Mezzo miliardo di perdite. Per colpa dell'Inter di Massimo. Ma anche delle iniziative hi-tech di Gian Marco. E così i fratelli petrolieri pensano di vendere una fetta della Saras.
Non c'è solo la rimonta dell'Inter nel campionato di calcio. In queste settimane una questione più delicata per gli affari di famiglia costringe i Moratti a trattenere il fiato.
A Milano, nel grattacielo della Saras, la principale delle loro aziende, vengono seguite passo dopo passo le conseguenze dell'embargo deciso dall'Unione europea sulle importazioni di petrolio dall'Iran. Tra i barili di greggio utilizzati per produrre carburante nella loro raffineria di Sarroch, in Sardegna, quasi uno su dieci arriva dal Paese degli ayatollah. E la perdita degli approvvigionamenti rischia di essere un duro colpo perché la Saras e tutte le raffinerie europee già oggi soffrono terribilmente l'aumento dei prezzi, al punto che la lobby dei petrolieri ha pubblicamente chiesto al governo di Mario Monti lo stato di crisi.
Al di là delle pressioni sul governo, i Moratti hanno però fatto un passo che rivela una possibile svolta nella loro storia familiare. Già dalla scorsa primavera stanno sondando il mercato per vedere se c'è qualcuno interessato a comprare almeno una quota dell'impianto di Sarroch, inaugurato dal capostipite Angelo nel 1965 e da quel momento fonte di tutte le loro ricchezze.
Cedere anche la metà di un bene così cruciale in un momento tanto negativo di mercato, sarebbe un cambiamento epocale, che mostra forse come Gian Marco e Massimo, i due figli ai quali Angelo aveva lasciato la guida dell'azienda in una famiglia dove le donne erano escluse dai posti di vertice, nutrano qualche timore per il futuro industriale del loro gruppo. E magari sentano, restando nel campo delle ipotesi, il colpo delle perdite accusate in alcuni business personali, dall'Inter di Massimo alle iniziative tecnologiche di Gian Marco e della moglie Letizia, ex sindaco di Milano. Perdite stimabili, negli ultimi tre anni, in circa 500 milioni di euro.
A dire il vero, la ricerca di un alleato disposto a contribuire agli investimenti necessari per superare il momento buio della raffinazione sembra che si stia rivelando complicata. A quasi un anno dalle prime ammissioni del management con gli analisti, a quanto è dato sapere non si sarebbe ancora arrivati a un nome certo.
Rispetto all'ultima dichiarazione di dicembre ("continuano i rapporti, anche informativi, con controparti industriali, che possono riguardare operazioni sia commerciali che strategico-industriali", aveva detto la Saras), fonti vicine alla famiglia ribadiscono a "l'Espresso" che non ci sono novità imminenti sull'arrivo di un partner: "Ammesso che accada, ci vorrà ancora tempo".
Per i non addetti ai lavori, immaginare i Moratti in crisi o alle prese con la necessità di ricercare capitali esterni appare quanto meno sorprendente. Il loro è, infatti, uno dei nomi più noti del capitalismo italiano, anche se l'effettiva consistenza del loro patrimonio resta segreta. Gian Marco, 75 anni, è noto in città per essere stato lo sponsor delle milionarie campagne elettorali della moglie. Mentre Massimo, 66 anni, si calcola che in 17 anni di Inter abbia speso per sostenere la squadra circa un miliardo.
Nessuno mette in dubbio la solidità del patrimonio familiare. E' vero che Massimo si è fatto più attento e che nemmeno i suoi tifosi lo definirebbero oggi "lo sceicco del pallone italiano", come disse Fedele Confalonieri, grande amico del rivale milanista Silvio Berlusconi. Ed è anche vero che, durante le indagini della magistratura - poi archiviate - sul collocamento in Borsa di Saras nel 2006, un fiasco per gli investitori, spuntarono alcune mail dove un banchiere sussurrava che "uno dei fratelli" fosse indebitato per oltre 500 milioni.
Furono però Gian Marco e Massimo, interrogati come persone informate dei fatti, a smentire difficoltà di questo genere. E fra chi li conosce c'è chi dice che i quasi 1.800 milioni di euro incassati sui loro conti personali con il collocamento siano ancora tutti lì, intatti. C'è poi un ulteriore fatto che rende lecito supporre che la famiglia possa contare su risorse più ampie delle partecipazioni rintracciabili negli atti delle loro società e delle loro proprietà immobiliari, disseminate dalla centralissima via Laghetto a Milano alla zona chic di Cortina d'Ampezzo, dall'isola di Saint-Louis sulla Senna parigina al magnifico Central Park di New York.
Fonte: L'Espresso
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2012-01-31 01:18:51 | Giancarlo TV - X Anonimo
E' certo che ci frega, hanno sicuramente costruito con benefit governativi ( Statali anche tuoi ).
Ora dopo aver sfruttato fin che la barca tirava, chiedono ancora aiuti ma di Fiat, Alitalia, Elettrolux, quante ce ne sono in Italia i petrolieri ci mancano ? ?Saluti
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2012-01-31 01:20:02 | Giancarlo TV - R. E. C.
Ragazzi uno scambio di convenievoli " fra ( AMICI ) " e tutti si accucciano sotto al tavolo impauriti, pensa se fosse stata una discussione di più alto livello, adesso si chiarisce tutto, dal Pavimento, fino all' ultimo scalino in cima, tutti opportunisti, le persone si usano finche servono, poi si gettano, ecco perchè siamo a questi livelli.
Sinceramente tanta Salute e serenità a tutti rispettive Famiglie in Particolar modo alla Amministrazione e/o Redazione di questo sito che mi ha dato l' opportunità di capire, scusate tanto se vi ho rotto.
Tante Grazie Saluto Borsoi Giancarlo
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