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Un pieno alle Coop

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Librerìe in crisi, si punta sulla benzina

Le coop falliscono la sfida culturale, ma rilanciano quella della benzina popolare. Il progetto delle librerie Coop, che voleva sfidare nella stessa area di sinistra i leader di Feltrinelli, è andato in crisi e ora rischiano i dipendenti, presto in cassa integrazione e a rischio esuberi. Ma anziché cercare nuove strade per il rilancio del settore, le Coop hanno già cambiato strategia e adesso puntano sulla benzina low cost e sulle pompe bianche.

Un cambio di priorità all'interno dell'universo coop che ruota intorno al colosso della grande distribuzione, punto di contatto tra la massa degli italiani e il mondo cooperativistico. Grazie a questo enorme e capillare presidio sul territorio, qualche anno fa le Coop avevano deciso di lanciare la loro prima sfida puntando sull'apertura di una catena di librerie che doveva diventare leader in Italia.

Sfidare sicuramente le Mondadori ma anche le Feltrinelli, vero totem della cultura libraria di sinistra. E sembravano aver preso la strada giusta sia commerciale, con una rapida espansione che ha portato alla creazione di una rete di 26 punti in tutta Italia, sia e soprattutto politicamente. Il 15 gennaio 2010, Gianfranco Fini sdoganò definitivamente il mondo delle coop andando a presentare il suo volume "Il futuro della libertà" alla libreria Coop Ambasciatori nel centro di Bologna. L'anno scorso poi, la catena è stata premiata dal presidente Giorgio Napolitano per l'innovazione dimostrata.

Adesso le librerie cooperativistiche sono in crisi e si preparano a chiedere la cassa integrazione, con i 170 dipendenti in allarme per la paura che presto ci sia anche un taglio del personale. I vertici hanno risposto che per il momento "non vi sono esuberi, ma soltanto la necessità di attivare una corretta razionalizzazione delle ore lavoro tarate sulle nuove ipotesi di vendita" e che ci sarà soltanto la cassa integrazione e "riguarderebbe un monte ore corrispondente a non più di 26 persone, contemporaneamente utilizzando il criterio di equa rotazione su tutto il personale".

Al di là delle rassicurazioni, è chiaro che alle Coop le librerie non scaldano più il cuore. Infatti, in questo momento, da nord a sud la sfida è un'altra, meno sofisticata ma probabilmente di maggior presa su un'Italia in crisi economica. Fornire carburante agli italiani. A prezzo iperscontato. E mettere così la propria bandiera in un settore fino ad ora considerato speculativo ai danni degli automobilisti. Si tratta di aprire pompe di carburante a marchio coop, pompe bianche ma fino a un certo punto, che apriranno in tutta Italia all'interno dei centri commerciali Coop, ma anche lungo le strade. E partita Coop Estense che in Puglia ha aperto il primo distributore Coop a Bari con prezzi di oltre 10 centesimi sotto la media. E presto, nuovi distributori verranno aperti in tutte le province pugliesi e in Emilia. In Toscana poi, è partita l'associazione delle Coop (Accdt) che insieme Conad ha firmato un'intesa con il governatore Enrico Rossi per l'apertura facilitata di distributori, purché garantiscono uno sconto di almeno 10 centesimi al litro ai consumatori rispetto ai prezzi medi. Ed è soltanto l'inizio.

Fonte:ItaliaOggi

Commenti (5)
  • Gestore esso

    Caro Monti,
    perchè non far pagare le tasse a questi colossi??? Invece di liberalizzare perchè non fate correre tutti ad armi pari???

  • Anonimo

    voglio vedere adesso in quanti fanno sciopero lunedi e martedi, voglio proprio vedere....

  • Gigi

    8)

    Io sono confuso:

    quello dei carburanti è un buon affare oppure no?

    Se guardiamo i 740 dei benzinai no, e allora?

    I distributori sono quasi tutti in vendita, i Gestori sono tutti incazzati e allora?

    Le Coop, per la loro natura, dovrebbero creare occupazione - invece cosa fanno?

    Rovinano il mercato e generano disoccupazione.

    E' giunta l'ora che paghino le tasse.

  • Davide

    Le coop non riescono a vendere neanche le provole scadute perchè i discount gli fanno il mazzo così

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