Riportiamo, per gentile concessione del comitato Gestoriaico, l' intervista al Presidente del nuovo Comitato spontaneo rilasciata a Staffetta Quotidiana
Antonio Crescimanna: i difficili rapporti con la Shell
 Di Elena Veronelli
Nell'intervista, rilasciata alla Staffetta, il presidente dal nuovo Comitato spontaneo gestori Aico, Antonio Crescimanna, spiega le difficoltà di quei gestori “trasformati in associati in partecipazione Aicoâ€, che gestiscono quasi il 50% dei p.v. Shell. Difficoltà che hanno portato alla nascita del nuovo Comitato. Annuncia poi di avere in serbo “altre forme di protesta†ed auspica “una rapida ripresa del tavolo†sulla vertenza Shell, al Mse. Il tutto augurandosi che “Shell decida di tornare sui propri passi†perché in fin dei conti il gestore Aico “è affezionato alla ‘Conchiglia'â€.
Dott. Crescimanna, quali gli obiettivi del Comitato?
La nostra associazione nasce come un comitato spontaneo di gestori – trasformati in associati in partecipazione ad Aico – che hanno deciso di riunirsi per tutelare i propri diritti.
Si pone come obiettivo principale il riconoscimento per tali gestori con contratto di associazione in partecipazione, dello status di gestore propriamente detto, con il contestuale riconoscimento di tutti i diritti e le facoltà riservati alla categoria dal quadro normativo di riferimento e dagli accordi sindacali interprofessionali.
Quanti associati conta il Comitato? A quanto puntate?
Considerato il sensibile grado di pressione al quale sono soggetti i gestori/associati, in conseguenza della natura e dei contenuti dei contratti che rendono altamente precario il rapporto con l'azienda madre, i numerosissimi colleghi che hanno già inteso uscire allo scoperto ed associarsi alla nostra Organizzazione, costituiscono un risultato particolarmente significativo. Da questo punto di vista, è proprio l'atteggiamento dell'azienda, che si va facendo ancora più aggressivo con il passare del tempo, a spingere un numero sempre maggiore di colleghi a prendere contatto con noi e fare in modo, in ultima analisi, che le nostre legittime ragioni, individuali e collettive, possano essere fatte valere al meglio.
Il ministero dello Sviluppo economico aveva cercato di mediare sulla vertenza Shell. Tuttavia ultimamente è stata messa in ombra dall'altra grande vertenza attualmente in corso, quella con Eni (v. Staffetta 10/1). Qual è la vostra posizione?
Sappiamo per certo che il ministero ha proseguito, in questi mesi, seppure lontano dai riflettori, la sua opera per dare una risposta positiva alle istanze poste dalle organizzazioni di categoria. D'altra parte, la piena assunzione del ruolo di mediazione nella vertenza Eni, che il ministro Scajola ha inteso assumere formalmente, rappresenta un elemento politico cui attribuiamo una grande importanza anche per la nostra specifica controversia. Sia nel merito, che nel metodo. Un dato che non dovrebbe essere sottovalutato nemmeno da Shell. Contiamo su una rapida ripresa del tavolo che ci riguarda: sia gli associati in partecipazione che i gestori sono in forte difficoltà .
Avete nuove iniziative in programma?
La brusca interruzione della normale contrattazione sindacale con la compagnia e la grande sofferenza dei nostri colleghi, ci ha spinto, per un verso, ad aprire una vertenza collettiva in sede ministeriale e, per l'altro, ad avviare e sostenere alcune iniziative presso le sedi giurisprudenziali competenti. A sostegno delle nostre ragioni abbiamo, inoltre, messo allo studio altre forme di protesta che limitino al massimo i disagi per l'utenza.
Quali sono i problemi principali che avete con la Shell? Si parla addirittura di sospensione dei diritti politici….
All'associato è stata tolta la spina dorsale. L'associato si sente obbligato come un dipendente, ma senza poter contare su alcuna tutela. Non ha alcuna forza contrattuale, non ha riservata alcuna autonomia né imprenditoriale, né commerciale, non può contestare il rendiconto economico che, al contrario, può persino essere corretto a consuntivo unilateralmente dall'azienda tanto da vedere ridurre il “margine†senza poterlo in alcun modo contrattare con la compagnia. In un tale contesto, il fatto che in alcuni contratti di associazione sia previsto che l'associato che intende impegnarsi, anche a livello locale, in attività politica o sociale debba chiedere il preventivo assenso di Shell, appare emblematico di quale reale significato assuma il rapporto di cosiddetta partnership tra azienda e gestore/associato. Giudichino i vostri lettori.
Qual è il vostro rapporto con la Fegica, con cui avete sottoscritto un “patto politico� Cosa vuol dire?
Fegica ha fin da subito compreso le nostre difficoltà ed il suo gruppo dirigente ha deciso di appoggiare la nostra causa. Noi non siamo un sindacato. Siamo una libera associazione di individui che tenta di vedere riconosciuti i propri diritti. Fegica come “sindacato†ha, da sempre, indicato che il solo modo di tutelare le legittime aspirazioni degli associati in partecipazione è quello di trasformarli nuovamente in gestori a pieno titolo, comprendendo, nel medesimo tempo, che dal riconoscimento del nostro status di gestore, l'intera categoria potrà trarne vantaggi. Questi elementi sono alla base del Patto di iniziativa assunto tra di noi. Va comunque detto che il Comitato spontaneo e Fegica hanno messo, naturalmente, a disposizione dell'intera categoria le proprie comuni risorse, intendendo muoversi in coordinamento con le altre Organizzazioni di categoria dei gestori.
