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Figisc Anisa News 07/2010

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figisc2902ENI, CAMPAGNE & PROTOCOLLI: UN MINIMO DI CHIAREZZA

Sulla campagna "You& Eni" della rete ordinaria è più che opportuno ricorda­re:

a) che la prima versione aziendale re­cava un onere del "20 % di contri­buto sul costo del punto per intensità promozionale fino al 60 %; 100 % di addebito del costo del punto oltre il 60,01 % di intensità promo­zionale";

 

b) che - come abbiamo già evide­nziato (Figisc Anisa News N. 6 del 15 febbraio 2010) - le Associazioni di categoria FAIB e FIGISC, già fir­matarie dell'accordo con ENI del 28.07.09, considerato come la ri­chiesta di nuovi oneri sulla cam­pagna "possa compromettere nel suo complesso la validità e la sostenibilità dell'accordo sottoscritto", non avessero esitato a minacciare il "ricorso alla disdetta dell'accordo stesso";

 

c) che l'ultima versione aziendale pre­vede la corresponsione "del costo dei punti eccedenti la soglia del 75 % di intensità promozionale" e che "l'Azienda segnalerà l'eventuale su­peramento della predetta soglia ai gestori interessati. Questi ultimi po­tranno fornire entro 15 giorni dal ri­cevimento della segnalazione - eventualmente avvalendosi della as­sistenza delle OO.SS. - le motiva­zioni a sostegno del proprio opera­to".

Questa la successione dei fatti nella loro oggettività, dalla quale emerge con chiarezza che l'azione di deterren­za di FIGISC e FAIB ha "rettificato" in misura considerevole l'impostazione a­ziendale.

Non c'‚ alcun dubbio che la prima ver­sione abbia rappresentato un tentativo (invero piuttosto maldestro) di addos­sare (sicuramente almeno 2,4 mille­simi al litro entro la soglia del 60 %, 12 millesimi oltre, quindi - conside­rato che si calcolava su tutto l'erogato del punto vendita - una media di 8,9 millesimi/litro) pressochè integralmen­te il costo della propria campagna (cir­ca 9,1 millesimi al litro sui litri "promo-zionabili", circa 6,3 millesimi su tutti i

litri venduti in rete) al Gestore. Ab­biamo fatto, beninteso, solo un sem­plicistico "conto della serva", per far comprendere a cosa sia servito l'at­teggiamento deciso di FAIB e FIGISC nella vicenda.

Una questione del tutto distinta , in­vece, quella del rapporto intercorrente tra le clausole contrattuali dell'accordo del 28 luglio 2009 ed i meccanismi re­lativi all'intensità promozionale della campagna "You& Eni".

Ci si riferisce, naturalmente, alle impli­cazioni relative al conseguimento degli obiettivi quantitativi e qualitativi che, all'interno del Piano base condizionano la famosa "clausola di recesso", ovvero - per essere più espliciti - al fatto che, per quanto riguarda la campagna "You &Eni", l'intensità promozionale dovreb­be comunque "tendere al massimo" (anche al di là della soglia dopo la quale si comincia a pagare un con­tributo) al fine di non incorrere in una contrazione degli erogati del punto vendita o di contravvenire ai parame­tri comportamentali (gli "item" qua­litativi).

A questo proposito si ricorda precisa­mente che:

1) non stato dato luogo alla verifica annuale con le Associazioni di cate­goria sottoscrittici dell'accordo "con la finalità di condividere gli elementi chiave e le componenti dei Piani ba­se e dei Piani commerciali da atti­vare per il nuovo esercizio (2010 NdR) con i singoli Gestori";

2) non ha avuto luogo il previsto con­fronto tra l'azienda e le Associazioni di categoria per apportare modifiche semplificative agli indicatori qualita­tivi ("item") previsti simmariamente dall'accordo;

3) in sintesi: non sono stati definiti i Piani base nelle loro componenti degli obiettivi qualitativi e quan­titativi per l'anno 2010 (nè possono essere ritenuti validi quelli per l'an­no 2009 presentati alle Gestioni - su istanza delle Associazioni firma­tarie dell'accordo - a mero titolo e­semplificativo, senza efficacia veru­na dal punto di vista contrattuale);

4) ai fini della validità della clausola di recesso, da un punto di vista stret­tamente legale il Piano base non si esaurisce solo "in sé", ma altresi nel fatto di essere "predisposto secondo le modalità e le metodologie con­cordate negli accordi aziendali" (os­sia, secondo contenuti "e" proce­dure);

5) la clausola di recesso opera almeno dopo un biennio operativo a partire dal 2010, e, più precisamente, "con riferimento a due consecutivi Piani base", nel caso di mancato conse­guimento del 90 % degli obiettivi quantitativi o del 75 % degli obiet­tivi qualitativi, e anche allora in una misura non eccedente il 5 % del­l'intera rete.

