In questi giorni si parla molto di liberalizzazioni per far crescere il paese. Non a caso il governo monti ha chiamato questa fase 2 "cresci Italia". In Italia il dibattito da giorni verte sulla contrapposizione tra favorevoli e contrari. Ovviamente tra i favorevoli ci sono i grossi gruppi della Grande Distribuzione organizzata, le associazioni dei consumatori, spalleggiati dai fautori della crescita infinita e del libero mercato come unica soluzione per uscire dall'attuale crisi.
I contrari sono quella parte di cittadini che consapevolmente sanno di dover ancora di più seguire le milionarie politiche commerciali e di marketing che hanno come unico scopo il consumismo sulle spalle in primis sia dei produttori costretti a svendere la propria merce sia dei lavoratori sempre più precarizzati costretti ad orari impossibili e turni massacranti pur di permettere all'utente finale l'acquisto in ogni momento.
Proprio in queste ore, dopo l' audizione di Federdistribuzione, Ancc Coop, Ancd Conad presso la X Commissione permanente Industria, Commercio, Turismo del Senato della Repubblica prevista per l'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante: “Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività” , si accende lo scontro tra produzione e grande distribuzione. L'accusa viene dalla Grande Distribuzione Organizzata precisamente contro l'articolo 62, ovvero, quello che regola i contratti tra industria e grande distribuzione, contenuto nel decreto sulle liberalizzazioni. Nel merito la norma stabilisce che i contratti, aventi ad oggetto la cessione dei prodotti agroalimentari, sono stipulati obbligatoriamente in forma scritta e devono indicare durata, quantità del prodotto venduto, prezzo e modalità di pagamento, da effettuarsi entro 30 giorni per le merci deteriorabili e 60 per le altre.
L'accusa fatta dalle maestranze della GDO è quella che l'articolo 62 violerebbe l'articolo 41 della Costituzione secondo cui "l'iniziativa economica privata è libera" quindi la libera negoziazione tra parti non può essere vincolata da regole e paletti predeterminati dalle leggi. Viene anche richiamato l'indirizzo della Ue in tema di pagamenti: i termini legali sono 30 e 60 giorni, salvo libera negoziazione delle parti.
In realtà la norma si propone come obbiettivo quello di cancellare pratiche scorrette tra catene commerciali ed industria. Nel 2007 un tentativo ministeriale di autoregolazione dei termini contrattuali fallì tra cento polemiche ma anche in sede europea fu aperta un'inchiesta sulle pratiche scorrette; poi nella primavera del 2011 l'Antitrust ha aperto un'indagine conoscitiva su eventuali pratiche scorrette dei distributori sulle quali Federalimentare ha consegnato 154 questionari di aziende.
D'altronde, non è difficile capire la volontà del legislatore. La quota di mercato della grande distribuzione nel settore alimentare ha raggiunto l'83 per cento. Il dato, piuttosto impressionante, e ché schiaccia letteralmente in un angolo il tradizionale dettaglio specializzato, ovvero i (fruttivendoli e altri negozi alimentari) cosi come denunciato già nel lontano 2008 da Report che evidenziava come la grande distribuzione degli ipermercati comanda sui produttori e i consumatori a scapito di salute, prezzo e qualità. Mentre il contadino non riesce a vendere i prodotti migliori a pochi minuti da casa nostra.
Il documentario che vi propongo (12 minuti assolutamente godibili) parla proprio delle disfunzioni che produce questo modello di società. Il racconto arriva da un'associazione che si batte da tempo contro la Grande Distribuzione Organizzata, prodotto da Xarxa de Consum Solidari, associazione della Catalogna, Spagna, membro del consorzio Creating Coherence www.creatingcoherence.org. Dovremmo ricordacelo sopratutto quando timidamente affrontiamo l'argomento con gli amici e con tutta quella parte di società poco consapevole. Lo dovremmo ricordare soprattutto a quelle associazioni dei consumatori che arrogandosi il diritto di rappresentare tutti noi colgono ogni occasione per sponsorizzare il bene dei grandi ipermercati. Un bene che è assolutamente un male come ben sappiamo noi coinvolti nel settore della distribuzione dei carburanti.
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