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Figisc Anisa News 30 - 2012

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COME  BRUCIARE  VALORE  E CREDIBILITÀ  DEL  SETTORE

[di   Luca  Squeri ]

Quanto è stato messo in piedi da ENI e da chi ne ha seguito la china in questi giorni, lungi dal costituire solo una ennesima, per quanto clamorosa, «trovata» di mercato, rappresenta più che altro un preoccupante spasimo da fine impero: non diversamen­te si può dire quando un intero settore si risolve con mosse disperate a bruciare va­lore  e  credibilità.

Si brucia valore, perché in questa opera­zione – in una fase in cui il settore vive u­na profonda crisi che tocca raffinazione e distribuzione - si dissipano centinaia di mi­lioni di euro, con un giro vorticoso di redi­stribuzione di erogati, che da un lato sot­trae ricavi ad altri soggetti del settore, dall’altro non remunera i costi di chi ag­gredisce  il  mercato.

Si brucia credibilità, da un lato, agli occhi della pubblica opinione, che ha già deciso (si vedano le pagine dei giornali), in base a quanto appena accaduto, che in questo settore si sono sempre taroccati i conti e che vi hanno sempre dominato specula­zione e menzogna a danno del consuma­tore, dall’altro, agli occhi (se mai ce ne fosse ancora bisogno) di tutti i Gestori che ogni giorno sul piazzale si dibattono tra le politiche commerciali schizofreniche delle compagnie, la precarietà, lo svuotamento progressivo del margine ed una crisi di in­debitamento che è accentuata dai comportamenti economici e contrattuali delle a­ziende  per  cui  lavorano.

Spasimi da fine impero accompagnati dallo spettacolo circense dei clamori dell’assalto ai distributori che offrono prezzi stracciati, delle incertezze su tempi e modi in cui frui­re degli sconti che una comunicazione ap­prossimativa non è riuscita a trasmettere correttamente al pubblico, delle inevitabili lacune tecniche che hanno tormentato ge­stori e clienti, confermando la superficialità di operazioni messe in piedi solo per ac­creditarsi titoli sui media ed una compia­cenza acquistata assai a buon mercato da automobilisti stremati, e ben comprensibil­mente, dal costo della mobilità, e da un Go­verno che continua ad aumentare le impo­ste  sui carburanti  più  alte  d’Europa.

In questo spot grezzo e raffazzonato non vi è alcun minimo contributo alle questioni a­perte nel mercato e nel settore, ma un loro complessivo peggioramento, e persino le ragioni addotte sulla «vicinanza alle fami­glie degli italiani» nascondono piuttosto un maldestro gioco di rimbalzo con il Governo per dare l’impressione di «fare qualcosa per la crescita», ponendo in ombra l’evidenza che ormai, anche se il carburante viene of­ferto a 1,6 euro la domenica, per il 63 % si pagano imposte, non carburante, e ciò vale dal lunedì alla domenica, salvo aumenti di accise  il  martedì od  il  giovedì.

Un gioco di rimbalzo, si deve pur ricordare, tra un’azienda ed il suo azionista di maggior riferimento, che è lo Stato e non un azioni­sta qualunque. Una «piccolezza» tale che dovrebbe indurre i cosiddetti «garanti terzi» a verificare come questo possa tranquilla­mente accadere in quel «liberissimo merca­to»  di  cui tutti  si  forbiscono  la  bocca.

Quando ENI sottolinea che «lo sconto sarà pari a circa due volte lo sconto massimo fi­nora praticato dalle stazioni no logo e dalla grande distribuzione» lancia niente più che uno slogan mediatico che tace delle respon­sabilità primarie (e non certo attribuibili al destino cinico e baro) dell’industria petroli­fera - intesa  nel suo insieme –  per la proliferazione di una rete distributiva antago­nista, foraggiata dalla scelta di terziariz­zare gli investimenti o di disinvestire del tutto, con consistenti premi di convenzio-namento e prefinanziamenti per «piantare la bandierina» degli erogati e, infine, negli ultimi anni per scaricare i lunghi di lavo­razione delle raffinerie a margini di sven­dita ed a netta penalizzazione della rete. Un circolo malefico che ha svalutato as­setti ed investimenti e che oggi non può certo essere corretto da improvvisazioni, per di più basate su una ulteriore, recidiva e consapevolmente autolesionistica, perdi­ta  di valore.

