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Figisc Anisa News 23 - 2012

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TAVOLO  DEI  CONTRATTI: SI  VADAALSODO  SENZA GIRARCI  INTORNOAVUOTO

Due incontri si sono già succeduti tra rap­presentanze dei Gestori ed Unione Petroli­fera sulla questione dei nuovi contratti pre­visti dall’articolo 17 della legge “liberalizza­zioni”, e per oggi, 7 maggio, è convocata u­na ulteriore seduta del tavolo sullo stesso argomento. 

 La scorsa settimana si è assistito al balletto su presunti “veti” dell’Antitrust ad una trop­po dettagliata definizione dei contratti, un argomento addotto da Unione Petrolifera sin dalla approvazione della legge 27/2012; l’Authority, più che smentire, si è limitata, per la verità, a ribadire di aver già segna­lato a gennaio le proprie opinioni ancora in sede di stesura del decreto sulle liberalizza­zioni, tra le quali opinioni, se ben ricordia­mo, ci stava l’abolizione del vincolo di “ti­pizzazione”  dei contratti.

Come che sia, o per supposti veti o per tat­ticismi reali, per i soliti riti esoterici o, an­cora, per totali incertezze su dove e come procedere, vi è il più che concreto rischio che si tenda, volenti o nolenti, a “menare il can  per  laia”  ancora  per  parecchio  tempo.

Un lusso che non sono tempi, questi, da po­tersi permettere.

La norma sui nuovi contratti non è stata approvata l’altro giorno (ossia il 24 marzo con la conversione del decreto liberalizza­zioni e del famoso articolo 17): stava lì sin dal luglio 2011, nell’articolo 28, commi 12, 13 e 14, della legge 111, e da allora (per varie ragioni, inerzia, smanie di “riscrit­tura”, contrapposizione e sottovalutazio­ne) sono passati inutilmente otto mesi pri­ma di avere una nuova legge che ne ri­percorre – qualunque cosa se ne dica in senso diverso - i principi di base. Tempo perso, dunque.

In tutto questo tempo ed in quello che an­cora manca prima di trovare una quadra, la situazione della Categoria si è fatta e si fa ogni giorno più critica: si approfondi­scono le discriminazioni sui prezzi (ne par­liamo in questo stesso numero per ag­giornare analisi già fatte), i consumi sono precipitati ulteriormente sotto i colpi di u­na asfissiante fiscalità, si esauriscono le li­nee di credito ed aumentano gli oneri per garantire il semplice approvvigionamento di un prodotto che si vende a margini sempre più ridotti o sacrificati sull’altare di politiche aziendali contradditorie e spesso autolesionistiche che comunque scaricano sul gestore le difficoltà di un settore che è complessivamente in crisi; gli accordi con le singole aziende sono in gran parte sca­duti e disattesi; la rete continua a gon­fiarsi con effimere logiche commerciali di pura  rapina  e  di  corto  respiro.

Che sia ora di andare al sodo lo abbiamo già detto (si veda Figisc Anisa News n. 20 del 16 aprile 2012): nel merito dei con­tenuti, va posto l’accento sulla necessità di verificare con particolare attenzione le ipotesi contrattuali tra le quali al Gestore è possibile scegliere rispetto al ruolo che intende assumere sul mercato: in parole povere, il Gestore deve poter scegliere anche tra volersi assumere o non volersi assumere in proprio i rischi della com­petizione del prezzo sul mercato, ed a quali condizioni,  vincoli  od  opportunità.

Come a dire che si dovrebbero approfon­dire le ipotesi che riguardano o i contratti di commissione (per comodità di concetto e con tutti gli opportuni correttivi e precise metodologie) da un lato e/o, i contratti sen­za vincolo di esclusiva a fronte di una re­munerazione di investimenti e marchio, dal­l’altro.

Ipotesi che possono coesistere, in quanto non è pensabile che una sola fattispecie possa soddisfare pienamente tutte le com­plessità e flessibilità necessarie all’evoluzio­ne dei rapporti commerciali tra Gestori e proprietà  della  rete.

È chiaro che la definizione di alcune tipo­logie contrattuali di base non esaurisce una partita che va poi giocata ulteriormente su base aziendale nello specifico dei contenuti quantitativi di dettaglio, ma non si può certo pensare di ridurre il tavolo di base con Unione Petrolifera ad una “passeggiata sulle uova”, a schermaglie di pura sottigliezza procedurale prive di quei contenuti sostan­ziali su cui la norma ha affidato alle rap­presentanze dei diversi interessi della distri­buzione carburanti il compito di trovare una mediazione  ed  una  composizione.

