GRATUITÀ CARTE DI PAGAMENTO: AZIONE DI SENSIBILIZZAZIONE VERSO LA CLIENTELA
FIGISC ed ANISA lanciano una campagna di sensibilizzazione nei confronti degli automobilisti sulla questione del ripristino della gratuità delle carte di pagamento per i rifornimenti fino ad un importo inferiore a 100 euro effettuati con moneta elettronica.
L’apposito materiale, in fase di diffusione presso le strutture delle due Federazioni, dovrà essere esposto e/o distribuito presso gli impianti degli Associati.
Come si ricorderà, la gratuità delle carte di pagamento era stata inserita nell’accordo dell’8 novembre 2011 sul bonus fiscale sottoscritto tra FIGISC ed ANISA e l’allora Ministro Romani, che è stato poi tradotto nel-l’articolo 34 della legge 183/2011.
La legge 214/2011 (“Salva l’Italia”) aveva confermato, all’articolo 12, la gratuità delle carte di pagamento almeno sino alla fine del mese di settembre 2012, in quanto entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge (ossia entro il 31 marzo 2012) si sarebbero dovute “scrivere” le regole tra ABI, gestori della moneta elettronica ed Associazioni di categoria di tutte le attività per “assicurare una riduzione delle commissioni interbancarie a carico degli esercenti in relazione alle transazioni effettuate mediante carte di pagamento” ed entro i sei mesi successivi (quindi sino a settembre) i Ministeri di sviluppo economico ed economia avrebbero dovuto monitorare gli effetti di questa nuova determinazione delle regole.
Al termine di queste due fasi temporali ed in caso di risultato positivo, le nuove regole avrebbero dovuto essere applicate anche al settore della distribuzione carburanti, che sarebbe andato in deroga (cioè avrebbe usufruito della gratuità) fino a quella data.
Il decreto sulle liberalizzazioni (24 gennaio 2011, n. 1) contiene un articolo (il 27), che “sospende” la gratuità delle carte di pagamento dalla data di pubblicazione del decreto stesso: si tratta del comma 1, lettera d), il quale – spostando le date già previste dalla norma precedente – congela di fatto per quattordici mesi l’applicazione della gratuità. Al termine di questo lungo periodo, se il monitoraggio verificherà che, in tutti settori, vi è stato un contenimento dei costi di commissione, la norma della gratuità che riguarda il nostro settore verrà abrogata in via definitiva.
FIGISC ed ANISA Confcommercio, assieme a Rete Imprese Italia, hanno già chiesto in tutte le sedi (ivi compresa l’audizione in Senato dello scorso 8 febbraio) che la norma venga ripristinata in sede di conversione in legge del decreto.
IN AUTOSTRADA DIFFERENZE DI PREZZO DA POMPE BIANCHE
Punte di differenze di prezzo tra Aree di Servizio autostradali fino a 12/14 centesimi al litro (e non c’entrano per nulla le addizionali regionali di accisa sulla benzina), con una media di 6,2 euro/cent per la benzina e 6,8 per il gasolio sulle due arterie più lunghe del Paese, la A1 Milano - Napoli e la A14 Bologna - Taranto. È quanto risulta dall’ultima analisi di ANISA Confcommercio sulla rilevazione dei prezzi a metà della scorsa settimana sulla rete ASPI, riguardante oltre 220 impianti.
Le due tratte più lunghe sono state sezionate non solo rispetto al senso di marcia, ma altresì per aree regionali od interregionali, e le differenze tra prezzi sono state depurate degli effetti delle addizionali regionali di accisa sulla benzina.
La A1, Milano – Napoli, è stata sezionata in quattro sottotratte: Lombardia-Emilia, Toscana, Umbria-Lazio e Campania. Sulla A1 Ovest, le massime differenze si trovano all’interno della rete campana, dove si riscontrano i citati picchi di 14,4 e 12,0 cent/litro, mentre sulla A1 Est i differenziali più alti si riscontrano tra Lombardia ed Emilia, con scarti tra 8,5 e 9,5 cent/litro. In tutte le sezioni (tranne che per la parte Lombardia-Emilia Ovest e Campania Est, benzina), i differenziali sono superiori a 4 centesimi/litro.
