso il Ministero dello sviluppo economico, quando la Fegica ha esibito diversi contratti di affidamento in uso gratuito (impropriamente definiti di comodato) sottoscritti tra aziende petrolifere e -udite, udite- marchi primari della Grande Distribuzione Organizzata.
Quegli stessi contratti che, senza flessibilità, diventano nelle mani dei Gestori strumenti del maligno, ingessano il mercato, impediscono la concorrenza, tarpano le ali alla competitività, ostacolano le ardite e fantasiose politiche commerciali delle petrolifere.
Questi stessi contratti che invece, con il tocco ispirato della GDO consentono di spingere il Paese verso la modernizzazione, l'innovazione, l'efficienza e la nuova produttività, oltreché ridicolizzare i prezzi alla pompa.
E tutto questo senza neanche il bisogno di uno straccio di clausola di recesso, divenuta l'unica ragione di vita (professionale) di qualcuno.
Ma se la differenza non sta nel contratto, allora dov'è?
Gli "studios idella materia" hanno già fatto le loro ricerche e trovata la risposta, ma. purtroppo, non se la ricordano.
In attesa, provando ad aguzzare la vista, una differenza noi, in Fegica, l'avremmo trovata e sta, non poi cosi nascosta, nei diversi prezzi unitari a cui fanno riferimento le fatture con le quali vengono accompagnate (e pagate) le forniture di carburanti ai Gestori piuttosto che alla GDO.
Una differenza che poi é anche alla base del "fenomeno" per il quale, mentre c'è chi si straccia le vesti per chiudere impianti, dall'altra c'è chi trova sempre conveniente (a maggior ragione se altri chiudono) aprirne di nuovi.
Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: nessuna riforma è possibile, se non si mette mano a questa stortura.
I GESTORI ALLA PROVA DELLA RIFORMA
L'AMBIZIONE DEL CAMBIAMENTO
Un vecchio slogan gridato dagli studenti sessantottini diceva che lo "Stato borghese si abbatte e non ci cambia". Noi pensiamo, alla luce dei fatti del nostro settore, che la parola d'ordine vada invertita e cioè che lo "stato di cose si cambia e non si abbatte".
La questione, quindi, é aver chiaro il come si cambia e con quali strumenti: dotarsi, cioè, di una strategia che non confonda il mezzo con il fine e le illusioni con la realtà. Soprattutto se. per sfuggire alla crudezza di quest'ultima, si rimuovono dalla coscienza le difficolta di cui il percorso di cambiamento é intriso.
Occorre ragionare in termini positivi -ma non acquiescenti-dello sviluppo futuro di questo settore e del ruolo che i Gestori potranno continuare ad avere. Sempreché i Gestori rimangano e. una volta rimasti, conservino una posizione che non sia di mera subalternità.
C'è la necessita di una stagione di riflessione profonda sui temi complessivi, escatologici del sistema, per ritrovare le ragioni che hanno portato la nostra Categoria, contro ogni "mago del vento", a conquistare -unico esempio in Europa-uno spazio di confronto negoziale con l'industria petrolifera che non fosse quello della santificazione notarile delle scelte di politica industriale e commerciale che le loro anime inquiete tendono a realizzare. Soprattutto in questo momento, la Categoria non ha alcuna necessita di dividere il mondo della rappresentanza dei Gestori fra buoni e cattivi; fra quelli che immaginano alleanze contro natura e quelli che rimangono fedeli a "guardia dell'ortodossia”.
Oltre alla strategia esiste anche un atteggiamento tattico nell'affrontare problemi complessi ed articolati: si può, cioè, scegliere di cercare di attraversare il fiume nel pieno della corrente, dove l'acqua è più profonda e magari senza saper nuotare. Oppure provare a cercare un guado, se non un ponte.
E' cosi che il risultato della tattica (non del tatticismo) porta al compimento della strategia.
E di questo siamo cosi convinti che abbiamo provato a ripeterlo, fino alla nausea, tanto da queste colonne quanto nelle sedi ufficiali. Ministeriali e aziendali.
Proposte concrete -forse le uniche- che abbiamo messo a disposizione di tutti: non è nel nostro stile esaurire l'azione nell'assegnarevoti e improbabili "pagelle".
Quando siamo d'accordo o dissentiamo preferiamo dirlo nelle sedi opportune, preferendo all'approssimazione dello "sparo nel mucchio", correttezza e, soprattutto, coerenza.
Quando necessario, affrontando una battaglia per affermare le nostre idee o per trovare possibili terreni di mediazione. Nessun voto dei cocci e nessun infingimento, ma battaglie alla luce del sole, senza alcuna alleanza - almeno da parte nostra- contro la natura degli interessi che riteniamo di rappresentare.
