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Ordine del giorno della Presidenza FAIB di Roma

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La Presidenza della FAIB di Roma, riunitasi per discutere le ragioni che hanno condotto le Associazioni di categoria ad indire la mobilitazione nazionale, che culminerà con le giornate di sciopero nazionale ed unitario del 24 e 25 giugno, dopo aver ascoltato la relazione introduttiva del Coordinatore regionale, Ciavattini, ha espresso la piena adesione all’iniziativa non senza sottolineare aspetti di grande preoccupazione e pessimismo per un futuro alquanto incerto della categoria.
“Nonostante il momento sia particolarmente
difficile e perduri da troppo tempo, non ci faremo prendere dalla rassegnazione, ma vogliamo reagire con estrema forza affinché si determinino le condizione per dare una seria sterzata ad una situazione davvero insostenibile, che rischia di costringere i gestori ad andare oltre ogni confine. A rischio vi è anche la tenuta del sistema rete e degli strumenti di governo dei contenziosi, svolto dal sistema della rappresentanza. Il momento è grave e ha bisogno di risposte urgenti, forti e chiare”. Questa, in estrema sintesi, è stata l’analisi emersa dopo tre ore di intenso confronto, avendo preso atto di tutti gli aspetti sul tappeto: dalla vertenza Eni, che si protrae da oltre un anno con un contratto ampiamente scaduto e una categoria in fortissima sofferenza, situazione che si riscontra anche per altre compagnie, alla mancata adozione del Protocollo sottoscritto con il Governo lo scorso anno, alle assurde norme sui prezzi che il Parlamento sta esaminando, per arrivare alle gravi parole usate dal mondo petrolifero nei confronti della categoria e alle posizioni che queste assumono anche in merito alla problematica degli orari.
Nell’auspicio che il fronte associativo resti forte, unito e compatto, occorre determinare attraverso questa mobilitazione una reale svolta economica e normativa capace di ridare prospettive al settore e alla nostra categoria: qualcuno ha tirato troppo il filo, magari pensando che vi fosse ancora margine, che al minimo ulteriore scossone rischia di rompersi definitivamente determinando un danno enorme alla categoria e a tutto il settore.
La Presidenza della FAIB di Roma è tornata ad analizzare i conti economici degli impianti e delle attività connesse, nonché le incombenze che gravano sulle gestioni.
Il risultato, fuori da ogni dubbio, restituisce una situazione sull’orlo della bancarotta: un distributore con impianto di rifornimento con un erogato medio di circa due milioni di litri, una attrezzatura di lavaggio automatico tradizionale che lavora mediamente, la vendita di merci diverse e l’isola cambio olio, con soli tre dipendenti ed un gestore che lavora a tempo pieno, chiude l’anno con un bilancio netto in negativo.
Al di la di improbabili studi di settore, nuovi e sempre più costosi balzelli, maggiori imposte e tasse locali, nuovi ed ulteriori adempimenti, maggiori costi bancari e stretta creditizia, che ogni settore di appartenenza ha provveduto ad aggiornare nel suo interesse, il distributore medio italiano così rischia di non avere futuro.
Di questa situazione lo Stato, attraverso il Governo che lo rappresenta, deve assumersi l’onere: cambiare lo stato delle cose se pensa che di questa rete ha ancora bisogno.
La distribuzione carburanti è un servizio di pubblica utilità che deve essere ammodernato, ma non oppresso; in cui è necessario definire nuove regole che tutelino chi in questo lavoro investe e solo di questo lavoro vive e non chi, detenendo tutte le leve di comando, dalla proprietà delle attrezzature, al controllo dei prezzi, di esclusiva sulle forniture, che determina le politiche commerciali, possa fare “il bello e il cattivo tempo” a danno dei gestori e dei consumatori.
La Presidenza della FAIB di Roma propone, quindi, di fissare con chiarezza le parole d’ordine alla base della piattaforma di mobilitazione e le manifestazioni da realizzare durante le giornate di sciopero sotto le sedi di quelle aziende e del Governo colpevolmente inadempienti.
Una grande mobilitazione da realizzare nell’interesse della categoria e dei consumatori di un prodotto di largo e generale consumo.

Fonte: Faib.it

Commenti
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Gianko  - 2mln=4 addetti???   |2009-06-05 09:24:42
Il distributore citato in esempio con 2 mln di litri e 3 addetti piĂą gestore
non può chiudere in rosso perchè è già fallito.
L'esempio è esasperato
perchè è sufficiente avere meno operai per chiudere ugualmente in rosso...
Diego  - Class Actions   |2009-06-06 09:00:06
spero che un giorno tutte quelle famiglie (le compagnie cercano quelle) che si
sono rovinate indebitandosi credendo alle mirabolanti tecniche di affidamento in
gestione degli impianti e poi sono fallite o hanno fatto debiti immani possano
associarsi e fare una causa collettiva.

Ma dimenticavo da noi paese del terzo
mondo questo non è ancora possibile......
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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 05 Giugno 2009 05:59 )  

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