Egregio Direttore, prendendo spunto dalle considerazioni sulle posizioni recentemente assunte dalle Organizzazioni di categoria dei Gestori, che ella ha voluto affidare al suo commento del 14, le sottoponiamo qualche ulteriore elemento di riflessione.
Che le decine di migliaia di piccole imprese dei Gestori siano quelle che hanno più da perdere, in termini di pura sopravvivenza, dal processo di destrutturazione di cui è fatto oggetto il complesso del settore, è un fatto assodato.
Che, quindi, la Fegica -come, immaginiamo, i colleghi delle altre Federazioni- senta forte su di sé la responsabilità di esercitare il massimo dello sforzo per arrestare il drammatico abbrivio preso e riportare al centro dei ragionamenti della politica e dell'industria un progetto di riforma e sviluppo della distribuzione carburanti, del petrolio e, più in generale, dell'energia, è effetto diretto e conseguente.
In questo senso, il significato dell'iniziativa assunta in questi anni - di cui la proclamazione dello sciopero rappresenta solo un passaggio di un percorso fatto di innumerevoli proposte, sollecitazioni e tentativi di innescare processi virtuosi - non può essere ricondotto nei confini di una pur legittima affermazione degli interessi di una Categoria, come lei ha correttamente sottolineato.
D'altra parte sappiamo bene di non essere più affatto isolati nel delineare i contorni di uno stato di profonda sofferenza strutturale del settore, le cui linee di sviluppo industriale, prima di tutto, hanno pagato le distrazioni e le sottovalutazioni della politica e la sopraffazione di modelli finanziari che non rispondono ad alcuna logica: tantomeno a quella della produzione.
Il problema è che questa consapevolezza ormai piuttosto diffusa, non solo nel settore, fatica maledettamente a tradursi in inversione di tendenza e ad organizzarsi per offrire una prospettiva alternativa ed imporsi letteralmente all'attenzione.
La crisi, per raccogliere il suo spunto, c'è e si sente, ma di sicuro non affonda le sue radici solo in quella congiunturale ed internazionale; le questioni che anche lei ha colto ed elencato -dallo stato della raffinazione, al ruolo irrisolto dei retisti indipendenti- al quale riteniamo vadano aggiunte, a pieno titolo, le discriminazioni commerciali alle quali sono tuttora condannate le imprese dei Gestori in termini di condizioni di accesso ai prodotti, preesistono alla crisi di questi anni.
E non ha alcuna giustificazione né teorica, né pratica far pagare i costi di questa crisi ai Gestori e solo a loro.
Ad ogni modo, la situazione è ad un punto tale di non ritorno che richiede lucidità nella proposta e, allo stesso tempo, assunzioni di responsabilità anche personali, atti di coraggio, scatti di orgoglio.
I Gestori, al solito, faranno la loro parte: sarebbe bene che anche altri, che per ragioni diverse hanno preferito tenersi ai margini -magari immaginando di beneficiare nell'immediato delle condizioni date- facessero sentire la propria voce, prima che fatalmente gli eventi precipitino anche per loro.
Lasciare che, nel quotidiano, i tempi vengano scanditi e l'agenda venga fissata ieri dai guru del marketing, oggi dai maghi del pricing, significa consegnare alla definitiva distruzione il settore intero e gli interessi all'interno del quale si muovono.
Tanto più che, nel frattempo, l'ignavia della politica - per citarla, caro Direttore - sembra in procinto di partorire l'ennesimo assalto legislativo.
Stando alle indiscrezioni raccolte e pubblicate proprio sulle colonne del suo giornale, un miscuglio di misure che si fanno letteralmente scudo di concetti come competitività e concorrenza, trattenuti saldamente in ostaggio, vengono semplicemente utilizzate per dare il colpo di grazia ai Gestori, ma anche a pezzi interi del resto del settore.
E poco importa chi ne sia il destinatario, chi gentilmente beneficerà dei cadeux nemmeno troppo nascosti tra un obbligo, una sperimentazione ed una facoltà. Che l'ammodernamento del settore, industriale e commerciale, passi per la terza cifra decimale ridotta a dimensioni di codicillo sui cartelli dei prezzi, per accettatori di banconote (self pre-pay) accesi anche di giorno o per mettere nelle mani di petrolieri e finanche del più piccolo retista i contratti dei Gestori, è una storia - citando Flajano - grave, ma non seria.
Per questo, infine, proprio da queste colonne riteniamo di dover chiedere una pronta smentita del sottosegretario Saglia alle indiscrezioni che circolano in questi giorni.
Diversamente, la proclamazione di uno sciopero che, nonostante tutto, posizionato a tre mesi e dopo esodi e rientri estivi, può tranquillamente essere ancora definito “di dialogo”, si trasformerebbe, sotto l'accelerazione impressa dal Governo, in manifestazione di aperta contrapposizione, oltre ad essere realizzato immediatamente».
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Timpani, sei forte.
Qualche mese fà, Faib e Figisc sono state al collasso
organizzativo per convincere i propri associati ad accettare come ineludibile
" l'accartocciamento" della Categoria.
Fegica, disse no.
Non che il
mondo cambiò per questo, ma qualcuno in questo sito citò un
passaggio:
soccombere senza lottare non è vita dignitosa.
Non è ancora
finita.
Faib prova a reagire con lettere di Landi.
Figisc, se ci sei batti un
colpo, le previsioni lasciale a Giuriacci...