Una sfida aperta alla quale, con quel po' di intelligenza e capacita che abbiamo, intendiamo partecipare, scommettendo il possibile (il diritto dei Gestori) contro l'assolutamente probabile (la sua negazione).
D'altra parte senza il sogno che anima l'intelletto e risveglia la capacità di pensare, senza rincorrere quell'utopia alla base delle grandi trasformazioni storiche e sociali, la Storia sarebbe piatta. E. tutto sommato, da tempo la nostra Categoria non avrebbe potuto contare su un futuro.
Dare l'assalto al "cielo" delle certezze. Ne vale la pena.
(RDV)
ENI "PROMUOVE" LA CONFUSIONE
QUANDO IL MEGLIO E' NEMICO DEL BENE
I dietro front! di Eni e le sue piroette non fanno davvero più notizia.
Le affermazioni indubitabili di oggi, vengono smentite senza alcuna remora, né memoria, domani.
E oggi e domani non sono figure retoriche.
Non si tratta, qui, di filosofeggiare di coerenza: avere la forza di cambiare idea può essere una virtù.
Né di sottolineare una sempre più marcata perdita di credibilità, che pure, in un mondo fatto anche e soprattutto di relazioni, dovrebbe essere tenuta in debito conto.
E', piuttosto, il segnale -che dovrebbe preoccupare tanto all'interno, quanto tutto l'ambito esterno, visto il ruolo ricoperto- di una confusione non solo apparente. In questa ottica, perde quasi di significato l'ennesimo impegno formalmente assunto e poi immancabilmente rimangiato sulla campagna promozionale (a proposito, la versione di oggi, a quest'ora, é che si paga). D'altra parte, perché dovrebbe sorprendere questa vicenda, in fondo marginale, quando su questioni di rilievo nazionale, quale il comparto della raffinazione. Eni mostra la medesima disinvoltura: "oggi", il Presidente di Unione Petrolifera lancia l'allarme sullo stato della raffinazione (non certamente sollecitato dalla Conoco): "domani", il Direttore Generale di Eni R&M nega l'esistenza di qualsiasi problema: "dopodomani", l'Amministratore delegato di Eni in persona definisce catastrofico lo stato del comparto.
Insomma, dal gioco al massacro delle affermazioni e delle smentite, nessuno può dirsi al riparo. Figurarsi i Gestori.
Ad ogni buon conto, la Fegica. proprio in nome e per conto dei Gestori, ha inviato ad Eni una comunicazione (riprodotta di seguito) che assume una posizione -anche "a futura memoria"- sia sulla campagna promozionale che sui termini del Protocollo d'Intesa tra Eni e la Regione Lombardia.
Vicende, entrambe, che sarebbero -più o meno-confinabili nell'ambito di iniziative commerciali aziendali, se non fosse che. alla luce delle forzature contrattuali inserite con la famigerata clausola di recesso, ora assumono rilievo e conseguenze del tutto differenti rispetto al passato.
E' per questo che. quindi, si allargano i piani di lettura attraverso i quali interpretare tali iniziative, ora che esse agiscono direttamente sui meccanismi che "autorizzano" l'azienda -unica titolare della politica commerciale- ad attivare la clausola rescissoria contro il Gestore che di quella politica può solo prenderne atto e subirne le conseguenze.
Una forzatura interpretativa? Non ci sembra proprio. Ma. fin qui. siamo all'opinione soggettiva, per quanto fondata.
Certo, se dal contesto della soggettività si passasse, per avventura, a quello dell'oggettività, attraverso un Giudizio terzo e imparziale, le conseguenze sarebbero altre. E non si tratta di puro revanscismo. Ci sarebbe davvero di che chiedersi se l'introduzione della clausola di recesso, cosf maldestramente inoculata nei contratti dei Gestori Agip, é davvero utile a garantire all'azienda la "trasmissione" sulla rete delle politiche commerciali, come le "anime belle" hanno continuato a sostenere.
0 se non sia vero piuttosto il contrario, tanto da mettere persino in dubbio la "liberta" dell'azienda titolare della facoltà rescissoria, di poter proporre, al medesimo tempo, una politica commerciale, almeno nei termini visti. Ma i responsabili di questa battaglia di retroguardia, che pure hanno scalato rapidamente le vette del gradimento di Piazzale Mattei, si sono posti questo problema? Oppure si limitano a sperare di poter abbandonare in tempo la nave (per porti migliori), prima che questa cominci ad imbarcare acqua?
