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Benzina, il vero scandalo

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Staffetta Quotidiana - Perla crisi della raffinazione ci siamo trastullati almeno tre o quattro anni prima che la sua percezione emergesse in tutta la sua evidenza anche a livello governativo e parlamentare. Addirittura con strani balletti tra chi, anche all'interno del settore e del sindacato, la denunciava e lanciava l'allarme e chi invece la smentiva. Per la crisi della rete carburanti siano invece ancora alla fase della sua più totale inconsapevolezza. Come dimostra il fatto che ci stiamo ancora trastullando con la favola metropolitana delle collusioni a livello di compagnie per giustificare i nuovi picchi massimi o con proposte di eliminazione dell'esclusiva o dell'istituzione di un mercato all'ingrosso dei carburanti o dell'esproprio proletario dei punti vendita come panacea per ridurre i prezzi e lo “stacco Italia”. Predicando l'idea che più si liberalizza più la rete si rigenera, così come non troppi anni fa si è predicato che più si riduce la trasparenza (se necessario oscurando la stampa specializzata) più ci guadagna la concorrenza.

Eppure come per la crisi della raffinazione, che nel frattempo da congiunturale è diventata strutturale, anche per la crisi della rete ci sarebbe ben altro da dire e da raccontare. Del fatto per esempio che malgrado il calo dei consumi il numero dei punti vendita è tornato a crescere e che di conseguenza l'erogato medio ha ripreso a scendere, con buona pace di tutti i progetti di razionalizzazione e di aumento della produttività che sono stati messi in campo in questi anni per aumentarlo. Del fatto che in queste condizioni i gestori non ce la fanno più ad andare avanti, che il loro insoluto con le compagnie sarebbe arrivato a 100 milioni di euro e non potrebbero quindi in alcun modo permettersi il lusso di espropriare e acquistare alcun impianto. Del fatto che anche le compagnie non ce la fanno più, vittime di politiche sbagliate e contradditorie al loro interno tra rete ed extrarete, costrette a rincorrere con i prezzi serviti i prezzi extrarete, sgonfiando contemporaneamente i prezzi self a livelli fallimentari.

La cosa paradossale è che di questa situazione nessuno parla e che nessuno la denuncia e che non ci si metta tutti insieme attorno a un tavolo per affrontarla. Come se tutti avessero deciso di tirare a campare. Fino a quando?
Perché l'orologio della sopravvivenza sta passando per tutti, sia per quelli che hanno le spalle forti, per intenderci quelli che possono rifarsi sull'upstream e hanno una quota elevata di impianti di proprietà, ancor più per quelli che non le hanno. Anche per i retisti e per le pompe bianche che finora hanno rappresentato la valvola di sfogo della raffinazione e delle compagnie ricavandone lauti vantaggi.

Questo è il vero scandalo di cui nessuno parla, di una rete carburanti che un tempo era il fiore all'occhiello dell'industria petrolifera e che ora è completamente allo sbando. In cui non si investe più. Dove il servizio lascia sempre più a desiderare. Da cui molti se potessero se la darebbero a gambe.

Altro che mercato opaco. Questo è un mercato che si avvia a scomparire.

Per gentile concessione di Staffetta Quotidiana

Commenti (6)
  • Giampiero  - condivisibile,

    l'analisi di questo articolo. Non solo mi trova in accordo, ma mette in luce
    le inconguenze di proposte legislative di un mercato la cui gestione negativa può essere imputabile solo dalle aziende petrolifere, in primis da Eni. In tal situazione l'unica vittima è il gestore, costretto a firmare contratti che lo obbligano ad un rapporto di sudditanza, costretto a subire politiche commerciali studiate da pseudodirigenti che teorizzano i risultati solo e meramente in termini schematici. In una situazione economica dove il consumatore valuta solo il miglior prezzo ed un servizio competitivi si trasferiscano i costi e le iniziative promozionali ormai considerate superflue in un minor prezzo dei carburanti; si razionalizzi quel sistema parassitario di "colletti bianchi", ancor prima dei gestori, che si mantengono sul lavoro di questi ultimi; si incominci a far pagare un poco di più a chi, l'extrarete e/o alla GDO, risultano essere solo un'alibi ad errori di mercato che le le stesse aziende petrolifere hanno "partorito". Forse ci sarebbe un maggiore equilibrio a tutto vantaggio dei consumatori, ed in minima parte anche di un'intera categoria che chiede solo, oltre di poter vivere dignitosamente, di non essere posta sull'altare del sacrificio per errori non a loro imputabili.

  • Moreno Parin  - Giampiero

    Stavo per intervenire ma mi hai preceduto, condivido il tuo intervento.

  • anonimo

    Questo è il vero scandalo di cui nessuno parla, di una rete carburanti che un tempo era il fiore all'occhiello dell'industria petrolifera e che ora è completamente allo sbando. In cui non si investe più. Dove il servizio lascia sempre più a desiderare. Da cui molti se potessero se la darebbero a gambe.

    Abbiamole gambe ed altro rotto ,dove fuggi presto lo capiremo meglio

  • Alex

    Finalmente una persona che ha scritto qualcosa di serio!!!!
    Grazie!!!
    Obama ha abbassato gli stipendi a tutti i manager.
    In Giappone quando un dirigente sbaglia si suicida per il disonore.
    In italia lo premiamo sulle spalle dei gestori e le loro famiglie.
    In italia abbiamo il coraggio di sacrificare intere popolazioni per difendere i guadagni di pochi raccomandati, ... poi dicono male ad Itler , a confronto hai nostri manager poteva avere un futuro.

  • Sara

    Non si fa altro che dire- gli altri stati ci sono già arrivati da tempo- ma perchè dobbiamo sempre imitare gli altri.....ma l' Italia non potrebbe avere un modo di pensare diverso dagli altri e dimostrare che il suo pensare è migliore.....dimostrare che mantenere degli equilibri economici possano portare a benefici e non a sacrifici.......tutte le liberalizzazioni stanno portando solo ad un ulteriore impoverimento della popolazione e nessun beneficio per nessuno.....se non qualcosa solo di aleatorio....

  • anonimo

    squeri@tin.it,

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