Siamo stati per giorni e giorni con la convinzione di aver trovato la pietra filosofale, ovvero la capacità di sapere quanti degli impianti esistenti in Italia sarebbero stati in grado di approvvigionarsi senza l'obbligo di esclusiva, cosi come previsto dalla norma sulla liberalizzazioni della distribuzione carburanti emanata dal Governo Monti.
I primi numeri (e non solo gli ultimi, purtroppo) li aveva sparati il presidente della Figisc, Luca Squeri, durante la trasmissione di Porta a Porta andata in onda venerdi 13 gennaio, indicando in 2/3 mila unità gli impianti di distribuzione carburanti nei quali i gestori risultano essere anche proprietari di uno o più punti vendita, interessati dalla parziale eliminazione dell’esclusiva prevista dal decreto-legge sulle liberalizzazioni.
Nella stessa trasmissione il Presidente dell'Unione petrolifera, Pasquale De Vita, chiamava in causa le indicazioni delle Regioni affermando che gli impianti erano alcune migliaia. L'Unione petrolifera il 23 gennaio andava anche oltre emanando un comunicato stampa, riportato dai maggiori quotidiani, con il quale si indicava la quantità di tali impianti nel numero di circa 4.000 su un totale di 23.000, aggiungendo che non potevano essere " 500 come sostenuto da Faib e Fegica".
Seguiva, a mezza incollatura, il presidente di Assopetroli/Assoenergia (gli ormai famosi fautori del fenomeno delle pompe bianche) affermando che “Il decreto sulle Liberalizzazioni che contiene norme in materia di carburante, ha un suo punto qualificante nella liberta’ di rifornimento ma il punto centrale e’ che tale liberta’ da parte dei gestori/proprietari impatta su 3.500 impianti (dato desunto dai data base delle regioni) e non su 500 come erroneamente riportato da alcuni quotidiani”.
Nella ridda di numeri è intervenuto dalle pagine di Staffetta Quotidiana il presidente della Gisc_TV, Moreno Parin, da sempre interessato per via del territorio di appartenenza, al fenomeno delle cosi dette pompe bianche. Secondo Parin "In provincia di Treviso ce ne sarebbero circa dieci, tolleranza da nove a undici, 10 su 330, di cui almeno tre hanno rinnovato il contratto di convenzionamento negli ultimi due mesi e non penserebbero quindi di avvalersi di quel 50% di libertà, perché in tal caso si sarebbero presi il 100% al momento del rinnovo della convenzione, ovvero niente rinnovo. Sul numero totale Parin si sente di dire che i numeri sono quelli di Faib e Fegica, 500 in tutto, forse anche meno. Dal totale, secondo il presidente di Gisc_Tv, bisogna infatti togliere quelli di proprietà delle compagnie, quelli dei retisti, convenzionati o meno, e un sacco di piccoli proprietari che posseggono uno o più impianti e che comunque hanno dato in gestione l'impianto".
A mettere la parola fine ci ha pensato Giacomo Orlanda, tecnico per il settore carburanti della Regione Piemonte e attualmente coordinatore sviluppo tecnico delle Regioni in materia di carburanti, il quale ha spiegato dalle colonne di Quotidiano Energia che “non tutte le Regioni hanno un osservatorio” e in ogni caso non va bene “metterci in mezzo senza consultarci, ed è poi comunque meglio fornire dati, non ‘dare i numeri’”.
Tra i numeri forniti da Orlanda ci sono i dati della sua Regione. "“Dei 1.866 impianti che compongono la rete stradale piemontese, 170 sono di proprietà di titolari che hanno un punto vendita. Di questi circa la metà, diciamo 80, fanno capo a enti locali, società immobiliari o altre società, quindi in circa 90 la figura del titolare può coincidere con quella del gestore ed essere impattabile dalla norma”. Dato che “il Piemonte rappresenta circa il 9% della rete nazionale, ribaltando il dato regionale a livello Paese si può dunque stimare che gli impianti coinvolti dal DL liberalizzazioni siano meno di 1.000”. Orlanda a poi aggiunto che la stima “viene confortata anche da un ragionamento fatto con il collega della Lombardia che nel suo caso ha indicato in circa 150 su 3.000 i p.v. in cui la figura del titolare e del gestore potrebbero coincidere”. Ed è per questo, ribadisce, “che ritengo che sia abbastanza incredibile che UP e Assopetroli diano numeri citando le Regioni”.
Sul decreto liberalizzazioni Orlanda è stato molto critico “Mi aspettavo che andasse a toccare tutte le rendite di posizione e non qualcuna sì e qualcuna no, creando impianti di serie A e impianti di serie B. Critico anche il giudizio sulla eliminazione dell’obbligo di Gpl o metano sui nuovi impianti nel caso in cui comporti ostacoli tecnici o economici eccessivi. “Ma come fa”, si chiede, “ad esserci una difficoltà su un nuovo impianto? Nel caso del Gpl non ci possono essere poi condizioni ostative e non dimentichiamoci che esiste anche il metano liquido. In Piemonte abbiamo già due impianti che vi fanno ricorso e uno in costruzione”. E non è vero, afferma, che l’obbligo di metano e Gpl frena la concorrenza: “da quando in Piemonte abbiamo introdotto questo vincolo nel 2008 è aumentato sia il numero degli impianti che degli operatori”.
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nel corso degli anni, mi è capitato spesso di leggere che gli impianti stradali sono CIRCA 24000 poi circa 14000 ecc.ecc. ora leggo che l'evoluzione dei CIRCA 500 o 2500 o 3000 a seconda della fonte di informazione.
La domanda è : ma la fonte più autoritaria e la sola e unica che può dare dati certi e incontestabili dovrebbe esserer la UTF , come mai non si parte da dati certi e indiscutibili per poi valutare , decidere e contestare ???????
Da come mi sembra di capire i Propietari di decreti e anche gestori sono una cosa , i proprietari dei decreti ma non gestori ne sono un'altra. A questo punto sta azz di famosa liberalizzazione è servita a accontentare e a allargare le fila delle pompe bianche solo a pochissimi. Ma quello che mi impensierisce è la forza contrattuale che avranno comunque i proprietari privati dei decreti che potranno avere una maggiore forza ricattatoria negli accordi con le compagnie petrolifere. A mio avviso è necessario capire se le stesse si dimostreranno ancora deboli nel tenere questi convenzionati e quindi creare ulteriormente danni alla rete caricando di costi di matgini dovuti a questi convenzionati plasmandoli sui costi pro litro di tutta la rete.