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Controdistribuzione edizione FLASH n. 09 - 15 Giugno 2012

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TERRORIZZARE GESTORI E RESTO DELL’INDUSTRY PER PIEGARE TUTTI ALLA PROPRIA POLITICA: QUESTO L’OBIETTIVO DI “RIPARTI CON ENI”
ENI: MOSSA DISPERATA. SETTORE IN RIVOLTA.

La “gioiosa macchina da guerra” che il potente apparato comunicazionale di Eni ha dato in pasto ai giornalisti convocati per l’occasione ha il sapore delle immarcescibili certezze dispensate per nascondere la disperazione.

Non tanto del “capo”, che gioca allo sfascio di un settore per il quale, come é noto, appena ne ha l’occasione ostenta disinteresse e fastidio, quanto della divisione operativa, infilatasi in un imbuto strettissimo che, dopo qualche effimera “vittoria di Pirro”, la sta condannando a anni di insuccessi e fallimenti commerciali.

E trascina a fondo, con sé, tutto un importantissimo settore produttivo che potrebbe e dovrebbe costituire un perno anticiclico, in condizioni di recessione.

La notizia é, finalmente, il settore sembra reagire.

A fronte di annunci “commerciali” su sconti che menano a destra e a manca, dimostrando il consueto ordine sparso e un po’ confuso che caratterizza l’industria di oggi, le reazioni “politiche” del settore -dalle aziende, ai retisti- non autorizzano Eni a pensare di avere colto nel segno e di poter raggiungere il vero obiettivo di “riparti con eni”.

Chi, infatti, crede che questa nuova iniziativa sia destinata ad ottenere rilevanti effetti commerciali, é piú ottimista degli uomini del caneaseizampe.

Loro sanno bene di aver usato la stessa enfasi e gli stessi identici sorrisi quando, appena poche settimane fa’, hanno presentato “iperself h24” di cui ora devono correre al capezzale  con   massicce   dosi   di   sangue  fresco,   per rilanciarne una giá asfittica vitalitá.

Il vero obiettivo, dicevamo, é invece quello di provare a terrorizzare quelli che non si piegano, chi non “aderisce”.

Tra i Gestori Eni prima di tutto: perché ci si puó difendere ancora da “numeri” fallimentari con la litania del “faccio meglio del mercato” (come i peggiori politicanti che dichiarano con faccia bronzea “perdiamo rispetto alle politiche ma teniamo rispetto al dato aggregato delle provinciali”).

Risulta, invece, assai pericolo doversi specchiare in una rete Eni2 che vale ancora una buona metá degli impianti di marchio e che perde circa gli stessi litri di quella “buona”, me certamente molto, molto meno in termini di denaro. A proposito. Gli aderenti a “riparti con eni” sono poco piú di 1900, stando alla lista Eni che appare e scompare dal sito: altro che i 3000 dichiarati in conferenza stampa. L’azione di terrore é peró rivolta anche nei confronti delle altre aziende petrolifere che anche Scaroni, come fece Grossi a Sesto San Giovanni, contro ogni logica di mercato e di buon senso, invita a seguire l’”esempio”. Quello degli sconti, per far godere il popolo o portare sollievo ai terremotati dell’Emilia (caduta di stile che anche Cassano avrebbe saputo evitare)? Ma no! Quello dell’automazione. Vale a dire dell’espulsione dei lavoratori impiegati e dell’annientamento del piú piccolo livello di autonomia delle imprese di gestione. Il contratto sottoposto ai Gestori per l’adesione a “riparti con eni” ne é la prova generale, fornendo la dimostrazione inconfutabile, tra  l’altro,  che tutte  le  polemiche sulla flessibilitá contrattuale sono sempre state solo un alibi: niente altro puó garantire la libertá di azione attuale. L’azienda impone gli orari in cui il Gestore deve presidiare l’impianto (non aprirlo: questo termine viene utilizzato semmai per il bar/shop), fissa i prezzi di vendita e si riserva persino di fare essa stessa gli ordini di carburanti.Al Gestore non rimane che pagare.

