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Associazione in partecipazione, richiesta rinvio a giudizio per Eni

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Il procuratore della Repubblica di Trani, DR Giuseppe Maralfa, ha chiesto presso il Tribunale di Trani il rinvio a giudizio (art. 416 ss ccp) nei confronti dei vertici Di Eni s.p.a nella persona del legale rappresentante, di AGIPRETE (poi ENIRETE Oli & NONOIL s.p.a.) tra cui Caridi Angelo all'epoca responsabile della divisione R&M e Russo Roberto rappresentante legale di AGIPRETE (poi ENIRETE Oli & NONOIL s.p.a.) per gli anni 2009-2010 con l’ipotesi di reato di concussione.

Secondo quanto riportato d’all’ordinanza gli imputati,  “attraverso l'esplicazione e l'abuso delle rispettive qualità predisponevano, approvavano ed attuavano a livello nazionale un artificioso e fraudolento meccanismo negoziale (la cui convenienza economica non era adeguatamente verificabile in via preventiva dalla parte privata) in virtù del quale, sostanzialmente, la società ENI”  attraverso la stipula del contratto di associazione in partecipazione avrebbe avuto, “ l'indebito conseguimento dell'utilità costituita dall'estorsione, in danno dell'associato”.

Secondo la procura,  il meccanismo negoziale  artificioso e fraudolento è  stato possibile  eludendo le norme dell'ordinario rapporto di gestione degli impianti di distribuzione di carburante (e delle conseguenti garanzie normative) disciplinate dalle norme imperative di cui all'art. 1 commi 6 e 10 D.Lvo 11.2.1998 n. 32,  attraverso l’utilizzo del contratto in associazione in partecipazione che Eni avrebbe costruito attraverso  ACONT (Assistenza Contrattuale e Normativa Rete) di AGIPRETE poi ENIRETE.

Punto di partenza della vicenda la storia di Pasquale Minuto titolare della MIDI s.a.s , difeso nella fattispecie dall’Avvocato Felice Petruzzella, il quale sarebbe stato indotto da Eni, con l’inganno,  alla stipulazione del contratto di “associazione in partecipazione”  ideato da Eni “attraverso il quale si rendeva possibile all'ENI titolare dell'autorizzazione allo svolgimento dell'attività inerente all'installazione e all 'esercizio dell'impianto di distribuzione automatica di carburanti per uso di autorizzazione (attività per legge costituente un pubblico servizio), l'indebito conseguimento dell'utilità costituita dall'estorsione, in danno dell'associato e nella fattispecie della MIDI s.a.s., dell'ordinario rapporto di gestione degli impiantì di distribuzione di carburante (e delle conseguenti garanzie normative) disciplinato dalle norme imperative [.....] lasciando  l'associato, che di fatto gestiva l'impianto, alla mercè dell'AGIPRETE (poi ENIRETE) e quindi dell'ENI, titolare dell’ autorizzazione, con conseguente possibilità dell'ENI, attraverso I 'AGIPRETE (poi ENI RETE), di risolvere il contratto di associazione in partecipazione per inadempimento, di ritardare o di bloccare la corresponsione degli "anticipi mensili", di sospendere la somministrazione del carburante, di esercitare la fideiussione prestata e, in definitiva, di indurre il privato associato a interrompere l'attività di cui sopra anche soltanto nella ipotesi di mancato conseguimento dei ricavi nella misura unilateralmente determinata dalla associante (e quindi all' ENI). "

Una pratica che,  "in concorso e previo concerto tra tutti, abusando delle loro qualità di incaricati di pubblico servizio di distribuzione dei carburanti  per autotrazione, inducevano la MIDI s.a.s  a promettere indebitamente all'AGIPRETE (poi ENIRETE) e quindi all' ENI. attraverso l'artificioso e raggirante meccanismo negoziale sopra indicato e cosi inducendo in errore la MIDI s.a.s, come rappresentata, danaro e altra utilità, e, in conseguenza di tanto, tra il 31.12.2008 e il 30.6.2009 l'AGIPRETE (poi ENIRETE), e quindi l'ENI conseguiva, con correlativo ingiusto danno patrimoniale di rilevante gravità per la MIDI s.a.s. un ingiusto profitto”.

