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Figisc Anisa News 05/2012

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DECRETO MONTI: LE COSE DA CAMBIARE NEL CORSO DELLITER PARLAMENTARE

Comincerà nelle prossime settimane l’esa­me parlamentare del decreto Monti sulle li­beralizzazioni (decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1). È probabile, quindi, che, per il settore della distribuzione carburanti ci si dovranno attendere pressioni, da diverse parti e da diversi fronti, volte a cambiare se non a stravolgere i contenuti che in questo momento sono scritti nel testo del decreto.

Non staremo a discutere su chi cercherà, da un lato, magari di far guadagnare qualche punto ad un disegno di destabilizzazione del sistema per conto terzi e non nell’interesse dei Gestori (disegno da cui abbiamo preso abbondantemente le distanze), da un altro, invece per cercare di ridurre ancor più i già angusti spazi di manovra per la Categoria. In ogni caso, contrasteremo con chiarezza ciascuno di questi plausibili tentativi. La posizione di FIGISC ed ANISA sulle que­stioni che devono trovare una definizione soddisfacente dal decreto Monti è definita e molto  netta  e  si  base  su  tre  punti di fondo.

Il primo è la modificazione della norma sul self 24h senza assistenza: un dispositivo che aggira le norme regionali sugli impianti ghost e che è assolutamente inutile dopo che l’articolo 28 della legge 111/2011 ha previsto la presenza obbligatoria di un self prepay in tutta la rete. Ancora una volta si interviene su un problema – la selfizzazione della rete – che non solo non risolve affatto il problema della eccessiva consistenza del­la nostra rete distributiva (numero altissimo di impianti, erogati per impianto bassissimi, costi maggiori derivanti dalla sua dimen­sione), ma che rischia di essere superata da una realtà che è già più avanti e che con­tava già negli anni scorsi circa 14.000 im­pianti dotati di self prepay e 8.000 impianti dotati  di  postpay.

In questo contesto, l’impuntatura sulla vi­cenda del self che non deve essere assi­stito ha il carattere di una disposizione ad personam (riguarda evidentemente qualche operatore), incartata nella consueta tiritera sulla rimozione dei vincoli in un libero mer­cato.

Il secondo è che la norma che azzera la gratuità delle carte di pagamento va rimos­sa immediatamente, in quanto pessima traccia della rivalsa dei poteri forti del si­stema     bancario     per     cancellare     una     disposizione che, introdotta con la legge 183 /2011, aveva la sua ragion d’essere in tut­ta una serie di questioni (diffusione del­l’uso della moneta elettronica, deterrente agli episodi di criminalità che interessano il settore), e costituiva un indubbio van­taggio  anche  per  il  Consumatore.

Il terzo punto riguarda i contratti. Premes­so che si tratta di respingere ogni pos­sibile tentativo di mettere in discussione la rappresentanza della Categoria e, quindi, il concetto di contrattazione collettiva, ci attendiamo che nel decreto vengano intro­dotte norme che rendano stringenti i tem­pi per la definizione delle nuove formule contrattuali e costringano il settore a do­versi confrontare rapidamente e concre­tamente sui contenuti, affidando altresì al Ministero dello sviluppo economico compiti di controllo e monitoraggio dello stato di attuazione  della  parte  contrattuale.

Su contratti ed accordi – l’abbiamo già ri­levato più volte – si è già perso infruttuo­samente tempo sin dall’emanazione del­l’articolo 28 della legge 111/2011, in luo­go della cui attuazione si è, invece, pre­ferito andare avanti a perseguire, da fronti opposti, progetti di rivincita totale e di to­tale belligeranza. Che questo sia servito ai Gestori, ci vuol coraggio a sostenerlo, per certo è solo servito a perdere tempo e far peggiorare  la  situazione.

DATI CONSUMI 2011: LELEVATA FISCALITÀ DÀ UNA SPINTA AL TRACOLLO DELLA RETE

Dicembre è stato, con luglio, uno dei due mesi peggiori dell’anno per i consumi sulla rete; secondo i dati del Ministero dello svi­luppo economico, infatti, si tratta delle due punte negative dell’intero esercizio 2011: a luglio -8,57 % sullo stesso mese del 2010, a dicembre -8,34 % rispetto allo stesso me­se dell’anno precedente, due bòtte che val­gono insieme oltre mezzo miliardo di litri, ossia il 41 % dell’intera perdita dell’anno.

