Carissimi amici e colleghi, dopo un'attenta meditazione, sull'opportunità o meno di scriverVi quanto sotto, abbiamo ritenuto giusto chiedere a tutti un'approfondita riflessione, su quanto sta accadendo alla nostra categoria in particolar modo in quest'ultimo periodo.
Normalmente tutti noi siamo chiamati a mobilitarci, di volta in volta, per sostenere questa o quella causa atta ad evitare che qualche benpensante politico di turno scarichi, o tenti di scaricare, sulle spalle dell'ultimo e più attaccabile anello della catena distributiva, problemi gabelle o ulteriori aggravi fiscali.Di volta in volta, siamo costretti anche a far sentire le nostre ragioni nei confronti delle compagnie petrolifere che cercano, da sempre, utilizzando vari metodi più o meno coercitivi, più o meno subdoli, più o meno intimidatori, di esercitare pressioni soprattutto di carattere emotivo/psicologico sui nostri gestori.
La nostra categoria in passato è stata chiamata a difendersi da norme e/o "leggine ad oc", emanate da amministrazioni a livello locale, aventi il solo scopo di favorire qualcuno amico di qualcun' altro...
Amici e colleghi le conquiste della nostra categoria, ottenute per merito delle nostre Associazioni sindacali che, sapientemente hanno diretto ed organizzato tutte le nostre rimostranze sono state tante, alcune di queste di valore assolutamente straordinario.
Senza fare un elenco che potrebbe apparire lungo e per alcuni versi demagogico, ne citiamo tre su tutte:
- la conquista del bonus di fine gestione, che molti nostri colleghi non più impegnati nel mondo lavorativo, hanno oggi incassato con enorme soddisfazione sia economica sia umana;
- il bonus fiscale, ottenuto quale riconoscimento per il tipo di attività esattrice che giornalmente svolgiamo per il paese;
- non ultimo per importanza segnalo il Fondo Indennizzi, a parziale risarcimento in favore di quei colleghi che, ob torto collo, hanno dovuto reinventarsi un percorso lavorativo a causa della chiusura dell'impianto da parte della società petrolifera.
Detto questo, vorremmo che tutti noi pensassimo anche per un solo istante, a cosa sarebbe ridotto oggi in termini remunerativi, il nostro lavoro senza queste ed altre conquiste, ottenute con l'impegno unitario delle nostre O.O.S.S.
Teniamo a sottolineare il termine unitario, in quanto sino ad oggi per vocazione personalistica, per natura cerchiobottista, oltre che per protagonismo partigiano/campanilistico, noi gestori come del resto tutto ciò che attiene alla politica in Italia, siamo stati divisi/catalogati in tre "fazioni" ben distinte tra loro, ma, eccetto in qualche caso, le grosse conquiste le abbiamo sempre ottenute unitariamente, senza tanti ma e senza tanti se.
Riteniamo che il compito più difficile del responsabile di un'associazione di categoria come Faib Fegica e Figisc, sia sostanzialmente spiegare e far capire ad ogni singolo gestore, la bontà delle scelte politiche prese in sede decisionale che devono avere, necessariamente e senza indugi di nessun'altra natura, per fine primario due obbiettivi: gli interessi di carattere meramente economico e le conquiste giuridico/normative del gestore.
Sino ad oggi, al di là di qualche discutibile personalismo e/o invadente scelta politica "calata dall'alto", le governance delle tre O.O.S.S. sulle grandi e comuni battaglie a favore di coloro che pagano la tessera si sono sempre allineate, evidenziando solo a volte le diverse sfumature di tipo campanilistico in stile prettamente italico.
Mai a nessuno prima d'ora era venuta in mente la balzana idea (per usare un termine molto soft), di mettersi trasversalmente su una iniziativa dirompente e nello stesso tempo decisiva per le sorti di tutti noi come "Libera la Benzina", sfilarsi dalla battaglia adesso equivale a sostenere le tesi delle compagnie petrolifere, sfilarsi dall’agone della politica sindacale ora equivale a rinnegare tutto il passato, scendere dal ring in questo momento equivale a condannare i propri gestori associati ad un mero ruolo di spettatori non paganti.
Da buon politicante navigato, qualcuno riesce ancora a trovare “aggettivi giustificativi” per cercare di non scottarsi col cerino fiammante che qualche buon amico di partito gli ha infilato tra le dita.
Cercare di scaricare su altri colpe proprie non è un comportamento eticamente corretto, grattare “il fondo del barile” sciolinando tutto il palmares lessicale di cui si dispone alla ricerca di specchi su cui tentare laboriose ed impossibili arrampicate, è la prova incontrovertibile della presa di coscienza dell’errore commesso.