Né l’osservanza ed il conseguimento delle finalità di legge, né lo scarsissimo tempo a disposizione, né, soprattutto, il senso di re­sponsabilità verso la Categoria ed il settore nel suo complesso consentono di indulgere ad inconcludenti balletti per addetti ai la­vori.

A ciò si aggiunga il paradossale cortocir­cuito in cui è precipitata la contrattazione “ordinaria”: l’attesa delle continue e reite­rate riforme del settore, del gioco al mas­sacro delle rivoluzioni e delle controri­voluzioni, del travagliato parto di nuove eventuali “cornici contrattuali” innovative, ha offerto un comodo alibi per narcotizza­re la gestione degli accordi economici e commerciali aziendali – come già prima sostenuto, tutti o quasi scaduti, a volte neppure pienamente attuati ed ogni gior­no svuotati dalle concrete politiche com­merciali. Insomma, una drammatica ed insostenibile  paralisi.

AUMENTA  ILDIVARIO  DEL PREZZODICESSIONE  TRA RETE ED EXTRARETE

Il divario tra prezzi di cessione alla rete e prezzi di cessione all’extrarete va progres­sivamente crescendo nel corso degli ultimi mesi e con una “forbice” più ampia per il prodotto  gasolio  rispetto  alla  benzina.

Il vantaggio di disparità con cui viene for­nito prodotto agli impianti no-logo e della GDO rispetto alle condizioni riservate al Gestore della rete di marchio registra in a­prile una forchetta da 13,6 a 14,4 cent/ litro per il diesel e da 12,2 a 13,5 cent/ litro  per  la  benzina,  senza  IVA.

Il dato è stato ricavato dall’analisi giorna­liera dei rispettivi prezzi di cessione: per i no-logo dalle quotazioni minime e massi­me delle vendite all’extrarete, senza IVA, per le gestioni della rete di marchio, in­vece, dal prezzo di vendita al netto dello sconto/margine, anche in questo caso de­dotta l’imposta  sul  valore  aggiunto.

Avendo a disposizione un periodo di quasi tre anni di dati (dal giugno 2009 all’aprile 2012), si può verificare che - su periodi temporali più ampi - il differenziale è sem­pre andato aumentando per il gasolio (da un valore medio di 10,7 cent/litro nel 2009 ad un valore medio di 12,6 cent/litro nel 2012), nell’ordine di un +17% circa, men­tre quello della benzina (salito fino al 2011 di circa 14 punti percentuali in più) nel pri­mo quadrimestre di quest’anno segna una lieve flessione (11,0 cent/litro contro i 10,3 del 2009):

extrarete_delta

Su periodi di tempo più limitati, nell’ordine di un mese, e sugli ultimi dodici mesi (dal maggio 2011 all’aprile 2012), il delta medio per la benzina si è collocato sul valore di 11,6 cent/litro (forchetta da 10,9 a 12,2) e, dopo aver raggiunto il massimo nel novem­bre 2011 (13,3 cent) è andato scendendo fino ai valori minimi di 10,1 cent nel bime­stre gennaio-febbraio 2012 per poi risalire fino toccare valori non lontani dal massimo degli ultimi dodici mesi in aprile, con 12,8 cent/litro (forchetta  tra  12,2  e  13,5  cent).

Il delta medio degli ultimi dodici mesi per il gasolio si è collocato sul valore di 12,3 cent/litro (forchetta da 11,5 a 13,1) e, dopo aver raggiunto un valore minimo nel luglio 2011 (11,4 cent) è rimbalzato fino a 13,4 cent nel successivo mese di agosto, per poi scendere a lungo su valori inferiori alla me­dia, da cui è risalito, dagli 11,6 centesimi di gennaio, al picco del mese di aprile (il più elevato del periodo di osservazione), pari a 14,4 cent/litro (forchetta tra 13,6 e 15,2 cent).

extrarete_delta1

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Se queste sono le precondizioni di cessione del prodotto, per la formazione del prezzo al pubblico, il Gestore deve ancora aggiun­gere il proprio margine, mentre la pompa no-logo vi deve aggiungere i costi fissi e di ammortamento degli investimenti, più un margine che dipende dal suo obiettivo di penetrazione nel mercato locale (e, quindi, dall’aggressività della propria politica com­merciale ed alla propensione a cercare più erogato  rinunciando  a  margini o  meno).

Un divario a quanto sembra non suscettibile di calmierazione e che è il prodotto di tutta una  serie  di  circostanze  negative.

Dalla crisi della raffinazione (e, quindi, dai “lunghi” di prodotto), dal fatto che i costi della rete hanno ridotto la marginalità delle aziende al punto da rendere assai più re­munerativo – anche del doppio - vendere in regime di extrarete, dalle storture dei mec­canismi di mercato che premiano quest’ul­timo circuito ben oltre quel valore (stima­bile grosso modo in 10 centesimi/litro) che costituisce il livello dei costi per litro che gravano  sulla  rete  di  proprietà.

