Dopo aver visto, e letto, l’emendamento in attuazione della direttiva CE 2009/119 sulle prime ho pensato di aver letto la traduzione di qualcosa presentato da qualche parte in giro per il mondo, invece è tutto vero, il governo ha pensato sia giunto il momento di fare sul serio per ristrutturare e ammodernare la rete italiana, anzi di più: renderla veramente concorrenziale togliendo il monopolio alle compagnie petrolifere.
Se le intenzioni del governo avranno successo lo sapremo più avanti nel tempo poiché va a toccare interessi enormi e ben consolidati in posizioni di rendita, non credo che le compagnie petrolifere cederanno facilmente la gallina dalle uova d’oro, basti vedere il comunicato stampa della UP e le dichiarazioni di De Vita, mettiamoci anche che le reazioni dei sindacati hanno di fatto bocciato il “sogno” di Saglia: la Figisc, è stata fortemente critica nei confronti del progetto del governo e ben allineata alle posizioni espresse dall’Unione Petrolifera. La Fegica se la prende con tutto e tutti dimenticandosi clamorosamente che è stata uno dei principali, se non l'unico, artefici degli accordi si qui sottoscritti, ed era d’accordo anche nell’impostazione generale del recente accordo Eni, e mai in questi accordi si è scritto di quella strana cosa che si chiama concorrenza. Mi sorprende non poco il silenzio della Faib che della separazione tra produzione/raffinazione e rete di vendita ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia.
Altra significativa reazione è quella del presidente dell’Antitrust, Catricalà , che sembra condividere la proposta governativa, si è riservato di fare delle osservazioni ma si è capito che saranno piuttosto blande, certamente la presa di posizione di Catricalà mi lascia parecchio perplesso perché prima ha sonoramente bocciato le nostre segnalazioni in merito all’esclusiva a vantaggio delle compagnie petrolifere e poi ti appoggia in pieno il governo che vuole toglierla o fortemente ridimensionarla. Mi da l’impressione che non se la sia sentita di darci ragione ma di lasciare che sia il governo a levargli le castagne dal fuoco. Paura dei petrolieri? Si, e tanta!
Di sicuro interesse il punto “e”, ovvero la previsione che l’Organismo centrale di stoccaggio possa organizzare e prestare servizi di stoccaggio e trasporto di scorte di sicurezza e commerciali, a favore di clienti finali diversi dalle compagnie petrolifere, interessante perché il termine “commerciali” presuppone la creazione di disponibilità di prodotti petroliferi fuori dal controllo delle sette sorelle, la cosa non può che far bene al mercato in quanto il controllo dei depositi e delle disponibilità permette anche il controllo del mercato stesso, su questo punto mi piacerebbe sentire il parere diretto dell’Eni.
I punti “g”, L’istituzione di un mercato organizzato all’ingrosso dei carburanti per autotrazione, “h”, l’istituzione di mercati organizzati per i servizi di stoccaggio e trasporto, e “i”, l’individuazione dei soggetti che gestiranno tali mercati, li vedo come una continuazione di quanto previsto al punto “e” pertanto vale quanto precedentemente detto.
La previsione della razionalizzazione della rete di distribuzione, punto “i”, non aggiunge niente di nuovo a quanto già prevedono le leggi vigenti, semmai il problema e metterlo in pratica.
Certamente “rivoluzionarie” le previsioni di cui ai punti “m” e “n”, la separazione netta delle attività di produzione/raffinazione da quella di vendita al pubblico dei carburanti, questo a mio parere è l’obiettivo del governo, se attuate avranno da una parte un impatto forte per i bilanci delle compagnie petrolifere e dall’altra un sicuro effetto positivo sia per i gestori che per i consumatori, è chiaro per tutti che tale divisione impedirà ai petrolieri di trasferire guadagni e perdite tra un segmento distributivo e l’altro, sparirà la pseudo distinzione tra rete ed extrarete e i figli e figliastri potrebbero divenire un brutto ricordo del passato. Di sicuro interesse e meritevole di sostegno all’dea di un “contratto tipo” di emanazione governativa, chissà che consenta, a noi gestori, di gettare alle ortiche tutti gli obbrobri contrattuali ed economici sin qui visti.
Certo che la previsione della separazione tra le attività di produzione/raffinazione e la rete di vendita sa tanto di esproprio proletario, ma non è sicuramente detto che ciò debba avvenire con l’alienazione della rete, potrebbe bastare una netta e verificabile separazione gestionale e amministrativo/contabile dei due settori, in tal modo si potrebbe essere in grado di ottenere l’effetto sperato senza espropriare, metaforicamente, nessuno.
Sicuramente meritevole l’intenzione del governo di voler finalmente applicare la normativa comunitaria sul vincolo di esclusiva, tale infatti è la previsione del punto “o”, meglio tardi che mai! L’interessante novità è che si sia pensato all’utilizzo commerciale del marchio, questo apre delle prospettive positive nei rapporti con le compagnie petrolifere. Vista l’esperienza del passato sia remoto che recentissimo mi preoccupa un po’ la dicitura “… liberamente sottoscritti dal gestore…” , però se il governo fa un buon lavoro questa preoccupazione potrebbe anche trasformarsi in soddisfazione.
Che il governo pensi a dei gruppi di acquisto, punto “p”, e di buon auspicio sia per i gestori che per i consumatori, l’esperienza in tutti i settori commerciali ha dimostrato che i gruppi di acquisto danno sempre ottimo risultati economici.
Parecchie perplessità invece sul punto “q”, prevedere la settimanalità dei prezzi di vendita cozza contro il mercato, le dinamiche dei prezzi internazionali dei prodotti petroliferi mal si adattano al mantenimento di un prezzo settimanale. Inoltre lo vedo un tantino limitativo della concorrenza in quanto sapere che il collega vicino non modificherà i prezzi prima di una settimana mi darebbe un vantaggio commerciale, oppure potrei allinearmi senza paura di sorprese.
In definitiva si può pensare che il governo voglia mettere pesantemente mano a un sistema ingessato da molteplici interessi, e sinceramente non credo che in tal modo si voglia favorire la GDO, certo che un simile stravolgimento del sistema va anche a stravolgere noi gestori, molte certezze e consuetudini dovremmo gettarle alle ortiche, basta margini stabiliti da accordi sindacali, i nostri guadagni sui carburanti ce li giocheremo giorno per giorno, sarà la concorrenza a determinare il nostro guadagno, ma se la concorrenza avrà regole chiare, sicure e rispettate, il nostro futuro sarà meno nero di quello attualmente previsto e se la nostra attività avrà dei problemi ciò deriverà dalle nostre scelte e non, come ora, da scelte altrui. In fin dei conti non ci lamentiamo sempre che la nostra professionalità viene sistematicamente soffocata dalle compagnie petrolifere?
In chiusura mi viene in mente l’articolo “Voglia di Authority” della Staffetta Quotidiana di venerdì 8 gennaio, l’irrigidimento del settore petrolifero e la sua incapacità di riformarsi fa venire la voglia di interventi “autoritari”, e allora qualcuno ci prova a dare una scossa più che salutare, concordo con la Staffetta quando dice che il settore deve autoriformarsi pena il rischio di interventi pesanti da parte del governo, certo il rischio non è una certezza ma quanti di quelli che vogliono mantenere lo status quo, ancorché mascherato da qualche belletto, sono disposti a rischiare tutto? Perché così sarà se non cambieranno registro. Ciò vale per tutti: compagnie petrolifere, organizzazioni sindacali, Gestori e, perché no, anche i consumatori.
Treviso, 12 gennaio 2010
Moreno Parin
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