Sulla rivista “ Il fatto Alimentare” è uscita un'inchiesta che ha come titolo: Come supermercati e GDO strozzano i produttori. Nell’articolo in oggetto viene spiegato come la Grande Distribuzione assuma spesso una posizione di predominanza contrattuale nei confronti dei fornitori, e motivando come le determinazioni del famoso art.62 del decreto Monti siano necessarie in un mercato considerato non equilibrato ( anzi nell’articolo vengono considerate pratiche decisamente scorrette). Per argomentare questa tesi ci si è avvalsi del lavoro di uno studente dello IULM di Milano, Arnaldo Santi, che ha voluto condividere un capitolo della sua tesi di laurea dedicato a queste pratiche commerciali.
Di seguito riportiamo un estratto di quanto evidenziato in questa inchiesta;
INSERIMENTO PRODOTTI (“LISTING FEE”)
Al fornitore viene richiesto di pagare un contributo affinché il suo prodotto sia inserito a scaffale. In molti casi risulta che i “listing fee” siano pretesi ogni anno per garantire la presenza del prodotto sugli scaffali, a prescindere da impegni di acquisto o fatturato. Si tratta di vere e proprie barriere all’accesso al mercato, il cui costo è variabile tra gli 800 e i 1.500 € per ogni prodotto per ciascun punto vendita. Facendo un pò di calcoli il sogno di ogni impresa di essere presente nell’intera rete della distribuzione moderna (22.000 punti vendita), richiederebbe un investimento variabile da 17 a 33 milioni di euro (dati de “Il Sole 24 Ore”) .
SCONTI “DI FINE ANNO”
È prassi comune dei supermercati pretendere sconti retroattivi (o “premi”) di fine periodo, indipendentemente dal raggiungimento di obiettivi di fatturato o di volumi di vendita. Questo sconto, richiesto a fine anno dalla Catena/Centrale di acquisto, incide in misura anche significativa, oltreché imprevedibile, il problema non è solo la redditività ma anche l’impossibilità di programmare gli investimenti.
CONTI PER IL RISPETTO DEI TERMINI DI PAGAMENTO
Prima ancora dell’entrata in vigore del decreto liberalizzazioni, il d.lgs. 231/2002 fissava in 60 giorni dalla consegna il termine massimo di pagamento degli alimenti deperibili. Nessuna autorità però vigilava sul rispetto di questo termine (come è ora invece previsto faccia l’Antitrust, all’art. 62 del D.L. 24.1.12 n. 1). In assenza di controlli alcuni catene di supermercati pretendono uno sconto non solo per pagare le merci nei termini pattuiti, ma anche per rispettare i termini di legge.
SCONTI NON CONCORDATI
Un esempio per tutti, nel mese di luglio 2009 il gruppo Carrefour Italia “per affrontare la crisi dei consumi che sta colpendo molte famiglie italiane ha deciso di premiare la fedeltà dei propri clienti con sconti sulla spesa applicati a tutti i possessori di Carta Spesamica. Questa attività verrà effettuata nel mese di agosto 2009. Il gruppo Carrefour, al fine di remunerare questa iniziativa promozionale decisa unilateralmente, ha richiesto un contributo straordinario – a tutti i fornitori delle merceologie fresche quali Ortofrutta, Carne, Pesce, Salumi e Formaggi, Gastronomia e Panetteria – ovvero uno sconto pari al 20% sul consegnato di una settimana.”
È il classico esempio di sconto retroattivo imposto unilateralmente dalla catena di distribuzione per remunerare una propria iniziativa commerciale.
NUOVE APERTURE, RINNOVO LOCALI
In occasione dell’apertura di nuovi punti di vendita, del loro ampliamento o del rinnovo dei locali, la GDO chiede ai fornitori la remunerazione di presunte attività di co-marketing sui prodotti.
Di fatto al fornitore viene richiesto di contribuire agli investimenti fatti dal supermercato, a prescindere dalle effettive ricadute positive sulle vendite dei suoi prodotti.
APPLICAZIONE DI ‘PENALI’ PER PRESUNTI DIFETTI DELLE MERCI
Alcune catene della GDO inviano ai propri fornitori lettere di contestazione tardiva dicendo che, a causa di “prodotti forniti non idonei alla vendita”, è stata trattenuta a titolo di “penale” una parte delle somme dovute per le forniture. Spesso senza indicare quali sono i prodotti “non idonei alla vendita” (referenza, data e luogo di consegna, numero di lotto), né i motivi. I prodotti non vengono resi e non viene data possibilità di verificare gli addebiti.
MIGLIORIE TECNICHE
Ai fornitori sono richiesti ulteriori sconti in ragione di soluzioni tecniche che la catena di supermercati adotta per rendere più efficiente la gestione amministrativa dei documenti di vendita. In buona sostanza, il cliente pretende che i fornitori contribuiscano alle sue proprie spese di aggiornamento di ‘software’ (!)”.
TRASFERIMENTO A MONTE DEGLI ONERI AMMINISTRATIVI
In un periodo dove il costo del lavoro è una voce di bilancio importante, alcuni distributori trasferiscono agli uffici amministrativi dei fornitori l’onere di calcolare gli ‘sconti’ e i ‘premi’ da detrarre dalle somme dovute. Nonostante i fornitori paghino i cosiddetti “servizi di centrale” (che dovrebbero appunto comprendere la gestione e il coordinamento centrale di fatture e sconti).
Ciò che con tutta evidenza emerge è che in Italia i fornitori agro-alimentari sono costretti ad accettare un'ampia varietà di ‘sconti’ che la GDO si arroga e ‘porta in compensazione’ con le somme dovute per le merci ricevute. A ciò si aggiungono i ritardi di pagamento, che costringono i fornitori a ulteriori esposizioni debitorie con le banche. Il concetto di ‘fair trade’ pare assai lontano da questa realtà.
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2012-02-21 21:56:28 | gian75
se gli viene permesso tutto questo è perchè qualcuno ci guadagna, non a caso tutte le catene di supermercati sono a sfondo politico e molti servono per ripulire soldi sporchi di attività illecite....
E poi, se le aziende che riforniscono i supermercati invece di sottostare ai ricatti commerciali aprissero punti vendita o catene di negozi loro, come tra l'altro fanno i consorzi delle piccole attività artigianali, magari poi le condizioni le dettano invece di subirle, ma se continuano su questa strada per me piangono con un occhio solo.
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Mi sembra la pubblicita' dei gratta & vinci: "Vuoi vincere facile?".
Cari gestori pensate solamente che impatto finanziario postivo avremmo noi se pagassimo le forniture di carburante con le dilazioni sopra descritte, oppure contestassimo i cali di giacenza alla compagnia petrolifera in occasione dello scarico carburante e ce le trattenessimo dall'importo della fattura.
BONZI BONZI BOBOBOBO!!!!
Senza poi parlare dei costi delle carte petrolifere e degli oneri bancari associati al servizio di pagamento Pos, cara compagnia questi te li carichi tu!!!!!
BONZI BONZI BOBOBOBBOBO!!!
Ed i costi dei bollini????
E le promozioni -8 -10 ecc ecc .
A scusate stavo sognando..............siamo gestori non IMPRENDITORI!!!!!!!!!!!!!
Un in bocca al lupo a tutti!!!!!!