In occasione dell’Audizione sul recepimento della Direttiva Quadro sui rifiuti, Rete Imprese Italia ha messo in risalto gli aspetti più significativi della tutela ambientale, l’occupazione e lo sviluppo delle imprese. Il provvedimento in esame risulta coerente con i principi enunciati dalla direttiva europea,
soprattutto in merito alle priorità date nella gestione dei rifiuti e alla necessità di uniformare le definizioni contenute nel “Codice Ambientale” con le precisazioni comunitarie in merito all’individuazione dei sottoprodotti e delle materie prime secondarie. Esistono tuttavia ancora ampi margini di miglioramento.La principale criticità è rappresentata dalle norme che regolamentano il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) e dal relativo quadro sanzionatorio. Rete Imprese Italia sottolinea, infatti, che Sistri presenta ancora numerose criticità quali: il ritardo nella distribuzione delle apparecchiature informatiche; le performance tecniche del sistema e la fase test; la formazione degli operatori interni ed esterni alle imprese.
Tutto ciò – aggiunge Rete Imprese - ha immediato e diretto riflesso sul termine dell’entrata in operatività del sistema fissato al 1° ottobre p.v. perché senza il completamento della fase distributiva risulta difficile pensare ad un ordinato e regolare avvio del sistema. Rete Imprese chiede pertanto la sussistenza, per almeno 6 mesi, delle due modalità di registrazione, con il regime nuovo e con quello tradizionale utilizzabili in alternativa: la disponibilità del sistema cartaceo per la rendicontazione dei rifiuti, permetterebbe infatti alle aziende, in situazioni di disguido o di lacune tecnico-operative, di disporre di un sistema collaudato con il quale dimostrare comunque la conformità legislativa delle operazioni di gestione dei rifiuti. Infine altro aspetto di criticità è – secondo Rete Imprese Italia - quello relativo alla individuazione delle sanzioni, eccessivamente sproporzionate e che pertanto dovrebbero venire rimodulate, tenendo conto del necessario adeguamento tecnico amministrativo che dovranno sopportare le imprese specialmente quelle di piccole dimensioni che non hanno nè i mezzi economici nè le risorse professionali per far fronte al repentino cambiamento dettato dal Sistri.
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sul SISTRI
Commenti (4)
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2010-09-24 15:36:09 | Gestore Tarantino - giustissimo...
bisogna fare una proposta al ministero raccogliendo le firme. l'olio venduto dai centri ricambi e grande distribuzione DEVE essere tracciato!!
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2010-09-24 15:39:26 | Gestore Tarantino - anzi...
l'acquirente dell'olio, al momento dell'acquisto del prodotto, dovrebbe essere iscritto al sistri e a fine anno denunciare il mud.
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2010-09-24 16:44:26 | Un gestore Agip
C'è da porsi una domanda molto semplice: dove sono le associazioni di categoria che hanno permesso tutto questo? Ci stanno tartassando su tutti i fronti e noi stiamo li a gurdare. Cari colleghi è ora di alzare la testa dai tappi di benzina e farci sentire. Guardate in Grecia cosa sta succedendo.
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Può sembrare strano, ma penso che ad un sistema come il SISTRI, qualcuno mi corregga se sbaglio lo spunto dell’intervento, sfugga alle propririe maglie una quantità di rifiuti prodotti, tra cui gli oli usati, alla raccolta e quindi ad una sua gestione “legale” al circuito dettato dal sistema. Mi riferisco in particolar modo ad una estrema frammentazione di piccoli detentori che una volta acquistato il lubrificante o/e i filtri vari, nella GDO per esempio, utilizzano il “fai date” per farsi il cambio olio alla propria autovettura senza poi “obbligatoriamente” consegnarlo a centri di raccolta autorizzati.
Il rischio conseguente, se pur limitato da parte di alcuni, è quello di doverli smaltire nel territorio loro circostante arrecando un danno probabilmente irreversibile in termini ecologici all'ambiente. Forse varrebbe la pena ricordare che, se pur la legge stabilisca “E’ fatto divieto ai consumatori di procedere alla diretta eliminazione degli oli usati “ in base all’art. 3, comma 5 del decreto legislativo 95/92, per tali casi il rischio che venga disattesa tale norma risulti a tutti palesemente noto.
Per tali motivi, il buon senso dovrebbe consigliare le istituzioni preposte ad obbligare tutti soggetti venditori di tali prodotti considerati “rifiuti pericolosi”, di dotarsi di idonei “punti verdi” per la loro raccolta, pena la mancata autorizzazione alla vendita. Certo, meglio sarebbe, obbligare anche il consumatore di certificare l'acquisto con una specifica tesserina nella quale venga trascritta la quantità e specificità del prodotto acquistato, lo stesso che dovrà riconsegnare al venditore per non "liquidarlo"altrove, ma mi convinco di leggere una pagina al limite delle ipotesi che mai potrebbero concretizzarsi per il loro costo gestionale troppo oneroso per i “consumatori” e per la GDO, meglio che lo sia solo per noi gestori e chiaramente per l'ambiente eventualmete offeso.