Differenziali di prezzo (euro/litro) – A1 MILANO - NAPOLI

Differenziali di prezzo (euro/litro) – A14 BOLOGNA - TARANTO

Anche la A14, Bologna - Taranto è stata sezionata in quattro sottotratte: Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo-Molise e Puglia. Sulla A14 Ovest, le massime differenze si trovano all’interno della rete emiliana, dove si riscontra un picco di 10,7 cent/litro per il gasolio, ed in quella pugliese con picchi per la benzina vicini ai 8,6 cent/litro; mentre sulla A14 Est i differenziali più alti si riscontrano nella rete abruzzese, con scarti tra 9,1 e 9,7 cent/litro. In tutte le sezioni (tranne che per la parte Marche Est, benzina, e Campania Est, gaso¬lio), i differenziali sono superiori a 4 cen-tesimi/litro.
In altre quindici tratte (dalla A4 Milano-Brescia, alla A30 Caserta-Salerno), i valori differenziali più alti si registrano sulla A26 Genova Voltri-Gravellona Toce Est, con 9,0 cent/litro per la benzina e 11,0 per il gasolio. Su 29 sezionamenti di tratte complessivamente esaminate, le differenze maggiori di 4,0 centesimi/litro sono dodici per la benzina e sette per il gasolio, con una media complessiva comunque pari ad un delta di 3,7 centesimi/litro per la benzina e di 2,8 per il gasolio.
Differenziali di prezzo (euro/litro) –

È questo il risultato ricorrente e consolidato di una gestione dissennata e della concorrenza - non solo sleale, ma distorta da finalità e motivazioni che hanno origine nelle condizioni di affidamento da parte dei Concessionari e nelle offerte delle Aziende per aggiudicarsi il bando – generata artificialmente tra impianti poste sulle stesse tratte ed all’interno dei medesimi bacini di utenza e di riferimento, di cui una esemplificazione (anche se non certo l’unica) è l’anacronistico “congelamento” del “Prezzo amico” sempre e solo presso gli stessi impianti.
E non solo di questo, ovviamente, si tratta: che dire, infatti, dei servizi oil in alcune AdS andati a gara nel biennio 2009 /2010, sui quali grava l’impegno addirittura a riassorbire il delta sul Platt’s?
Con il continuo ricorso a queste pratiche (a torto giustificate come basate su supposte “strategie” commerciali) si sono determinate stabilmente situazioni di pesantissima turbativa tra impianti contigui, con differenze di prezzo assolutamente esorbitanti, chiaramente non limitate tra marchi concorrenti, ma altresì applicate fra impianti dello stesso marchio.
È questo l’effetto di un sistema ormai distorto rispetto alle logiche ordinarie: da un lato, infatti, i Concessionari hanno di mira solo l’ottimizzazione dell’entità delle royalties fisse e l’imposizione di vincoli di “sterilizzazione” dei prezzi alla ricerca di ulteriori aggi variabili sugli erogati; dall’altro, le conseguenze sono l’incremento dei prezzi su tutta la rete per recuperare i minori margini, l’esasperazione delle differenze del prezzo e l’emarginazione di parti sempre più consistenti della rete.
Un rete che ha perso in pochi anni un miliardo di litri su quattro ed in cui quasi un terzo degli impianti è sotto la risicata soglia di sostenibilità economica.
ALLE FRONTIERE MONTI SI GIOCA IL DIECI PER CENTO DELLA MANOVRA SULLE ACCISE
Il pesante aumento della fiscalità sui carburanti (da ultimo con la legge 214/2011, Salva l’Italia”) intervenuta nel 2011 sta creando una situazione di pesantissima difficoltà nelle aree di confine del Paese.
Tutti i Paesi confinanti (Francia, Svizzera, Austria e Slovenia) godono di un vantaggio competitivo del prezzo (da un minimo di 0,150 ad un massimo 0,430 euro/litro), dovuto ad una fiscalità considerevolmente attenuata rispetto a quella vigente nel nostro Paese su questi prodotti.