E, pertanto, di tutta evidenza che la specifica problematica della campagna promozionale sarà oggetto di apposita valutazione nell'ambito delle prossime verifiche che le Associazioni firmatarie dell'accordo e l'ENI stanno calendariz-zando per le prossime settimane ai fini della definizione dei Piani base per l'esercizio 2010 (e, quindi, degli obiettivi quantitativi e qualitativi, degli elementi correttivi in apporto o disapporto, delle variabili generali e locali, ecc., cosi co­me previsto dall'accordo del 28.07. 2009).

Per quanto attiene l'iniziativa "com-mercial-ecologica" (prezzo e condizioni di vendita particolari del prodotto die­sel tech) oggetto del protocollo d'inte­sa tra ENI e Regione Lombardia sotto­scritto in data 11 febbraio 2010 - se­condo il quale il prodotto diesel tech in distribuzione (già a partire dal 20 febbraio) in 50 stazioni di servizio di­slocate a Milano e sulle tangenziali con un prezzo uguale a quello del gasolio normale, senza maggiorazioni almeno per i primi due mesi di sperimenta­zione -, anche essa sarà naturalmente oggetto di specifica valutazione in sede di definizione degli obiettivi qualitativi e quantitativi dei Piani base 2010, pur essendo ricompresa genericamente in casistiche già contemplate dall'accor­do vigente.

Premesso, infatti, che si procederà a monitorare le plausibili conseguenze di tale iniziativa sul volume delle vendite degli impianti che, pur situandosi nelle immediate vicinanze delle aree coin­volte, ne vengono esclusi, l'accordo a­ziendale del 28.07.2009 evidenzia più volte ed in più passaggi come non pos­sano essere addebitati alle gestioni, ai fini dell'efficacia della clausola di re­cesso "eventi non attribuibili alla re­sponsabilità del Gestore...il cui impatto sarà in ogni caso periodicamente preso in considerazione ai fini della revisione degli obiettivi del punto vendita, in ba­se a quanto previsto nel presente ac­cordo".

VENDITE GENNAIO 2010: ANCORA UNA PESANTE FLESSIONE (- 5,30 %)

Rispetto al gennaio 2009 (già forte­mente negativo di suo: - 7,21 % sullo steso periodo del 2008) le vendite del gennaio 2010 segnalano una perdita di oltre 181 milioni di litri e del 5,30 %.

Le perdite più marcate sono quelle del prodotto benzina: 101 milioni di litri in meno (ben - 8,98 %), con una pesan­te batosta per il segmento rete (che segnala un - 9,22 % contro un - 5,56 % del segmento extrarete). Il gasolio, a sua volta, perde circa 80 milioni di li­tri ed il 3,50 % (per questo prodotto il segmento rete perde di meno rispetto alla benzina, solo - 1,74 % contro il - 6,76 % dell'extrarete). Nei due segmenti, la rete complessiva­mente marca una flessione pari a - 4,83 %, l'extrarete una flessione pari a - 6,67 %.


Continua, pertanto, un trend di contrazione dei consumi che dura dal gennaio 2008 (- 3,35 % sulla

confronto al 2007, + 0,31 % sull'ex-trarete, - 2,38 % nel complesso), si conferma nel gennaio 2010 (- 5,43 % sul gennaio 2008 in rete, - 11,85 % in extrarete, - 7,21 % nel complesso) e, come si appena visto, nel 2010 (-4,83 % rispetto al gennaio 2009 per la rete, - 6,67 % per l'extrarete e - 5,30 % nel complesso).

