IL SETTORE TRA LE MOLTE RESPONSABILITA’ PER LE OCCASIONI PASSATE E LE POCHE OPPORTUNITA’ FUTURE
IL DISASTRO IGNORATO
La situazione che il nostro Paese sta vivendo somiglia molto a quella che vissero i cittadini romani alla vigilia dell’eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei nel 79 d.C.
Eppure gli inequivocabili segnali del disastro imminente furono volutamente minimizzati e finanche ignorati.
Il risultato fu che il Vesuvio eruttó lapilli e lava e la cittá venne sepolta sotto oltre sette metri di cenere. Oltre duemila persone persero la vita.
Anche se puó sembrare una irriverente forzatura storica accostare gli accadimenti del nostro settore (e del Paese) alla fine di Pompei, le scosse che, da oltre tre anni, fanno sussultare il terreno su cui Gestori, compagnie petrolifere, retisti e cittadini comuni posano, ogni giorno, i loro piedi non possono essere piú ignorate come é stato fatto finora.
Le condizioni, infatti, che avrebbero portato fatalmente al tracollo erano giá tutte evidenti ed avere voluto chiudere gli occhi da parte di compagnie petrolifere, retisti privati e Governo é stato davvero di una superficialitá colpevole.
Cosí come lo é stato aver voluto inseguire qualche piccolo interesse di bottega, ottenuto anche a costo di contribuire a comprimere ogni possibilitá di sviluppo di un settore che, oggi, annaspa paurosamente.
Almeno dall’inizio del 2008 abbiamo provato a convincere tutti che il settore senza una vera e profonda autoriforma, si sarebbe liquefatto spingendo tutti nel baratro delle occasioni perse. Senza alcuna distinzione.
Dovrebbero ricordarlo soprattutto quanti ora moraleggiano e “rimpiangono” ipocritamente posizioni piú responsabili e solidali.
Ad aggravare una situazione giá difficile e complessa, é intervenuto pure il Governo ed il Ministero in particolare che, anziché creare le condizioni per una maggiore competitivitá nel settore, si é prestato a introdurre ogni strumento legislativo utile a riportare i Gestori nell’alveo di un controllo totale da parte di retisti e petrolieri che, infatti, hanno esultato e ringraziato.
Un magro e inutile bottino, comunque, in cambio del quale il Governo ha ritenuto suo diritto continuare a ignorare il settore, le sue necessitá improcrastinabili di regolazione e di riforma per favorire il ritorno a politiche di sviluppo e di investimento.
Tranne saccheggiarne le risorse, come fosse un bancomat rotto, ogni volta che ne ha avuto la necessitá, avendo trovato chiuse altre porte.
Le vicende degli aumenti delle accise, del taglio del “bonus” dei Gestori e della Robin Tax, solo per citarne alcune, stanno lí a dimostrare tanto l’irresponsabilitá della politica, quanto l’inconsistenza e la debolezza del settore e, soprattutto, di quelli che hanno impudicamente brindato all’approvazione dell’articolo 28.
Tutti protesi, per giustificare il proprio ruolo e la propria capacitá di ricoprirlo, a convincere prima di tutto sé stessi che il problema da risolvere fosse quello di ridurre il Gestore a mera appendice dell’erogatore e azzerarne autonomia e diritti.
Una prova di cui davvero in un altro contesto e probabilmente in un altro Paese, i responsabili sarebbero chiamati a rispondere.
Quello che avevamo da dire sulle incongruenze dell’articolo 28 e sulla sua inutile qualitá punitiva verso i Gestori, lo abbiamo piú volte detto in passato.
Ma ora l’estensione della Robin Tax, oltreché ai petrolieri e alle altre imprese energetiche, anche ai retisti privati, fino ad oggi tenuti a riparo, configura una sorta di nemesi storica che pone anche questo segmento del settore (spesso caratterizzato dal mero sfruttamento di rendite di posizione) di fronte alla sua responsabilitá. In tutta la sua crudezza.
Dove é finito quel Sottosegretario che pubblicamente si é vantato di aver recepito tutte le istanze di retisti e petrolieri?
Ma, probabilmente, si tratta di cose di poca importanza per gli uomini di Governo che ormai hanno la certezza di essere travolti da un dissenso crescente (e dal ridicolo).
Il “si salvi chi puó”, oramai, attraversa trasversalmente, anche per il nostro settore, una parte della politica, una parte dell’imprenditoria e anche una parte della rappresentanza organizzata.
Ma, proprio come accade per le vicende piú generali, di fronte a questo sfacelo c’é bisogno di non perdere la testa e provare a riannodare qualche filo, facendosi carico della proposta.
Abbiamo detto e confermiamo che la nostra prima opzione -per la quale continuiamo a lavorare alacremente- é quella di veder approvata rapidamente la riforma che va sotto il nome di “libera la benzina!”.
Insomma una concorrenza vera e non “drogata” da un mercato che appare tale solo sulla carta e, soprattutto, costruito sulla rigiditá della fissazione del prezzo di rivendita per i Gestori.
Un prezzo di certo sensibilmente piú alto di quello che altri operatori riescono a reperire nel mercato all’ingrosso, che determina una ferita al sistema competitivo che l’Antitrust insiste nel non voler cogliere.
Questa condizione é, obiettivamente, insostenibile perché riduce lo spazio economico dei Gestori che vengono cosí avviati al declino irreversibile della loro attivitá.