Quello che serve a Eni é non avere alternative al suo “disegno” proprio perché sa che, finché non riuscirá ad imporlo come “candidato unico”, continuerá ad essere perdente. E proprio sul piano di cui é piú innamorata (ma solo a parole): il mercato.
Ai voglia a suonare la canzone dell’automobilista pigro.

Il Mercato, nonostante tutti gli sforzi fatti da controllati e controllori per “orientarlo” forzatamente, continua sempre a dare imperterrito lo stesso identico responso, come lo specchio della strega di Biancaneve.
Cosí non rimane che sparargli a Biancaneve. Ma non essendo bastata, finora, una pistola o un fucile di precisione,    né un bazooka, adesso questi novelli “stranamore” si lanciano nel vuoto a cavalcioni di una bomba atomica. Prendendo dentro nella gigantesca palla radioattiva anche tutti gli altri.

Risultato: pure gli “altri”, questa volta, si arrabbiano.
Anche perché, tra  una foto ricordo e l’altra, Scaroni esibisce con orgoglio i grandi risultati ottenuti dalla “sua” azienda grazie alla protezione dello Stato che gli garantisce la posizione di monopolista del gas e i contratti all’estero, in forza dei quali puó permettersi gli sconti sui carburanti.

Gli “altri”, tutti gli “altri”, non l’hanno presa bene e il concetto di dumping é tra i piú evocati. Qualcuno cita colloqui   con   famosi   economisti   inglesi   che   amano chiosare: “nei Paesi anglosassoni il dumping vale una denuncia penale; in Italia, una medaglia al merito”.

Eni gioca allo sfascio e il settore si sfarina sotto i colpi dei suoi capricci. Avremmo potuto limitarci a incassare il risultato di chi aveva facilmente previsto senza la giusta attenzione. Non é il nostro stile.
In ballo non ci sono piú -non é mai stato cosí- i Gestori Eni, ma tutti i Gestori e tutti i soggetti che operano nel settore.
Le Istituzioni hanno il dovere di intervenire e noi, come sempre, faremo la nostra brava magna parte.
Ma nessuno puó pretendere che i Gestori carichino su di loro l’intero peso di una lotta che coinvolge tutti.

Commenti (9)
  • ttr

    Ottimo come sempre,
    invochiamo a gran voce l'intervento dell'antitrust . O c'è dumping , o è pubblicità ingannevole. non si scappa. comunque in autostrada ho visto prezzi su una totalerg gasolio a 1, 524. da due settimane.

    Si leggeva nell'articolo di una sorta di dottor stranamore a cavallo della bomba atomica..... ricordiamoci che con quel gesto il dottor stranamore che odiava visceralmente i comunisti , li voleva punire perchè.... perchè era convinto che gli avevano provocato l'impotenza iniettando nell'aria qualche sostanza. Non sò se l'allusione sia del tutto casuale , o voglia alludere a qualche forma di odio viscerale o paranoico del "capo" verso i benzinai. Forse qualche gestore lo avrà mandato affanculo pubblicamente sull'impianto , e se la è legata al dito . La vendetta prima di tutto...

  • eleonora

    I dirigenti ENI mangiano pane e volpe per essere così furbi, ma nn si accorgono che scambiano l' asino per volpe!!!!!! secondo me nn sanno dirigere niente........ povero Mattei si rigira nella tomba!

  • gestore shell roma

    mi dispiace solo che molte aziende stanno seguendo l'Eni in questa disperata corsa ai volumi, sinceramente la risposta migliore sarebbe stata quella di mandarla avanti per questa strada, invece tutti dietro. che questo non sia stato un suggerimento del governo ??? chi mai lo sapra.

  • Pino

    Sicuramente Il Ministro dell'industria sa che noi siamo i primi esattori
    che anticipiamo e sosteniamo come il pane che si mangia, in Italia.

    mi pare che ci stiamo comportando bene , tutto scorre.

