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'Eni, il manager di Descalzi ha ordito il depistaggio'

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descalzi eniPer i magistrati ci sono altri complici "interni"

Appare evidente che le attività illecite non possano che essersi svolte con il coinvolgimento del manager di Eni Spa che avrebbe dato le indicazioni necessarie all'avvocato Amara per l'organizzazione dell'attività di depistaggio descritta e che tale manager debba plausibilmente individuarsi nella persona di Mantovani...»

Nel decreto di perquisizione con cui la Gdf di Milano si è presentata negli uffici e nelle abitazioni di Massimo Mantovani ex responsabile dell'ufficio legale Eni e attualmente uno dei più importanti manager del gruppo, questa storia di veleni e depistaggi giocata tra Trani e Siracusa per colpire le inchieste di Milano sulla corruzione intemazionale di Eni, emergono due cose. La prima è che ancora non sono stati individuati tutti i responsabili di questa storia, persone evidentemente in posizione di responsabilità nell'Eni, a conoscenza di alcune informazioni "riservate e interne" del gruppo utilizzate per costruire le denunce sul falso complotto che si stava inscenando davanti al pm di Siracusa Giancarlo Longo, arrestato nei giorni scorsi. La seconda è che Mantovani, "Max" per amici e compari, «era a conoscenza di tutto», come emerge da una mail tra un altro responsabile degli affari legali, Mario Cristiano Maspero e l'avvocato Pietro Amara, parte attiva del depistaggio, legale dell'Eni a Siracusa e amicone del pm arrestato.

Mantovani, che si trovava in Tunisia, per i pm è uomo vicinissimo all'Ad Claudio Descalzi, tanto che tutt'ora, «nonostante il passaggio a nuovo incarico, ha continuato a seguire in forza alla delega ricevuta dall'amministratore, i processi penali instaurati dalla Procura della Repubblica di Milano». E secondo la prospettiva accusatoria, sarebbe il "mandante" del gruppo che avrebbe manovrato per far apparire Descalzi, vittima di un complotto inesistente. Fatto ancor più grave se si pensa che Eni è una società controllata dallo Stato attraverso la "gol den share" saldamente detenuta nelle mani del Ministero delle Finanze.

Non a caso l'economista Luigi Zingales, ex consigliere indipendente di Eni e tra le "vittime" vere del finto complotto (venne indagato a Siracusa come ispiratore delle manovre anti Descalzi) ieri ha chiesto il commissariamento della multinazionale italiana del petrolio. Il finto complotto infatti era prodromico a inquinare l'inchiesta sulla corruzione internazionale con cui il gran capo di Eni è stato rinviato a giudizio in un processo che comincerà il 5 marzo prossimo a Milano per stabilire l'esistenza di un a tangente "monstre" di 1 miliardo e 350 milioni di dollari destinati in parte al governo nigeriano, per ottenere l'appalto di una ricchissima commessa per pozzi petroliferi, e in parte, sospettano i pm, a politici nostrani, con il classico sistema dei fondi neri rientrati in patria e la mediazione dell'onnipresente Luigi Bisignani, già travolto da Mani Pulite.

E' in questo "milieu" di affari opachi, servizi segreti e faccendieri vari, che la trama ordita tra Siracusa e San Donato avrebbe coinvolto, loro mal grado anche avvocati come Carlo Federico Grosso e Maspero, i quali proprio da Mantovani ricevettero l'incarico d rappresentare l'Eni come parte lesa a Siracusa. Sarebbero stati i due legali, ovvero Grosse e Maspero, scrive il pm nel provvedimento, ad aver fornito «elementi utili per l'identificazione di Mantovani qual« manager di Eni implicato nel l'attività di depistaggio». Infine, i magistrati accusano il manager Eni di aver mentito anche sui suoi rapporti con l'avvocato Amara, conosciuto al meno fin dal 2014, ben prima che partisse il depistaggio.

"Eni ribadisce di essere estranea a qualsiasi ipotesi di reato e a presunti 'depistaggi' legati a inchieste giudiziarie e intende fare chiarezza su vicende di cui danno notizia in questi giorni gli organi d'informazione". E' quanto riporta una nota diffusa dalla società in merito all'indagine della procura di Milano sul presunto falso complotto nei confronti dell'a.d. Claudio Descalzi, filone della più ampia indagine avviata dai pm di Roma e Messina su cause "pilotate". "Ove fossero mai sussistenti I fatti di cui si riceve notizia dalla stampa - prosegue il comunicato - Eni si considera parte danneggiata e si riserva ogni iniziativa nei confronti di qualsivoglia responsabile, In ogni sede, e a tutela della propria reputazione".

Fonte La Stampa

Commenti (2)
  • pippo

    E che, per fortuna sono i Gestori con il loro contratto di comodato ,costoso ,passato ,non in linea con ,"gli strapagati " siamo noi che abbiamo rovinato l ITALIA

    Quando ci sveglieremo e prenderemmo a calci chi ci sta prendendo per il c...lo

  • antonio ex Gestore  - non vi sveglierete mai

    Carissimo Pippo,
    quando vi sveglierete sarà troppo tardi.
    Chi te lo dice è una vittima economica del malaffare perpretato da Eni verso i propri Gestori.....non mi dilungo sulle mie vicissitudini...
    Ti dico solo di stare attento e di controllare tutto quello che ti fanno firmare i responsabili commerciali quando vengono sull'impianto con quel fare da '' amico ''......
    Occhio ai contratti di affitto, sulla loro durata, sulle percentuali pretese da Eni....niente di quello da loro proposto e preteso è regolare.....
    Il sindacato non tutela e purtroppo sei solo contro un mostro che ti spolpa di ogni risorsa, e quando ti accorgi che qualcosa non va, è troppo tardi per tornare indietro....

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