La storia della Midi e del suo rappresentante legale Pasquale Minuto e quella rappresentata dalla storia di molti imprenditori privati caduti nelle grinfie malevole del contratto in associazione in partecipazione. Cosi come quello di Eni anche quello di Shell ha visto molte vicende simili tra di loro e molte delle quali hanno poi visto il fallimento dell'associato e dell'associante.

Pasquale Minuto che per natura è un combattente si è opposto da subito a tale situazione di abusi perpetrati da Eni,  determinandone la reazione rabbiosa di Eni con la conseguenza che i funzionari Eni anziché cessare le proprie condotte illecite, le ha accentuate ed aggravate nel tentativo di indurre Pasquale Minuto a desistere dal tutelare le proprie ragioni. Una situazione vagliata, in sede cautelare, dal Tribunale di Roma che ha dato piena ragione alla Midi s.a.s. anche nel ricorso presentato da Eni che non paga formulava verso Midi una denuncia penale per la quale la procura alla fine delle indagini chiedeva l’archiviazione.  Eni si opponeva anche all’archiviazione ma il G.i.p di Trani, in seguito ad apposita udienza e ascoltate le ragioni di entrambe le parti confermava l’archiviazione del procedimento in danno di Midi/ Pasquale Minuto .

Adesso l'ennesimo capitolo che si spera possa finalmente fare giustizia nei confronti di una pratica consolidata nel tempo e volta a eludere le leggi speciali che regolamentano il rapporto contrattuale tra Gestori e compagnie petrrolifere. L'udienza preliminare per decidere del rinvio a giudizio è stata fissata il 3 marzo 2014 presso il Palazzo di Giustizia di Trani.

Commenti (24)
  • Gestore eni tv  - Abuso di potere

    Io è da parecchio tempo che dico che l'Eni và perpetrando l'Abuso di potere nei confronti dei Gestori, c'è pure la Dipendenza Economica, e quindi il Danno Morale e talvolta Biologico...!!! Ma siamo una manica di pecore tant'è che abbiamo il Cane a sei zampe a governarci......

  • mimmo campana

    caro Pasquale dopo anni di lotta finalmente qualcosa si muove, le tante umiliazioni subite iniziano ad essere più dolci. Le nostre bruttissime esperienze ci hanno indotto a ribellarci e a intraprendere lo scontro in essere. continuiamo cosi , perché credo che intorno a noi due si stia formando un buon gruppo di "ribelli".

  • Marcello Fornaro  - Bravo

    Quando nel 2006 ti mostrai le mie preoccupazioni per l'AgipRete, da brava puttanella le andasti a raccontare al tuo intimo amico dell'Eni Lello Conte. Nessuno più di te si merita le conseguenze delle stronzate che hai fatto. Almeno taci...

  • Matt

    e gli associati aico quando si svegliano?

  • Anonimo

    Ogni tanto qualche bella notizia fa davvero piacere.
    Speriamo che ci sia un giudice a Berlino. ;)

  • piero bell

    GIUSTO PER RFRESCARCI LA MEMORIA E FINALMENTE CAPIRE CHE ESSERI SONO STATI E CONTINUANO AD ESSERE.

    STORIA DI UNO DI NOI
    Pubblichiamo di seguito una lettera racconto che abbiamo ricevuto nei giorni scorsi da un nostro amico collega. E', ancora una volta, la triste storia che racconta la vita lavorativa di un Gestore Agip/Eni, abilmente costretto a diventare un associato a cui gettare sulle spalle tutta l'incompetenza e l'assurdità di questo sistema.

    Vittima due volte; del sistema e delle persone di cui si nutre, questuanti aziendali e cialtroni arrivisti della peggior specie. Senza morale ma pronti ad insegnarla. Senza competenza ma pronti a pretenderla. Celati da amici ma dei veri e propri Giuda del nostro tempo.


