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Figisc Anisa News 07/2012

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GRATUITÀ CARTE DI PAGAMENTO: AZIONE DI SENSIBILIZZAZIONE VERSO LA CLIENTELA

FIGISC ed ANISA lanciano una campagna di sensibilizzazione nei confronti degli automo­bilisti sulla questione del ripristino della gratuità delle carte di pagamento per i ri­fornimenti fino ad un importo inferiore a 100 euro effettuati con moneta elettronica.

Lapposito materiale, in fase di diffusione presso le strutture delle due Federazioni, dovrà essere esposto e/o distribuito presso gli impianti degli Associati.

Come si ricorderà, la gratuità delle carte di pagamento era stata inserita nell’accordo dell’8 novembre 2011 sul bonus fiscale sot­toscritto tra FIGISC ed ANISA e l’allora Mini­stro Romani, che è stato poi tradotto nel-l’articolo 34 della legge 183/2011.

La legge 214/2011 (“Salva lItalia”) aveva confermato, all’articolo 12, la gratuità delle carte di pagamento almeno sino alla fine del mese di settembre 2012, in quanto en­tro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge (ossia entro il 31 marzo 2012) si sarebbero dovute “scrivere” le regole tra ABI, gestori della moneta elettronica ed As­sociazioni di categoria di tutte le attività per “assicurare una riduzione delle commissioni interbancarie a carico degli esercenti in re­lazione alle transazioni effettuate mediante carte di pagamento” ed entro i sei mesi successivi (quindi sino a settembre) i Mini­steri di sviluppo economico ed economia avrebbero dovuto monitorare gli effetti di questa  nuova  determinazione  delle  regole.

Al termine di queste due fasi temporali ed in caso di risultato positivo, le nuove regole avrebbero dovuto essere applicate anche al settore della distribuzione carburanti, che sarebbe andato in deroga (cioè avrebbe usufruito  della  gratuità)  fino  a  quella  data.

Il decreto sulle liberalizzazioni (24 gennaio 2011, n. 1) contiene un articolo (il 27), che sospende la gratuità delle carte di paga­mento dalla data di pubblicazione del de­creto stesso: si tratta del comma 1, lettera d), il quale – spostando le date già previste dalla norma precedente – congela di fatto per quattordici mesi lapplicazione della gra­tuità. Al termine di questo lungo periodo, se il monitoraggio verificherà che, in tutti set­tori, vi è stato un contenimento dei costi di commissione, la norma della gratuità che riguarda il nostro settore verrà abrogata in via  definitiva.

FIGISC ed ANISA Confcommercio, assieme a Rete Imprese Italia, hanno già chiesto in tutte le sedi (ivi compresa l’audizione in Se­nato dello scorso 8 febbraio) che la norma venga ripristinata in sede di conversione in legge  del  decreto.

IN AUTOSTRADA DIFFERENZE DI PREZZO DA POMPE BIANCHE

Punte di differenze di prezzo tra Aree di Servizio autostradali fino a 12/14 centesimi al litro (e non c’entrano per nulla le addizio­nali regionali di accisa sulla benzina), con una  media  di  6,2  euro/cent  per  la  benzina  e 6,8 per il gasolio sulle due arterie più lun­ghe del Paese, la A1 Milano - Napoli e la A14 Bologna - Taranto. È quanto risulta dall’ultima analisi di AN­ISA Confcommercio sulla rilevazione dei prezzi a metà della scorsa settimana sulla rete ASPI, riguardante oltre 220 impianti.

Le due tratte più lunghe sono state sezio­nate non solo rispetto al senso di marcia, ma altresì per aree regionali od interre­gionali, e le differenze tra prezzi sono sta­te depurate degli effetti delle addizionali regionali di accisa sulla benzina.

