"Al tavolo con la controparte - spiega Gigli - rigetteremo con forza la proposta della chiusura degli impianti. Esiste per il settore della raffinazione il problema della riduzione dei consumi, ma non lo si contrasta in questo modo. Noi richiedremo - sottolinea il segretario dei chimici della Cisl - investimenti sull'innovazione degli impianti e sulla produzione di carburanti che possano essere competitivi, come ad esempio il 'green' diesel".Per Gigli, non si possono lasciare indietro gli stabilimenti obosoleti. "Bisogna rendere competitive - sottolinea - le nostre raffinerie, anche attraverso la riconversione di alcuni degli impianti, e per questo è necessario investire. L'obiettivo è quello di restare competitivi anche in futuro quando il problema dei consumi si accentuerà non solo in Italia, ma anche in Europa".E per Gabriele Valeri, segretario nazionale della Filcem Cgil, responsabile del settore energia e petrolio, "l'incontro sarà l'occasione per chiedere a De Vita di fare chiarezza sulle sue dichiarazioni che ci sono sembrate strumentali, e che hanno messo in allarme 7.500 lavoratori di un settore che ne conta 20.000 con l'indotto, con lo scopo che ci è sembrato quello di avere sconti dal governo". Valeri non nega le difficoltà del settore, ma avverte: "Noi abbiamo dati differenti, non così allarmanti". La Filcem Cgil chiederà ai proprietari delle raffinerie italiane "investimenti sugli impianti, per renderli competitivi".E, sulle raffinerie indicate da De Vita come a rischio chiusura, Valeri dice che "su quella di Livorno servono degli investimenti, mentre su Pantano abbiamo un incontro il 18 febbraio perché da un accordo commerciale tra Erg e Total potrebbero discendere ripercussioni sull'occupazione. E noi vogliamo capire perchè". Mentre sull'impianto di Venezia Valeri spiega che "avrebbe un buon mercato visto che la zona del Nord-Est importa 6 milioni di tonnellate di prodotto dall'estero, ma sono necessari degli investimenti che l'Eni deve fare perché questo avvenga".
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