RIFLESSIONI SULLE “ESTERNAZIONI” DEL DOTTOR NOCE (AGCM)
IL GIUDICE E TERZO?
di Roberto Di Vincenzo
Appare un po’ strano che quando il settore comincia a “parlarsi” ed a trovare, da solo, la strada per immaginare “nuovi equilibri”, si trovi sempre di fronte a degli “alto lá!”. C’é modo e modo per porre le questioni: uno piú immediato, che lascia poco spazio ai bizantinismi lessicali, ed un altro che utilizza le giravolte come fosse l’aria di un minuetto di Boccherini.
Per questo abbiamo letto, con vivo stupore, l’intervista del Direttore Energia dell’Antitrust, dottor Noce, pubblicata da “Staffetta Quotidiana” in data 10 maggio 2012, sulla distribuzione carburanti ed essenzialmente alle tematiche emergenti dall’applicazione delle norme contenute nell’art. 17 della L. 27/12.
Intervista che é stata rilasciata dopo appena una settimana dall’incontro che il Presidente Pitruzzella aveva voluto accordare ai presidenti di Faib e Fegica. In quella occasione, tra l’altro, il Presidente ha ribadito che la naturale terzietá e i compiti istituzionali dell’Authority la obbligano ad esprimersi nei modi e con gli strumenti previsti dalla Legge e comunque mai attraverso valutazioni preventive di compatibilitá.
Ecco perché alcune considerazioni di merito prima ancora che di metodo, non proprio espresse in punto di diritto, contenute nell’intervista richiamata, lasciano almeno perplessi. Certe affermazioni, in particolare, sembrano bene attagliarsi alla “ultra petita partium”.
Vale, per esempio, quando si pretende di entrare direttamente nel “corpore vili” della dinamica dei rapporti contrattali fra Gestori e titolari di impianti, solo per sostenere la complessa problematicitá di una norma sulla quale l’AGCM manterrebbe una riserva, quasi a voler disincentivare le intese. Disincentivo sostenuto da una doppia penalizzazione: la prima legale, “ricordando” i rischi Antitrust e “minacciando” futuri interventi sulla base del semplice sospetto di comportamenti in violazione della norma; la seconda persino commerciale, spingendosi a dire che gli accordi sindacali sono “inefficientianche in un’ottica puramente aziendale”. Da questo punto di vista la sottolineatura sulla negoziazione in corso sui contratti tra organizzazioni di categoria, UP e retisti -pretesa dalla legge- secondo cui la negoziazione interprofessionale deve lasciare a quella aziendale “il maggior numero di elementi economici dei contratti”, sembra francamente la meno invadente.
In altre parole, la scelta dello strumento oltreché dei temi svolti nell’intervista mette seriamente in crisi il ruolo terzo e super partes dell’Autoritá, riducendolo a quello di soggetto implicato direttamente nelle dinamiche societarie e nelle relazioni industriali.
Anche perché di tali “valutazioni preventive” hanno l’abitudine di giovarsi molti soggetti a cui va stretto il rispetto delle regole e delle leggi e sono sempre alla ricerca di alibi e sotterfugi ai quali ricorrere per aggirare quel minimo di sistema di tutela dei soggetti piú deboli che il legislatore prevede, nell’ambito delle sue prerogative costituzionali e a ragion veduta. D’altra parte, quale ragionevole giustificazione puó avere mettere nello stesso discorso giudizi di valore sulle scelte commerciali di questa (eni) o quell’altra (esso) azienda, certificare che non esiste una “doppia velocitá” di adeguamento dei prezzi e consacrare -in aperta contraddizione con gli orientamenti assunti in sede europea da autoritá omologhe- che non si puó parlare di posizione dominante quando un operatore controlla direttamente una quota di mercato superiore al 30%?
Cosí come assumere posizioni “ideologiche” su quale sia, unico e indiscusso, il modello di organizzazione distributiva (quello centrato su GdO e no-logo) in grado di garantire un adeguato livello di concorrenza appare sostanzialmente in contrasto con i compiti istituzionali riservati all’AGCM. Tanto piú che, nello stesso tempo, si tace volutamente il fatto che le differenze di prezzo al pubblico esistenti sono determinate dalle compagnie petrolifere che scelgono di tenere alto il prezzo sulla rete colorata, mentre vendono al platts in extrarete.