DAL  TERRITORIO: ASSEMBLEA  PROVINCIALE FIGISC DI LATINA

Riproduciamo larticolo comparso su LATI­NA OGGI, a firma di Salvatore RIZZI, il 28.04.2012 a commento dellassemblea provinciale della FIGISC della provincia di Latina.

"Benzina alle stelle e costi di gestione insostenibili: la nuova mossa che i gestori di impianti metteranno in atto per far va­lere le proprie ragioni contro il decreto li­beralizzazioni e il caro carburante, sarà la diffusione tra gli automobilisti di una peti­zione popolare. Questo quanto indicato, alla fine di una concitata assemblea, da Luca SQUERI, Presidente Nazionale della FIGISC Confcommercio, uno dei tre sin­dacati di categoria. L’altra sera è stato l’o­spite d’eccezione della riunione, indetta dal Presidente Provinciale FIGISC Franco CERASOLI, nella piazzola di sosta di un impianto lungo la Flacca nel territorio di Fondi, a cui hanno preso parte anche i due Vicepresidenti Nazionali Giulio GUGLIEL­MI Maurizio MICHELI.

Gran parte dunque delle alte sfere della dirigenza del sindacato sono state presenti per dare un segnale forte alle decine di benzinai che da tutta la provincia si sono dati appuntamento per capire come uscire dalle difficoltà in cui, sia il rincaro dei prezzi del carburante che le nuove libe­ralizzazioni, li hanno cacciati. E la prima via d’uscita sarà proprio la richiesta di nuovi  interventi  a  furore  di popolo.

«Servirà a far capire agli automobilisti di­sinformati la vera posizione dei gestori di pompe di benzina – spiega Squeri – che non si stanno arricchendo con i nuovi au­menti, anzi, sono sempre più in difficoltà a causa del calo delle erogazioni. Siamo i primi a volere un abbassamento dei prez­zi».

Perché nell’immaginario collettivo il benzi­naio è associato ai livelli di guadagno della propria compagnia petrolifera, ma per la categoria dei gestori nulla è più lontano dalla realtà. Assoggettati ad un margine fis­so di guadagno, che si attesta sui 4 cen­tesimi, lordi, a litro di benzina, le loro per­sonali entrate non aumentano con l’aumen­tare dei prezzi ma sono sempre di meno perchè la quota di guadagno si abbassa ul­teriormente quando la compagnia decide gli sconti e le campagne di marketing; e nem­meno si gonfiano con le entrate dello Stato, per il quale i benzinai sono dei veri e propri esattori, riscuotendo e poi versando le tas­se che rappresentano il 55% del prezzo al litro.

Una situazione insostenibile che non può certo risolversi con l’apertura «h24» delle pompe, o con le pompe bianche, quelle che non hanno alcun marchio di riferimento. «Il pacchetto va ripensato da capo - ha spie­gato Squeri alla platea - e il primo obbiet­tivo da perseguire intanto è quello di far partecipi i nostri clienti, gli automobilisti, del  dramma  che  viviamo».

Perchè grazie all’appoggio del cittadino co­mune «potremmo presentarci al tavolo del­le trattative con il governo e con le com­pagnie petrolifere – ha concluso Squeri – forti di un consenso generale che ci  per 

metta di far valere le nostre richieste: una riduzione dei prezzi e lo sgravio delle spese fisse. Ne beneficeranno in primis gli automobilisti e di conseguenza i gestori legati  a loro  a  filo  doppio».

E allora a giorni per la prima volta i ge­stori legati alla FIGISC oltre al conto del­l’erogazione, presenteranno ai clienti una petizione sulla quale apporre una firma per risollevare le sorti di un settore in cri­si."

AUMENTO  PREZZI DOVUTI  ALLE  IMPOSTE, PRIMATO  ITALIANO

Con la pubblicazione da parte della Com­missione Europea dei prezzi dei carburanti nei ventisette Paesi membri per la data del 30 aprile si è completato il quadro dei dati mensili di aprile 2012 ed è possibile instaurare un confronto su come si sono modificati i valori nel volgere di un anno.

Scontato ormai il fatto che gli aumenti delle imposte sui carburanti hanno con­dannato lItalia ad occupare il primo posto nella classifica del prezzo e del carico fiscale per il prodotto benzina ed il se­condo per il prodotto gasolio (nell’aprile del 2011 - quando iniziò la lunga lista di aumenti culminata nella botta del decreto Salva Italia - l’Italia stava al nono posto per il prezzo della benzina ed al quarto per quello del gasolio), si può calcolare anche da cosa sia determinato quello che in Eurolandia è un primato, dai consu­matori italiani, del tutto indesiderato quanto per molti versi unico.