E se l’operazione di dumping estiva (il be­ne carburante gettato nella spazzatura) fosse un segnale per dare impulso ad una ristrutturazione forzata della rete, ad una riduzione dovuta al «mercato» - mettendo fuori gioco gli equilibri incerti con cui tanti avventurieri si sono presentati sul mercato del no-logo o di quelli delle reti di marchio più deboli -, va pur detto che di rete si di­scute sin dal lontano 1978 (quasi sette lu­stri!), con provvedimenti più assennati al­le origini di quanto non lo siano state le reiterate isteriche liberalizzazioni che sono seguite nel tempo e che hanno sortito e­sattamente il contrario della razionalizza­zione.

E che le risorse che oggi si buttano nella spazzatura meglio sarebbero state spese per chiudere impianti improduttivi, per at­tivare ammortizzatori di settore, per ritro­vare  giustificazione  economica  ad una rete che, essendo due o tre volte più capillare di quella di altri Paesi europei (e che è, quindi, necessariamente più costosa e, comunque, non tanto costosa rispetto al servizio che assicura) eroga una media di 1,3 milioni di litri per punto vendita, un altro primato eu­ropeo  negativo  oltre  a  quello  delle  imposte.

E se questo è il contesto generale, nel no­stro mondo la vicenda sconti sta portando alla  luce  dei  veri e  propri paradossi.

Uno fra tutti: dopo aver imposto la selfizzazione obbligatoria per legge all’intera re­te, dopo avere magnificato la riduzione dei costi di distribuzione che sarebbe derivata dalla progressiva diffusione di tale modalità [ci si rammenti dei famosi «15.000 euro per milione di litri erogati»], dopo avere impo­sto al gestore questa accelerazione fondata su una diminuzione del suo margine, ENI pretende (e su questa scia si porranno altri, con l’eccezione forse di ESSO, che ha dimo­strato per ora più equilibrio) obbligatoria­mente il presidio dell’impianto per erogare esclusivamente nella modalità self. Tutto ed il contrario  di tutto.

E si può aggiungere che, mentre non si tro­vano da tempo le risorse per le manuten­zioni necessarie, lasciando andare in degra­do gli impianti, mentre si dilaziona il dovuto al gestore, mentre si compensano le partite del dare e dell’avere solo in un senso, ag­gravando la crisi finanziaria delle gestioni, ormai arrivata al punto di default, improv­visamente si trovano i soldi per «anticipa­re» (con effetti che nel complesso non sono prevedibili e quindi hanno margini di peri­colosità per il gestore) gli sconti spazzatu­ra dell’estate. Anche qui: tutto ed il suo op­posto.

Questa manovra si ammanta all’esterno dei panni gratificanti della responsabilità verso il «sociale» e l’economia (sottacendo tutta­via che si sta dissipando valore), lo spot po­trà senz’altro trovare il momentaneo con­senso di un’opinione pubblica provata dalla crisi generale, e comunque pronta ad aspi­rare anche una sola, fugace, boccata d’os­sigeno.   Ma all’interno del settore questa in venzione estiva lascia altri segni ben più duraturi del clamore di un assolato week end.

Lascia una micidiale discriminazione (non nuova, ma ora esasperata oltre ogni limi­te) tra operatori che stanno sullo stesso mercato e nello stesso marchio, la spac­catura della categoria tra chi può rin­correre erogati (sia pure a minori margini e maggiori costi) e chi è destinato ine­vitabilmente a perderli, tra possibili salvati e sicuri sommersi, in un’operazione che altro non è – al di là di ogni altra appa­renza – che sbrigativa macelleria sociale che espelle dal mercato le piccole impre­se, i loro addetti e le loro famiglie, che, in poche parole, crea un ulteriore depaupe­ramento del tessuto economico e sociale, che brucia, oltre a quelli del settore, anco­ra valori,  economici,  reali e  morali.