Tale circostanza, unitamente agli effetti della crisi sulle famiglie e le imprese, ha aggravato il fenomeno del “pendolarismo del pieno” in quelle aree tradizionalmente interessate a questa attitudine comportamentale dei cittadini residenti, mettendo in corto circuito le misure statali e regionali adottate nel tempo a vario titolo e modalità per contrastare tale fenomeno, nonché ha innescato il fenomeno stesso anche in aree in cui esso non era presente precedentemente.
È altresì evidente che l’approvvigionamento di carburante a prezzi notevolmente più bassi si accompagna anche al rifornimento di altri beni di consumo ad alta componente fiscale (ad esempio i tabacchi) o di merci comunque acquistabili - laddove è possibile per il consumatore accedere, a condizioni facilitate dalla prossimità territoriale - ad un prezzo minore al di fuori del territorio nazionale (come accade per taluni generi in Svizzera e molto di più, per fare un esempio diverso, al confine orientale del Paese).
Ciò comporta un pesante impoverimento del tessuto economico locale e la immediata rovina di quegli operatori commerciali che sono più direttamente esposti – la questione riguarda centinaia e centinaia di impianti di distribuzione carburanti, sia di rete ordinaria che autostradale posti in prossimità delle frontiere -, nonché un rilevantissimo danno per l’Erario statale nazionale.
Si stima che il fenomeno abbia un peso di circa 0,5 miliardi di litri (attorno al 2 % dei consumi effettuati sulla rete distributiva nazionale), ma un impatto drasticamente pesante sul meccanismo degli introiti fiscali: l’evasione dei consumi comporta infatti, stante l’elevato peso delle imposte sul prezzo di questo bene (circa 1 euro/litro per la benzina e 0,9 euro/litro per il gasolio), il rischio di perdite di gettito che assommano nelle diverse realtà a circa 490/500 milioni di euro.
Tale perdita di gettito è pari ad oltre il 9 % (500 milioni contro 5,4 miliardi di euro) delle aspettative di sovragettito derivante dalla manovra di incremento delle accise di cui all’articolo 15 della legge 214/2011 (“Salva l’Italia”); e nel totale di questa perdita complessiva di introiti erariali, si stima che le Regioni interessate al fenomeno del “pendolarismo del pieno” rischino circa 80 milioni di euro per minori devoluzioni di quote d’accisa da parte dello Stato.
Parlamento e Regioni stanno lavorando con il Governo per mettere a punto misure di contrasto ad un fenomeno che depaupera l’economia, rovina una intera Categoria e sottrae ingenti risorse all’Erario: ma serve fare non prestissimo, subito.
-
2012-02-14 13:53:36 | Giampiero - sono perplesso,
perchè invece di pensare ad altri non pensiamo un poco a noi stessi?.
Sinceramente, ai gestori interessa solo creare utili, e questo non lo possono fare con i margini attuali e l'enormità dei costi e dei balzelli che pesano nel loro bilancio. Mi pare che confondiamo il nostro ruolo con quello del "Buon Samaritano", ed altri pare l'abbiano capito......... .
| < Prec. | Succ. > |
|---|
- 29/02/2012 22:21 - Figisc Anisa News 11/2012
- 28/02/2012 11:02 - Controdistribuzione edizione FLASH n. 03 - 27 Febbraio 2012
- 27/02/2012 13:28 - Figisc Anisa News 10 - 2012
- 23/02/2012 18:13 - Figisc Anisa News 09 - 2012
- 17/02/2012 17:06 - Controdistribuzione edizione FLASH n. 02 - 16 Febbraio 2012
- 10/02/2012 14:39 - FAIB Informa 03/12
- 07/02/2012 14:49 - Figisc Anisa News 06/2012
- 06/02/2012 14:41 - FAIB Informa 02
- 30/01/2012 13:24 - Figisc Anisa News 05/2012
- 25/01/2012 12:54 - Figisc Anisa News 04 - 2012




ai clienti non importa un fico secco delle nostre commissioni,a loro interessa solo pagare meno il carburante e nulla per i bancomat(come già accade),per loro noi possiamo anche morire sul piazzale che non chiamerebbero nemmeno i soccorsi !!!