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Il margine pro-litro del Gestore Tedesco

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Riportiamo ( anche se lo avevamo giĂ  fatto )  l'analisi sul modello distributivo tedesco prodotta da Stefano Casertano, adjunct professor in politica internazionale e politiche energetiche all'UniversitĂ  di Potsdam, a cui ha fatto riferimento l'approfondimento della Fegica Cisl nell'ultimo Controdistribuzione richiamando l'attenzione sulle differenze tra l'analisi prodotta dal professore Casertano e quella esposta  alla commissione Controllo prezzi del Senato da Leonardo Bellodi, responsabile Rapporti istituzionali di Eni.

Una differenza notevole tra il margine del Gestore Tedesco indicato da Bellodi ( 1,7 centesimi )  e quella del  Professore Casertano che nella sua relazione ha scritto che in Germania “all'inizio del boom del barile, nel 2001-2002, il compenso per il gestore era di circa 6 centesimi al litro, ed è rimasto tale fino a oggi”.

L' analisi sul modello distributivo tedesco di Stefano Casertano è stata ripresa dalla newsletter di Oil&nonoil Sud del 05 agosto 2011

 Differenze e analogie tra la rete della Germania e quella italiana. 

Le “pompe bianche” indicate come soluzione dinamica in un mercato dai connotati oligopolistici.

di Stefano Casertano*

Controllo dei prezzi

Il mondo della distribuzione di carburanti in Germania ha forti somiglianze politiche con quello italiano. I partiti accusano i gestori di alzare volutamente i prezzi prima dei periodi di vacanza o in estate,  e spesso vengono proposte misure di calmieramento. L’ultima protesta rilevante in questo senso è giunta dal portavoce per gli affari politici del gruppo CDU al Parlamento, Georg NĂĽĂźlein: “nel fine settimana prima delle ferie assistiamo sempre allo stesso gioco alle pompe di benzina: i prezzi schizzano verso l’alto!

Uno studio settoriale dell’antitrust [tedesco] ha rilevato che i prezzi salgono anche quando la domanda non aumenta in maniera significative. Le aziende petrolifere impiegano la loro posizione dominante di mercato, per sfilare soldi dalle tasche degli automobilisti”. Tutti i maggiori partiti tedeschi, negli ultimi mesi, hanno presentato nuove idee per il controllo dei prezzi, con complessi meccanismi ci comunicazione, supervisione statale, e autorizzazioni.

Una delle idee emerse ultimamente è stata quella di adottare un sistema all’”australiana”, in cui i prezzi debbano essere dichiarati il giorno prima, e rimangono validi per 24 ore.

Forte prelievo statale

Un'altra analogia tra Italia e Germania, comunicata con minor entusiasmo dalla classe politica tedesca, concerne il prelievo statale sul prezzo della benzina. Su ogni litro di carburante è applicata una tassazione fissa di 0,78 €, cui si aggiunge un IVA del 19% sul prezzo non tassato. Per questo, su un prezzo alla pompa di 1,50 €, circa 0,90 € sono costituiti da tasse. La differenza di prezzo con il diesel è dovuta principalmente alla minor tassazione, visto che la quota fissa per lo stato di ferma a 0,56 € al litro. In generale, il prezzo dei carburanti in Germania si colloca nella fascia medio-alta rispetto agli altri paesi, con quotazioni leggermente (ma non sempre) superiori all’Italia, fino a quattro centesimi al litro.

La Germania ha razionalizzato

A parte queste analogie, ci sono però differenze significative dal punto di vista dell’assetto delle reti di distribuzione. La Germania è molto più avanti dell’Italia nel processo di “razionalizzazione” dei punti vendita, e ha adottato un modello di stazione multi-servizio sullo stile americano, quasi esclusivamente con il self-service. Ci sono in Italia oltre 24.000 stazioni di servizio: la riduzione rispetto a solo pochi anni fa è stata significativa, ma è ancora ben lontana dai soli 14.785 della Germania (erano 16.404 dieci anni prima).

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Figura 1- Evoluzione del numero di stazioni di servizio in Germania dal 1950 a oggi.
Fonte: Sito Web dell'Unione Mineraria Tedesca

Come rilevato da alcune associazioni di categoria, i tedeschi hanno razionalizzato a tal punto la propria rete di distribuzione di benzina da avere il minor numero di punti di distribuzione in Europa sia per numero di auto, che per numero di abitanti.

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Figura 2 - Sull'asse verticale, numero di stazioni ogni 10.000 abitanti; sull'asse orizzontale, numero di stazioni ogni 10.000 veicoli.
Fonte: PSG Rating Branchenstudie Tankstellenmarkt 2010, p. 32

Il 70% delle quote di mercato in mano a cinque operatori

La situazione del mercato è però condizionata da una concentrazione forte nel mercato: due operatori, Shell e Aral (BP), controllano da soli circa il 45% dei punti vendita; se a esse aggiungiamo JET (ConocoPhilips), Total ed Esso, le quote di mercato detenute dai primi cinque operatori supera il 70%. Quest’anno, come citato da Nüßlein, l’antitrust ha rilevato che Shell e Aral movimentavano i prezzi in maniera analoga a distanza di poche ore.