    Al nostro collega hanno certamente tolto molto ma non gli hanno tolto la capacità di lottare. Il suo coraggio la sua voglia di trovare giustizia è l'esempio vivo a cui tutti dovremmo guardare.


    ILL/ma Redazione Gestori Carburanti

    Mirto Crosia (cs) li 13/02/2013

    La storia del rapporto professionale tra la mia famiglia e l’Agip ha origini molto lontane ed è sempre stato caratterizzata da correttezza ed irreprensibilità da entrambe le parti.

    Tutto ha inizio nel lontano 1955 quando mio nonno prima e mio padre poi hanno dato inizio alla attività di collaborazione con i vertici di una azienda che allora si distingueva per autorevolezza, affidabilità, impegno e professionalità, portando avanti , con serietà ed abnegazione, la gestione di un impianto di carburanti in un piccolo paese della provincia di Cosenza.

    Questa attività ha portato nel tempo la mia famiglia ad assumere una posizione di rilievo nel tessuto produttivo del territorio e ad essere rispettata ed apprezzata anche per aver dato lavoro a non poca gente.

    Noi lavoravamo per l’azienda con impegno e fedeltà e l’azienda ci era riconoscente ed apprezzava tutti i nostri sforzi per portare avanti con successo il marchio rappresentato dal cane a sei zampe.

    E così si è andati avanti per tanti lunghi anni durante i quali l’attività passava di padre in figlio, con le stesse condizioni e presupposti di collaborazione e di intesa professionale.

    Da non trascurare che mio padre si è gravemente ammalato sul posto di lavoro e che non ha mai voluto approfittare delle sue condizioni ricorrendo a riconoscimenti derivanti da causa di servizio.

    A seguito della malattia di mio padre, le redini dell’attività sono state assunte da mia madre che aveva la responsabilità di portare avanti una famiglia con cinque figli ed un padre invalido.

    Già a partire da quegli anni, nonostante io avessi solo 16 anni, cominciai a seguire mia madre e ad entrare in quel meccanismo lavorativo che si basava su un contratto di comodato d’uso che già ci vedeva come parte debole rispetto all’azienda che ovviamente pretendeva risultati e traguardi sempre migliori e che sono sempre arrivati grazie ai sacrifici di mia madre che, comunque, non aveva una formazione adeguata a quel tipo di lavoro. In ogni caso, con sacrificio e abnegazione, le cose sono andate bene, secondo i parametri di vendita imposti dall’azienda.

    La crepa ha cominciato a dilagare e a creare attriti, dissensi e dissapori quando nel 2002 l’impianto, dopo anni di intensa produttività e forte di una fedelissima e vasta clientela, è stato sottoposto a restauro e ad un riammodernamento che prevedeva anche l’apertura di un bar e di un punto ristoro, necessari e di sicura riuscita, considerata l’ubicazione della stazione di servizio posta in un punto nevralgico di passaggio e di traffico.

    Dopo due anni di lavori che hanno comportato il fermo dell’attività con non poche conseguenze economiche per la mia famiglia che, comunque, ha aspettato fiduciosa in una pronta ripresa considerati i buoni auspici di funzionalità dell’impianto riammodernato e reso più efficiente, è arrivata una nuova e indecifrabile e alquanto equivoca proposta di rinnovo del contratto sotto forma non più di comodato d’uso, ma di associazione in partecipazione.

    Ricordo che non pochi esperti si sono preoccupati di raggiungerci in loco per darci spiegazioni sulla necessità di passare a tale tipo di contratto per noi oscuro per molti versi, ma alla fine necessario poiché ci venne detto che tutti gli impianti sarebbero entrati a far parte della rete, a maggior ragione il nuovo impianto di Mirto Crosia, moderno e produttivo e affidato ad una famiglia che storicamente aveva dimostrato la sua validità e fedeltà all’azienda. Questi personaggi decantavano la funzionalità del sistema, sottolineavano i sicuri guadagni per l’associato e precisavano che tutto era sottoposto a controlli continui, sia attraverso un meccanismo elettronico a distanza, sia con continue verifiche da parte dei cosiddetti procuratori.