Infine ilgiudizio tranciante secondo cui i Gestori non potrebbero approvvigionarsi sul libero mercato ove non proprietari degli impianti permanendo il contratto di affidamento in uso gratuito é l’elemento che proietta definitivamente sull’Antitrust una luce del tutto diversa da quella “istituzionale”.
Tutte posizioni espresse “in libertá” che peró orientano quel mercato sul quale invece si dovrebbe vigilare.
In questo senso non appare per nulla estremo affermare che queste “esternazioni” rischiano addirittura di ostacolare il libero e positivo dispiegarsi della concorrenza, arrecando potenzialmente un danno notevole a consumatori e operatori, Gestori compresi.
Il fatto di non essere ancora riusciti a trovare la “prova regina” di comportamenti illegittimi in questo settore, malgrado oltre 15 anni di indagini, non puó autorizzare l’accanimento soprattutto contro la nostra categoria.
Che lo si voglia o meno, l’effetto dell’intervista é stato quello di aver instaurato un clima tale da incoraggiare comportamenti che colpiscono gli oltre 100.000 lavoratori che tra gestori e addetti traggono il loro sostentamento e quello delle loro famiglie da questo settore.
E’ profondamente sbagliato e ingiusto lasciare scientemente che aleggino vaghi interventi sanzionatori sui livelli di contrattazione, offrendo con ció alibi a chi intende indebitamente avvantaggiarsi proprio dal negare quei livelli di negoziazione previsti dall’impianto normativo vigente. L’AGCM non puó e non deve esprimersi -oltretutto in modo informale- piegando la ratio generale alla sua “visione del mondo” di breve periodo.
Anche perché, come dimostra la vicenda sulla “pubblicitá ingannevole”, non é inusuale che gli orientamenti subiscano decise sterzate nel corso degli anni.
Nella situazione data, pur cosci dei rischi che tale richiesta puó determinare sarebbe il caso che l’AGCM -cioé l’Autoritá-si esprimesse in maniera formale (autotrasporto docet). Anche per evitare che la “trattativa in corso” con le rappresentanze di compagnie petrolifere e retisti privati continui ad essere viziata dalla presenza di quello che, troppo spesso, viene definito il “convitato di pietra”.
ENI PRESENTA LE SUE TESI AL SENATO
LA LEGGEREZZA DI HANNA
Ad Hannah Arendt, splendida filosofa tedesca, una certa ortodossia ebraica non ha mai perdonato una pretesa (e infondata) "leggerezza" nel trattare dei criminali nazisti. Nel leggere le migliaia di pagine dell'interrogatorio dell’ex impiegato della Standard Oil, Adolf Eichmann, in alcuni passaggi -afferma la Arendt in una nota intervista- non ho potuto trattenermi dal ridere a crepapelle. La Arendt dimostra senza troppa enfasi che non é sempre necessario servirsi di toni altamente solenni per consegnare alla condanna imperitura della Storia la barbarie e le sue falsitá cosí come non basta trovarsi accidentalmente a disporre della vita di un gran numero di persone per potersi assicurare di non essere riconosciuti per quanto si é ridicoli.
Qualche giorno fa', la Commissione del Senato incaricata di indagare sui prezzi ha ascoltato l'Eni, la cui relazione é ricca di grafici e tabelle (se il leader del mercato si impegnasse a vendere benzina come a fare presentazioni in PowerPoint, c’é da credere che tutto il settore se ne gioverebbe). L'infatuazione per la Germania non é una novitá: sono anni che i manager del caneaseizampe hanno sostituito le foto dei figli nel loro portafoglio con gli appunti sul "modello tedesco". Difficile dire se qualcuno di loro abbia fatto anche solo una scappata presso il Goethe Istitut, ma é bastato gli giungesse alle orecchie che tra i Nibelunghi la civiltá era arrivata insieme a contratti che possono essere disdettati in ogni momento con un semplice preavviso di pochi mesi, per convincerli di avere sempre amato lo sturm und drang.
Sia come sia é utile notare come, una volta di piú, il leader dei petrolieri italiani, la piú importante industria del Paese, er mejo fico del bigonzo non trova nulla di meglio di fare che... piagnucolare. Una lamentazione continua: da "quanto ci perdiamo!", a "bisogna sbrigarsi a chiudere gli impianti!".
Chi puó dire, in attesa del resoconto stenografico della seduta, se qualche Senatore abbia avuto un soprassalto di attenzione e abbia chiesto come mai nessun manager abbia avuto l'idea di rassegnare, per intanto, le proprie dimissioni a fronte di risultati tanto disastrosi.