Dicembre ha accentuato il trend negativo del terzo quadrimestre, nel quale si sono accumulate rispetto al medesimo periodo dell’anno antecedente quasi 600 milioni di litri di  perdite.

A dicembre 2011, a parità di giorni festivi con il dicembre 2010, la rete registra mi­nori vendite per 242 milioni di litri, con una flessione della benzina di 9,2 punti percen­tuali (-103 milioni di litri) e 7,8 punti per­centuali per il gasolio (-139 milioni di litri). Neppure il segmento extrarete riesce a pa­reggiare il conto delle perdite della rete, pur recuperando su dicembre 2010 circa 91 mi­lioni di litri e 9,3 punti percentuali, ed i con­sumi complessivi del mese di benzina e ga­solio marcano un -3,9 % sull’ultimo mese dell’anno  precedente.

La progressività delle perdite nel 2011  sul 2010 (milioni di litri)

prog_perdite

In tutto il 2011 rispetto al 2010, i consumi complessivi calano di 0,3 punti percentuali e di circa 158 milioni di litri: mentre l’extra-rete avanza di un + 9,2 % (ben 1,081 mi­liardi di litri in più), la rete perde 1,239 miliardi di litri e altri 3,7 punti in percen­tuale,    con    una    caduta    della    benzina    di   5,6punti percentuali e di 732 milioni di litri ed una flessione del gasolio del 2,5 % e di 507 milioni di litri. Circa 87 milioni di litri sono recuperati dai consumi di gpl (+3,9 %), che rappresentano nel 2011 il 4,9 % della somma dei consumi dei tre prodotti, contro  il 4,7 %  del 2010.

È significativo che nel 2011 le due punte più accentuate delle perdite di erogato sulla rete si registrino nei due mesi in cui si sono avuti i due più consistenti aumenti di imposte dellanno: a luglio, infatti, si e­ra appena avuto un aumento delle impo­ste che pesò per oltre 4 centesimi/litro (i consumi calarono di 8,6 punti percentuali rispetto al luglio 2010, a fronte di un in­cremento medio della fiscalità del 13 % rispetto allo stesso periodo dell’anno pre­cedente); in dicembre si è avuto un au­mento delle imposte di 10 centesimi/litro per la benzina e di 14 per il gasolio: un aumento della fiscalità media pari 29,6 punti percentuali, cui è corrisposta una perdita delle vendite di 8,4 punti percen­tuali rispetto allo stesso periodo dell’anno 2010.

Variazioni percentuali delle vendite  e delle imposte sullo  stesso periodo dellanno precedente

variaz_vend_imposte

In sei anni (2005 2011), le vendite com­plessive di benzina e gasolio hanno mar­cato   una   flessione   di   5,7   punti   percentuali ed una perdita di 2,7 miliardi di litri. Ma è la rete ad avere subito il vero tracollo di que­sta emorragia di consumi, con quasi 3,5 mi­liardi di  litri  in  menopari  ad  un  -9,8  %.

Sulla rete, i consumi di benzina sono dimi­nuiti di quasi 5,2 miliardi di litri (-29,5 %) e quelli di gasolio, pur avendo guadagnato un +9,3 % e circa 1,7 miliardi di litri, hanno marcato nel 2011 una inversione di tenden­za  significativa.

Le vendite sulla rete e complessive  dal 2005 al 2011 (miliardi di litri)

complessivarete

La contrazione delle vendite si è accom­pagnata in questi sei anni ad una crescita della già pletorica rete distributiva italiana: le conseguenze dei minori consumi per qua­si 3,5 miliardi di litri sono state amplificate dal contemporaneo aumento del numero dei punti vendita (dal 2005 da 500 ad 800 impianti  in  più).

Lerogato medio per impianto, per dare un dato di sintesi, è passato da circa 1,560 milioni di litri nel 2005 a 1,370 milioni di litri nel 2011, con una flessione pari ad un -12,2  %.

ALTRO CHE 10/12 CENT: LA REALTÀ SULLA DIFFERENZA DI PREZZO TRA RETE COLORATA” E NOLOGO

In realtà, si tratta di un paragone fasullo tra prezzi comparati con incredibile approssi­mazione,  se  non  scientemente  in  malafede.