DI SEGUITO. IL TESTO DELLA COMUNICAZIONE INVIATA DALLA FEGICA CISL ALLA DIREZIONE ENI R&M
Oggetto: Campagna Fedeltà YOU&ENI. Protocollo d’Intesa Eni-Regione Lombardia.
Nel prendere visione del nuovo modello di adesione all'iniziativa promozionale di marchio inoggetto, predisposto unilateralmente da Eni e sottoposto alla mera ratifica dei Gestori a partire da venerdì 12 febbraio u.s., che nega e smentisce quanto formalmente comunicato da Eni stessa alle Organizzazioni di categoria in data 8 febbraio ("Con la presente dichiariamo che non é previsto nessun contributo a carico del gestore sul costo punto della nuova campagna di fedeltà YOU&ENI"), pur volendo appena limitarsi a censurare, senza ulteriore commento, il comportamento adottato da codesta azienda, irrispettoso finanche delle norme minime di educazione che dovrebbero regolare una civile convivenza, la scrivente Federazione, in nome e per conto dei Gestori a marchio Agip ad essa associati, dichiara che l'eventuale adesione dei suddetti Gestori non sottintende né implica la completa e spontanea accettazione delle clausole contenute nel citato modello.
Al contrario, tale adesione -con particolare riferimento alle clausole di esclusione dalla campagna ed all'onere economico gravante sul Gestore, peraltro nemmeno sufficientemente chiaro ed esplicito- é da ritenersi tecnicamente forzata dalla condizione di stretta dipendenza economica tra Eni e l'impresa del Gestore. rafforzata ulteriormente e senza alcun limite dall'introduzione nel contratto di gestione di una clausola di recesso -come é noto ritenuta comunque illegittima dalla scrivente- funzionalmente collegata proprio all'utilizzo ed alle modalità di applicazione dell'iniziativa promozionale da parte del Gestore medesimo.
Se. come é vero, la clausola di recesso contrattuale é funzione del mancato raggiungimento di traguardi qualitativi e quantitativi fissati attraverso criteri voluti da Eni stessa, allora l'imposizione aziendale di nuove condizioni regolamentari ed economiche fatte gravare sul Gestore rappresenta un abuso della propria condizione di controllo, essendo di fatto negata al Gestore stesso per un verso la possibilità di contrattare condizioni differenti, dall'altro quella di rinunciare a rinnovare la propria adesione alla campagna promozionale.
In questo caso, infatti, il Gestore si esporrebbe in tutta evidenza al rischio di vedere attivata la mannaia contrattuale per effetto della contrazione dei volumi quantitativi di vendita ovvero della "violazione” delle norme comportamentali qualitative impartite da Eni che impongono al Gestore la necessità di una “intensità promozionale” pressoché totale. Proprio quell'intensità promozionale (il rapporto, cioè, tra punti caricati e litri di prodotto distribuiti) che. allo stesso tempo e contraddittoriamente, viene economicamente penalizzata dal meccanismo di contribuzione a carico del Gestore previsto dal modello di adesione Eni.
Alla luce di quanto sopra sinteticamente esposto, la scrivente, riservandosi di verificare in ogni sede ritenuta opportuna i rilievi giurisprudenziali dei comportamenti adottati da codesta azienda, la diffida a gravare di alcun tipo di costo le gestioni oltreché ad assumere iniziative sul piano regolamentare nei confronti dei Gestori rappresentati, che non siano espressamente compatibili con quelle codificate e condivise con l'Accordo del 26.7.05. da Eni stessa richiamato.
Allo stesso tempo e per altro verso, la scrivente Federazione diffida Eni S.p.A. dal dare applicazione al Protocollo d’Intesa siglato l'11 febbraio scorso da Eni medesima e la regione Lombardia, nei termini che sono stati presentati dalla stampa nazionale.
Con questo, facendo riferimento alle particolari condizioni del prezzo di vendita e. conseguentemente, di cessione del prodotto Diesel Tech decise da Eni. alle quali sarebbero interessati solo alcuni Gestori di impianti che espongono il marchio Agip. escludendone altri seppure operanti nel medesimo bacino di utenza e segnatamente all'interno della provincia di Milano.
Un tale comportamento, infatti, non solo segnerebbe una evidente discriminazione operata direttamente dal fornitore in esclusiva tesa, di fatto, ad orientare, attraverso la leva del prezzo, volumi di vendita verso alcuni punti vendita prescelti, danneggiandone altri. Ma, allo stesso tempo, creerebbe surrettiziamente nei confronti dei Gestori già economicamente e commercialmente danneggiati, anche le condizioni già richiamate di rescissione contrattuale per mancato raggiungimento dei traguardi quantitativi; tanto più che lo stesso "algoritmo” voluto da Eni per fissare tali obiettivi é funzione del dato medio di vendita della provincia, oltreché dell'andamento "storico” del punto vendita.