O anche come mai appena pochi anni fa', quando Eni decideva di "dimagrire" e aveva la grande opportunitá di chiudere in un solo colpo oltre 7000 impianti (per i suoi gusti inefficienti) invece se li é venduti e a caro prezzo?
Ma ce li vedete voi l'AD, il CdA, un semplice azionista o la vecchietta del Wisconsin che ha investito i suoi risparmi nel fondo che controlla una parte del pacchetto Eni, ascoltare il manager che gli comunica la buona notizia di come sia finalmente riuscito ad azzerare con un tratto di penna un miliardo di euro di asset industriali -tanto valgono in media 1000 impianti- per assomigliare un pochino alla Germania?
Dite che riderebbero a crepapelle come la Arendt?
Tenetevi su i pantaloni e aspettata quest'altra.
Non é una novitá neanche questa ma Eni ha ritenuto di mettere agli atti parlamentari la sua ferma convinzione
secondo cui i carburanti in Italia costano troppo per colpa dei gestori. La prova? In Germania -ha sospirato il petroliere
intravedendo commosso all'orizzonte l'epica cavalcata delle Valchirie- pigliano meno della metá!
Con ció certificando che il giro turistico deve essersi bruscamente interrotto con l'ultimo boccale dell'ocktoberfest.
Come ha, infatti, tenuto a precisare il professor Stefano Casertano, docente di relazioni internazionali all'Universita di Postdam, nel corso di un convegno tenuto in occasione della recente fiera Oil&Nonoil, i gestori tedeschi da piú di un decennio hanno un margine di 6 centesimi.
Il 150% di quelli italiani, ancora prima che le compagnie ne saccheggino una parte consistente per fare falsi sconti.
Macché Berlino! Bastava andare a Modena.
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2012-06-11 19:05:44 | vito - riflessioni
Non riesco a comprendere quali sono le strategie dell'ENI per tamponare le perdite della divisione Refining& Marketing.Già nel primo trimestre del 2012 sono in perdita di 150 milioni di euro e negli anni 2009/2010 ha ripianato il deficit mamma ENI.Essendo sicuro che gli attuali dirigenti della divisione sono gente capace e competente non mi spiego del perchè stiano deprezzando e disprezzando le risorse umane dell'azienda che li rappresenta sul campo ossia i GESTORE.Sono sicuro che gli attuali dirigenti poco sanno cosa sia un distributore di carburante ma molto sanno sul valore della loro poltrona.Detto questo mi chiedo cosa faranno di tutti i distributori già chiusi e di quelli che chiuderanno ?
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2012-06-11 19:11:00 | fabio - antitrust
antitrust: leggi anche anti gestori. abbiamo mai visto fare qualcosa ai poteri forti? mai. e sempre a ricamare e rimarcare il contrario dell'evidente. con i lauti salari possono permetterselo e sputare su quella massa insignificante che non produce nulla anzi costa molto alla collettività I GESTORI. super partes o super panza. questi signori stanno sempre e staranno sempre dove si può mangiare di piu' . stando con i tgestori morirebbero di fame loro . i loro figli e sette generazioni di parenti. ma perchè non ce li togliamo di mezzo? non producono , anzi affossano ancora di piu' quello che è già affossato.
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2012-06-12 11:30:37 | MIKE
La Divisione Refining e Marketing perde milioni di litri e di utili.
Di fronte a questi risultati in tutte le aziende private cadono le teste di coloro che hanno fatto disastri.In Eni,partecipata dallo stato,non solo non si dimettono ma si aumentano lo stipendio del 30%.(Fonte:Fatto quotidiano) e se la prendono con anello più debole della filiera:il gestore.
Ci sono ancora le Agenzie,Visto che il sistema informatico permette di avere tutti i documenti contabili possibili e si può interagire con le e-mail,mi chiedo e vi chiedo:
A COSA SERVONO LE AGENZIE?
| < Prec. | Succ. > |
|---|
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- 18/06/2012 16:13 - Figisc Anisa News 30 - 2012
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- 25/05/2012 08:40 - Figisc Anisa News 26 - 2012




Se in italia eliminiamo tutti quegli organi di controllo come l'antitrast,
che in tutti questi anni ha portato l'italia dove si trova ora,
se tagliam tutti quei rami secchi che la politica ha parcheggiato nelle aziende parastatali, abbassiamo la benzina di tanto, ma tanto, ma tanto, che possiamo tornare a sorridere in Italia !!!