Il nuovo ministro dell’industria, il liberale Philipp Rösler, ha recentemente dichiarato di voler approfondire la questione: l’antitrust aveva richiesto una multa di 651 milioni di € ai primi cinque operatori, poi ridotta a 52 milioni dal tribunale competente, e ciò ha lasciato le associazioni dei consumatori insoddisfatte.

Le pompe bianche” tedesche

In tale contesto, le “pompe bianche” sono additate da molti come la soluzione possibile ai comportamenti oligopolistici, veri o presunti che siano. Secondo gli inviti rivolti dalle associazioni e dai politici, fare benzina alle pompe bianche è l’unico modo per combattere il cartello”: è stato affermato dal ministro per i diritti dei consumatori, Ilse Aigner.

Il mondo oltre le major petrolifere è molto ampio, con decine di operatori più o meno grandi. Le stazioni “no-name” non sono un fenomeno nuovo, e molte di esse si sono organizzate in un’associazione di categoria, il “Bundesverband Freier Tankstellen und Unabhängiger Deutscher Mineralölhändler” (“BFT”), che raduna 46 stazioni autostradali e 1.712 stazioni urbane, per oltre 560 operatori.

Oltre a quelle della BFT, ci sono anche altre piccole catene, che portano il totale degli indipendenti a oltre 5.000. Si noti che la riduzione del numero di stazioni di servizio ha colpito sia le grandi catene, che i piccoli. In generale, le “no-name” tedesche appartengono a due categorie, in maniera simile a quanto avviene in Italia: ci sono le “stazioni libere” (come le italiane “pompe bianche”) e quelle che non hanno la vendita di benzina come attività principale.

A questa seconda categoria appartengono i 320 punti vendita collegati a supermercati, che rappresentano un numero molto ridotto rispetto al totale – e rispetto, soprattutto, inferiore rispetto alle aspettative iniziali all’introduzione del modello nel 2007. In particolare, le stazioni di benzina dei supermercati sono diminuite in numero, calando dal massimo iniziale di 350 alle dimensioni attuali. Ciò è dovuto probabilmente all’attenzione che molti tedeschi hanno per la qualità della benzina, che ha spinto a preferire altri gestori dalla qualità comprovata; chiaramente, la riduzione ha fatto anche parte di un normale fenomeno di selezione degli operatori, visto che vendere benzina è un’attività tutt’altro che semplice.

La grande catena di supermercati EDEKA ha annunciato nel dicembre 2010 l’intenzione di cedere le sue 41 stazioni alla Shell, per migliorare le capacità di marketing: evidentemente, lo stemma della conchiglia gialla convince di più rispetto al marchio di un grande magazzino.

I margini

Anche in Germania i piccoli avvertono in maniera molto decisa le tensioni provenienti dal mercato petrolifero. A livello di margine, i centesimi di euro spettanti all’operatore sono rimasti pressoché invariati nel corso degli ultimi anni: all’inizio del boom del barile, nel 2001-2, il compenso era di circa 6 centesimi al litro, ed è rimasto tale fino a oggi. Analogamente all’Italia, il problema è stato rappresentato da un calo – o perlomeno un rallentamento – nella domanda di prodotti petroliferi, che ha condizionato la sopravvivenza di molte piccole catene. In particolare, anche in Germania si sta sviluppando una progressiva sostituzione della super con il diesel. La situazione si era risollevata nel 2010, ma i nuovi rialzi delle ultime settimane stanno mettendo a dura prova la tenuta finanziaria dei gestori.

IL “non oil” rappresenta l’80% del fatturato

Alla luce di questi sviluppi, la reazione dei gestori delle “pompe bianche” tedesche è stata operativa, finanziaria e politica. Si è cercato di convogliare gli interessi di tutti nell’associazione di categoria, la BFT, per sviluppare le tre direttive. A livello operativo, l’associazione sottolinea come il settore non-oil abbia raggiunto un fatturato dell’80% rispetto all’oil, per cui l’importanza di offrire un servizio completo – dal food ai richiestissimi lavaggi – è fondamentale. Si fa leva sull’associazione per ottenere vantaggi in termini di contrattualistica e servizi, e si propongono studi di settore per migliorare la pianificazione e la tenuta finanziaria. Infine, la BFT è un organismo di lobby, che segue con attenzione lo sviluppo dei rapporti politici con la major, e cerca d’inserirsi nei dibattiti.

Rapporto grandi-piccoli

Il rapporto che lega grandi e piccoli in Germania è molto sfaccettato. Gli indipendenti, spesso, usano i prezzi dei grandi come benchmark e si collocano come prezzo a un misero centesimo di euro in meno. I grandi, vista anche la penuria di licenze disponibili, sono accusati dai piccoli di applicare alle volte politiche di “price dumping” a livello locale, con prezzi inferiori perfino al costo del prodotto raffinato (a parte le tasse) per far fuori gli indipendenti e comprarne le attività – e non esiste regolamentazione in grado di impedire questo fenomeno.

