La causa si riferisce a una serie di incidenti avvenuti tra il 2008 e il 2009. Il petrolio uscito dagli oleodotti della Shell ha devastato il territorio dei Bodo, distruggendo stagni e inquinando le falde acquifere e le zone palustri in cui pescavano i Bodo. "È stato uno dei più devastanti incidenti petroliferi del mondo - scrive lo studio legale sul suo sito -, ma non ha ricevuto alcuna attenzione fino a quando abbiamo deciso di fare causa alla Shell". "Dopo le fuoriuscite non è stato più possibile pescare - ha spiegato alla Bbc Martin Day, uno dei legali dei Bodo - e moltissime persone sono state costrette a lasciare la loro terra, nel modo più misero possibile".
Il colosso petrolifero ha già accettato di riparare ai danni ambientali causati dalla fuoriuscita di greggio, ma la causa in Gran Bretagna potrebbe esporlo a ulteriori richieste di risarcimento. Non solo: la causa contro la Shell crea un precedente legale per altre comunità danneggiate dall'industria petrolifera.
Di questi incidenti, solo alcuni tra i tanti nella zona del Delta - un dedalo di paludi e fiumi grande come la Scozia, dove vivono circa 20 milioni di persone - si è interessata anche l'Onu, che ha pubblicato proprio ieri il rapporto in materia, curato dal suo "braccio ambientale", l'Unep, dopo due anni di lavoro e ricerche sul campo. Il rapporto è stato anche finanziato dalla Shell, che ha cercato così di evitare l'accusa di voler insabbiare tutta la storia. La presenza della compagnia petrolifera tra i finanziatori delle ricerche, però, ha fatto sorgere il dubbio che il rapporto possa essere in qualche modo addolcito. La concomitanza delle due notizie l'uscita della ricerca e la decisione di accettare il giudizio - induce però a pensare che l'Unep abbia saputo mantenere la propria autonomia.
Si tratta quindi di una vittoria legale importante per gli Ogoni, circa un milione e mezzo di persone, famosi per l'opposizione alle trivellazioni della Shell e alla campagna intenazionale seguita all'impiccagione del poeta-attivista Ken Sarò Wiwa, giustiziato con altre otto persone nel 1995 dalla dittatura militare nigeriana con la complicità attiva della Shell.
Le condizioni disperate di molte comunità locali del Delta hanno alimentato negli ultimi anni la guerriglia del Movimento di emancipazione del Delta del Niger (Mend), una formazione armata che ha colpito molte infrastrutture petrolifere e rapito decine di tecnici delle compagnie, compresa l'italiana Eni, riuscendo a rallentare la produzione di greggio della Nigeria, ottavo esportatore mondiale e primo produttore africano.
Dopo un picco di attacchi, tra il 2006 e il 2009, l'ultima azione attribuita al Mend è stata un'autobomba in un impianto Agip nel sud della Nigeria. Dal 2010 in poi, la guerriglia sembra aver perso slancio sia per l'arresto di Henry Okah, considerato la mente politica del movimento, sia per la politica del presidente Goodluck Jonathan, eletto il 18 aprile di quest'anno, originario del Bayelsa, uno degli stati del Delta, che ha fatto della soluzione del pluridecennale conflitto legato all'impatto ambientale e alla ripartizione dei profitti dell'industria petrolifera uno dei temi principali del suo mandato.
Fonte: Il Riformista
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