Ciò che i «falchi» delle aziende petrolifere hanno fatto in questi giorni, poco importa se consapevolmente o come sottoprodotto dell’operazione estiva, è scavare un ulte­riore, profondo solco tra gestori, la cui so­lidarietà di categoria è stata scossa dal mercato  già da  tempo.

 Ma ciò che è accaduto ed accadrà nei fine settimana è che ad alcuni gestori è stata data/imposta l’opportunità (senza formal­mente richiedere una diminuzione diretta di margine, come in precedenza) di incre­mentare   i   propri   erogati  a scapito di colleghi cui tale opportunità è stata negata/non offerta. Circa 4.000 impianti - tra ESSO ed ENI – hanno partecipato ai megasconti che certo avranno conseguenze sugli erogati di altri 18.000 gestori della rete nazionale, ap­partenenti ad altri marchi, ma anche allo stesso marchio. Sulle motivazioni che han­no spinto quei gestori ad aderire si può dire di tutto; in primo luogo che crisi dei con­sumi e crisi delle gestioni sono una neces­sità e non una libertà per scegliere, in se­condo luogo che vi sono state pressioni e ri­catti sulla continuità dei contratti, sulle mi­sure di pricing, insomma minacce di ribut­tare le gestioni nel tritacarne dei mercati locali senza alcun meccanismo minimo di protezione e difesa. E vi sarà anche stato chi ha semplicemente colto l’occasione ca­duta dal  cielo.

E se ciò pone – per la prima volta - un deli­cato problema etico e di priorità nella azio­ne di rappresentanza e tutela delle singole posizioni individuali ed aziendali, il peggio, in questa situazione sarebbe di farsi cattu­rare nel tranello ed assecondare il tentativo che l’industria petrolifera ha posto in atto, cominciando non solo e non tanto a fare di­stinzioni tra chi tutelare e chi no, ma an­che a contrapporre gestori a gestori. Sarà invece necessario, una volta di più e sulla scorta della coerenza con quanto abbiamo ritenuto di fare in precedenza, affrontare la realtà con responsabilità e concretezza, sa­pendo che non basta negare il male per an­nullarne  o  lenirne  gli  effetti. 

Il minimo che ENI deve fare è rimuovere i grotteschi vincoli di presidio al gestore, nel rispetto delle normative sui turni di chiusura e nell’osservanza dei criteri mi­nimi per la sicurezza dell’impianto e l’in­columità  degli  addetti.

Ma se questo rientra necessariamente nel­l’esigenza di tutela e rappresentanza an­che di quel mondo (rilevante come si può dedurre dai numeri) di gestori che hanno subìto, o in alcuni casi scelto, di aderire ad una tale azione di aggressione del mer­cato, ben altra rilevanza ha il gravissimo danno che patiranno tutti coloro che non hanno avuto altra scelta che subire l’ag­gressione.

E tra questi si annoverano quasi la metà dei gestori ENI, parte significativa dei ge­stori ESSO nonché tutti gli altri gestori del­la rete. E si vuole anche dare un valore economico a quello che sta per succedere sul mercato, il danno che subiranno i ge­stori esclusi in conseguenza di questo ter­remoto commerciale è, in via puramente prudenziale, stimabile in 50 milioni di euro di margini «stornati» per effetto degli spo­stamenti  degli  erogati.

Poco rileva che l’iniziativa, diciamo per fortuna, sia contenuta nei famosi dodici week end dell’estate. Una risposta è ne­cessaria,  ed  articolata  su  diversi  livelli.