    A proposito di questi ultimi, non molto tempo dopo abbiamo capito che rappresentavano le losche pedine attraverso cui si compivano i piani organizzati dalla cabina di regia che operava attraverso ambigui personaggi che dalla sede di Roma macchinavano e realizzavano i loro infidi progetti.

    In ogni caso, con molto scetticismo, ma sempre fiduciosi, abbiamo intrapreso questa nuova avventura ed i primi anni sono trascorsi con una situazione altalenante, con bilanci chiusi in pareggio ed altri con situazioni che ci vedevano debitori nei confronti della rete di cifre considerevoli, ma sempre puntualmente restituite.

    La famiglia Campana, ancora una volta dimostrava all’azienda di lavorare con entusiasmo e professionalità, tanto che a me veniva offerta la possibilità di andare a gestire un altro impianto a Perugia, sempre appartenente alla rete. La caratteristica più saliente dei miei anni trascorsi a Perugia è stata quella di essere continuamente inviato dai dirigenti dell’azienda presso altri impianti per fare formazione a nuovi associati.

    Ero completamente entrato in un sistema di gestione molto complesso e macchinoso, che l’azienda mi utilizzava per rendere più agevole l’inserimento di nuovi arrivati.

    Con il trascorrere del tempo l’impianto affidatomi a Perugia cominciava ad evidenziare non poche falle strutturali che mi nuocevano notevolmente a livello di produttività. Nonostante continue e reiterate richieste di intervento, continuavo a non essere ascoltato, deliberatamente ignorato e, spesso maltrattato; era chiaro che stavo diventando un disturbo per personaggi che sempre di più evidenziavano un comportamento equivoco e truffaldino.

    Dopo lamentele insistenti la soluzione propostami dai dirigenti di quella zona fu di cambiare impianto. Infatti mi veniva proposto di lasciare l’impianto di Perugia per andare a gestirne uno nuovissimo, ancora in costruzione a Santa Croce sull’Arno.

    Accettai convinto dai dirigenti che si trattava di un notevole miglioramento e caricato dall’entusiasmo con cui ho sempre affrontato il mio lavoro, ho lasciato Perugia per recarmi nella nuova destinazione. Prima ancora che l’impianto fosse pronto e funzionante, da solo, mi sono fatto carico del trasporto e dell’organizzazione di ogni fase della nuova attività, anticipando tutti i costi che ciò ha comportato.

    L’entusiasmo ha cominciato a scemare quando mi sono reso conto che ero caduto in una turpe trappola, organizzata allo scopo di farmi lasciare il lavoro poiché ormai non facevo mistero con nessuno dei miei referenti della consapevolezza che avevo che quel sistema era stato creato solo per sfruttare la povera gente e che ai vertici c’era qualcuno che operava per il perseguimento dei propri interessi personali barando, derubando ed estorcendo consensi facendosi forte di rappresentare un’azienda dalla forza economica indiscutibile.

    In sostanza, mi era stato affidato un impianto che, a differenza di quello di Perugia, ubicato nel centro della città e già forte di una consolidata clientela, si trovava in una landa sperduta diventata zona industriale, caratterizzata dalla presenza di numerosi impianti di rifornimento e da altrettante industrie, ciascuna fornita di proprie cisterne per il rifornimento dei propri mezzi.

    L’impianto, sebbene nuovissimo, aveva numerose falle ed in quella situazione ho cominciato a sperimentare una triste situazione di solitudine. Tutte le mie comunicazioni rimanevano inascoltate, le mie mail di richieste di soccorso non venivano prese in considerazione ed il dirigente di quell’area si dimostrava insofferente, infastidito, intrattabile e pronto ad ostacolarmi in ogni modo, quasi come se avesse deciso per me una sorta di punizione. Forse perché avevo capito come realmente funzionavano le cose e chi erano i personaggi che da Roma decidevano il bello e il cattivo tempo?

