“Cronaca di una morte annunciata”.
Il Gestore e la crisi
Non so quanti di voi, abbiano la consapevolezza di quanto sta accadendo o accadrà nel nostro settore.
Mi sembra di rileggere il romanzo dell’autore colombiano García Márquez “Cronaca di una morte annunciata”, dove, la particolarità che rende estremamente interessante e accattivante il romanzo è nel fatto che la stessa vicenda viene narrata di volta in volta attraverso il punto di vista e la testimonianza dei diversi personaggi coinvolti. Ognuno di essi sapeva cosa stava per accadere, o cosa sarebbe potuto accadere, ma nessuno di loro, per un motivo o per l'altro, ha potuto impedire la tragica fine del protagonista Santiago Nasar. La fatalità, l'incastro degli equivoci e delle situazioni personali è tale che neanche i due assassini, che pure fanno di tutto per farsi notare affinché qualcuno impedisca loro di agire, riescano a sfuggire all’assurda ineluttabilità del delitto.
Allora, riflettiamo su quanto sta accadendo alla nostra categoria, è, fatalità, caso, sorte avversa, beffa… o speculazioni dei grandi poteri?
Oggi chi possiede capitali (Compagnie e Gdo) non si mette certo ad organizzare impianti produttivi, superando rischi di bilancio, difficoltà tecniche ed amministrative, rapporti con la burocrazia (che si è preso un potere tale che spesso può essere superato solo con forme di corruzione), regolamenti cervellotici, oscuri ed al tempo stesso meticolosissimi.
A chi decide non importa nulla della disoccupazione e del tenore di vita generale, anzi questi possono essere occasione di abbassamento dei propri costi e quindi di ulteriore lucro.
La deindustrializzazione dell’Italia e dell’Europa è l’inizio di una catena di fenomeni che porteranno miseria a tutti. Nessuno però se ne preoccupa più che a parole e non si prendono provvedimenti seri al proposito.
Nella politica nessuno ha il coraggio nemmeno di ipotizzare la vera soluzione dei problemi ma si prospettano aggiustamenti provvisori solo per dare fumo negli occhi, assolutamente inadeguati alla gravità dei momenti che andremo a vivere. Si spera che col tempo la gente si abitui alle sempre maggiori ristrettezze senza ribellarsi e comunque si rimanda la resa dei conti guadagnando tempo fino a che sarà impossibile una reazione per l’indebolimento generale del sistema.
Con le liberalizzazioni i privati imporranno costi aggiuntivi sui prodotti e sui servizi da loro gestiti, perché, a differenza dello Stato, vorranno aggiungere il loro guadagno e non mi sembra che brillino per moderazione nelle loro esigenze. Che fine ha fatto la diminuzione dei prezzi che la concorrenza fra privati avrebbe dovuto portare con le liberalizzazioni? Quali prezzi sono diminuiti per i consumatori? La situazione economica dunque si aggraverà in assenza di decisioni contro la crisi.
In conclusione chi parla di privatizzazioni, di libero mercato, dovrebbe essere messo alla gogna come portatore di miseria e morte di una categoria che nel tempo ha dato servizio, professionalità rischiando la vita giorno per giorno.
Giuseppe Giuliano
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Caro Collega hai fatto una sintesi perfetta della situazione, che belli i tempi dove le città erano popolate di persone che passeggiavano per le vie del centro creando ricchezza per tutti, con i loro seppur piccoli acquisti. I piccoli commercianti (compresi noi gestori) sono la ricchezza di questo paese, e non i maledetti centri commerciali, che continuano a proliferare impoverendo ancora di più le persone con pagamenti e finanziamenti (cominci a pagare tra sei mesi, tasso zero o carte revolving con tassi allucinanti) per gli acquisti che prima o poi dovranno essere pagati.