La A1, Milano – Napoli, è stata sezionata in quattro sottotratte: Lombardia-Emilia, Toscana, Umbria-Lazio e Campania. Sulla A1 Ovest, le massime differenze si trova­no all’interno della rete campana, dove si riscontrano i citati picchi di 14,4 e 12,0 cent/litro, mentre sulla A1 Est i differen­ziali più alti si riscontrano tra Lombardia ed Emilia, con scarti tra 8,5 e 9,5 cent/­litro. In tutte le sezioni (tranne che per la parte Lombardia-Emilia Ovest e Campania Est, benzina), i differenziali sono superiori a  4  centesimi/litro.

Differenziali di prezzo (euro/litro) A1 MILANO  -  NAPOLI

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Differenziali di prezzo (euro/litro) A14 BOLOGNA -  TARANTO

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Anche la A14, Bologna - Taranto è stata sezionata in quattro sottotratte: Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo-Molise e Pu­glia. Sulla A14 Ovest, le massime diffe­renze si trovano all’interno della rete emi­liana, dove si riscontra un picco di 10,7 cent/litro per il gasolio, ed in quella pugliese con picchi per la benzina vicini ai 8,6 cent/litro; mentre sulla A14 Est i differenziali più alti si riscontrano nella rete abruzzese, con scarti tra 9,1 e 9,7 cent/litro. In tutte le sezioni (tranne che per la parte Marche Est, benzina, e Campania Est, gaso¬lio), i differenziali sono superiori a 4 cen-tesimi/litro.
In altre quindici tratte (dalla A4 Milano-Brescia, alla A30 Caserta-Salerno), i valori differenziali più alti si registrano sulla A26 Genova Voltri-Gravellona Toce Est, con 9,0 cent/litro per la benzina e 11,0 per il gasolio. Su 29 sezionamenti di tratte complessivamente esaminate, le differenze maggiori di 4,0 centesimi/litro sono dodici per la benzina e sette per il gasolio, con una media complessiva comunque pari ad un delta di 3,7 centesimi/litro per la benzina e di 2,8 per  il  gasolio.

Differenziali di prezzo (euro/litro) –

diff_au

È questo il risultato ricorrente e consoli­dato di una gestione dissennata e della concorrenza - non solo sleale, ma distorta da finalità e motivazioni che hanno origine nelle condizioni di affidamento da parte dei Concessionari e nelle offerte delle Aziende per aggiudicarsi il bando – gene­rata artificialmente tra impianti poste sulle stesse tratte ed all’interno dei medesimi bacini di utenza e di riferimento, di cui u­na esemplificazione (anche se non certo l’unica) è l’anacronistico “congelamento” del “Prezzo amico” sempre e solo presso gli  stessi  impianti.

E non solo di questo, ovviamente, si trat­ta: che dire, infatti, dei servizi oil in al­cune AdS andati a gara nel biennio 2009 /2010, sui quali grava l’impegno addirit­tura a  riassorbire  il  delta  sul Platt’s?

Con il continuo ricorso a queste pratiche (a torto giustificate come basate su sup­poste “strategie” commerciali) si sono de­terminate stabilmente situazioni di pesan­tissima turbativa tra impianti contigui, con differenze di prezzo assolutamente esorbi­tanti, chiaramente non limitate tra marchi concorrenti, ma altresì applicate fra im­pianti dello  stesso  marchio.

È questo l’effetto di un sistema ormai di­storto rispetto alle logiche ordinarie: da un lato, infatti, i Concessionari hanno di mira solo l’ottimizzazione dell’entità delle royalties fisse e l’imposizione  di vincoli di “sterilizzazione” dei prezzi alla ricerca di ulteriori aggi variabili sugli erogati; dall’al­tro, le conseguenze sono l’incremento dei prezzi su tutta la rete per recuperare i mi­nori margini, l’esasperazione delle differen­ze del prezzo e l’emarginazione di parti sempre  più  consistenti  della  rete.

Un rete che ha perso in pochi anni un mi­liardo di litri su quattro ed in cui quasi un terzo degli impianti è sotto la risicata soglia di sostenibilità  economica.