    Chiedo a nome di colleghi Gestori,
    Sig.ri Ministri dateci
    una mano ad ottenere i Nostri Diritti prima che si ferma tutto.
    Abbiamo bisogno di VOI
    Grazie

  • PEPPE  - scelta politica

    è una scelta unicamente politica, il nostro Monti ha chiamato Scaroni e gli ha detto : fammi calare il prezzo dei carburanti così ci togliamo dal cazzo gli impianti improduttivi, e io ci faccio la mia porca figura, i soldi che ci rimetti io li guadagno in maggiori accise e il popolo stronzo le paga, ma così obblighiamo tutte le Compagnie a rimetterci soldi e a cacciare via i Gestori, che all'Italia non servono perchè in Germania ce ne sono molti di meno....grosso modo è andata così, credetemi.

  • Anonimo

    Caspita ultimamente avete fatto dieta di pane e volpe, o forse è colpa della M - - - a che avete fino al collo ? ?

    No no no è il sindacato che vi fa scuola ! !

  • fw 14  - tutti belli incolonnati

    ANDATE PURE A GUARDARVI I COLLEGHI CODARDI
    SUL SITO RIPARTICON ENI
    SONO 1900 E FORSE PIU'

  • Flavio

    Parlato questa mattina con un collega Agip che ha aderito. Non gli toccano assolutamente il margine. Anche quello venduto in -20 da diritto al loro margine ( nel suo caso 0,040)...................

    Immaginavo...............

  • Anonimo  - anonimo

    Dumping
    Con il termine inglese dumping si indica, nell'ambito del diritto internazionale (ma il concetto deriva dalla dottrina economica), una procedura di vendita di un bene o di un servizio su di un mercato estero (mercato di importazione) ad un prezzo inferiore rispetto quello di vendita (o, addirittura, a quello di produzione) del medesimo prodotto sul mercato di origine (mercato di esportazione).

    Le vendite in dumping sono state disciplinate dalle norme internazionali antidumping (che sono state incluse progressivamente nell'ambito del General Agreement on Tariffs and Trade (GATT 1947) e che pertanto oggi sono previste dall'Organizzazione Mondiale del Commercio (GATT 1994), ma sono altresì contemplate dal diritto comunitario a tutela della libera concorrenza) in quanto capaci di determinare gravi distorsioni sul mercato di importazione e di attribuire un vantaggio di base all'impresa importatrice nei confronti degli altri soggetti (produttori o esportatori) che operano nel mercato di importazione per lo stesso bene o servizio.

    Dal momento che pratiche di dumping postulano l'esistenza di due mercati (uno di esportazione e uno di importazione) la disciplina antidumping in ambito comunitario (originariamente prevista a norma dell'articolo 91 del Trattato di Roma), ha avuto possibile applicazione solo fino alla conclusione del periodo transitorio di integrazione comunitaria (conclusosi il 31 dicembre 1969): in un "mercato comune" realizzato il principio della libera circolazione delle merci esclude, almeno teoricamente, l'ipotesi di vendite a prezzi diversi da uno stato ad un altro (l'articolo 91 è stato abrogato con il Trattato di Amsterdam ed eventuali vendite a prezzi diversi nei paesi della comunità sono state sanzionate in base alle norme sulla concorrenza contenute nei trattati).

    Da sottolineare inoltre che, in quanto distorsivi della concorrenza sul mercato, i problemi relativi al dumping sono strettamente correlati a quelli relativi alle sovvenzioni accordate alle imprese nazionali da parte degli Stati.

    Dal momento che in alcuni stati, come ad esempio negli Stati Uniti, le aziende nazionali possono aprire delle procedure antidumping (negli USA in base alle norme del Department of Commerce e della International Trade Commission) e che si tratta, in ogni caso, di cause costose e di difficile previsione (gli stati determinano, nell'ambito delle diverse normative nazionali, se i prezzi delle industrie straniere siano al di sotto dei costi di produzione o se tali prezzi mettano in pericolo le imprese nazionali, ed essendo inoltre di difficile determinazione il costo della produzione delle imprese straniere da parte delle corti nazionali, il processo di determinazione della sussistenza di pratiche di dumping può essere assai lungo e controverso) vi è il rischio concreto che l'apertura di una procedura antidumping sia effettuata in funzione della esclusiva volontà di ostacolare potenziali concorrenti stranieri.

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