    Durante tutta questa fase mantenevo continui contatti con la mia famiglia che in Calabria si occupava della gestione dell’impianto di Crosia, attraverso una società di cui io ero l’amministratore unico e dove tutto sembrava procedere come sempre.

    L’attrito con i responsabili dell’azienda cominciava a diventare insostenibile perché intanto si pretendeva da me la chiusura di documenti contabili con grossolani errori di calcoli, relativi agli anni di gestione dell’impianto di Perugia, evidenziati dal mio commercialista e dal mio avvocato e che io mi rifiutavo di firmare, proprio perché erano la prova di quello che sostenevo e cioè che tutto era il risultato di un enorme raggiro.

    Intanto i dirigenti ENI, dopo qualche visita in loco, prendevano coscienza della inefficienza dell’impianto di Santa Croce sull’Arno che non mi consentiva di affrontare alcun tipo di spesa, tanto che in quei lunghi mesi di permanenza in quel posto sperduto, non ho provato la fame solo grazie al soccorso della mia famiglia dalla Calabria. Dopo 8 mesi trascorsi in quell’inferno fui trasferito a Reggio Emilia con l’impegno di chiudere la questione del bilancio dell’anno precedente apponendo su quei documenti la tanto sospirata firma. Solo dopo ho compreso che l’impianto di Reggio Emilia mi è stato promesso esclusivamente per estorcermi proprio quella firma che chiudeva una questione per loro troppo compromettente.

    Da non trascurare che in tutto questo lasso di tempo ho avuto numerosi contatti ed incontri con i dirigenti di zona dell’azienda e che mai si è fatto cenno a situazioni problematiche relative all’impianto in Calabria dove tutto sembrava procedere per il meglio.

    Per intercessione di un funzionario dell’Agip a cui mi legavano radicati rapporti di amicizia e che se avesse messo a tacere l’associato ribelle avrebbe avuto una promozione che di fatto ha avuto, ho firmato quei documenti e ho cominciato la mia attività lavorativa a Reggio Emilia nella convinzione che le cose sarebbero riprese per il giusto verso.

    Dopo poco tempo arrivava una terribile doccia fredda.

    Dall’attento amico funzionario che tanto aveva insistito affinchè chiudessi la questione di Perugia firmando i documenti di cui sopra, venivo informato di una grave situazione finanziaria relativa all’impianto della Calabria dove si registrava un ammanco di circa 300.000 mila euro, situazione paradossale della quale non ero mai stato informato prima, pur essendo l’unico amministratore, ed inverosimile in quanto riferita agli anni 2008, 2009 , durante i quali non solo i conti economici erano stati chiusi senza problemi, ma si erano sempre e puntualmente effettuate le periodiche visite di controllo degli ispettori che dovevano verificare quello che già verificava un sistema di controllo elettronico di cui si avvale Agip Rete, cioè il Simp…..

    Mi sono quindi precipitato a verificare personalmente quello che stava succedendo a Crosia, dove nell’imminenza della scadenza del contratto si registrava una situazione gravissima.

    L’Eni Rete chiedeva l’immediata restituzione di cifre impossibili di cui noi chiedevamo spiegazioni e contezza, considerato che le richieste dell’azienda facevano riferimento a conteggi sempre diversi , mai chiari e unilaterali di cui non si dava nessuna spiegazione. Venivo, inoltre a conoscenza che uno dei membri della società, a mia completa insaputa, era stato invitato, con fare vessatorio da parte dei dirigenti dell’area Sud a Napoli, munito del timbro della società per firmare a mio nome un impossibile piano di rientro, con la minaccia che altrimenti non si sarebbe rinnovato il contratto e che a me avrebbero tolto anche l’impianto di Reggio Emilia, sarebbero state bloccate le forniture e l’invio degli utili che ci spettavano.