ALLE FRONTIERE MONTI SI GIOCA IL DIECI PER CENTO DELLA MANOVRA SULLE ACCISE

Il pesante aumento della fiscalità sui car­buranti (da ultimo con la legge 214/2011, Salva lItalia) intervenuta nel 2011 sta creando una situazione di pesantissima difficoltà nelle aree di confine del Paese.

Tutti i Paesi confinanti (Francia, Svizzera, Austria e Slovenia) godono di un vantag­gio competitivo del prezzo (da un minimo di 0,150 ad un massimo 0,430 euro/litro), dovuto ad una fiscalità considerevolmente attenuata rispetto a quella vigente nel no­stro Paese su questi prodotti.

Tale circostanza, unitamente agli effetti della crisi sulle famiglie e le imprese, ha aggravato il fenomeno del “pendolarismo del pieno” in quelle aree tradizionalmente interessate a questa attitudine comporta­mentale dei cittadini residenti, mettendo in corto circuito le misure statali e regionali a­dottate nel tempo a vario titolo e modalità per contrastare tale fenomeno, nonché ha innescato il fenomeno stesso anche in aree in cui esso non era presente precedente­mente.

È altresì evidente che l’approvvigionamento di carburante a prezzi notevolmente più bassi si accompagna anche al rifornimento di altri beni di consumo ad alta componente fiscale (ad esempio i tabacchi) o di merci comunque acquistabili - laddove è possibile per il consumatore accedere, a condizioni facilitate dalla prossimità territoriale - ad un prezzo minore al di fuori del territorio nazionale (come accade per taluni generi in Svizzera e molto di più, per fare un e­sempio diverso, al confine orientale del Paese).

Ciò comporta un pesante impoverimento del tessuto economico locale e la immediata rovina di quegli operatori commerciali che sono più direttamente espostila que­stione riguarda centinaia e centinaia di impianti di distribuzione carburanti, sia di rete ordinaria che autostradale posti in prossimità delle frontiere -, nonché un rilevantissimo danno per l’Era­rio  statale  nazionale.

Si stima che il fenomeno abbia un peso di circa 0,5 miliardi di litri (attorno al 2 % dei consumi effettuati sulla rete distri­butiva nazionale), ma un impatto drastica­mente pesante sul meccanismo degli in­troiti fiscali: l’evasione dei consumi com­porta infatti, stante l’elevato peso delle imposte sul prezzo di questo bene (circa 1 euro/litro per la benzina e 0,9 euro/litro per il gasolio), il rischio di perdite di gettito che assommano nelle diverse realtà a circa 490/500 milioni di euro.

Tale perdita di gettito è pari ad oltre il 9 % (500 milioni contro 5,4 miliardi di euro) delle aspettative di sovragettito deri­vante dalla manovra di incremento delle accise di cui all’articolo 15 della legge 214/2011 (“Salva lItalia”); e nel to­tale di questa perdita complessiva di in­troiti erariali, si stima che le Regioni in­teressate al fenomeno del “pendolarismo del pieno” rischino circa 80 milioni di euro per minori devoluzioni di quote d’accisa da parte  dello  Stato.

Parlamento e Regioni stanno lavorando con il Governo per mettere a punto misure di contrasto ad un fenomeno che depau­pera l’economia, rovina una intera Cate­goria e sottrae ingenti risorse all’Erario: ma serve  fare  non  prestissimo,  subito.


Commenti (4)
  • ipstation

    ai clienti non importa un fico secco delle nostre commissioni,a loro interessa solo pagare meno il carburante e nulla per i bancomat(come già accade),per loro noi possiamo anche morire sul piazzale che non chiamerebbero nemmeno i soccorsi !!!

  • donato  - ????

    parole sante

  • stefano avia

    parole santissime......

  • Giampiero  - sono perplesso,

    perchè invece di pensare ad altri non pensiamo un poco a noi stessi?.
    Sinceramente, ai gestori interessa solo creare utili, e questo non lo possono fare con i margini attuali e l'enormità dei costi e dei balzelli che pesano nel loro bilancio. Mi pare che confondiamo il nostro ruolo con quello del "Buon Samaritano", ed altri pare l'abbiano capito......... .

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