Non solo si dovrà vedere se chi ha il do­vere di vigilare sulle regole del mercato si attiverà per verificare i lati oscuri di que­sta vicenda, nonché eventuali rilievi di na­tura patrimoniale e di responsabilità so­ciali di chi brucia valore in iniziative insen­sate. La Categoria tutta dovrà ricompat­tarsi, malgrado il tentativo di dividerla tra illusori salvati e sicuri sommersi, per rea­gire con forza e chiarezza, anche per per­correre, oltre alle strade consuete della mobilitazione e della protesta, quelle del contenzioso giuridico e della azione di ri­sarcimento  collettivo. 

Il contesto è, infatti, quello di una azione di dumping in cui l’abuso di posizione do­minante che intercorre tra tutte le aziende ed i propri gestori produce consapevolmen­te e deliberatamente un danno alla parte più debole. Una emergenza più che evi­dente per dover percorrere il ricorso al di­ritto ed agli strumenti, anche risarcitori, che già leggi vigenti prevedono, da un lato, e dall’altro, di accelerare il percorso verso strumenti contrattuali che svincolino il ge­store dalle logiche fallimentari della guerra dei prezzi e degli erogati, ripristinando il valore autonomo del servizio insostituibile che la sua impresa svolge – indipendente­mente dalle modalità di vendita dei prodotti – nella rete  distributiva  dei carburanti. 

Luca  SQUERI

CONSIGLIO NAZIONALE FIGISC E DIRETTIVO  ANISA MERCOLEDÌ A ROMA

con­vocazione congiunta del Consiglio Nazionale FIGISC e del Direttivo Nazionale ANISA, pre­vista per la giornata di

mercoledì 20 giugno 2012, alle ore

13,00, in Roma, Sede Confcommercio,

p.ttaG.G.Belli2

con i seguenti argomenti all’ordine del gior­no:

  • stato del tavolo di lavoro sulla contrat­tazione;
  • stato dei rapporti con le aziende petro­lifere;
  • aspetti organizzativi della campagna di raccolta firme;
  • iniziativa di alcune Compagnie petrolife­re sugli sconti di fine settimana;
  • varie ed eventuali.

Si raccomanda la massima partecipazione.

ANISA: LA SCELTA DI ENI AFFONDO FINALE ALLA  RETE  AUTOSTRADALE ANISA CONFCOMMERCIO: DA IPERSCONTI ENI NUOVO COLPO ALLA SOPRAVVIVENZA DELLA RETE AUTOSTRADALE

COMUNICATO  STAMPA  DEL  15.06.12

«In autostrada si è già perso circa il 25 % dei volumi di vendite sullanno preceden­te: iniziative commerciali come quelle di ENI non faranno altro che dare una spinta alla caduta libera delle gestioni delle aree di servizio» è il commento a caldo di Ste­fano CANTARELLI, Presidente Nazionale di ANISA CONFCOMMERCIO - l’associazio­ne di categoria che associa i gestori degli impianti autostradali di distribuzione car­burante - la campagna di megasconti del week end appena avviata dal Cane a sei zampe.

«Questo accade mentre ENI, assieme alle altre petrolifere, ai Concessionari delle reti autostradali ed alle organizzazioni dei Ge­stori, partecipa ad un tavolo con il Mi­nistero per lo sviluppo economico che sta lavorando per trovare qualche rimedio alla profonda crisi che in investe il comparto nella rete autostradale.» aggiunge Canta­relli, che così precisa: «Ed il periodo scelto per condurre la compagna degli sconti mette semmai maggiormente in risalto la deliberata   volontà o   la   colpevole   trascuratezza di stornare il flusso di clienti che nello stesso periodo avrebbero percorso con maggiore frequenza le tratte autostradali, dal momento che troveranno in tutt’altra rete  la  convenienza  del  prezzo».

«Le aziende petrolifere chiedono ai Conce­ssionari delle autostradale minori royalty e minori oneri per contenere i costi, mentre, da quel che è dato capire, bruciano utili in rete ordinaria ed assoggettano i propri ge­stori a maggiori costi e vincoli.» conclude il Presidente Nazionale ANISA «Si tratta di un chiaro segnale di disimpegno dal comparto autostradale, che andrebbe a questo punto dichiarato in chiaro alla clientela, ai Ge­stori, ai Concessionari ed allo stesso Mini­stero.»

