Dai documenti, spiegano fonti vicine al dossier, emergerebbe un potere d'indirizzo dei prezzi oltre che elementi che condurrebbero in direzione di uno scambio di informazioni tra centrali di acquisto. Questo però lo dovrà stabilire l'Antitrust. Verrebbe inoltre evidenziato uno stato diffuso di vessazioni nei confronti delle imprese fornitrici: per esempio, "scontistica" del 3% retroattiva di fine anno, oneri connessi al cambio di fatturazione del distributore o amministrativi, costi derivanti dallo stoccaggio nei magazzini delle catene e persino risarcimenti derivanti da incendi accidentali nei magazzini. Il ricorso della Gdo a pratiche unfair sarebbe poi particolarmente frequente nei confronti dei marchi non leader o comunque nei confronti delle Pmi. Per anni queste pratiche sono state tollerate (pena l'espulsione dagli scaffali) ma con la crisi e l'erodersi dei margini la situazione è diventata insostenibile.
Sul tema i vertici di Federalimentare rifiutano di rilasciare qualsiasi informazione. È certo però che all'audizione parteciperanno il presidente Filippo Ferrua, il vicepresidente Lisa Ferrarini (con delega alla Gdo), il direttore generale Daniele Rossi e l'avvocato Luciano Di Via dello Studio Bonelli Erede Pappalardo. Com'è certo che l'esame dell'Antitrust avverrà sulle intese orizzontali tra centrali d'acquisto e su quelle verticali che riguardano i singoli contratti commerciali stipulati tra fornitore e distributore, con la verifica di eventuali pratiche scorrette imposte ai fornitori. Senza dimenticare il ruolo delle private label. Il coinvolgimento di Federalimentare è comunque rilevante considerato che 4mila delle 6.500 imprese rappresentate sono fornitrici della Gdo.
Ma facciamo un passo indietro: lo scorso 6 novembre, l'Antitrust ha avviato un'indagine conoscitiva sul ruolo della Gdo nella filiera agroalimentare per valutare il peso delle centrali d'acquisto «il cui aumento – secondo l'Autorità – ha prodotto un considerevole rafforzamento del potere contrattuale della imprese della Gdo nei confronti delle Pmi», ma anche il ruolo delle marche private «che ha portato a una intensificazione della concorrenza tra Gdo e fornitori». Tutti elementi che, secondo l'Antitrust possono influire sulla formazione dei prezzi finali.
Nel corso degli anni si sono moltiplicate le centrali di acquisto, in Italia ce ne sono una decina: dal leader Centrale Italia con una quota del 24% del totale (aderiscono Coop, Despar, Sigma e Il Gigante) a Sicon con il 16,5% (Conad, Interdis e Rewe) e a Esd Italia con il 13,5% (Selex, Agorà e Sun). Alle accuse delle industrie la Gdo ha sempre replicato che le centrali sono uno strumento di «razionalizzazione e programmazione delle forniture». Mentre molti prezzi, come quelli dei cereali, delle carni e dell'ortofrutta, sono stabiliti quotidianamente dai mercati internazionali e nazionali. Infine la funzione disinflattiva della Gdo ha garantito ai consumatori (in 16 degli ultimi 20 mesi) beni di largo consumo a buon mercato. Un valore che oggi va apprezzato ancora di più.
Emanuele Scarci
Il Sole24ore
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