Ciò che, infatti, viene comparato è una sorta di listino medio nazionale di ciascuna compagnia petrolifera, basato sulla moda­lità “servito” (e di solito si cita il prezzo più alto di quel giorno e non già una me­dia), e su questa pietra di paragone si confrontano i prezzi delle “pompe bian­che” o della GDO per evidenziare il vant­aggio con la rete tradizionale “colorata” dei marchi  petroliferi.

Realtà, quella della rete “colorata”, che è di straordinaria variabilità e tutt’altro che monolitica rispetto alle solite iconografie di comodo che ne vengono rappresentate: dalla modalità del “fai da te”, ai prezzi sel-fizzati, agli sconti, ecc., tutto contribuisce a restituire un quadro comparativo che dovrebbe essere preso seriamente in e­same per non continuare a discutere del delicato tema dei prezzi con più serietà che non sia il parlarne semplicemente per arieggiare  i  denti.

La spesso (ed ingenerosamente) negletta rilevazione settimanale dei prezzi, effet­tuata dal Ministero dello sviluppo econo­mico – DGREM –offre non pochi spunti di riflessione per rendere giustizia al reale quadro dei prezzi e delle reciproche com­parazioni.

Intanto, il dato ministeriale (“prezzo Ita­lia”) rivela un prezzo che è stato – me­diamente nel 2011 - inferiore tra 3,6 e 4,1 (a seconda dei prodotti) centesimi/litro a quello della media dei listini della modalità “servito”, e che nel primo mese del 2012 è inferiore a quella media tra i 4,3 ed i 4,9 centesimi/litro (insomma, sembra aumen­tare  lo  spread tra  listini e  prezzi  reali).

Nella rilevazione ministeriale è inclusa una gamma di prezzi rappresentativa dell’inte­ra realtà della rete; sulla base del prezzo Italia, partendo dai listini della rete co­lorata e dalle rilevazioni sugli impianti no-logo e sulla loro presenza sulla rete, è possibile interpolare quello che è il prezzo reale della rete a marchio petrolifero, al fine di abbandonare ogni fuorviante con­fronto  con  il  listino.

Esaminando le mensilità del periodo gen­naio 2011 - gennaio 2012, ad esempio, se per la benzina la differenza di prezzo tra il listino medio della rete colorata ed i no-logo è risultata nominalmente di 9,3 centesimi/ litro (tra un minimo di 7,9 ed un massimo di 10,4), la reale differenza tra il prezzo praticato nella rete colorata e quello dei no-logo è di circa 6,1 centesimi/litro (tra un minimo di 4,5 ed un massimo di 7,1). In media, la differenza è in realtà inferiore del 35 % rispetto a quella che risulterebbe da un semplicistico  confronto  sul  listino.

Prezzi e comparazioni tra rete colorata e no logo Benzina (euro/litro)

comparazione_rete

Sempre esaminando le mensilità del perio­do gennaio 2011 - gennaio 2012, se per il gasolio la differenza di prezzo tra il listino medio della rete colorata ed i no-logo è ri­sultata nominalmente di 9,2 centesimi/ litro (tra un minimo di 7,0 ed un massimo di 10,8), la reale differenza tra il prezzo prati­cato nella rete colorata e quello dei no-logo è di circa 5,5 centesimi/litro (tra un minimo di 2,7 ed un massimo di 6,9). In media, la differenza è in realtà inferiore del 40 % ri­spetto a quella che risulterebbe da un sem­plicistico  confronto  sul listino.

E quando si favoleggia di 10/12 centesimi in meno (e rispetto a quale prezzo, di gra­zia?) si raddoppia – per non conoscenza o per   propaganda   –   quella  che è la reale differenza  che  c’è  ogni giorno sul mercato dei prezzi

Prezzi e comparazioni tra rete colorata e no logo Gasolio (euro/litro)

comparazione_rete_gasolio

 

IL FAMOSO STACCO CON LEUROPA: PER LA BENZINA NON ESISTE PIÙ

Ma oggi questo slogan rischia di essere obsoleto e almeno per due ragioni: non solo lo stacco si va riducendo in sé, ma lincremento delle imposte italiane sulla benzina, ad esempio, lo hanno già azzera­to.

