GestoriCarburanti

 

Il commento. Carburanti, ora la vera Riforma

E-mail Stampa

Tre interventi per il nuovo Governo: chiarezza del prezzo, riduzione del vincolo di esclusiva, nuovi impianti 
di Roberto Degl’Innocenti *
 

Roma, 18 novembre - Quotidiano Energia - In questi giorni il nostro Paese sta sperimentando, credo con sorpresa e positivamente, quale sia non solo la competenza, ma soprattutto la forza innovativa del nuovo Presidente del Consiglio, il Prof. Mario Monti.

Chi ha avuto, nel mondo dell’Università o in contesti istituzionali, la possibilità di conoscere i contenuti teorici, la scuola di pensiero e le capacità professionali del neo-premier non è per nulla sorpreso.

Si respira un clima di pragmatico ottimismo e di attesa per probabili cambiamenti in positivo.

Anche nel sistema economico della distribuzione dei carburanti, sarà a mio parere inevitabile che il nuovo Governo non resti a guardare.

Mi permetto di pensare che un Tecnico preparato, chiamato dall’Europa a riformare, difficilmente metterebbe anche un 18 nel libretto di chi, qualche mese fa, ha fatto un tentativo di legiferare a proposito.

Non è solo una questione di forma, si tratta di un settore la cui efficienza e modernità è vitale non solo per chi ci opera, ma soprattutto per i Consumatori.

Vedo quindi probabile che qualche reale sforzo riformatore sia dedicato anche al mondo dei carburanti da parte di quello stesso Tecnico.

I pochi articoli inseriti nel testo della finanziaria (art.28, commi 4,5 e 6) lo scorso luglio puntano su tre impegni (chiusure impianti, utilizzo accettatori di banconote, vendita prodotti accessori) che nessuna concreta influenza possono esercitare sull’unico reale elemento di efficienza del sistema distributivo: il prezzo di vendita dei carburanti praticato alla pompa.

Si colpisce con troppa energia il più debole, il gestore dell’impianto che chiuderà o l’operatore dell’impianto che sarà selfizzato, senza alcun beneficio certo. Si promette a chi resta un vantaggio commerciale assolutamente aleatorio derivante dall’aumento di tipologie di merce a disposizione, un vantaggio futuro quasi al limite della credibilità.

E’ un fatto che nella catena del valore di chi opera in maniera integrata, dalla raffinazione fino alla vendita al cliente finale, il peso economico dell’ultimo anello (il gestore, chi opera sul piazzale e effettua il servizio di rifornimento) sia assolutamente trascurabile: in alcuni casi il valore del suo corrispettivo al lordo delle spese non è nemmeno la metà dello sconto applicato in aree di mercato concorrenziali.

Si chiedono inoltre sforzi agli attori economici in termini di investimenti e agli enti pubblici in termini di controllo difficilmente attuabili nel breve periodo, sforzi che potrebbero comportare solo costi e gravi danni sociali, in caso di chiusure, senza alcun reale beneficio in termini di concorrenza e quindi riduzione dei prezzi.

Al contrario, devo ribadire che il “taglio” dei punti vendita rende meno dinamica la competizione sul territorio per una semplice equazione: meno attori = meno concorrenza.

Sui rischi derivanti dalle politiche di prezzo in regime di oligopolio, rischi che verrebbero mitigati con l’aumentare degli attori indipendenti di qualunque dimensione, è superfluo in questa sede ricordare come chi oggi siede al Governo abbia le idee chiare.

A livello microeconomico, l’ipotetica sostituzione di tutti gli operatori con accettatori potrà al massimo comportare un beneficio di prezzo pari all’incidenza relativa della mano d’opera. Poco o nulla a confronto di quanto accade ai no logo che, con servizio, possono operare con sconti pari almeno a due volte il corrispettivo sindacale di un’impresa di gestione tradizionale.

Risulta evidente che il problema è altrove.

