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Catricalà alla Consob. E al MISE?

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Il governo potrebbe smentire tutti gli auspici nominando Antonio Catricalà presidente della Consob. Fonti autorevoli hanno rivelato ieri al Sole 24 Ore che il consiglio dei ministri convo­cato alle 16 di oggi procederà alla de­signazione dell'attuale presidente dell'Antitrust. Sebbene la nomina non figuri all'ordine del giorno; sa­rebbe stata raggiunta un'intesa in questo senso tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi,  il sotto­segretario Gianni Letta e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. 

Candidato della prima ora a so­stituire Lamberto Cardia, scaduto il 30 giugno scorso dopo 13 anni passati alla Consob prima come commissario poi come presiden­te, Catricalà, sostenuto soprattut­to da Letta, sembrava uscito di sce­na quando si è accentuata la frattu­ra tra Berlusconi e il cofondatore del Pdl Gianfranco Fini. Il suo pas­saggio alla Consob avrebbe infatti aperto il problema della successio­ne all'Antitrust dove la designazio­nedel presidente compete ai vertici del Senato e della Camera, ovve­ro Renato Schifani e appunto Fini.

Nel mondo della politica e nella business community si era diffusa la convinzione che Berlusconi non avrebbe offerto a Fini la possibilità di ritagliarsi spazio e visibilità in una scelta così delicata come quella del presidente dell'Antitrust. E inve­ce, se le voci della vigilia troveranno conferma nei fatti,la"scalata"di Catricalà alla Consob è riuscita.

Nato a Catanzaro neli952, consi­gliere di Stato dal 1982, Catricalà ha lavorato nei "gabinetti" di mini­stri importanti fino a diventare, con Berlusconi, segretario generale della presidenza del Consiglio da dove ha spiccato il volo per l'An­titrust nel 2005. Il suo attuale inca­rico scadrebbe nella primavera del 2012. Passando alla Consob, che fisicamente si trova a 200 me­tri dall'Antitrust, la sua carriera co­me presidente di authority si allun­gherebbe fino al 2017.

Nel mondo politico riscuote consensi diffusi. Va d'accordo con le associazioni dei consumato­ri che ha coccolato in questi anni orientando l'Antitrust verso la tu­tela dei loro diritti. Anche, se non soprattutto, nel settore finanzia­rio. Per questo non è molto amato dalle banche e dalla finanza che mal sopportano le sue incursioni nel loro mondo dopo che sono sta­te assegnate all'Antitrust, con la legge sul risparmio del 2005, le competenze sulla concorrenza an­che nel settore creditizio. E singo­lare come i cosiddetti "poteri for­ti" abbiano inciso così poco sulla scelta di chi deve controllare i mer­cati finanziari e le società quotate. Intervistato dal Sole 24 Ore il 25 luglio scorso Catricalà, a proposi­to del richiamo di Giorgio Napoli­tano al governo perché facesse pre­sto le nomine, aveva detto: «Quan­do il presidente della Repubblica fa un richiamo, lo fa perché pensa che ci sia una reale esigenza. Non è un presidente che fa un richiamo ogni dieci minuti». E qual è il profi­lo del candidato ideale? «Penso che debba essere una persona pre­parata, che conosca il mercato e che sia un vero civil servant».

Adesso si apre la partita dell'Antitrust dove Fini potrebbe spingere il segretario generale della Farnesina Giampiero Masso-Io mentre da Bruxelles potrebbe­ro arrivare GiuseppeTizzano, giu­dice della Corte di giustizia Uè, oppure Enzo Moavero Milanesi, giudice del Tribunale di primo grado di Bruxelles e stretto colla­boratore dell'ex-commissario al­la Concorrenza Uè Mario Monti. Parallelamente, è tuttora aperta la diatriba sulla posizione vacante del ministro per lo Sviluppo Economico, da ormai più di 90 giorni occupata ad interim dal Presidente del Consiglio. Salta infatti  la nomina del nuovo ministro dello Sviluppo economico. Non è all'ordine del giorno del Consiglio dei ministri di stamattina, l'ultimo prima delle pausa estiva, e dunque tutto è rinviato a settembre. Fra le dure proteste dell'opposizione, "è una vergogna che si vada avanti con l'interim di Berlusconi" tuona Bersani, e i malumori dello stesso presidente della Repubblica che aveva sollecitato il governo a far presto. Ma novanta giorni non stati sufficienti a sbloccare la casella, uno snodo delicatissimo considerando la crisi economica e le vertenze aperte nel mondo del lavoro. Il rinvio sembra destinato ad affossare definitivamente l'ipotesi Paolo Romani, l'attuale viceministro sul quale però si sono appuntati i dubbi del Quirinale per i suoi rapporti con il settore dell'editoria, che dipende proprio dal ministero dello Sviluppo economico. Un conflitto di interessi che non sarebbe stato risolto nella pausa di riflessione che Berlusconi si è preso dopo l'alt del Colle, anche se Romani assicura di aver venduto tutte le sue partecipazioni editoriali e che anche gli accertamenti dell'Antitrust sarebbero risultati in regola. Fatto sta che il pre-Consiglio dei ministri di ieri sera non ha messo la questione all'ordine del giorno, e che di conseguenza non è stata affrontata nella riunione dell'esecutivo di oggi.

Fonti: Il Sole 24 ore, La Repubblica

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