Trend che pienamente confermato anche in base ai venduti annuali: dal 2004 al 2009 la rete passata da 36,337 a 34,016 miliardi di litri, con u­na perdita di circa 2,321 miliardi di litri di erogati, pari a - 6,39 % , l'extra-rete ha perso nello stesso periodo circa 0,570 miliardi di litri ed un - 4,67 %; nel complesso, infine, i consumi sono decrementati di 2,891 miliardi di litri, pari ad un - 5,95 %.

SEMPRE A PROPOSITO DI POMPE BIANCHE, G.D.O., RETE, EXTRARETE: QUALCHE RIFLESSIONE

Già si detto quanto sia difficile sta­bilire quanti siano gli impianti nel loro complesso e, più specificamente, le co-si dette "pompe bianche" nella rete di­stributiva nazionale (si veda Figisc A-nisa News N. 4 del 3 febbraio 2010).

La "forbice" delle stime cosi desola­tamente ampia, che si va dalle oltre 3.000 - che si ottengono sottraendo il numero degli impianti di proprietà e convenzionati con le compagnie petro­lifere da quello che il Ministero dichiara come numero "totale" dei punti ven­dita (che risulta di 24.739 unità) -, alle 390 citate dalla Federconsumatori (Ro­sario Trefiletti, tavolo ministeriale del 12 febbraio u.s.), passando per le salomoniche 1.500 di cui parla Alessan­dro Proietti, presidente di Nuovo Pro­getto, nel convegno di SOMEDIA del 19 giugno 2009.

Allora, se cosi difficile stabilire il "nu­mero" delle "pompe bianche", almeno si potrebbe tentare di capire quale sia la relativa quota di mercato, ma anche in questo caso l'operazione non cosi scontata.

Stando ai dati pubblicati da Staffetta, le quote di "mercato rete" per il 2008 (non ci sono ancora quelle del 2009) sono attribuite alle "pompe bianche, grande distribuzione, Omv e Repsol" in ragione di un 5,1 % per la benzina e di un 3,0 % per il gasolio. Se si tiene conto dei tassi di sviluppo "ufficiali" degli ultimi anni, una nostra elabora­zione ci fa stimare per il 2009 che tali quote si siano rispettivamente modifi­cate nel 6,6 % per la benzina e nel 3,4 % per il gasolio (una media del 4,7 % sul totale, per circa 1,602 miliardi di litri sui 34,016 presumibilmente ero­gati in rete nel 2009), stima che non affatto lontana da quella elaborata dal­l'industria petrolifera (1,540 miliardi di litri su complessivi 34,013, con una quota del 4,53 %).

Pure, questi numeri relativi alle quote di mercato non ci convincono affatto della loro bontà. Ad esempio, vi sono circa 120 impianti presso le strutture Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4

commerciali della GDO, impianti che hanno una capacità di vendite di 8à10 milioni di litri anno, per un totale sti­mabile in circa 1,080 miliardi di litri, cio, da soli, valgono circa il 3,17 % delle vendite totali della rete.

Se le stime delle quote di mercato che attribuiscono il 4,70 % del totale al complesso di "pompe bianche" + gran­de distribuzione + qualche altra decina di impianti come OMV e Repsol sono azzeccate, significherebbe che la quota di mercato delle sole "pompe bianche" non sarebbe superiore all'1,53 % del mercato: un modesto quantitativo di circa 0,6 miliardi di litri, suddiviso tra quanti (390, 1.500 o 3.200) impianti? Con un erogato medio variabile nien­temeno che da 188mila ad 1,544 mi­lioni di litri? Boh!


Ma a che giova arrovellarsi sui numeri degli impianti o le quote di mercato?

Forse, per valutare alcune questioni di non marginale rilevanza che pure in questi tempi tengono banco.

Ad esempio, se questo "mondo alter­nativo" della rete (e, quindi dei prezzi al pubblico) fosse davvero cosi "limi­tato" in termini quantitativi, come si puŠ pensare - ed una domanda ri­volta a consumatori, governi, autho-rity! - che questa "nicchia" tutta parti­colare (per le note ragioni che vi risie­dono a monte) possa essere elevato a norma per la generalità del sistema di­stributivo?