CACCIA  ALLA «VOLPE»   ENI: L’INSEGUIMENTO  DELLE   ALTRE PETROLIFERE

Mentre il Ministro per lo sviluppo econo­mico esprime il proprio «apprezzamento» all’iniziativa di ENI di ridurre il prezzo nei week end estivi, osservando che «nellul­timo periodo, il costo dei carburanti è an­dato giù più velocemente dei prezzi del mercato», KUWAIT ITALIA fa sapere senza mezzi termini che appare «incomprensibile che l'ENI abbia lanciato una campagna pro­mozionale  sottocosto  con  gravi  perdite  nella Divisione Refining & Marketing che si andranno ad aggiungere a quelle spaven­tose accumulate negli ultimi anni che han­no provocato chiusure temporanee di raffinerie con conseguente cassa integra­zione  per  i  relativi  addetti».

E mentre ASSOPETROLI scrive all’Antitrust perché ci butti più un occhio, parte la caccia alla «volpe a sei zampe» per rin­correrne  le  orme  del  prezzo.

KUWAIT ITALIA, ad esempio, dichiara che «a difesa dei propri investimenti in Italia, ha deciso di effettuare sulla sua rete Q8 EASY uno sconto persino superiore per en­tità e durata nei week end ed ha pro­grammato di effettuare una importante campagna di sconti anche su parte del re­sto  della  rete».

ESSO ITALIA lancia ESSO SELF PIÙ con uno sconto di almeno 21 centesimi in self pre-pay «nonostante le difficili condizioni eco­nomiche della raffinazione e la contrazione della domanda di carburanti che hanno determinato impatti già molto significativi, al fine di continuare a rendere disponibili ai propri  clienti  prezzi  competitivi».

Altri sono in attesa, incerti, perplessi o meno organizzati. Ad esempio c’era anche chi «invitava» i propri Gestori a rimanere aperti, indipendentemente dal proprio tur­no festivo, per combattere l'iniziativa ENI, «applicando sconti da 10 a 15 cent/litro» con un contributo da parte del gestore da concordare  «a  posteriori»  (!).

12   WEEK END DI STRAORDINARIA  FOLLIA: IN  CENERE  350  MILIONI.

QUALCUNO LI FERMI  !

Cosa può presumibilmente accadere nei do­dici week end dell’estate a partire dall’ini­ziativa dei megasconti scatenata da ENI, cui altre aziende si vanno già adeguando? Un calcolo approssimativo si può sviluppare a partire da quelli che sono i dati delle ven­dite medie durante la settimana e nel week end (tenuto anche conto che la rete a fine settimana  funziona  a  ranghi ridotti).

Secondo una previsione severa, potrà ac­cadere che una quota, che si può stimare nell’ordine del 30 % delle vendite ENI or­dinariamente effettuate nei primi cinque giorni della settimana, possa essere spo­stata sul week end, che una quota del 40 % delle vendite effettuate da altri nel week end nonché una ulteriore quota, stimabile nell’ordine del 20 % delle vendite effettuate da altri nei primi cinque giorni della setti­mana, possa essere spostata su ENI nei fine settimana estivi.

Diciamo che la manovra ENI possa – modi­ficando le dinamiche di consumo ed i com­portamenti del consumatore – spostare sul fine settimana in dodici week end circa 1,6 miliardi di litri (per avere un’idea del valore, diciamo che si tratta del 5 % dei consumi annui secondo l’attuale trend che vede un tracollo dei consumi del 10 % rispetto al­l’anno precedente), di cui circa 1,1 miliardi di litri «sfilati» ad altri competitors e circa 500 milioni di litri già in quota ENI e «ri­spalmati»  sul  fine  settimana  dai  cinque   precedenti giorni. Per inciso, oltre un miliardo di litri tolti ai competitors, per ENI significa aumentare la sua quota di mercato annua del 10  %.

