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Il MISE e le effettive perplessità

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FEGICA CHIEDE AL GOVERNO DI INIBIRE L’UTILIZZO DEL NOME DEL MISE SUI CARTELLI PUBBLICITARI DELLE PETROLIFERE

Si conviene che le modalità utilizzate possano suscitare perplessità in ordine alla completezza ed alla correttezza del messaggio pubblicitario la compagnia infatti, nell’evidenziare la misura dello sconto applicato sui carburanti, non espone il prezzo “depositato presso il Ministero dello Sviluppo Economico”, sul quale lo sconto andrebbe calcolato, rendendo di fatto impossibile per l’automobilista verificare la convenienza dell’offerta”.

Questo un passaggio di una comunicazione che il Mise ha inviato anche all’Antitrust, rispondendo a Roberto Timpani nella sua doppia veste di cittadino e Segretario Generale della Fegica.

Dal 1° luglio, già 200 fax di privati cittadini, dopo quello di Timpani, hanno raggiunto il Ministero chiedendo di conoscere quel prezzo “misterioso” di altrettanti impianti Agip di tutta Italia, che, secondo il messaggio pubblicitario dell’Eni, sarebbe “depositato presso il Ministero dello Sviluppo Economico”, rispetto al quale l’automobilista dovrebbe poter calcolare lo sconto sui carburanti promesso.

Un espediente -commenta Timpani- quello di coinvolgere “a garanzia” il Mise, utilizzato anche da altre compagnie e da retisti indipendenti anche “no logo”, che è alla radice di un fenomeno che finisce per privilegiare una concorrenza virtuale, fatta esclusivamente di cartelli pubblicitari che segnalano sconti di tutti i tipi: ma nessuno sa rispetto a quale prezzo reale di riferimento.

Stando così le cose -prosegue il Segretario Generale della Fegica- non è affatto impossibile che un automobilista, attratto da queste pubblicità, faccia ad esempio rifornimento con l’Iperself dell’Eni, pagando il pieno persino più caro di quanto avrebbe potuto farlo, a distanza di qualche centinaio di metri, presso un altro impianto sempre Agip e magari compreso del servizio. Ciò esclusivamente a causa del perverso sistema di “prezzi personalizzati” attivato da Eni a far data dal 1° giugno scorso.

La segnalazione del Ministero -conclude Timpani- è un atto di chiarezza inequivocabile, in seguito al quale ora il Governo non può esimersi dall’inibire formalmente chiunque dall’utilizzo dell’autorevole nome del Mise su messaggi di non specchiata correttezza verso il consumatore.

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