E, sempre, a titolo di esempio, se que­sto "mondo alternativo" della rete (e, quindi dei prezzi, di cessione stavolta), fosse davvero cosi "limitato" in termini quantitativi, come si puŠ pensare che sia possibile semplicemente "riequili­brare" il prezzo di cessione [in pratica elevare quello dei quantitativi acqui­stati in extrarete e riversati in rete (che sarebbero pari a meno del 5 % del totale) e contestualmente abbas­sare quello dei quantitativi acquistati in rete (che sarebbe più del 95 % del totale)] in misura sensibile per il con­sumatore e, nel contempo, equa per il Gestore, cio per poter competere con la concorrenza di "pompe bianche" e, ovviamente, GDO?

E, ancora, sempre a titolo di esempio, come mai questo "mondo alternativo" della rete (e, quindi, di nuovo dei prez­zi al pubblico ), pur cosi "limitato" in termini quantitativi, ha generato una concorrenza tale da aver determinato la necessità di intervenire a "difesa del mercato" con sconti od iniziative pro­mozionali con un tasso di diffusione che riguarda, ormai - sia pure con un diverso grado di diffusione - almeno il 30 % della rete "colorata", con un im­pegno che si puŠ stimare "rispalmato" in una misura di circa 1,52,0 euro- Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4

cent per ogni litro venduto nel me­desimo circuito "colorato"?

Un risultato, questo, assai interessante che fa il paio con il fatto che a fronte di che viene fatto gravare sull'intero si­stema (e, quindi, anche, alla fine, sui consumatori che non sono stati am­messi al "paradiso" della GDO o della "pompe bianche"), la stima dei costi che sono stati "sganciati" dal sistema (cio l'ammortamento degli investi­menti che si sono assunti gli operatori "bianchi") non vanno probabilmente più in là di 0,40,5 eurocent/litro: in­somma, visto dalla prospettiva del "m­acro" su tutto il settore, il classico ca­ne che si morde la coda - facendosi male! - nel saldo tra costi aggiuntivi derivati ed oneri scaricati a terzi.

Questo "mondo alternativo", probabil­mente, assai più ampio di quel che non dicano i numeri "ufficiali" (e que­sta la nostra personalissima opinio­ne, in considerazione di una certa ine-luttabilità/razionalità dei numeri, an­che se ci esimiamo, una volta tanto, dal "darli" questi numeri) e ciŠ testi­monia quanto meno che il mercato , Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4

senza se e senza ma, "liberalizzato" e che non servono ulteriori "liberalizza­zioni", sulla cui necessità, invece, ci viene continuamente fatta "'na capa tanta".

Aperture del mercato, liberalizzazioni e prezzi più bassi sono aspetti non ne­cessariamente correlati (parliamo, in­fatti, di norme, non di matematica e­conomica), ancorchè possibili. Se si in­tende, invece, coprire con la foglia di fico della "liberalizzazione" la tentazio­ne del "prezzo per decreto" (ancorchè sia difficile mascherarne, per ovvie ra­gioni, la voglia), gli strumenti sono al­tri.

Ma, a costo di essere stucchevoli, il "prezzo per decreto" non l'eccezione (più o meno rilevante, ma sempre "ec­cezione") rappresentata dal prezzo dell'ipermercato ovvero della "pompa bianca".

Quel prezzo "eccezionale" si regge, infatti, sull'incidente della confusione tra i prezzi di cessione del circuito della rete e di quello dell'extrarete. Non ci stiamo riferendo, beninteso, all'extrarete "vero" (quello che si mi­sura nel 25,50 % del totale dei con­sumi, secondo i dati ministeriali del­l'anno 2009), quello che davvero (a differenza di quello che, invece, viene "sversato" in rete attraverso ipermer­cati e "pompe bianche") non arriva al "consumatore finale".

E - detto per inciso - senza dover "sfa­sciare il sistema" a favore del solo Re di Prussia con inutili penalizzazioni, su questo discrimine tra ciŠ che arriva ef­fettivamente al consumatore finale e quello che non ci dovrebbe arrivare, ma ci arriva surrettiziamente, si puŠ trovare la giusta chiave per la di­stinzione e la disciplina tra i diversi cir­cuiti ed i relativi prezzi di cessione.

Figisc Anisa News 07/2010



Commenti
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Benzinaio  - ma che cazzo vi siete fumati?   |2010-02-28 18:40:20
ma andate a lavorare .... (a quelli della figisc, intendo).
imparate a scrivere
non si capisce un concetto che sia uno. (a parte per la promozione agip, dove si
capisce tutto, cioè che a 90 gradi ci mettiamo sempre noi)
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