I prezzi scontati che il market leader va a praticare al pubblico nel fine settimana assorbono le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, le imposte nazionali, il margine lordo del gestore ed assoluta­mente nulla di più. Quando il Cane a sei zampe sostiene di vendere «sottocosto» non dice un falso: sui quantitativi che nor­malmente sono ceduti al gestore del pun­to vendita ogni giorno il ricavo industriale medio dell’azienda gira attorno ai 12,0 cent/litro, di cui circa 10,1 cent/litro sono rappresentati dai costi del suo sistema di­stributivo e da ammortamenti degli inve­stimenti, mentre circa 1,9 cent/litro costi­tuiscono il risultato operativo (in termini più  banali,  l’utile).

Sui quantitativi che verranno venduti nei dodici week end di Cuccagna, quindi, il ri­cavo industriale è pari allo ZERO, mentre rimangono in piedi i costi unitari pro-litro di distribuzione, pari, come si diceva, a 10,1 cent/litro. Se il volume delle vendite movimentate in questi dodici fine settima­na coinciderà o si avvicinerà al valore di 1,6 miliardi di litri più sopra stimati, si può sostenere che ad ENI loperazione costerà circa 160 milioni di euro. Nel 2011 il risul­tato di esercizio del settore distributivo della  rete è stato  pari  a  200  milioni di euro (che ha attutito in parte i 700 milioni di euro di perdite sulla raffinazione della Divi­sione  Refining  &  Marketing).

Questi sono i numeri. Il risultato non cam­bia di una virgola anche se il marchio sfila alla concorrenza quel miliardo e più di litri che si diceva più sopra, dal momento che anche questi volumi vengono venduti sot­tocosto dal sistema distributivo. E se guar­diamo anche oltre la distribuzione, il crack spread della raffinazione (la differenza tra il costo del greggio comprato e la vendita dei prodotti raffinati che compensa i costi di raffinazione ed ammortamento dei relativi impianti) per questo miliardo di litri in più potrebbe determinare a prezzi correnti al massimo un ricavo industriale di una cin­quantina di milioni di euro. Insomma, nel­l’ipotesi più favorevole all’azienda, si sareb­bero comunque bruciati 110 milioni di euro (160 di perdita nella distribuzione, 50 di ricavo  nella  raffinazione).

Se l’esempio di ENI – come sta in effetti ac­cadendo – viene seguito anche da qualche altro competitor importante, calcolando le relative quote di mercato e le analogie delle dinamiche di spostamento delle vendite nei famosi fine settimana, e tenendo altresì conto anche dei risultati operativi (margini) sottratti ai competitors «soccombenti» (cioè quelli che perderanno vendite in favore di quelli «aggressivi»), POSSIAMO STIMARE CHE NEI DODICI WEEK END DELLESTATE 2012 VEN­GANO MANDATI IN FUMO – tra mancati ricavi e costi non coperti – NELLA DISTRIBUZIONE NA­ZIONALE QUALCOSA COME POCO MENO DI 350 MI­LIONI DI EURO.

La domanda – che serve a fare chiarezza sulla situazione – è se il sistema distribu­tivo italiano possa sopportare una tale dis­sipazione  di  valore.

La stampa ha già concluso che: «1) se si è fatto, vuol dire che si può fare!; 2) come mai non si è fatto prima?; 3) fino adesso i petrolieri  han  rubato  a  man bassa!»

Così come c’è chi dice: «se si può fare, al­lora  lo  facciano  tutti  e  sempre!»

I numeri, però, sono i seguenti. In Italia sulla rete distributiva si vendono ai ritmi attuali circa 30 miliardi di litri tra benzina e gasolio. L’intera rete distributiva a mar­chio petrolifero realizza circa 3,6 miliardi di euro di ricavi industriali (come a dire 12 cent/litro), di cui costi ed ammortamenti sono pari a oltre 3,0 miliardi di euro ed i risultati operativi (margini) sono pari a 0,6 miliardi di  euro  (come  a  dire  2 cent/litro).