I dati salienti sono che:

dallaprile 2011 allaprile 2012 il prezzo della benzina è aumentato di 31 centesimi e quello del gasolio di 28: un primato assoluto;

nello stesso periodo, la responsa­bilità di questo aumento è data al 61% per la benzina ed al 74% per il gasolio allaumento delle imposte ( in media tra i due prodotti al 69%): anche questo un primato assoluto, distanziato a qualche punto dallIr­landa, che è, comunque, uneccezio­ne.

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Solo per l’Irlanda (e solo per la benzina) si registra una incidenza più alta delle imposte sull’aumento del prezzo, aumento che però è due volte e mezza più basso di quello i­taliano, mentre in ben 22 Paesi su 27 la causa dell’aumento è data, in una misura tra   l’80   ed   il   100%,   dall’incremento   del   costo dei prodotti petroliferi. In questi stessi valori (dall’80 al 100 %) di causalità sul­l’aumento dei prezzi sono 17 Paesi su 27 per  il  prodotto  gasolio.

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Commenti (9)
  • gestore esso  - solo chiacchiere............

    La Esso sta decidendo in alcune regioni del sud di vendere i suoi impianti a privati.....quindi tra un po tutti a casa............................
    Non tutelate nulla, appena ponete le luci su una problematica se ne apre un'altra occulta, come gestirete questa situazione???
    E' inutlile che ci tutelate quando gli impianti rimarranno di proprieta' delle compagnie petrolifere........................io consiglio un esproprio ex lege degli impiamti eppoi si puo' discutere.

  • valerio

    quali regioni...??puglia..???

  • mario da parma

    sono un gestore esso ,sono pronto a comprare l'impianto,ma non lo vendono

  • Anonimo

    anche io voglio comprare ma .......se lo tengono stretto anche se continuo a perdere vendite con prezzi da paura.Penso che farò causa per dipendenza economica.

  • fabio  - connivenza

    perchè avete firmato l'accordo eni su h24 invece di mandarli al diavolo. oggi fate una raccolta di firme di automobilisti per il prezzo alto. alte sono le vostre cervellotiche iniziative volte a far nulla anzi ad assecondare i vostri .... padroni. non c'è mai fine alla sfacciataggine.

  • FABIO

    SCUSATE MA LA NUOVA LEGGE PREVEDE ANCHE LA VENDITA DEGLI IMPIANTI AI GESTORI O CONSORSI DI GESTORI QUINDI PERCHè NON PRESSIAMO SU QUESTO ARGOMENTO KI CI RAPPRESENTA

  • Gigi

    8)

    Scusa Fabio ma tu hai tutti questi soldi in banca?

    Io se a fine mese riesco a pagare dipendenti, bollette e tasse è grassa.

    E mi ritengo fortunato che, a fronte di un forte calo delle vendite di benzina e gasolio ho avuto un forte rialzo delle vendite di metano e gpl.

    Mi rimangio tutto quello che ho detto contro i metanari e gassisti (che rimangono comunque dei veri rompipalle).

    Il bar è letteralmente crollato; anche le sigarette, tutti le vogliono da 10 e pagano con i marroni.

    Dove andremo??

  • Anonimo  - re:
    Gigi ha scritto:
    8)

    Scusa Fabio ma tu hai tutti questi soldi in banca?

    Io se a fine mese riesco a pagare dipendenti, bollette e tasse è grassa.

    E mi ritengo fortunato che, a fronte di un forte calo delle vendite di benzina e gasolio ho avuto un forte rialzo delle vendite di metano e gpl.

    Mi rimangio tutto quello che ho detto contro i metanari e gassisti (che rimangono comunque dei veri rompipalle).

    Il bar è letteralmente crollato; anche le sigarette, tutti le vogliono da 10 e pagano con i marroni.

    Dove andremo??
    Te lo dico io dove andremo.Le compagnie piano piano rientreranno in possesso dei pv,la casa madre farà un bel contratto di comodato ad una sua controllata e darà in gestione a qualche povero cristo con contratto in partecipazione o prestatore d'opera.....theend.fate dausa per abuso di dipendenza economica finchè siete in tempo e potete prendere qualcosa.Da associati lo prendete solo in quel posto.
  • peppe

    qui a Napoli i soldi per comprare gli impianti li hanno solo gli ex contabbandieri di benzina agricola e i grandi evasori già denunciati e condannati che hanno trovato altri puntaspilli a cui intestare le loro reti. A loro le Compagnie venderanno i nostri impianti, e guai a chi vorrà comprarselo illudendosi di far loro concorrenza. Per quanto mi riguarda, appena mi faranno un'offerta decente, farò il puintaspilli per un pò e poi appenderò la divisa al chiodo.....

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