La BFT si è però sempre dimostrata critica verso l’ipotesi che le grandi catene vengano obbligate a vendere parte delle proprie stazioni, al fine di migliorare le condizioni di concorrenza. Riconosce il direttore dell’associazione Stephan Zieger (in un’intervista rilasciata su Welt Online) che “nel 70% dei casi i nostri concorrenti sono anche nostri fornitori”, ma spaccarli non è necessario: basterebbe spingerli a farsi concorrenza. Se si riuscisse a farli competere per rifornire a prezzi migliori le pompe bianche, i piccoli operatori riuscirebbero ad applicare prezzi molto migliori per gli automobilisti.

La BFT si lascia aperta comunque la strada dell’insolvenza: sempre secondo Zieger, non bisognerebbe comunque impedire ai grandi di comprare gli indipendenti, se si presentano le condizioni opportune. In fondo, non si può mai sapere che sorprese riserva il mondo del petrolio.

*Stefano Casertano è adjunct professor in politica internazionale e politiche energetiche all’Università di Potsdam, in Germania. Il suo sito internet è www.stefanocasertano.it

Commenti (8)
  • Anonimo

    Fate leggere questo articolo a Bellodi, così magari la prossima volta riuscirà a dire qualche fesseria in meno...

  • Anonimo

    se lo leggessero bene anche i rappresentanti sindacali...

  • Anonimo

    Alle compagnie : aumentaci di un cent il pro litro con effetto retroattivo da 01/01/2012. Poi , tra un the , un caffe ,un gelato vediamo come gestire il futuro. Magari anche con una cartomante che ci consiglia.

  • Lorenzo

    Ok, si iscrive alle liste degli impianti da chiudere?
    Da 23000 a 16000 fanno 7000 impianti chiusi!
    Sotto al primo.

  • ivan

    Su ogni litro di carburante è applicata una tassazione fissa di 0,78 €, cui si aggiunge un IVA del 19% sul prezzo non tassato. Per questo, su un prezzo alla pompa di 1,50 €, circa 0,90 € sono costituiti da tasse. La differenza di prezzo con il diesel è dovuta principalmente alla minor tassazione, visto che la quota fissa per lo stato di ferma a 0,56 € al litro.
    A livello di margine, i centesimi di euro spettanti all’operatore sono rimasti pressoché invariati nel corso degli ultimi anni: all’inizio del boom del barile, nel 2001-2, il compenso era di circa 6 centesimi al litro, ed è rimasto tale fino a oggi.

    ...

  • Sandro

    Bisogna aggiungere che il Gestore non anticipa denaro,
    non ci sono campagne promozionali,
    i dipendenti, sono dei ragazzi che frequentano le scuole professionali, dove devono fare 24h settimanali di tirocinio presso un attivitĂ  commerciale x due anni, dove lui percepisce uno stipendio che gli permette di studiare ed il Gestore del attivitĂ  hĂ  del risparmio sui contributi e sul salario.
    Il Gestore Tedesco non subisce la concorrenza dei supermerati per la vendita dei lubrificanti, perchè nei supermercati possono vendere solo lubrificanti che non hanno delle rivendite dirette o che non hanno una loro catena di vendita.
    Sigarette, giornali, gelati, pane,acqua, birra, latte, Bretzen ed altro ancora, tutti beni considerati di prima necessità per i Tedeschi dopo le ore 18:30 e prima delle 7:00 si possono solo acquistare nei distributori, perchè le altre attività commerciali sono chiuse.
    I Tedeschi non hanno i bar in ogni angolo come noi, quindi per bere una birra, ohh, si va al tankstelle, oh, al casthaus, che è un pò impegnativo dopo una giornata di lavoro.
    Il Gestore può seguire i suoi collaboratori da casa,
    se un cliente va via senza pagare, basta chiamare la polizia e dargli la registrazione,
    da noi dobbiamo pregare che non torna il giorno dopo!!!
    Loro, rispetto a noi hanno meno responsabilitĂ  e meno oblighi,
    noi abbiamo oblighi, doveri, senza soldi , senza diritti e senza regole , eh non basta, chi prima arriva giudica, ma nessuno vuole cambiare posto con noi.

  • SALVO

    COMPLIMENTI........STUPENDO INTERVENTO!!!!!

  • Marcello

    Io penso che l'ENI con 20 centesimi al litro di sconto ha fatto pochissimo, io sono di rete Q8 e ho fatto una proposta alla mia compagnia di portare il gasolio ad 1 € e facciamo cifra tonda! Così a parte la gentilezza, la cortesia, e tutta la nostra disposizione che ci mettiamo con il cliente, non ci rimane solo di abbassarci il pantalone e.....

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