Petroplus, raffinatore petrolifero indipendente europeo con sede a Zurigo, ha reso noto nei giorni scorsi che a fine dicembre le banche hanno congelato la linea di credito di un miliardo di dollari ritenuta "indispensabile" per poter operare . Il gruppo svizzero, che si trova in stato di crisi a causa della sovraccapacita' che esiste in Europa nel settore della raffiazione, non ha spiegato le ragioni del disaccordo con le banche ma si è vista costretta a chiudere "temporaneamente" le raffinerie di Petit-Couronne, Anversa e Cressier e di ridurre le attività al minimo in quelle di Coryton e Ingolstadte.
Il gruppo ha comunque annunciato "di avere l'intenzione di continuare a trattare con le banche per un rapido ripristino delle linee di credito" e che sta "valutando ulteriori opzioni strategiche per mantenere in attivita' la propria rete europea di raffinazione e distribuzione". Intanto il suo direttore finanziario, Joseph Watson, ha annunciato che "attualmente non possiamo piu' acquistare petrolio, tenuto conto che ne acquistiamo giornalmente 500 mila barili al giorno".
Subito la reazione dei cinque sindacati europei che hanno lanciato un appello ai governi affinché si impegnino in favore del proseguimento dell'attività delle cinque raffinerie del gruppo Petroplus. "Non vogliamo fare la fine delle miniere di carbone e degli impianti siderurgici nel XX secolo, scrivono in un comunicato i sindacati francesi CGT, CFDT, e CFE-CGC, il belga FGTB e Unia. "Chiediamo alle autorità locali e nazionali dove si trovano le raffinerie che rischiano di essere chiuse di investire in modo sia individuale sia coordinato in modo da mantenere gli impieghi di questo settore".
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