    Da non trascurare che esiste una mail del procuratore di quel tempo che alla data del 31 Dicembre 2009 informava di aver rivisto i conteggi e che la cifra da restituire non era più quella di circa 300.000 euro, ma di soli 2064 euro, poiché i versamenti mancanti erano stati rinvenuti per errore sul conto bancario di un altro impianto gestito dallo stesso procuratore a Reggio Calabria

    Pochi giorni dopo la cifra tornava ad essere quella da capogiro senza alcuna spiegazione e rendicontazione, mentre l’impianto comincia ad andare in sofferenza perché intanto l’Eni non ci forniva già da 4 mesi gli utili che ci spettavano per le vendite, attuando quella solita politica vessatoria che porta gli associati con l’acqua alla gola a piegarsi a qualsiasi richiesta gli venga prospettata. Il personale andava pagato, senza contare l’assoluta mancanza di guadagno per la mia famiglia. Quindi, consigliati dai nostri legali, si procedeva a trattenere dai versamenti dovuti ad Eni la cifra relativa ai nostri utili negati dall’azienda, pari a circa 21000 euro, dandone tempestiva comunicazione all’Eni. Seguiva l’immediata risposta dell’Eni che comunicava il blocco delle forniture per l’impianto, mettendoci definitivamente in ginocchio.

    L’impianto ha continuato a lavorare finchè nei serbatoi è durata l’ultima goccia di carburante, quindi, si è proceduto alla chiusura, con il licenziamento di tre famiglie a cui si è dovuto provvedere a retribuire il TFR con fondi derivanti da prestiti personali che ciascun membro della mia famiglia ha dovuto effettuare, per non parlare del danno all’immagine subito da una famiglia che, in un territorio piccolo e pieno di difficoltà come è quello del mio paese, ha sempre lavorato con serietà e rispetto da parte di tutta la comunità.

    Nel frattempo io ricevevo la disdetta del contratto relativo all’impianto di Reggio Emilia, senza alcuna valida motivazione. Era chiaro a questo punto che la linea intrapresa era quella di opprimere, perseguitare e martoriare con deliberata e riprovevole perfidia.

    Distrutti economicamente e nello spirito, abbiamo cominciato a prendere coscienza di non essere le sole vittime di una situazione Kafkiana, ma che numerosi altri associati impegnati nella gestione di impianti della Rete diffusi in tutta Italia, stavano vivendo la stessa situazione e che in difesa dei diritti degli associati era sorto un sindacato collegato ad un avvocato che da tempo combatte contro i soprusi dell’Eni Rete.

    Ovviamente abbiamo preso contatti con queste persone ed appreso che la Rete creata dall’Eni è nata studiata a tavolino per trarre maggiori profitti attraverso lo sfruttamento di povera gente che impegna tutte le sue risorse e tutta la forza lavoro per chi ha come unico disegno quello di portarli al fallimento, considerato che il contratto di associazione in partecipazione risulta essere illegale.

    Abbiamo quindi intrapreso la strada legale seguita già da altri che hanno già ottenuto riconoscimenti giudiziari della propria posizione e che hanno messo in evidenza le prepotenze, le sopraffazioni e le ingiustizie dell’Eni che ha ideat...

  • Anonimo

    e ora cari giudici che fate? li coprite ancora?

  • mimmo campana

    X per quel galantuomo di marcello fornaro

    1 non so chi tu sia , da dove esci fuori
    2 ti starai confondento con qualcuno di tuoi famigliari?
    3 io sono fuori, tu che fai? lecchi ancora?

  • Marcello Fornaro  - Il mio nome è lì

    1) Ero l'associato AgipRete Statte.
    2) Non mi sto confondendo affatto.
    3) Io sono fuori dal novembre 2007.