Ne consegue che, a parametro provinciale inalterato, Eni, responsabile esclusiva -in quanto unica depositaria della politica "commerciale" adottata- del danno procurato ad alcune gestioni in termini di perdita di volumi di erogato, crea essa stessa le condizioni che le consentono di punire tali medesime gestioni, attraverso l'utilizzo della clausola contrattuale di recesso.
Una vera e propria stortura insopportabile al di la’ delle specificità in questa sede evidenziate e che pure rappresenta ampia testimonianza del carattere di iniquità dei comportamenti aziendali adottati nei confronti dei Gestori, oltreché delle ragioni manifeste che spingono la Fegica a rinnovare il suo marcato dissenso.
Distinti saluti.
LA COLLINA
di Edgar Lee Masters
(traduzione di Fernanda Pivano)
Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley,
l’abulico, l’atletico, il buffone, l’ubriacone, il
rissoso?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.
Uno trapassò in una febbre,
uno fu arso in miniera,
uno fu ucciso in rissa,
uno morì in prigione,
uno cadde da un ponte lavorando per i suoi cari.
Tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla
collina.
Dove sono Ella, Kate, Mag, Edith e Lizzie,
la tenera, la semplice, la vociona, l’orgogliosa, la
felice?
Tutte, tutte, dormono sulla collina.
Una morì di un parto illecito,
una di amore contrastato,
una sotto le mani di un bruto in un bordello,
una di orgoglio spezzato, mentre anelava al suo
ideale,
una inseguendo la vita, lontano, in Londra e
Parigi,
ma fu riportata nel piccolo spazio con Ella, con
Kate, con Mag.
Tutte, tutte dormono, dormono, dormono sulla
collina.
Dove sono zio Isaac e la zia Emily,
e il vecchio Towny Kincaid e Sevigne Houghton,
e il maggiore Walker che aveva conosciuto
uomini venerabili della Rivoluzione?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.
Li riportarono, figlioli morti, dalla guerra,
e figlie infrante dalla vita,
e i loro bimbi orfani, piangenti.
Tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla
collina.
Dov ’è quel vecchio suonatore Jones
che giocò con la vita per tutti i novant’anni,
fronteggiando il nevischio a petto nudo,
bevendo, facendo chiasso, non pensando né a
moglie né a parenti,
né al denaro, né all’ amore, né al cielo?
Eccolo! Ciancia delle fritture di tanti anni fa,
delle corse di tanti anni fa nel Boschetto di Clary
di ciò che Abe Lincoln
disse una volta a Springfield.
di Edgar Lee Masters
(traduzione di Fernanda Pivano)
Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley,
l’abulico, l’atletico, il buffone, l’ubriacone, il
rissoso?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.
Uno trapassò in una febbre,
uno fu arso in miniera,
uno fu ucciso in rissa,
uno morì in prigione,
uno cadde da un ponte lavorando per i suoi cari.
Tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla
collina.
Dove sono Ella, Kate, Mag, Edith e Lizzie,
la tenera, la semplice, la vociona, l’orgogliosa, la
felice?
Tutte, tutte, dormono sulla collina.
Una morì di un parto illecito,
una di amore contrastato,
una sotto le mani di un bruto in un bordello,
una di orgoglio spezzato, mentre anelava al suo
ideale,
una inseguendo la vita, lontano, in Londra e
Parigi,
ma fu riportata nel piccolo spazio con Ella, con
Kate, con Mag.
Tutte, tutte dormono, dormono, dormono sulla
collina.
Dove sono zio Isaac e la zia Emily,
e il vecchio Towny Kincaid e Sevigne Houghton,
e il maggiore Walker che aveva conosciuto
uomini venerabili della Rivoluzione?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.
Li riportarono, figlioli morti, dalla guerra,
e figlie infrante dalla vita,
e i loro bimbi orfani, piangenti.
Tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla
collina.
Dov ’è quel vecchio suonatore Jones
che giocò con la vita per tutti i novant’anni,
fronteggiando il nevischio a petto nudo,
bevendo, facendo chiasso, non pensando né a
moglie né a parenti,
né al denaro, né all’ amore, né al cielo?
Eccolo! Ciancia delle fritture di tanti anni fa,
delle corse di tanti anni fa nel Boschetto di Clary
di ciò che Abe Lincoln
disse una volta a Springfield.
A Marisa
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