E questo porta con sé anche l’impoverimento degli investimenti industriali, di quegli impianti della “rete colorata” che le compagnie non riescono piú a difendere da se stesse e dalla proprie politiche commerciali.
E’ di solare evidenza che quando un’azienda manifatturiera mette in vendita il suo manufatto nel proprio circuito commerciale ad un prezzo altissimo e, nello stesso tempo, cede ad un grossista con propria rete lo stesso prodotto ad un prezzo molto piú basso, é il grossista che finisce per registrare una crescita geometrica delle proprie vendite, pur senza doversi dotare di alcuna capacitá commerciale e senza particolari investimenti.
In questo modo nel nostro settore continuano a passare di mano importanti fette di mercato.
Smettere di ispirare i propri comportamenti (anche nelle dichiarazioni pubbliche di Unione Petrolifera) all’idea che i Gestori siano l’origine di tutti i mali e che i loro margini possano essere oggetto di “prelievi coatti” per politiche commerciali di pricing, peraltro senza effetto sostanziale: questo é il primo passo che ci aspettiamo possa dare il segnale di una inversione di tendenza.
Segnale che potrebbe dare il minimo dell’impulso necessario ad una riscrittura delle regole condivisa.
Se queste cose si dovessero concretizzare siamo convinti che, proprio ripartendo dall’analisi fatta a gennaio del 2008, con le necessarie attualizzazioni, il settore potrebbe cominciare a riacquistare una sua fisionomia e potrebbe, quindi, affrontare il futuro con un pizzico di ottimismo.
Al contrario, le diverse visioni del settore continuerebbero a rimanere in un conflitto insanabile e dall’esito incerto.
Poi, ci vorrebbe che la Politica facesse la sua parte.
Se il Ministro Tremonti non vuole rispettare gli impegni assunti dal Governo sul “bonus”, siamo pronti a scambiarlo con lo stesso aggio dei tabaccai (10%) oppure con la legge che regola le tariffe dell’autotrasporto.
D’altra parte non é certo questo il Governo che puó pretendere di far valere una coerenza liberista o in termini di economia di mercato.
Se cosí fosse, non solo non avrebbe sostenuto l’introduzione di misure legislative degne delle “migliori” politiche di protezione e corporative degli anni ’70 e ’80, ma non si sarebbe mai permesso di lavorare contro l’unico progetto di riforma in senso concorrenziale e competitivo che il settore abbia saputo elaborare.
E’ inutile dire che il Ministero dello Sviluppo Economico non vuole affrontare questi argomenti e, con ogni probabilitá, neppure sa bene da quale verso prenderli.
Anche se siamo convinti che una brutta pace sia meglio di una bella guerra, a condizioni date non possiamo che assumere l’antica massima latina: se vuoi la pace prepara la guerra.
Ad altri ora spetta chiarire la propria posizione.
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2011-09-13 10:37:29 | Max
Infatti qui viene specificato che l'industria petrolifera nonostante pensasse di fare i propri interessi plaudendo all'articolo 28 è stata sonoramente ripagata con la robin tax. Del resto, viene anche scritto, sempre che si sappia leggere che lo stato aveva preso impegni specifici con la sottoscrizione da parte dei massimi organi dello stato berlusconi e letta (il minuscolo non è un errore ortografico) dei protocolli d'intesa con all'interno punti precisi come il bonus strutturale il lavoro usurante ecc. Impegni prontamente delusi. Ora se tu sai far meglio magari puoi, il consiglio è una azione eclatante es: darsi fuoco davanti al parlamento, salire sul tetto del tuo impianto e saltare giù a testa eccc. Diversamente l'unica divisione che paghiamo è quella dei gestori, tra quelli che tutto sommato a quelli che si poteva a quelli che è meglio le liberalizzazione a gli altri che vogliono tornare ai prezzi amministrati a quelli dell'aggio e a quelli che sanno solo chiaccherare eccccc
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2011-09-13 10:39:24 | Giank
Con un "governo" che puntualmente smentisce quello che sottoscrive, non avrebbero potuto nulla nemmeno i camionisti cileni.
Chi avesse ancora qualche dubbio sui buffoni che ci governano, dia un occhio al valzer delle "manovre", ai ministeri al nord, al presunto federalismo fiscale, etc etc.
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2011-09-13 13:49:31 | mario da parma
caro max la robin tax la pagano i consumatori,per quanto riguarda azioni eclatanti,io ho imparato dai cinesi,sono sulla sponda del fiume ad aspettare che passino i vs. cadaveri,e già quì a Parma se ne vedono a passare
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2011-09-13 15:50:33 | Max
Caro Mario, fattelo dire il fiume che citi deve essere parecchio inquinato visto che con tutta evidenza non hai colto il senso del mio intervento. Che la robin tax la pagassimo anche noi come consumatori anche di energia elettrica ma non solo, è un fatto certo quanto il colore della pelle dei cinesi di cui vedo ami ispirarti. A tal proposito, dei cinesi intendo, stai attento che non è detto che non si possa cadere anche se seduti comodamente ( o meglio per comodità) in quella stessa sponda. Ache perchè, cosi come dice una altro saggio, "Spesso è il nuotatore più forte che annega".
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é mai possibile che le colpe siano sempre degli altr,ognuno fà i propri interessi,quando noi vecchi gestori sostenavamo che bisognava guardare all'aggio dei tabaccai dove erano i vertici sindacali,perchè negli anni buoni il bonus non è mai diventato strutturale?,forse stiamo pagando le divisioni sindacali,dovute alle varie aree politiche di riferimento