Abbiamo la consapevolezza che la nostra battaglia possegga una valenza che travalica lo specifico del singolo gestore e della singola azienda. Se, come speriamo, Shell si convincerà ad abbandonare le associazioni in partecipazione quale strumento contrattuale strategico, condividendo un piano di graduale ritorno al riconoscimento dello status di gestore ai propri associati, crediamo che nessun altra compagnia petrolifera si avventurerà su questa strada che mortifica la professionalità della nostra categoria e non crea nessun valore aggiunto in termini di qualità e di prestazioni al consumatore. E forse anche il tavolo di concertazione voluto dal Ministro Scajola e caldeggiato dalle associazioni di categoria per ammodernare la rete e riformare la professione si riaprirà , avendo un pizzico di speranza in più di poter approdare ad un risultato positivo.
I sindacati hanno più volte denunciato che esiste un “doppio canale†per i “prezzi consigliati†Shell (v. Staffetta 28/5/08). Ossia tra il prezzo consigliato al pubblico tra un impianto gestito direttamente da Shell attraverso la società Aico e quello di un gestore, per uno scarico effettuato nella stessa giornata e nella medesima città , esisterebbe un differenziale di 5,5 €/cent al litro. Una sorta di concorrenza “sleale†nei confronti del gestore… E' d'accordo? Questa situazione che effetti ha sul gestore Aico?
La questione dei prezzi è semplice. In alcune zone Shell, sui punti vendita che gestisce direttamente con Aico e con le associazioni in partecipazione, definisce prezzi al pubblico particolarmente più bassi, grazie alla sua doppia veste di fornitore e rivenditore, di quelli che “consiglia†sul resto della rete che espone il suo marchio. Una tale situazione mette, di fatto, fuori mercato gli stessi gestori a marchio Shell che con il loro “margine†– fissato dal loro fornitore in esclusiva- non hanno alcuna possibilità di concorrere. In questo si concretizza una vera e propria discriminazione o, se preferisce, la concorrenza “sleale†di cui lei parla. Se fossimo maliziosi penseremmo che questa cosa viene fatta per convincere i gestori a passare al contratto di associazione in partecipazione. Per altro verso, va chiarito che, di queste circostanze non beneficia certamente l'associato, in quanto viene messo nelle condizioni di accollarsi l'onere economico di quella sorta di “sconto†praticato direttamente dall'azienda.
Per Shell Italia la rete carburanti è il core business. Non temete che tutte queste difficoltà possano portare a un disimpegno dal settore, come ciclicamente si vocifera?
Queste sono scelte di politica industriale che, osiamo ritenere, vengono assunte in sede di “corporate†internazionale e sulla base di molteplici elementi. Di certo Shell, così come il resto dell'industria petrolifera che opera in Italia, nonostante le litanie lamentose sulla pretesa arretratezza e “rigidità †del sistema Italia, ha trovato in tutti questi anni sufficientemente remunerativo il nostro mercato, soprattutto se confrontato ad altre realtà continentali. Il disimpegno di un soggetto industriale importante come è Shell, non rappresenta in nessun caso una buona notizia per il nostro Paese, che avrebbe il dovere di dotarsi – nuovamente – di una politica industriale e dell'energia capace di conservare operatori integrati ed affidabili e di evitare accuratamente di affidarsi agli operatori del “mordi e fuggiâ€. Mi creda, però, se le dico che anche noi siamo affezionati alla “conchiglia†e ci auguriamo che Shell decida di tornare sui propri passi, restando in Italia. Alla Shell sappiamo di poter dire, con un pizzico di orgoglio, che il gestore è stato, è e continuerà ad essere la figura centrale della distribuzione dei carburanti, per il semplice fatto di rappresentare, numeri alla mano e senza possibilità di smentita, il terminale più efficiente – sia in termini di qualità e di professionalità , che in termini puramente economici – che il settore sia riuscito a produrre. Non possono certo essere le nostre rivendicazioni a far scemare l'appeal del mercato Italia.
Cosa ne pensate della liberalizzazione della rete carburanti varata con la Manovra estiva? La considerate una minaccia o una opportunità ?
Come dicevamo prima noi non siamo un sindacato. Lasciamo il giudizio politico sulle norme varate nell'agosto scorso a chi ha ruolo ed esperienza per darlo. Da operatore del settore, mi permetta una semplice riflessione. Indipendentemente dai luoghi comuni che impregnano molte analisi, invero piuttosto superficiali, sul nostro settore, appare almeno ardito dare credito a quanti continuano ad invocare liberalizzazioni, difendendo strenuamente le proprie intoccabili rendite di posizione e, tra queste, il regime di fornitura in esclusiva dei carburanti. Prudenza e ragionevolezza inviterebbero tutti, comprese le Istituzioni, a lavorare per individuare nuovi equilibri, utili a contemperare le politiche aziendali e le autonomie procompetitive dei gestori/rivenditori. Senza radicalizzazione e abbandonando scorciatoie che non portano da nessuna parte. Come vede, a queste ragionevoli condizioni, la liberalizzazione è un opportunità , anche dal nostro punto di vista.
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