    Io pago le conseguenze del mio non aver mai leccato. Rinfrescati la memoria

  • gerardo giannetta

    Prima di tutto complimenti al Gestore e avvocato per il risultato, poi speriamo che tutta la categoria faccia tesoro di questo rinvio a giudizio e trovi il coraggio di denunciare alla magistratura e non su Facebook

  • gest.eni

    Onore al collega dal temperamento di acciaio che non ha mai smesso di lottare.Voi fate onore alla categoria piena di Gestori ruffiani e di leccac**o.
    Adesso spero per lui e che per tutti gli altri associati eni rete ci sia giustizia.Ci sono passato anch'io facendo l'associato per un anno e mezzo prima di passare Gestore.
    E'vero:questi malfattori ricorrono a tutto per cercare di fare fallire gli associati dopo avergli spremuto fino all'ultimo cents.

    Però c'è una domanda che sorge spontanea:
    DOV'E' E DOVE E'STATA LA TRIADE NEL CORSO DI QUESTI ANNI?
    NONOSTANTE SIANO AL CORRENTE DI QUESTE LADRATE NON HANNO MOSSO UN DITO.

  • mimmo campana

    x fornaro
    bere di mattina fa male

    1 io nel 2006 non avevo piu rapporti con area sud
    2 vivevo a perugia (forse sei venuto li?)
    3 ribadisco di non conoscerti ( e il motivo è chiaro)
    4 ognuno paga le proprie malefatte, ma è chiaro che una persona come te che riflette il proprio essere sui post , ha bisogno di cure.


    rinfacciare sui post di altri è da ridicoli ( e io non ho nulla da farmi rinfacciare da perfetti sconosciuti, ma sbaglio io a rispondere a una persona che è pari a nulla)

  • Marcello Fornaro  - Continui a non ricordare

    1) non bevo
    2) nel 2006 siamo stati insieme ad un corso a Roma dell'AgipRete quando l'instabile dott. Stabile ci prefigurava il nuovo sinp, lì feci una battuta sui procuratori che tu davanti a tutti difendesti con la spada, la tua frase "Lello Conte è il procuratore più bravo di tutti" classico da buon schiavo leccac**o;
    3) E' facile non conoscere qualcuno se non lo si considera
    4) Io non ho parlato di malefatte, ho parlato di stronzate, e tu puoi convenire che in tutti gli anni passati in Enirete sei stato, non un benemerito scemo, ma un classico schiavo felice pensando di essere speciale per la compagnia

    Come te ce ne sono tanti, che poi quando si ritrovano con le pezze al c**o piangono e urlano vendetta, ma quando si trattava di uscire le palle prima le hanno nascoste...
    Poi spiegami cosa c'è di ridicolo o bisognoso di cure nel raccontarti la tua vita...

  • Marcello Fornaro  - Inoltre

    vedi di ricordarti, nell'Aprile-Maggio 2005 ti chiamammo io e mio padre per parlare con te di come si gestiva l'impianto in AgipRete, avrei dovuto registrare la telefonata, dovresti sentirti adesso, quante minchiate....

  • Anto  - gest extrarete

    Non è solo Eni che ha creato dei danni agli associati, purtroppo sono stata associata Aicouno (gruppo) Shell e ci ho rimesso un sacco di soldi; e come me altri Gestori!!!!
    E, come tanti di voi sanno; e leggendo questo articolo adesso ho capito il perchè; non c'è stato niente da fare; se non chiudere e passare extrarete.
    Sono rinata lo devo dire!!!

  • Gigi

    8)

    Invece di essere tutti uniti contro l'oppressore ci scanniamo tra noi.

    Continuo a ribadire che il responsabile principale di tutto questo è il sindacato, il sindacato (i sindacati) dei Gestori è il peggiore di tutte le categorie di lavoratori - I L P E G G I O R E !! -

    Stamani gli operai della Lucchini erano tutti in piazza, il Presidente della Repubblica li ascolterà e troverà loro una soluzione;i balneari sono di nuovo in piazza, GLI STATALI SONO INTOCCABILI -e noi?

    I Gestori (io no) SONO CRUMIRI E CAGASOTTO - COME MAI?