Sui benefici presunti derivanti dalla vendita dei pastigliaggi, possiamo attendere fiduciosi.

Tre sono, a mio parere, i pilastri di una vera riforma del settore:

1) Chiarezza del prezzo per chi opera e per chi consuma.

2) Riduzione e regolamentazione dei vincoli di esclusiva per chi opera.

3) Eliminazione dei vincoli allo sviluppo/modernizzazione della rete (qualcuno le definirebbe barriere all’ingresso).

Chiarezza del prezzo

Le tecnologie ci consentono di raggiungere facilmente questo obiettivo; sarebbe sufficiente rendere pubblico a chi compra quale sia il prezzo quotidiano di acquisto che rappresenta il benchmark nell’area dove compete. Vale per l’impresa come per il consumatore.

Abbiamo già esperienze positive nel settore dell’energia. Finalmente sparirebbero tutte quelle comunicazioni pubblicitarie piene di segni meno che sono, a mio parere, offensive nei confronti dei consumatori. Ripeto: nell’era digitale fare chiarezza sul prezzo vero, quello praticato alla pompa sarebbe semplice, daremmo lavoro ai tanti bravi giovani che operano nel mondo del web.

Che ci sia, ad oggi, una reale volontà di investire per agevolare questo processo di conoscenza è tutto da dimostrare.

Riduzione dei vincoli di esclusiva

Il vincolo di esclusiva ha senso solo se c’è un beneficio anche per chi lo rispetta.

Nell’osservanza delle leggi, in caso di reale, eccessiva e oggettiva onerosità di un accordo, è corretto per entrambe le parti rivedere le condizioni.

Ciò potrebbe valere non solo per il proprietario di un impianto, ma anche per chi opera “solo” in qualità di comodatario? La conoscenza del “prezzo di mercato” anche in questo caso sarebbe determinante.

Qualora lo scostamento dal “miglior prezzo di mercato” per chi opera in esclusiva fosse incolmabile e non ci fosse alcun intervento del fornitore a sostegno di eventuali sconti, la sopravvivenza stessa dell’attività potrebbe rendere lecito per l’imprenditore rivolgersi al mercato libero. Pensiamoci su..

Nuovi impianti

Per quanto riguarda la riduzione delle barriere all’ingresso, senza citare le parole di chi oggi stesso al Senato ha invocato maggiori poteri per le Autorità Garanti della Concorrenza in caso di provvedimenti legislativi che hanno chiaro effetto di limitazione del libero mercato, resta evidente che tutte le Norme Regionali che hanno il chiaro fine di rendere più ostico il percorso per l’apertura di nuovi punti vendita debbano essere abolite.

Sono prive di senso (se non illegittime, in un’ottica di reale competizione) le limitazioni alla libera impresa che impongono particolari tipologie di carburanti e dimensioni minime di strutture.

I divieti di questo genere soffocano le attività commerciali senza generare alcun beneficio.

Sono limitazioni utili solo ad alzare le barriere all’entrata, quindi a ridurre la concorrenza, quindi a danneggiare i consumatori.

Oggi qualunque azienda che abbia il coraggio di investire per la realizzazione di una nuova stazione di servizio (nel rispetto delle Norme di Sicurezza, Urbanistiche e Ambientali) nelle modalità commerciali e con la tipologia di offerta che l’imprenditore stesso ritiene più in linea con il mercato, andrebbe tutelata, non ostacolata.

Poche semplici iniziative, per innovare e rinnovare il nostro antico settore.

E che vinca il migliore.

*      info@oilenergy.it

Per gentile concessione di Quotidiano Energia  


Commenti (14)
  • Anonimo

    Bell'articolo. fatelo leggere ai vertici Figisc. :grin

  • BENZINAIA

    intaNTO I VERTICI DELLA FIGIS NON LO CAPIREBBERO PERCHE' PENSANO AI LORO INTERESSI...... :grin

  • Anonimo

    Bene, bene...continuate a far aprire nuovi impianti in nome della concorrenza, sarà una lotta all'ultimo millesimo, così faremo tutti la fame......

