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Bonus fiscale, unanimismo sospetto

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Articolo 28 e ostacoli alla razionalizzazione della rete

di Gabriele Masini

 - Staffetta Quotidiana - La conclusione della dura trattativa sul bonus fiscale per i gestori carburanti sembra avere accontentato tutti. Come accade all'indomani delle elezioni politiche, hanno vinto tutti e non c'è nessuno sconfitto. Una consonanza che spesso nasconde il fatto che i problemi vengono scaricati dove non si vedono – o su chi non ha modo di farsi sentire. 

Le associazioni dei gestori e dei retisti si sono affrettate a esprimere apprezzamento per la stabilizzazione del bonus ottenuta dal ministero dello Sviluppo economico. Ministero che a sua volta ha sbandierato il “risultato storico” raggiunto. E anche le compagnie, come vedremo, hanno probabilmente buoni motivi per ritenersi soddisfatte.

Sul significato di questo risultato è molto istruttivo lo scambio tra Moreno Parin, presidente di Gisc_Tv, e Mario Rosina, coordinatore regionale del Veneto di Faib, ospitato sulla Staffetta nei giorni scorsi.

Secondo Parin, che non ha aderito allo sciopero, il bonus così come viene applicato si è trasformato da detrazione sul reddito a reddito vero e proprio, necessario a far quadrare i bilanci delle gestioni, e il rinnovo tal quale dell'agevolazione porta godimento economico solo alle compagnie petrolifere.

Rosina ha invece rivendicato la piena legittimità del bonus, concordando tuttavia sul fatto che è divenuto uno strumento di agevolazione indispensabile per la sopravvivenza stessa dell'intera categoria in quanto il bonus (che è il giusto riconoscimento a un servizio reso allo Stato nella riscossione delle accise) vale un terzo del margine dei gestori.

Questo vuol dire che senza il bonus molte gestioni sarebbero obbligate a chiudere. Vuol dire che molti dei circa 24.000 impianti di distribuzione carburanti (in continuo aumento) sopravvivono in quanto sussidiati (da oggi anche attraverso le accise). Ora, uno degli elementi assodati nel dibattito sulla rete carburanti è che buona parte dello “stacco Italia”, della differenza di prezzo cioè tra l'Italia e la media Ue, è dovuta all'inefficienza della rete di distribuzione, al numero eccessivo di impianti, al fatto che molti punti vendita operano a cavallo o al di sotto della soglia di sopravvivenza.

È scorretto dire che senza il bonus il settore andrebbe incontro a una ristrutturazione “guidata” dalle leggi della concorrenza? Questo chiaramente non significa scaricare la responsabilità delle inefficienze sui gestori, che sono anzi l'anello più debole. Anche perché sicuramente la concorrenza è viziata dall'esistenza del doppio canale, dalle diverse condizioni di fornitura rispetto alle pompe bianche e dai vincoli imposti dalle leggi regionali.

Il punto è che se c'è un problema di remuneratività delle gestioni, questo va affrontato nella sede opportuna, cioè in un confronto con le compagnie e con i retisti, che con il bonus hanno quindi evitato di intervenire sui margini, sulle condizioni di fornitura e in generale sui rapporti contrattuali con i gestori. Per questo probabilmente a compagnie e retisti non è dispiaciuta la soluzione trovata con la legge di Stabilità. Ma così a pagare è sempre Pantalone.

Né porre il problema in questi termini significa prefigurare uno scenario apocalittico, con impianti abbandonati alle intemperie e gestori e piccoli retisti abbandonati a sé stessi.

Il fondo indennizzi era stato istituito con il Dlgs 32/98 proprio per accompagnare la razionalizzazione. È possibile riportarlo al centro del dibattito? Stesso discorso per la questione bonifiche, i cui costi spesso frenano le iniziative di chiusura di impianti fuori mercato, e per gli impianti incompatibili (tra l'altro, lunedì è scaduto il termine entro cui le Regioni dovevano emanare gli indirizzi per la chiusura effettiva degli impianti, e il boccino è ora in mano ai Comuni).

Rapporti contrattuali, fondo indennizzi, bonifiche, impianti incompatibili. Proprio il contenuto dell'articolo 28 della manovra estiva, che non sarà la riforma epocale che molti aspettavano, né ha il fascino rivoluzionario di altre proposte sul tavolo. Eppure, se c'è la volontà, quella norma può essere riempita di contenuti e portare a risultati altrettanto radicali sui rapporti contrattuali, sugli indennizzi, sulle bonifiche.

Ma c'è questa volontà?

Per gentile concessione di Staffetta Quotidiana

Commenti (5)
  • mirco

    campa cavallo....

  • Anonimo

    Risposta:- Non c'è nessuna volontà di riformare seriamente il settore.

  • Franco

    Gli unici che avrebbero l'interesse primario di riformare l'attuale situazione sono i gestori, l'anello debole che si sta spezzando irrimediabilmente. Gli altri evidentemente non hanno questa grande priorità.

  • Anonimo  - anonimo

    noi gestori siamo nella merda più totale!

  • donato quaranta  - GESTORE

    Caro collega la parola fondamentale del tuo commento é "GESTORE" perchè come tu saprai la percentuale assoluta degli impianti sono di proprietà delle compagnie petrolifere quindi dire gestore è come dire operaio o meglio schiavo sia delle compagnie che dei clienti la parola imprenditore nel ns caso e veramente un eufemismo. ricorda il cliente andrà a rifornirsi su altri impianti anche per un millesimo di differenza la compagnia non rinnoverà il contratto perchè stando al sole al freddo alle intamperie il tuo viso non è più presentabile. Ricordati quindi che sei un umile operaio che rischia il suo cu.. ogni giorno e che un semplice accettatore di banconote e bancomat ti può sostituire in ogni momento i ns lamenti li ascoltano solo i ns coleghi qualcuno riflette il suo stato alcuni ci ridono le altre categorie se ne strafottono dei ns problemi qualcuno è pronto ad ammazzarti per pochi spiccioli. La soluzione trovare un altro lavoro e metterlo nel cul. al benzinaio che prenderà ilmio posto.....

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