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Carburanti, parla l’Antitrust

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 A colloquio con il responsabile della direzione Energia, Ombretta Main
di Stefano Delli Colli

L’evoluzione del quadro normativo potrà “valorizzare e potenziare” l’esito della procedura dell’Antitrust sulla presunta collusione tra 8 compagnie petrolifere per la determinazione dei prezzi consigliati dei carburanti, chiusa con impegni a fine 2007. E’uno degli aspetti sottolineato dal responsabile della direzione Energia dell’Autorità, Ombretta Main, in un’intervista rilasciata a QE nella quale si sofferma sulla portata del procedimento: dalla fine della comunicazione dei “prezzi consigliati”, all’ingresso di nuovi operatori, alla promozione del self-service, fino alla logistica.

 D. L’istruttoria avviata dall’Antitrust il 18 gennaio 2007 nei confronti di otto compagnie petrolifere (9 marchi, ndr), aveva come principale contestazione quella dell’esistenza di uno scambio di informazioni attraverso la stampa, specializzata e non, teso a facilitare la collusione sul “prezzo consigliato” dei carburanti. Nel provvedimento di chiusura dell’istruttoria, ai sensi della Legge n. 287/90, si afferma tra l’altro che “i primi riscontri” sembrano aver confermato questa ipotesi. Di che tipo di “riscontri” si è trattato?

R. “Non è casuale che il provvedimento si limiti a richiamare “primi riscontri” senza entrare nel dettaglio: la chiusura di un procedimento con impegni implica infatti il non accertamento della violazione. Coerentemente, il provvedimento di accoglimento degli impegni si limita a tracciare in modo generale, e non ulteriormente specificabile, il percorso istruttorio seguito. Diversamente, se si desse conto di eventuali prove trovate a sostegno dell’ipotesi ‘accusatoria’ di partenza, si tradirebbe lo spirito del legislatore: alle aziende che presentano misure pro-concorrenziali la nuova procedura offre infatti come contropartita la possibilità di evitare non solo le sanzioni ma anche il danno all’immagine che deriverebbe dal riscontro di comportamenti potenzialmente lesivi della concorrenza”.

D. L’impegno della totalità delle compagnie, anche se con sfumature diverse, di cessare la comunicazione dei “prezzi consigliati” nazionali è stata criticata in occasione del market test. Si è detto, tra l’altro, che la concorrenza necessita di maggiore informazione per facilitare il controllo dell’opinione pubblica sulle pratiche potenzialmente anti-competitive. Le associazioni dei gestori e i retisti hanno sollevato in particolare il timore che così facendo gli operatori saranno ancor più sottoposti a discriminazione con la compagnia con cui sono convenzionati rispetto agli impianti da questa gestiti direttamente.
Cosa può rispondere?

R. “Gestori e retisti hanno entrambi scelto di far parte della rete di vendita di una specifica compagnia, alla quale peraltro si legano con rapporti di esclusiva. Va aggiunto che all’interno di ciascuna rete di vendita gli impianti in gestione diretta costituiscono una quota minoritaria.
È difficile immaginare che una società petrolifera, rimanendo comunque libera di ottimizzare la struttura della propria rete distributiva, alteri gli equilibri tra le varie categorie di impianti esistenti all’interno della propria rete al punto da danneggiarne l’efficaci complessiva. E ciò tenendo anche conto che per soggetti quali i retisti, ad esempio, l’affiliazione alla rete di una società petrolifera
rappresenta una delle varie possibilità. Comportamenti percepiti come penalizzanti, potrebbero incentivare questi soggetti a svolgere un ruolo più indipendente nonché più attivo nella fase a monte, di ricerca e acquisizione della materia prima”.

 D. Come si pensa di ovviare alla giusta richiesta del consumatore di effettuare una effettiva comparazione tra i prezzi, prima di decidere

R. “L’attuale sistema di comunicazione non riguarda i prezzi effettivamente riscontrabili alla pompa, ma quelli che le singole compagnie petrolifere consigliano al gestore di praticare. Capisco che la
comunicazione di questi dati possa forse rivestire un certo interesse per gli analisti del mercato petrolifero, potendo mettere in luce eventuali differenze tra compagnie petrolifere, ma non ne vedo l’utilità concreta per il consumatore. Per chi fa rifornimento infatti, ciò che conta è il prezzo praticato dal gestore della pompa, il quale, come sappiamo, può decidere di discostarsi dall’indicazione della compagnia, applicando un prezzo più o meno conveniente rispetto a quello consigliato. Per quanto a nostra conoscenza, questo avviene già ora in un numero non insignificante di casi. Naturalmente, dato l’assetto contrattuale del settore, i margini di manovra del gestore per ridurre i prezzi non sono ampi, ma comunque sufficientemente capienti per consentire variazioni tra i prezzi praticati alla pompa maggiori delle variazioni tradizionalmente riscontrate tra i prezzi consigliati dalle compagnie. In questo contesto, non vedo svantaggi per il consumatore dall’abbandono delle comunicazioni al pubblico dei singoli prezzi consigliati, comunicazioni sostanzialmente inutili a ben orientare le scelte tra diversi distributori e invece idonee a rendere immediatamente nota a ciascuna compagnia la politica di prezzo seguita dai concorrenti. Del resto il Mse è ben consapevole dell’importanza di dare ai consumatori comunicazione dei prezzi effettivamente
praticati dai gestori, come auspicato poi dalla stessa Autorità in una segnalazione al Parlamento e al Governo di circa un anno fa”.

D. Dopo la comunicazione dei prezzi, gli altri impegni assunti dalle compagnie petrolifere riguardano gli sconti sulle modalità selfservice e la logistica. Circa i primi, l’osservazione prevalente è che quelli offerti siano per lo più esigui e limitati sotto il profilo degli impianti che risultano interessati, anche in prospettiva…

R. “L’Autorità ha ritenuto di accogliere tra gli impegni proposti dalle compagnie, quelli che potevano incidere su aspetti strutturali del mercato. In quest’ottica ha considerato che in Italia il ricorso al
self-service è marcatamente più ridotto che all’estero ed è considerato un fattore di minor efficienza del nostro sistema. Così un impegno a praticare uno sconto nei cosiddetti impianti ghost è apparso
utile a rendere più attraente questa modalità di approvvigionamento e quindi ad agevolare una modifica delle abitudini di consumo, che a sua volta può contribuire alla modernizzazione della rete. La valutazione sull’entità dello sconto va dunque inquadrata in quest’ottica.
Non bisogna poi sottovalutare che il sistema proposto dal leader di mercato prevede un agganciamento del prezzo negli iperself alla media europea. Se cambieranno le abitudini di consumo è dunque possibile ipotizzare l’innesco di un ciclo virtuoso, anche se i tempi non saranno brevissimi”.

 L’articolo completo è disponibile sul sito di QE



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