II settore della raffinazione vive una crisi "sistemica". Per questo è necessaria una precisa "programmazione energetica". Ma anche creare un sistema più avanzato di relazioni industriali "rafforzando e modernizzando la struttura della contrattazione collettiva nazionale". A parlare è il presidente di Unione Petrolifera, Pasquale De Vita, nel corso di un convegno ieri a Roma dedicato al tema della "Produttività e negoziazione al tempo della crisi" organizzato da Confindustria Energia. La “crisi è sistemica e non interessa solo il nostro Paese ma l’Europa intera, dove molti operatori hanno cominciato a ripensare il loro ruolo”. Al momento in Italia, ha spiegato De Vita, "abbiamo circa 100 milioni di tonnellate di capacità (erano oltre 200 milioni negli anni 70) e a fronte di consumi intorno ai 75 milioni".
L'eccesso di produzione - che attualmente viene anche riversato nel mercato dell'extrarete a prezzi molto vantaggiosi a cui si approvvigionano le cosidette pompe bianche - è di oltre 20 milioni di tonnellate.
Un surplus che, afferma De Vita "dovrà necessariamente essere eliminato". Per questo l’Italia ha spinto per una discussione in seno al Consiglio Energia Ue al fine di mettere a punto una strategia comune che permetta al sistema produttivo europeo di rimanere competitivo e, in ambito nazionale, è stato istituito un tavolo tecnico presso il ministero dello Sviluppo Economico e sono in corso audizioni alla Commissione Attività Produttive della Camera.
Oltre quindi a una chiara "definizione del nostro fabbisogno energetico con il conseguente adeguamento produttivo" per De Vita è necessario intervenire pure sugli assetti contrattuali: "Sappiamo che nel downstream petrolifero (la raffinazione) il costo del lavoro non è il fattore determinante. Ma vogliamo provare a innestare un circolo virtuoso". Il punto, ha sottolineato Alfredo Pasquali, assistente al presidente di Confindustria Energia per le relazioni industriali, "è che serve migliorare la produttività". E si può fare, ha aggiunto Pasquali, intervenendo sui due livelli di contrattazione (nazionale e aziendale) integrandoli tra di loro. Come? A livello nazionale, confermando l'attuale impianto di retribuzione fissa integrato da una quota variabile in relazione all'apporto individuale. E a livello aziendale puntando su premi variabili collegati alla redditività.
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