Il dipartimento per l'Energia, confermando la tendenza già indicata dall'American Petroleum Insitute, ha registrato per la settimana scorsa un calo degli stock di greggio di 3,9 milioni di barili. Un dato solo apparentemente rialzista, perché legato in gran parte al maltempo, che ha ostacolato le consegne di greggio: la nebbia, in particolare, ha
reso a lungo impraticabile il canale di Houston, costringendo a rinviare le operazioni di scarico. Non a caso le importazioni sono di nuovo calate di ormila barili al giorno (a 7,87 mbg).
Nello stesso tempo, le raffinerie hanno continuato a lavorare a ritmo ridotto: l'utilizzo della capacità degli impianti è risalito di appena lo 0,1%, fermandosi al 78,5 per cento. Del resto, i margini di raffinazione restano deboli e con poche prospettive di ripresa nel breve periodo. «Nel 2009 probabilmente i profitti della raffinazione hanno toccato il livello minimo - ha dichiarato ieri Bill Klesse, ceo della Valero, presentando una trimestrale in perdita per 1,4 miliardi di dollari - Nell'industria tuttavia ci sono ancora troppe scorte e troppa capacità in eccesso perché i margini possano rimbalzare velocemente».
La svolta potrà arrivare soltanto con una vera ripresa della domanda, che negli Usa tuttavia stenta a manifestarsi: nonostante la scarsa attività degli impianti di raffinazione, la settimana
scorsa c'è stato un incremento delle scorte di prodotti raffinati. Per le benzine l'accumulo è stato di ben 2 mb. Inoltre, non appena il freddo ha concesso una tregua, sono risaliti anche i distillati: +40omila barili (di cui 30omi-la di gasolio da riscaldamento).
Secondo il broker marittimo Icap anche i prodotti custoditi nei cosiddetti "stoccaggi galleggianti" non accennano a diminuire: in gennaio il numero di petroliere adibite a questo scopo era fermo a 116, per un volume complessivo di 89,4 milioni di barili.
Diversa è la situazione per il greggio. In un suo rapporto appena pubblicato, JPMorgan evidenzia che gli stock nell'area Oc-se sono in forte calo: quelli in mare potrebbero essere oggi intorno a 20 mb, quelli sulla terraferma sono di nuovo allineati alla media quinquennale. Il calo, secondo gli analisti della banca, dovrebbe proseguire per tutto il primo trimestre, accrescendo il rischio di fiammate dei prezzi petroliferi. E alla fine del secondo trimestre il mercato, per la prima volta da luglio 2009, potrebbe addirittura tornare in backwardation: quella situazione, spesso legata alla scarsità di offerta, in cui le quotazioni a pronti sono superiori a quelle per scadenze più lontane.
Fonte: IL SOLE24ORE
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