  • Gestore Eni

    Lotta? Quella semmai riguarderà i bianchi. I gestori a marchio, con i loro superprezzi imposti hanno ben poco da lottare. Possono solo soccombere. :(

  • Marcello Fornaro  - Chi raffina...

    non deve vendere...L'eni pensi a trovare il petrolio ed a raffinarlo ed i gestori penseranno a venderlo. Tagliare la distribuzione vendendo gli impiantii agli operatori finali (come le pompe bianche) è l'unico, l'unico modo per far sì che i petrolieri si facciano concorrenza, come pure i gestori, ma da imprenditori...

  • donato quaranta  - monopolio

    caro Marcello non condivido il tuo pensiero i petrolieri non si faranno concorrenza ma si spartiranno la torta con il pezzo più grosso che chiaramente spetta ad eni che detiene il monopolio del refining ed i prezzi li decide già adesso.

  • fabio

    Si perchè in Italia gli impianti scarseggiano.
    Bisogna costruirne di nuovi.

  • Max

    Gli impianti aumentano perchè c'è la convenienza a costruirli. Perchè il margine delle pompe bianche è tale da rendere remunerativo l'investimento. Tale margine è permesso per la grave differenza di prezzi che oggi c'è con gli impianti delle compagnie. Avvicinare questo divario permetterebbe come primo risultato il blocco delle nuove costruzioni. Questo divario pare permetta anche una buona remunerazione alle stesse compagnie petrolifere (quelle dalla coperta corta) che, a differenza di tutti gli altri paesi europei, trovano ancora conveniente rimanere nel nostro paese.

  • Anonimo

    Caro gestore ENI forse non sara' il tuo caso (e ti chiedo scusa in anticipo) pero' se non sbaglio e' prorio l' eni ad avere la grossa fetta del mercato e quanti gestori eni le hanno leccato il culo aderendo agli iperself -8 -10 pensando che cosi' avrebbero tolto le vendite ad altri colleghi per farli fallire, pero' pultroppo per voi cosi' non e' stato, aderendo a questi sconti fasulli siete solo riusciti a rovinare il mercato dei carburanti, adesso come si sa' (chi la fa' la spetti) pultroppo per voi sono uscite le pompe bianche (che per colmo vengono rifornite anche dalla vostra cara eni).quindi per concludere il discorso non vi lamentate adesso se si vogliono costruire nuovi impianti visto che siete stati i primi a rovinare questo mercato aderendo agli sconti.

  • stefano Q8

    Cari colleghi, anche io come gestore Q8 ho dovuto gioco forza aderire ad Happy Self (-110) per mantenere i rapporti con l'assistente rete che almeno nel mio caso tende poi a metterti i bastoni tra le ruote perchè a sua volta riceverà ordini di quel tipo.
    Comunque il prezzo imposto unico ed uguale per tutti sarebbe come un tempo il miglior modo per quantificare le vere capacità di ogni gestore.

  • FABIO

    I NUOVI MEGA IMPIANTI NON SONO ALTRO CHE MEGA LAVATRICI PER IL MALAFFARE RIFLETTETECI

Commenta
I tuoi dettagli:
Commento:
[b] [i] [u] [s] [url] [quote] [code] [img]   
:):grin;)8):p:roll:eek:upset:zzz:sigh:?:cry
:(:x
SECURITY
Inserisci il codice anti-spam che vedi nell\immagine.

Commentando dichiari di aver preso visione e di accettare i termini e condizioni di utilizzo di questo sito.

Per mantenere un livello civile della conversazione, verranno eliminati tutti i commenti che contengono: turpiloquio, offese, violazioni della privacy, off topic, istigazioni alla violenza o al razzismo, minacce ecc. Gli utenti che violeranno ripetutamente la nostra policy verranno bloccati/bannati. La Redazione.

Articoli correlati:
Articoli più recenti:
Articoli meno recenti: