Il gruppo petrolifero con sede in Svizzera non trova l’accordo con i creditori - L'insolvenza colpisce cinque raffinerie in diversi paesi europei - Il settore è in difficoltà in tutto il vecchio continente a causa del rallentamento dei consumi, a cui non si è accompagnato un ribasso dei prezzi del greggi.
Petroplus, il maggior raffinatore indipendente europeo, si avvia verso il fallimento. Oggi il gruppo svizzero, con sede a Zugo, ha deciso di chiedere la moratoria concordataria, dopo che i contatti con i creditori non hanno avuto esito positivo e non hanno permesso di sbloccare la linea di credito da un miliardo di dollari con cui avrebbe potuto mantenere l’attività in alcune delle sue raffinerie.
La situazione era precipitata agli inizi di gennaio, proprio con il congelamento delle linee di credito, e nemmeno un accordo temporaneo (raggiunto per garantire le operazioni negli impianti di Croydon, in Inghilterra, e di Ingolstadt, in Germania) ha consentito di trovare una soluzione soddisfacente. Già destinate alla chiusura o alla vendita erano le raffinerie Petroplus di Cressier, in Svizzera, di Anversa, in Belgio, e di Petit Couronne, in Francia.
Questa mattina in Borsa il titolo Petroplus ha perso l’82%, scivolando a 26 cents, concludendo così rovinosamente un percorso iniziato con l’Ipo lanciata nel 2006.
Questa è la dimostrazione evidente delle difficoltà che incontrano in questi mesi le raffinerie europee, strette tra un prezzo elevato del greggio (dovuto soprattutto a tensioni internazionali e a critiche situazioni sociali in diversi paesi produttori) e un rallentamento della domanda di prodotti, complice la crisi economica. Da ieri, con l’embargo dichiarato nei confronti dell’Iran, la situazione si è anche aggravata, perché sostituire il petrolio di Teheran si può, ma con costi in leggero aumento, mentre le raffinerie asiatiche probabilmente riusciranno a rifornirsi in Iran a prezzi agevolati.
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