Per conciliare tutte le posizioni sulla riforma carburanti
di Elena Veronelli -Staffetta Quotidiana - E' passato poco più di un mese dalla bocciatura da parte dell'Antitrust delle modifiche al ddl concorrenza volute dai gestori. Un mese in cui il settore ha assistito ad altri avvenimenti importanti (dal documento di proposte di Faib e Fegica separato da quello della Figisc, al decreto sulla conoscibilità dei prezzi praticati), per poi però andare a finire sempre allo stesso punto: all'ennesimo tavolone del petrolio, con sub-tavolini annessi. Perché – ormai è chiaro – il sottosegretario Saglia ha promesso ai gestori più di quanto poteva concedere: come prevedibile (v. Staffetta 17/09), l'accordo per scongiurare lo sciopero non è piaciuto né all'Antitrust, né ai consumatori né tanto meno a retisti e Unione petrolifera. Anzi, durante il tavolone della scorsa settimana, alcuni operatori sono arrivati a parlare di “ricatto” da parte dei gestori grazie “all'arma dello sciopero” di cui dispongono. Tanto da avanzare la richiesta di non tenere conto delle modifiche di metà settembre e ripartire dallo schema precedente.Ora si sta tentando la strada del tavolo bilaterale UP/gestori, sotto l'egida del ministero dello Sviluppo Economico, per sistemare la situazione. Insomma, da una parte i gestori stanno tentando di mantenere il più possibile intatto il loro accordo con Saglia (facendosi forti del sostegno della presidenza del Consiglio); dall'altra l'industria petrolifera – forte invece (paradossalmente) dell'appoggio dell'Antitrust – preme per rivedere le modifiche. E il ministero si deve giostrare in questo pasticcio, senza perdere credibilità. Non è facile quindi non essere scettici sulla riuscita di questa impresa: troppo poco il tempo (solo un mese) e ancora troppo distanti le posizioni. Anche perché le richieste di entrambe le parti sono da tempo sempre le stesse: l'industria petrolifera chiede flessibilità; i gestori il recupero della capacità competitiva.
Ora però ci sono due novità: la possibilità di rifornirsi a condizioni non discriminatorie all'interno dello stesso bacino – dicono i gestori – non necessariamente deve passare per l'eliminazione del vincolo di esclusiva (bisogna poi vedere che ne pensa Catricalà); inoltre, questa volta a tutelare l'industria petrolifera dalla scure dell'Antitrust c'è il “cappello” del Mse. Già tre anni fa, infatti, il settore si era messo insieme per discutere un pacchetto di proposte di riforma del settore. Alle prime riunioni erano andati amministratori delegati o direttori rete di tutte le compagnie petrolifere. I gestori avevano invece deciso – per dare un messaggio politico – di non invitare nessun esponente del ministero (eravamo ai tempi delle lenzuolate di Bersani e dei “tavoli” del suo consigliere Umberto Carpi). Tuttavia, la trattativa era stata interrotta “cautelativamente” (i gestori dicono “strumentalmente”) dall'Unione Petrolifera dopo una lettera dell'Antitrust che avvisava il settore di un possibile intervento nel caso in cui eventuali accordi “integrassero ipotesi di violazione della normativa in tema di concorrenza” (v. Staffetta 13/03/08). Ora il ministero ha invece garantito che, sotto la sua protezione, le compagnie non corrono rischi. Del resto, proprio Catricalà il 25 marzo 2009, al Congresso nazionale della Fegica, aveva auspicato la ripresa di un confronto in una sede istituzionale, come quella appunto del Mse. Vedremo se ciò basterà alle singole compagnie per accettare l'”invito” dei gestori a presentarsi alla riunione del 15 novembre.
Quanto ai retisti, a quanto appreso dalla Staffetta, non intendono partecipare – almeno per il momento – a questi incontri ristretti, anche se vi è più di una parte del ddl concorrenza che li riguarda, in primis il fondo indennizzi. Del resto, la scorsa settimana, il giorno stesso il tavolone al Mse, Assopetroli ha reso pubblico un documento programmatico sulla riforma della rete carburanti in cui si dice sostanzialmente d'accordo con la segnalazione dell'Antitrust (v. Staffetta 27/10). Dunque in seguito, se e quando l'UP e i gestori partoriranno un documento condiviso, si dovrà passare obbligatoriamente anche per i retisti. Dopo di che ci saranno le Regioni, perché – a parte i contratti – le questioni aperte sono tante: la selfizzazione dei punti vendita, gli impianti ghost; la titolarità delle attività non oil, l'obbligo di gpl per i nuovi impianti. Il tutto sotto l'occhio attentissimo dell'Antitrust. Insomma, la strada è ancora molto lunga e un mese appare davvero troppo poco. Ma poi, chi ha detto che il ddl sulla concorrenza debba occuparsi per forza della riforma della rete carburanti?
Per gentitile concessione di Staffetta Quotidiana
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Vero è che il Vangelo secondo Catricalà o Saglia o de Vita assume le vesti dell'inferno piuttosto che modelli "credibili" per modernizzare un settore.
I Gestori sanno, anzi hanno ancora le terga dolenti a furia di lavorare sempre a meno ricavi; Up e congregati - idem come sopra - vorrebbero che i gestori si trasformassero in cinesi di contrabbando con lavoro in batteria: benzina, olio, acqua, vetri, promozioni, gomme, lava, stira, asciuga, firma quà, firma là, prendilo lì nel cu...
Il DDL concorrenza è un casino di norme per accontetare tutti: quindi non accontenta nessuno.
La Veronelli ha ragione: fatevi il vostro DDL Saglia, DeVita, Mse, Map, Catricalà nessuno vi crede più persone adeguate allo stipendio che percepite.
Volete l'Italia fondata sul lavoro ? Bene, cominciate a dare l'esempio: prendetevi un distributore e dimostrate di essere migliori di noi.
Altrimenti ci sono mulini in disuso con belle ruote di pietra pesante e usatele e lasciate lavorare dignitosamante i gestori a cominciare togliendo i contratti di esclusiva.
Finchè questi ci saranno, la liberizzazione del mercato della distribuzione dei carburanti su strada sarà sempre un atto doloso, schifoso, fazioso, perverso.
E adesso mi avete rotto !