Le ragioni del maggiore costo della rete distributiva italiana (con un riflesso diretto su quella parte del prezzo che residua do­po le imposte ed il costo del prodotto raf­finato) rispetto a quello di altri Paesi co­munitari stanno nel grandissimo numero di impianti della nostra rete: una molti­plicazione di centri di costo, investimenti, logistica, presidio, ecc. che non ha l’equi­valente negli altri Paesi europei con cui confrontiamo il famoso “stacco”, ma an­che, per contrappeso, che ha un livello di servizio e presidio territoriale neppure lon­tanamente  replicato  in  quegli stessi  Paesi.Insomma, la rete italiana ha molti più im­pianti, un erogato per impianto molto più basso, ed il maggior costo di queste carat­teristiche (appunto, lo “stacco”) è comun­que inferiore al livello di servizio erogato al territorio.

Ma  quanto  vale  effettivamente  lo  “stacco”?

Nella media del 2011 le rilevazioni hanno dato un valore di 0,042 euro/litro per la benzina e di 0,035 euro/litro per il gasolio. Ma, per la benzina, non si tratta di un va­lore esatto: le addizionali regionali di ac­cisa già vigenti nel 2011 influivano in media per circa 1,0 centesimi/litro (IVA compresa) in maggiorazione delle imposte gravanti su un litro di benzina; ai fini del calcolo del prezzo industriale è un centesimo in meno sullo stacco della benzina, che da 0,042 eu­ro/litro dovrebbe essere ritarato per lintero anno  2011  su  0,032  euro/litro.

Una situazione analoga sta avvenendo per il 2012. Nelle prime tre rilevazioni comuni­tarie dei prezzi del gennaio 2011, lo stac­co Italia è mediamente sceso a 0,016 eu­ro/litro per la benzina ed a 0,020 euro/litro per  il  gasolio.

Ma dal 1° gennaio 2012, lincremento delle addizionali regionali di accisa sulla benzina (che ormai coinvolgono quasi il 50 % dei consumi nazionali di questo prodotto) stan­no influendo in media per circa 2,1 cente­simi/litro (IVA compresa) in maggiorazione delle imposte gravanti su un litro di pro­dotto.

Che significa? Che lo stacco” si calcola sot­traendo al prezzo al consumo rilevato dal Ministero ogni lunedì l’ammontare delle imposte, ma se invece di sottrarre l’accisa realmente gravante sul prodotto (media­mente 0,721 euro/litro+IVA), se ne sottrae solo l’accisa base dello Stato (0,704 euro /litro+IVA) il gioco vale 2,1 centesimi/litro di differenza, ossia……….lo stacco” sulla benzina non solo non esiste più, ma il valore  si è addirittura  invertito

 

Stacco reale e stacco rilevato  del prezzo industriale Italia-Europa area euro

(euro/litro)

stacco_reale

Per dirla tutta, il 2012 è cominciato in un modo per cui il prezzo industriale ita­liano è inferiore a quello della media dei Paesi euro. E questo proprio quan­do il prezzo ed il carico fiscale su que­sto prodotto sono i più alti dEuropa. Sembrerà paradossale, ma è vero, e questo testimonia semmai una volta di più di quanto si straparla di questo settore senza neppure  sapere  di  che  si  parla.

Commenti (2)
  • morto  - coraggio tutti insime ribbeliamoci

    sono giochi che sanno fare i politici e petrolieri soci in affari. come si fa ad annullare la gratuita delle carte gia leggiferate in fase di operare, la riduzione degli impianti che erogavano poco, anche questo era stato accordato negli anni scorsi,si fa tutto aal contrario gratuita via(interessi bancari)igremento pompe( favori a privati soci di colletti bianchi delle societa' petrolifere.)E ora di dire basta ogniuno di noi deve ribbellarsi dasoli senza aspettare i sindacati per indire lo sciopero,non ritirare piu' prodotto,tantose non lo facciamo noi ci costringeranno le banche prima o poi ci chiameranno a rientrare . Pensateci colleghi io ho iniziato gia' Forzza dobbiamo avere coraggio.

  • Giancarlo TV  - R. E. C.

    Ragazzi uno scambio di convenievoli " fra ( AMICI ) " e tutti si accucciano sotto al tavolo impauriti, pensa se fosse stata una discussione di più alto livello, adesso si chiarisce tutto, dal Pavimento, fino all' ultimo scalino in cima, tutti opportunisti, le persone si usano finche servono, poi si gettano, ecco perchè siamo a questi livelli.

    Sinceramente tanta Salute e serenità a tutti rispettive Famiglie in Particolar modo alla Amministrazione e/o Redazione di questo sito che mi ha dato l' opportunità di capire, scusate tanto se vi ho rotto.

    Tante Grazie Saluto Borsoi Giancarlo

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