  • raffaele

    enibaro ........ho metti nome e cognome ..e ti prendi la responsabilita di quello che dici ho cancelli il post non e bello sempre infamare i colleghi

  • Andrea IP  - re:
    enibari ha scritto:
    io sono chi ti sta dicendo semplicemente la verità.
    MORTI DI FAME CON LA POMPA IN MANO NELLA VITA.
    .... SUL FORUM.

    Caro Collega o Acr o Cliente che Lei sia, voglio solo portarla a conoscenza che NOI non siamo dei morti di fame con la pompa in mano, ma delle persone con una Dignità, una Famiglia e sopratutto dei Valori anche se la situazione è complicata!

    Se l'ho importunata le chiedo scusa anticipatamente

  • mimmo campana

    illustrissimo enibari, noi possiamo anche scannarci, ma in confronto a lei siamo dei gran signori.
    la causa di tutto sarà stata la mia diatriba con Marcello fornaro , ma le posso assicurare che sia io che marcello e tutti i nostri colleghi o ex colleghi siamo immensamente piu uomini di lei.
    io rispetto le critiche fatte da marcello come penso che le critiche mosse siano fatte da persone che hanno sofferto tanto per le vostre angherie.
    e pur ribadendo di non ricordare La informo che cio che Lei ha scritto su marcello è di una falsità assoluta in quanto nessuno di noi vi ha mai toccato una lira al contrario di voi.
    Noi ci firmiamo, noi ci mettiamo la faccia, VOI?

    adesso torni a fare il suo lavoro, se ne ha uno

  • Alex

    GRAZIE PASUALE !!!
    GRAZIE AL DR. GIUSEPPE MARALFA .
    E GRAZIE A QUALCUNE DELLA TRIADE CHE TI HA PRESENTATO L'AVVOCATO RUBIO QUANDO POCHI SAPEVANO CHI ERA .
    GRAZIE PER AVER APERTO UNO SPIRAGLIO SULLA NOSTRA CATEGORIA.
    Mi auguro che tutto questo serva hai media per far capire alla nostra società cosa ha nascosto l'informazione in tutti questi anni di silenzio.
    Quante BUGIE, quante INFORMAZIONI NON DETTE, quante MEZZE VERITA', quante VERITA' CONTORTE e quanto DANNO L'INFORMAZIONE HA ARRECATO AL NOSTRO SETTORE.

  • Anonimo  - e SHELL/AICO?

    Anche gli associati AICO/SHELL si trovano in situazioni simili........perchè invece di azzannarvi non collaborate tutti insieme affinchè TUTTE le compagnie PAGHINO per tutto ciò che hanno fatto ai danni dei Gestori????Perchè la guardia di finanza e l'ufficio delle entrate non controllano codeste compagnie????????Perchè I SINDACATI CHE SANNO tutto non si mobilitano??????.
    E' evidente che purtroppo i Gestori e i diversamente Gestori ( singolarmente)hanno paura di impegolarsi in una lotta impari, anche per via dei soldi che purtroppo non hanno ( magari si sono anche indebitati). E' COMPRENSIBILE la LORO PAURA; TUTTI INSIEME forse è diverso, ma con serietà e determinazione. ( senza scannarsi gli uni con gli altri).
    SINDACATI..........ora è tempo di agire .......

  • Fox

    Voglio ricordare a tutti che anche con shell aico vi era stata una prima vittoria in tribunale a milano finita come sappiamo tutti ................nessuno si è poi presentato seguentemente e probabile archiviazione ......chissa come mai ......

  • Anonimo  - x Fox

    se ti riferisci al Gestore che è riuscito a restare Gestore...........sappi che io ne conosco uno che purtroppo dopo un anno ha dovuto comunque chiudere l'attività, perchè la beneamata compagnia gli ha imposto prezzi di acquisto tali da non poter essere più competitivo. ( Ha perso il 50% delle vendite). Attualmente, l'ex Gestore è ancora in causa ............per quanto ne so...........

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