«Tutti e sempre» con uno sconto da 20 o più centesimi vuol dire esigere che il si­stema distributivo italiano VADA IN PERDITA DI CIRCA 2,3 MILIARDI DI EURO. E dietro gli aridi numeri e le astratte grandezze eco­nomiche ci sono anche persone, lavora­tori, imprese, famiglie, mezzi, beni, di un complesso  sistema.

Invece, tornando a quanto succede da sa­bato 16 giugno, la sintesi è che SI BRU­CERANNO IN DODICI SETTIMANE 350 MILIONI DI EURO SU POCO PIÙ DI 600 CHE SI ACCUMULANO IN UN ANNO, OSSIA IL 58 %.

E   questo   è,   come   si   è   già   detto   negli   altri articoli   di   questo   stesso   numero,   solo   uno tra  i  vari  aspetti   in  gioco.  Insomma,  dodici week  end  di  «straordinaria»  follia. Qualcuno  li  fermi !

Commenti (11)
  • Paolo Matteucci  - TBM Petroli

    In questo soleggiato fine settimana appena concluso, ho potuto mio malgrado appurare personalmente che il punto vendita TBM Petroli sito in Roma su via di Torbellamonaca (la cui gestione se non erro è riconducibile ad un dirigente regionale di una famigerata sigla sindacale), pur non aderendo alla recente iniziativa Iperself H24, ha comunque ceduto il prodotto ai prezzi indicati da Eni per "RIPARTI CON ENI" (SP a 1,600 e Gasolio a 1,500), fino alla mattinata di oggi, oltretutto rigorosamente in "servito" con personale addetto in divisa.
    Due pesi due misure?
    Si predica bene e si razzola male?
    Certamente non verserò lacrime per i gestori Eni firmatari che saranno costretti a vendersi casa (il culo l'hanno già venduto, o meglio, regalato da un pezzo); non verserò lacrime per i gestori Eni firmatari che rimarranno vittime di furti e/o rapine a cui certamente andranno incontro nel perdurare in simili comportamenti.

  • Anonimo  - x forza di cose anonimo

    Am briaco de pippe, non te le fà + le canne , non eri te caro Squeri che hai appoggiato le iniziative eni ? E adesso dove vuoi andare a parare con tre pagine di intervento ? Ti sei stancato di fare statistiche e proiezioni nel tuo sitio da sembrare un petroliere provetto ? Fatti un giro dai colleghi e dialoga con loro, capirai che siamo alla frutta e che non è tutto quel che sembra dall'alto del tuo trespolo. Scendi a terra e in umiltà ritrova il dialogo con le altre associazioni, o almeno rinuncia alla tua poltrona e lasciaci in pace con i nostri problemi.

  • mario da parma

    cari colleghi della figis non vi siete stancati di questi dirigenti sindacali,mandateli a quel paese

  • Anonimo  - RIDIKOLI

    questi personaggi pericolosi (scaroni & c.)
    stanno distruggendosi da soli con le proprie mani
    sono partiti con lo sconto -10 recuperando una piccola parte di erogato che non ha portato nessun vantaggio anzi lo sconto seguito a ruota dalle altre compagnie ha ridistribuito gli erogati.
    accortisi della cazzata le loro grandi menti partoriscono iper self 24(portando sia di giorno che di notte lo sconto a -10 ma partendo da un listino piu' alto) :grin
    consegnando di fatto parte dei loro clienti acquisiti con il -10 alle pompe bianche(cioe a me) perche' neanche in chiusura riuscivano piu'ad essere piu' competitivi.
    ora i geni si inventano il -20 che forse laprima settimana dara' frutti ,perche come al solito tutte le compagnie seguiranno a ruota sti dementi a 6 zampe.
    ora 1 domanda a chi giova questa nuova trovata sig CAPRONI(scaroni)
    alla domanda fatta dai gestori eni alle assemblee per questa trovata
    MA LE ALTRE COMPAGNIE REAGIRANNO SICURAMENTE CI AVRETE PENSATO?
    RISPOSTA: SIAMO SICURA CHE IN QUESTO MOMENTO SOLO ENI POSSA EFFETTUARE UNO SCONTO COSI' ALTO.
    INFATTI POVERI ILLUSI
    TUTTE LE COMPAGNIE HANNO REAGITO DA SUBITO
    LA QUOTA DELLO STATO DI ENI E DEL 30%
    SICURAMENTE QUESTE SONO LE STESSE MENTI CHE HANNO PORTATO ALLA ROVINA LA NOSTRA GRANDE ITALIA