Ma forse amici, come recita un vecchio adagio, non tutto il male vien per nuocere, che siano veramente finite le rocambolesche missioni impossibili di coloro (hanno veramente pazienza da vendere!) che per trovare una data accomodante spendevano buona parte del proprio tempo, forse è finita la ricerca spasmodica dell’aggettivo non troppo cattivello per non irritare la governante di questa o quell’altra compagnia, forse è finita l’epopea dell’oro per coloro che sul doppioruolismo hanno costruito intere generazioni di gestori a scapito quasi sicuramente di potenziali ottime persone; forse amici e colleghi è la volta buona che da tre fazioni si resti in due, e magari perché no in una sola…
Finalmente è emerso con tutta la sua veemenza il doppioruolismo di chi vuole dirigere la fabbrica, nello stesso tempo sostiene di passare un terzo del suo tempo lavorativo in catena di montaggio, ed infine si fa anche portatore delle rimostranze dei colleghi di catena!
L'incredibile assurdità della vicenda non ha precedenti storici, rispetto all'iniziativa rivoluzionaria sulla liberalizzazione del mercato dei carburanti, di segno veramente liberista basata sul principio domanda offerta.
A meno che non si voglia arbitrariamente ed in modo fazioso equiparare questa operazione, a qualche divergenza tattica che c'è stata in passato, come ad esempio le diverse sfaccettature in sede di trattativa sui rinnovi dei contratti con le società petrolifere, o sulle discussioni per fissare la data di proclamazione di uno sciopero ecc.ecc.ecc.
Esistono atti unitari, documenti concordati e controfirmati da tutte le O.O.S.S. aventi come bandiera proprio questo vessillo, la scelta politica che Faib e Fegica portano avanti oggi è solo la prosecuzione di quanto da sempre stabilito da tutti.
Al di là delle sensibilità di ognuno, al di là delle vicissitudini interne di ogni associazione, al di là del credo politico a cui si fa riferimento, non si può trascinare un'intera categoria nelle vicende proprie politico/personali, sapendo a priori che il rischio potenziale è la "diluizione" dell'effetto di una campagna come "Libera la Benzina".
Proprio chi ha impegni così gravosi, ha invece il dovere di fare tutto, ma proprio tutto quanto necessario per dare un futuro, possibilmente migliore, alla nostra categoria.
Forse qualcuno si è reso conto solo ora che “Libera la Benzina” non è solo una proposta di legge, non è solo uno spot per destare clamore un su problema reale, non è una gara a chi sciolina lo slogan più convincente, non è una corsa a chi la spara più grossa; “Libera la Benzina” è diventata una corrente di pensiero, è la descrizione di quanto avviene realmente nella cosiddetta “pancia” sia degli utenti che a migliaia stanno sottoscrivendo i moduli, sia dei colleghi che si stanno adoperando per questa causa.
Terminiamo appellandondoci alla celeberrima solidarietà che lega tutti noi gestori, comunemente detti, chiedendo ad ognuno indipendentemente dall'associazione a cui si fa riferimento, associato o non, di raccogliere comunque le firme presso tutti gli esercizi commerciali adiacenti e/o in prossimità del proprio impianto;possiamo garantire che proprio dai cittadini/utenti è stata accolta favorevolmente questa iniziativa, ricevendo plausi inaspettati.
Politicamente "Libera la Benzina" si sta affermando sempre più come un vero movimento trasversale proprio in Parlamento, le diverse forze politiche che hanno sottoscritto l’iniziativa testimoniano che la direzione intrapresa è quella giusta, si va da destra a sinistra, ormai sono solo pochi i parlamentari indecisi (per via delle direttive imposte dall’alto) che aspettano il momento migliore per schierarsi apertamente dalla nostra parte, quella giusta, saltando come sempre sul carro ormai in corsa dei vincitori!
Raccogliere la firme è molto semplice, basta scaricare dal sito ufficiale "www.liberalabenzina.it" il modulo e successivamente farlo pervenire in qualsiasi modo presso le nostre sedi che garantiranno l'anonimato più assoluto...
Amici e colleghi se non volete o potete cambiare associazione, almeno non state alla finestra a guardare, attivatevi!
Coordinamento Reg.le FAIB Lombardia
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2011-06-01 15:34:37 | anonimo
Nell'intervento noto che nel titolo si è impugnata la tanica per buttare acqua sul fuoco,Leggendo l'intervento,a mio avviso ha scambiato tanica(impugnando quella contenente benzina),è se si vuole proseguire di questo passo,vedremo sempre più colleghi soccombere.Intanto sia le societa petrolifere,che il governo hanno raggiunto il loro scopo.DIVIDI ET IMPERA
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2011-06-01 18:39:32 | Gino
Hai letto interpretando ma con tutta evidenza senza comprendere. Il titolo è rivolto alla categoria ed alla sua unità. Nel contenuto si traccia un solco conm chi vuole rappresentare la categoria ma è assessore dichiarando di essere dirigente d'azienda e fa da mtereologo sui prezzi a disposizione di unione petrolifera. Più che una tanica di benzina sarebbe meglio na cisterna.... altro che unità sindacale con certi personaggi....
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Ottima analisi e ottimo richiamo. Il problema è nel letargo dei colleghi che trovano forza e slancio solo quando arriva la compagnia a sottoporgli il solito pecco di carta volto a ridurgli ancora una volta il margine. Poveri fessi