Categoria terrorizzata «Vogliamo più tutela». Longo della FAIB commenta così: «Viviamo ormai fra tanti pericoli: in mezzo a noi c’è grande sgomento»Varese, 26 febbraio 2010- Impianti di carburanti chiusi durante le esequie di Angelo Canavesi, il 68enne ucciso a colpi di pistola lunedì mattina, durante un tentativo di rapina, nella sua stazione di servizio a Gorla Minore. Così i benzinai non solo varesini, ma di tutta Italia (aderenti a Faib, Figisc e Fegica) manifesteranno la loro vicinanza alla famiglia della vittima. La conferma arriva da Paolo Longo, presidente della Faib Varese. «Continuo a ricevere da tutta Italia – dice – messaggi di solidarietà e di affetto. Il telefono squilla in continuazione. I colleghi mi chiedono quando saranno celebrati i funerali, se ci sono novità sulle indagini. Tutto il Paese è sotto choc per quanto accaduto».
Longo, qual è lo stato d’animo di voi benzinai in questo momento? «C’è grande sconcerto e sgomento. E’ una vicenda che ci ha lasciato con l’amaro in bocca. Un fatto davvero terribile che ci fa riflettere perché noi benzinai, di fatto, siamo in mezzo a una strada. Viviamo tra i pericoli. Le compagnie petrolifere, a mio avviso, dovrebbero fare di più sul fronte sicurezza. Ci sono ancora tanti impianti che non sono dotati di sistemi di video-sorveglianza. Con quello che abbiamo di margine sulla vendita del carburante non possiamo pensare di acquistare, di tasca nostra, le telecamere. E’ vero che in fatto di sicurezza non bisogna badare a spese, ma è competenza delle compagnie petrolifere. Gli impianti non sono nostri. Serve più tutela».
Secondo lei, dunque, le telecamere funzionano contro la criminalità? «Sono un buon deterrente. L’impianto dove è avvenuta la tragedia non le aveva».
C’è paura?
«Davvero tanta. Quello che ripeto sempre ai miei colleghi è di seguire dei piccoli accorgimenti. In primo luogo, alla sera, di allontanarsi dall’impianto velocemente. Inoltre è bene effettuare le operazioni più importanti non al mattino presto, quando si apre, ma nell’arco della mattina quando c’è più gente in giro. Fortunatamente, in vent’anni di attività, non mi è mai accaduto nulla. E’ anche vero che lavoro in centro Varese, c’è sempre movimento. Penso sempre ai miei colleghi che hanno invece un impianto in zone isolate o vicino ai boschi».
Farete qualche iniziativa in ricordo di Angelo?
«Durante le esequie terremo gli impianti chiusi. Non accadrà solo nel Varesotto, ma in tutta Italia. Ci stiamo organizzando. E’ un fatto che ha scioccato tutti».
Benzinai, farmacisti, tabaccai. La lista delle categorie a rischio è lunga. Perché, secondo lei, siete nei mirino dei rapinatori?
«Il vero problema è che magari abbiamo in tasca mille euro, ma 980 non sono soldi che incassiamo noi. Lavoriamo per lo Stato. A noi rimangono solo 20 euro. E’ anche vero che, al giorno d’oggi, si uccide anche per una manciata di spiccioli».
Cosa chiedete per il benzinaio ucciso?
«La certezza della pena e giustizia per il nostro collega. Chiediamo che il responsabile di un fatto così terribile venga preso al più presto. Chi compie un reato così grave deve rimanere in carcere fino alla fine. Bisogna gettare la chiave. Le forze dell’ordine stanno lavorando in maniera egregia, mi auguro si arrivi presto a individuare l’assassino».
di Eleonora Mantica
Fonte: Il Giorno Varese
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