  • Flavio

    Per adesso Api-Ip sembra che non sia in grado di replicare........ ( confermato 10 minutu fa)
    Non hanno un becco di quattrino............
    Li hanno dati per Balotelli & C..........

  • TONY  - dimettiti

    IL SIG SQUERI NON è CREDIBILE E FAREBBE BENE A DIMETTERSI.
    Mi sembra che i sindacati ma sopratutto i gestori non hanno ben compreso che siamo in guerra e stiamo per soccombere per cui se non si passa all'attacco con azioni forti e aggressive saremmo spazzati via.LA COSA PREOCCUPANTE è CHE DA PARTE DEI SINDACATI NON SEMBRA CHE VI SIA UNA STRATEGIA CHE CI PERMETTA ALMENO DI LOTTARE.

  • stefano

    Io non ho parole, davanti a una proposta dove si mette a rischio la vita del gestore,dove lo porta a lavorare sette giorni su sette,togliendo tutta la dignità che una persona ha,cari sindacati ma davanti a un punto cosi grave pensate di avere sempre i soliti risultati per la categoria?

  • Alex

    Illustrissimo Emilio ,
    noi siamo un numero,
    mangiamo pane e olio, ed abiamo una grande dignità.
    Mentre tu, che fino ad ora eri seduto al tavolo della compagnia alla destra del padre,
    credendo di essere il figliol prodico,
    mangiando prelibatezze e ghiottonerie a nostre spese,
    ti sei illuso di essere onnipotente,
    Quando il tuo padrone,
    che non guarda in faccia nemmeno la madre ed il padre si è stancato,
    ti hà indicato la porta come l'ultima delle sue serve.
    Ed ora ci vieni a raccontare filastrocche ?
    Mio caro, non abbiamo tempo di sentire le tue storielle, abbiamo altro a cui pensare,
    mentre tu cavalcavi la vita,
    noi, con le nostre famiglie lottevamo con la morte,...
    ora non lottiamo più,
    aspettiamo che non fa rumore quando ci viene a chiamare.

  • gestore eni

    perchè non ci fermiamo un fine settimana ??? cosa stiamo aspettando ???

  • tony  - eni in tribunale

    PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE
    PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE
    PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE
    PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE
    PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE
    PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE
    PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE
    PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE
    PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE
    PORTIAMO L'ENI IN TRIBUNALE

  • tony  - capolinea

    IL MAGGIOR COSTO DI OGNI IMPRESA é IL PERSONALE.LA SOCIETà AUTOSTRADE HA INIZIATO 20 ANNI FA A PENSARE DI FARE FUORI I CASELLANTI E HA PORTATO A TERMINE L'OBIETTIVO.NEL DISEGNO DI ENI è CHIARO CHE SI EVINCE CHE STANNO ATTUANDO UNA POLITICA PER FAR FUORI IL PERSONALE E RIDURRE IL GESTORE IN UN LORO FATTORINO PER GIUNTA SOTTOPAGATO.SE VAI NEL PORTALE GESTORI ENI E VEDI I COMMENTI ENTUSIASTICI DEI GESTORI PER IL GRANDE SUCCESSO DELLO SCONTONE CAPISCI PERFETTAMENTE PERCHè LA CATEGORIA RISCHIA DI SPARIRE.

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